Leggo, osservo, gioco e conosco Siena Patrimonio dell’Umanità

L’Italia, per la sua storia e le sue ricchezze naturali e artistiche, è il Paese che possiede il maggior numero di siti Patrimonio dell’Umanità, luoghi da proteggere e conservare.
Alcuni di essi salvaguardano ambienti naturali, altri proteggono siti archeologici, altri ancora antichi centri storici oppure opere preziose dal punto di vista artistico.
I siti del Patrimonio dell’Umanità sono un’importantissima attrazione turistica per il nostro Paese per questo motivo riteniamo sia molto importante farli conoscere ai ragazzi. Nel nostro blog, infatti sono presenti alcuni post in cui vengono presentati luoghi di importanza storica o geografica del nostro Paese, spiegati con un linguaggio accessibile anche i bambini più piccoli, che frequentano la scuola primaria.

Il percorso che proponiamo è fatto di contenuti e attività di genere diverso, che puntano a favorire collegamenti ad altre discipline, arte innanzitutto, e stimolano, anche se in modo implicito, l’nanalisi di un territorio, la capacità di organizzare itinerari  attraverso modalità che mirano allo sviluppo della progettualità individuale e/o collettiva, in modo da attribuire finalità concrete allo studio della geografia.
Il lavoro che qui proponiamo si sviluppa in 4 fasi per un tempo complessivo di ore 3,30.

Fase 1: conosciamo Siena (tempo 1 ora)

Si parte da un video realizzato da Rai Storia in collaborazione con Unesco. E’ una panoramica generale sulla città che stimola la curiosità dei bambini, invogliati a conoscerla più nei dettagli.

Quali immagini vi ricordate?

Che cosa rappresentavano secondo voi?

Due semplici domande per iniziare a capire quali sono gli elementi che caratterizzano Siena.

La successiva lettura (collettiva, in piccoli gruppi o individuale) del post su Siena, guida i ragazzi alla scoperta della città, passo dopo passo, richiamando alla mente le immagni viste in precedenza.  Un piccolo tour avvicina i bambini agli aspetti che la caratterizzano. La semplicità del linguaggio permette che la lettura sia fatta anche senza il supporto dell’insegnante. Se si preferisce, però, si può fare tutti insieme focalizzando l’attenzione sulle curiosità dei ragazzi. Si suggerisce di analizzare la parte relativa al Palio in un secondo momento.

Fase 2: Siena e i suoi monumenti (tempo 30 minunti)

Dopo la prima fase di conscenza della città è importante verificare cosa ricordano i ragazzi. Anche in questa fase si suggerisce un video. In un primo momento va osservato senza interruzione, poi si potrà fermare ad ogni immagine per chiedere agli alunni quale monumento è rappresentato, facilitando così il riconoscimento delle bellezze della città.

Fase 3: Siena e le sue tradizioni (tempo 1 ora)

Che cosa significa essere cittadino di Siena?

Lo spiega in modo coinvolgente quest’altro video.

Che cosa sono le contrade?
Qual è lo spirito del Palio?
Ma che cos’è il Palio?

A questo punto si propone la lettura delle informazioni sempre presenti nel post su Siena. Gli alunni imparano a conoscere quando, dove, come si sviluppa questa manifestazione che rappresenta l’aspetto più tradizionale della città e che la identifica.

Fase 4: Giochiamo con il Palio di Siena (tempo 1 ora)

Per concludere si gioca a squadre, o meglio a contrade. Si divide la classe in gruppi. Si possono inventare nomi, stemmi. motti. Ha inizio la sfida, ma ricordiamo ai ragazzi  che lo spirito del Palio non è dividere, ma unire la città.

 

 

 

La Cina spiegata ai bambini

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cominciamo a conoscere insieme un grande Paese, il più popoloso del mondo: la Cina.

Il territorio

La Cina si estende in Asia orientale, su un immenso territorio, il ter­zo del mondo dopo quelli di Russia e Canada. A est si affaccia sull’Oceano Pacifico, che vicino alle coste si divide in diversi mari: il Mar Giallo, il Mar Cinese Orientale e il Mar Cinese Meridionale.

Ecco dove si trova la Cina all’interno del planisfero:

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Il suo territorio può essere diviso in due grandi parti.

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Nella vasta regione a ovest ci sono altopiani circondati da alte catene montuose, con le cime più elevate della Terra. Queste catene sono l’Himalaya (con il Monte Everest) e il Karakoram (con il K2).

La regione a est è invece formata da pianure attraversate da lunghissimi fiumi: il Fiume Giallo (chiamato in cinese Huang He) e il Fiume Azzurro (Chang Jiang), il più lungo dell’Asia.

Per la grandezza del territorio i climi della Cina sono tanti e diversi. Sulle coste l’umidità del mare provoca un clima umido, più caldo nelle regioni del sud. Nell’interno invece il clima è più secco, con inverni molto freddi ed estati calde: ci sono deserti e steppe aride. Sulle montagne il clima e la vegetazione sono simili a quelli delle Alpi.

La storia

La Cina ha una storia antichissima che risale al terzo millennio avanti Cristo. Una dopo l’altra, hanno governato diverse dinastie, cioè famiglie di regnanti.

Tra gli antichi imperatori il più famoso è Qin Shi Huangdi: visse nel III secolo avanti Cristo e unificò i vari regni in cui era divisa allora la Cina. La sua fama è però legata a due grandi opere che sono arrivate fino a noi.

La Grande Muraglia è un bastione gigantesco, lungo 8 800 km, che l’imperatore fece costruire per difendere la Cina dalle invasioni dei popoli che la minacciavano da nord. E’ percorsa in tutta la sua lunghezza da un camminamento con parapetti da cui i soldati potevano controllare il territorio circostante. Ci sono poi diverse torrette che i soldati usavano per mandarsi segnali in caso di arrivo dei nemici.

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L’imperatore Qin fece costruire anche un incredibile esercito di terracotta, formato da migliaia di bellissime statue a grandezza naturale, accompagnate da carri e cavalli. Questo esercito doveva essere una specie di monumento funerario: l’imperatore voleva infatti essere sepolto insieme alle statue dei soldati, in modo che potessero servirlo dopo la sua morte.

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Molte sono le invenzioni cinesi che hanno cambiato non solo la storia della Cina, ma quella di tutta l’umanità. Quella più famosa è senza dubbio la carta, che fu inventata nel II secolo a.C. Ma sono invenzioni cinesi anche la polvere da sparo (e di conseguenza anche i fuochi artificiali), i caratteri da stampa (400 anni prima di Gutemberg), la bussola (III secolo a.C.), la porcellana.

La fine dell’impero cinese avvenne nel 1912, quando nacque la Repubblica di Cina. Nel 1949, dopo due guerre civili, il capo del Partito Comunista Mao Zedong  fondò la Repubblica Po­polare Cinese. Il governo della Repubblica di Cina dovette ritirarsi sull’isola di Taiwan, la più grande isola cinese, che è ancora oggi è uno Stato autonomo.

Per molti anni la Cina Popolare restò isolata dal resto del mondo. Ma negli Settanta del secolo scorso cominciò una nuova politica di commercio con l’estero che fu l’inizio di un rapidissimo sviluppo economico. Dal punto di vista economico, quindi, la Cina si è avvicinata sempre di più ai Paesi occidentali, ma nella sua società non sono ancora pienamente rispettati i diritti umani e molti cittadini richiedono maggiore libertà.

La popolazione

La Cina è il Paese più popoloso del mondo: i cinesi sono quasi 1 miliardo e mezzo. Oltre il 90% dei cinesi appartiene all’etnia han. Gli Han vivono soprattutto nelle ricche pianure orientali, dove si trovano le principali metropoli. Circa 55 minoranze etniche vivono invece nelle zone più interne, montuose o di frontiera con altri Paesi.

Moltissimi sono anche i cinesi all’estero: l’emigrazione cominciò già nel XIX secolo e continua ancora oggi. In tante città del mondo (in Asia, in America, in Europa) ci sono interi quartieri, chiamati spesso Chinatown, abitati da cittadini di origine cinese.

Chinatown

La lingua ufficiale è il cinese mandarino, ma si parlano anche otto dialetti principali, molto diversi fra loro, tutti però scritti in caratteri ideografici.

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Molti cinesi seguono il Confucianesimo: non è una religione, ma un insieme di insegnamenti per comportarsi bene in famiglia e nella società. Questi insegnamenti vennero dati da Confucio,  un filosofo, cioè un pensatore, nato nel V secolo avanti Cristo.

La cultura cinese è antica e ricchissima. Molte sono anche le tradizioni che vengono tenute vive sia nel Paese sia dagli emigrati all’estero. La festa popolare più famosa è la  Festa di Primavera, conosciuta soprattutto come Capodanno cinese, è la ricorrenza più importante e celebra l’inizio del nuovo anno. Secondo il calendario cinese, ogni anno corrisponde a un animale: per esempio, il 2020 è l’anno del topo, il 2021 quello del bue, il 2022 quello della tigre, il 2023 quello del coniglio…

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Per questa festa le famiglie si riuniscono, si scambiano buste rosse contenenti piccoli doni e ricordano gli antenati. In ogni città e quartiere ci sono parate, spettacoli e mercati, con addobbi rossi dappertutto, considerati di buon augurio. Il Capodanno cinese dura quindici giorni e si conclude di solito con una grande festa con fuochi d’artificio, danze popolari e l’accensione delle tradizionali lanterne.

Fanno parte della cultura cinese anche le arti marziali, un vero simbolo del Paese.
Tra questi una delle più diffuse è il Kung Fu, uno stile di combattimento acrobatico, famoso in tutto il mondo anche perché è stato rappresentato in una lunga serie di film.
Le arti marziali sono nate molti secoli fa per autodifesa, ma oggi sono sempre più apprezzate per gli aspetti legati alla salute e al benessere: alla mattina presto, nei giardini delle città cinesi si possono vedere gruppi di persone che praticano il Tai Chi, uno stile lento ed elegante, che mette insieme le indicazioni della medicina tradizionale cinese con l’esercizio fisico e mentale.
Un altro famoso stile di combattimento è lo Shaolin, che si basa su diverse pratiche di meditazione. E’ talmente importante che è stato iscritto nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

tai chi

Le città

La maggioranza degli abitanti vive lungo i grandi fiumi e nelle zone costiere; le zone montuose o molto aride sono invece quasi disabitate.

Le metropoli stanno diventando sempre più grandi e popolose. Ogni anno, infatti, milioni di cinesi si spostano dalle campagne alle città, ma le loro condizioni di vita sono spesso difficili: la maggior parte non riesce a ottenere il permesso di residenza e quindi a garantirsi i ser­vizi pubblici come scuole e ospedali.  Oggi in Cina si trovano alcune delle più popolose città del mondo; sono ormai molte quelle che hanno più di 10 milioni di abitanti.

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La più popolosa area metropolitana si sviluppa intorno alla città di Chongqin, proprio al centro del Paese. Supera ormai i 36 milioni di abitanti ed è perciò l’agglomerato urbano più grande del mondo. Ma sempre nuova gente continua ad arrivare, perché questa zona ha un velocissimo sviluppo economico.

Chongking

Tra le città storiche, Shanghai è la più popolosa. Sorge vicino all’estuario del Fiume Azzurro ed è il principale porto del mondo, oltre che uno dei più gran­di centri industriali del Paese.

Shanghai

La capitale Pechino (Beijing in cinese, che significa ‘capitale del nord’) è il principale centro politico e cul­turale cinese. Insieme al porto di Tianjin forma un grande megalopoli chiamata Jing-Jin-Ji. Cuore della città è Piazza Tien’anmen (piazza della Pace Celeste), la piazza più vasta del mondo, che separa l’antica città imperiale dal centro moderno.  Il luogo più visitato di Beijing da turisti cinesi e stranieri è la Città Proibita, un insieme di palazzi separati da giardini, cortili e laghi artificiali, che è stato per secoli residenza degli imperatori e perciò proibita al popolo.

Beijing Città Proibita

Hong Kong è stata per molto tempo una colonia della Gran Bretagna, ma dal 1997 è un territorio autonomo dello stato cinese. E’ un importantissimo centro economico e molta parte della popolazione non accetta le rigide leggi cinesi su diversi aspetti della vita civile: questo ha portato a proteste e manifestazioni.

Hong Kong

Le città sono collegate dalla rete dei trasporti. Negli ultimi anni sono stati creati nuovi canali naviga­bili, che collegano i grandi fiumi, e linee ferroviarie ad alta velocità: per collegare Beijing a Shanghai è stato già realizzato un treno superveloce a levitazione magnetica (si percorrono 1300 km. in 5 ore). Data la vastità del territorio è molto importante anche il trasporto aereo.

L’economia

Per secoli l’economia della Cina si è basata sull’agricoltura e sulle risorse minerarie, di cui il sottosuolo è ricchissimo. Le coltivazioni più importanti sono: cereali (riso, soprattutto, poi frumen­to e mais), soia, patate, frutta, ortaggi, tè, canna da zucchero, arachidi, cotone. La Cina, inoltre, è al primo posto nel mondo nell’allevamento e nella pesca.

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Ma da qualche decennio ha avuto un rapido sviluppo il settore industriale e ora il Paese è la seconda potenza economica mondiale dopo gli Stati Uniti. Oggi la Cina è considerata la “fabbrica del mondo” e la più grande esportatrice di merci in tutti i continenti. Molto ilportanti sono il settore tessile e dei mezzi di trasporto (biciclette, automobili, navi, treni). Negli ultimi tempi ha avuto una grandissima crescita la produzione di oggetti ad alta tecnologia dei settori elettronico e informatico. Anche la ricerca scientifica cinese è tra le più avanzate del mondo.

Nel 2013 la Cina ha lanciato il progetto delle Nuove Vie della Seta, degli itinerari terrestri e marittimi che vogliono collegare Asia ed Europa. Tappe importanti sono i porti dell’ Africa, grande produttrice di materie prime agricole e minerarie.

 

 

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 17 – favorire la collaborazione tra i Paesi

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l’Obiettivo 17 è quello conclusivo, perché invita a sviluppare tutti i mezzi necessari per realizzare gli altri Obiettivi dell’Agenda 2030 e a rafforzare la collaborazione fra Paesi e con le organizzazioni internazionali.

Nessun Paese, infatti, può raggiungere lo sviluppo sostenibile da solo. Ogni Paese è collegato ad altri: per il commercio di prodotti agricoli e industriali, per le scoperte della scienza e della tecnologia, per il turismo, per gli spostamenti di persone in cerca di lavoro.

In particolare, per ridurre le disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo è indispensabile aiutare i Paesi meno avanzati a raggiungere tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030, in modo da unire lo sviluppo economico alla salvaguardia dell’ambiente.

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Come si può migliorare la collaborazione tra i Paesi del mondo?

Il commercio internazionale è uno degli strumenti più importanti per equilibrare i rapporti tra le varie parti del mondo. Ci sono infatti Paesi che hanno risorse naturali che non sono disponibili in altre zone del pianeta e vengono quindi esportate in altri Paesi.  Ma perché tutti possano trarre vantaggi da questo commercio è indispensabile che siano fissate delle regole giuste, che non favoriscano soltanto i Paesi più ricchi (e quindi più forti nelle contrattazioni). Per aiutare i Paesi poveri, per esempio, è importante che si faciliti il commercio dei loro prodotti non facendo pagare delle tasse aggiuntive (chiamate dazi doganali).

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Un’altra strada per ridurre le disuguaglianze tra Paesi è la condivisione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche più avanzate e sostenibili, cioè compatibili con l’ambiente. In questo modo saranno possibili grandi miglioramenti nella vita e nel lavoro delle persone, per esempio nel campo del consumo di energia o in quello della comunicazione.

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Che cosa devono fare i Paesi ricchi?

Per raggiungere gli obiettivi e così migliorare le condizioni di vita soprattutto degli abitanti dei Paesi più poveri sono necessari investimenti di denaro. Molti Paesi ricchi già da tempo contribuiscono con una parte del proprio reddito nazionale (PIL, cioè Prodotto Interno Lordo). Questi finanziamenti sono chiamati aiuti allo sviluppo.

Grazie all’Agenda, questi Paesi si sono impegnati ad aumentare progressivamente queste somme, per arrivare, nel 2030, a donare lo 0,7% del proprio PIL. Oggi solo pochi Paesi hanno già raggiunto questa percentuale: la Svezia, prima di tutti, che dona l’1,4% del suo PIL, seguita da Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo. Sono però molto importanti anche i contributi delle organizzazioni internazionali e delle singole persone o aziende.

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I traguardi dell’Obiettivo 17

I Paesi che partecipano all’Agenda 2030 hanno perciò deciso di:

  • stendere propri piani nazionali per raggiungere gli Obiettivi Globali entro il 2030; ogni Paese deve scegliere quali sono i problemi più urgenti da risolvere per la propria società.
  • garantire che ogni Paese impegni le proprie risorse e che i Paesi sviluppati sostengano quelli meno sviluppati.
  • creare leggi coerenti: per esempio, non si possono creare delle regole per la protezione delle risorse naturali e, al tempo stesso, permetterne lo sfruttamento.
  • condividere le scoperte scientifiche e diffondere le innovazioni, a condizioni favorevoli (cioè a basso costo) per i Paesi più poveri.
  • aiutare i Paesi più poveri a raccogliere dati statistici sulla loro economia e la loro società.
  • favorire il commercio.

Qui trovi il post su un’importante via commerciale internazionale.

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post:

 

 

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 16 – costruire società pacifiche e giuste

raggiungere gli scopi dell’Obiettivo 16 non è facile, perché significa non solo lottare contro ogni tipo di guerra, ma anche combattere la violenza in tutte le sue forme: la criminalità organizzata, lo sfruttamento di donne e bambini, la corruzione, il traffico di armi.

Nella Storia, l’umanità non ha probabilmente mai conosciuto un periodo di pace contemporaneamente in ogni parte del pianeta. Anche in questo momento nel mondo ci sono oltre settanta situazioni di guerra o di forte tensione che produce conflitti armati. Tutte le organizzazioni internazionali sono però d’accordo nell’affermare che la pace è indispensabile  per costruire non solo delle società giuste, ma anche per raggiungere uno sviluppo economico.

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Quali sono le conseguenze delle guerre sulla popolazione?

 La guerra causa direttamente la perdita di molte vite umane, ma anche dopo la sua fine cisono gravi conseguenze.

Le attività agricole vengono abbandonate . Poi, nei campi restano per lungo tempo le mine antiuomo, pericolose bombe messe nel terreno, che li rendono inutilizzabili per le coltivazioni, oltre a creare altre morti e mutilazioni.

Anche le altre attività produttive non hanno possibilità di progredire e ogni sviluppo economico si ferma.

Grandi parti delle città vengono distrutte e, finita la guerra, molti edifici e infrastrutture (come le strade e le ferrovie) devono essere ricostruiti.

Ragazzi e ragazze hanno difficoltà o non possono frequentare la scuola, e quindi preparare il proprio futuro.

Migliaia, a volte milioni, di profughi sono costretti a lasciare le proprie case e a emigrare, diventando così rifugiati in un altro Paese.

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Gli Stati proteggono sempre i diritti umani?

Negli Stati democratici ogni persona può liberamente partecipare alla vita politica e  al governo del suo Paese, soprattutto attraverso le elezioni. I governi, da parte loro, hanno il compito di  grarantire ai cittadini servizi adeguati, come la scuola, la sanità, le pensioni per gli anziani, ecc.

Ma ci sono Paesi che hanno forme autoritarie di governo (dittature), e i partiti o le persone che hanno il potere usano varie forme di violenza contro i propri oppositori: si dice che violano i diritti umani. Questi diritti sono stati proclamati nel 1948 dall’Assemblea Generale dell’ONU, all’interno della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Quasi dappertutto, poi, sono presenti fenomeni come la corruzione e l’evasione fiscale: queste azioni non sono solo illegali, ma tolgono risorse per migliorare la condizione delle classi più povere e diminuire le disuguaglianze.

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I traguardi dell’Obiettivo 16

L’Agenda 2030 ha stabilito che, per raggiungere una situazione di pace e rispetto dei diritti umani, tutti i Paesi devono:

  • ridurre ogni forma di violenza.
  • mettere fine allo sfruttamento dei più deboli, in particolare bambini, donne e minoranze etniche.
  • garantire a tutti la possibilità di accedere alla giustizia e ai tribunali.
  • ridurre moltissimo il traffico di armi e combattere tutte le forme di criminalità organizzata (come, per esempio, i vari tipi di mafia).
  • ridurre la corruzione, soprattutto di chi è in posti di potere.
  • nominare a tutti i livelli (locale, nazionale, internazionale) dei governi capaci, responsabili e onesti.
  • far partecipare anche i Paesi meno avanzati a tutte le decisioni che riguardano il pianeta.
  • proteggere le libertà fondamentali, come il diritto all’informazione.
  • promuovere leggi contro il razzismo e le discriminazioni.

 

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post:

 

Questo è invece un post sulla storia dei Curdi, un popolo diviso tra diversi Stati, che ha subito sempre repressioni e discriminazioni.

La storia dei Curdi spiegata ai bambini

Il popolo curdo

I Curdi sono un popolo senza Stato, perché il loro territorio è suddiviso tra diversi Paesi: in Turchia è la parte più grande, dove vivono 13 milioni di Curdi; poi Iran, Iraq e Siria, il Paese che in questi anni è vittima di una guerra terribile, da cui fuggono milioni di profughi.

Il territorio dei Curdi è chiamato Kurdistan, cioè Terra dei Curdi. E’ una regione vastissima, bagnata dai fiumi Tigri ed Eufrate. Nella carta è il territorio indicato con il colore giallo; le linee sottili sono i confini tra i quattro Paesi che  si spartiscono questo territorio.

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I Curdi sono una popolazione antichissima; hanno una loro lingua e le loro tradizioni. Sono anche un popolo molto unito, che soffre da sempre di essere separato e di non avere un proprio governo. Inoltre, sono stati spesso perseguitati e moltissimi di loro, milioni di persone, vivono all’estero, per esempio in diversi Paesi europei.

Una lunga storia

Nel 7° secolo d.C.  vennero conquistati dagli Arabi e si convertirono alla religione islamica. Nel 16° secolo la maggior parte del Kurdistan fu annessa all’Impero Ottomano, cioè turco, mentre una parte veniva conquistata dalla Persia (l’attuale Iran).

Nel 19° secolo, i Curdi cominciarono a lottare per la propria indipendenza, ma tutte le loro rivolte furono soffocate dagli Ottomani.

Quando, all’inizio del secolo scorso, finì la prima guerra mondiale, i Curdi sperarono di riuscire a ottenere un loro Stato. Uno dei principi delle potenze vincitrici (Gran Bretagna, Francia, Russia) era infatti l’autodeterminazione dei popoli: questo vuole dire che ogni popolo aveva il diritto di decidere per se stesso, per il proprio territorio, il proprio governo e il proprio futuro.

Ma la Turchia si oppose in ogni modo: non voleva certo perdere una così grossa fetta del suo territorio a favore dei Curdi. Così, le potenze vincitrici  tornarono indietro sulle loro decisioni e fecero un’eccezione per i Curdi, purtroppo: avrebbero diviso il loro territorio tra diversi Stati.

La speranza dei Curdi era così annullata: si trovavano ancora una volta dominati da qualcun altro. Ma il popolo curdo non accettò questa risoluzione e continuò a ribellarsi per tutto il secolo scorso.

Il Kurdistan oggi

La situazione è rimasta la stessa fino a oggi: i Curdi sono ancora discriminati e perseguitati in tutti i Paesi, anche se sono ovunque una minoranza molto numerosa. Non hanno diritto di usare ufficialmente la loro lingua nazionale; in Turchia, se partecipano a riunioni pubbliche nella loro lingua, rischiano di essere arrestati e la lingua curda non viene insegnata nelle scuole statali; non c’è nemmeno un giornale in lingua curda. Alcune minoranze curde in Siria non hanno diritto di voto e non possono uscire liberamente dal Paese, né possedere un’automobile o dei terreni.

Alcune zone del Kurdistan, poi, sono ricche di petrolio, per esempio nell’Iraq,  e questo è un altro ostacolo per la conquista dell’indipendenza: è una risorsa troppo preziosa a cui nessuno vuole rinunciare.

Ma nonostante questa lunga storia di oppressione, i Curdi sono ancora oggi un popolo fiero e coraggioso. Per esempio è stato tra i primi a combattere l’Isis, lo Stato terrorista islamico, ed è riuscito a fermarlo e a cacciarlo da molte zone.

Sono particolarmente coraggiose le donne curde. Mentre in molti Paesi islamici le donne sono costrette in una posizione di secondo piano, in Kurdistan combattono in prima fila per i propri diritti e anche in battaglia, quando devono difendersi dagli eserciti nemici.

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In questo post puoi leggere la spiegazione dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030, che indica ai paesi la strada per costruire società pacifiche e giuste.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 10 – ridurre le disuguaglianze

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in tutti i Paesi del mondo ci sono persone ricche e persone povere.

Ma negli Stati meglio governati le differenze tra i modi di vivere di queste due gruppi di persone non sono molto grandi, grazie al sistema delle tasse e alla presenza di servizi sociali e sanitari disponibili per tutti.

Invece, in alcuni Paesi le differenze sono davvero enormi. Pochi ricchi possiedono immense fortune e moltissime famiglie povere fanno fatica a sopravvivere e non sono garantite nemmeno dai servizi di base.

Si è calcolato che l’1% della popolazione mondiale possiede circa la metà della ricchezza totale del pianeta, mentre 3 miliardi e ottocentomila persone (quasi metà della popolazione attuale) ne possiedono solo lo 0,4%.

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Quali sono le differenze geografiche?

A volte ci sono grandi disuguaglianze anche tra le diverse zone di uno stesso Paese, dove ci sono regioni più ricche e con una buona rete di servizi sociali, e regioni più povere, quasi abbandonate dal governo centrale.

Differenze ci sono spesso anche tra città e campagna. In alcuni Paesi infatti, le zone rurali, cioè di campagna, hanno difficoltà a comunicare con la città più vicina, perché mancano le strade oppure sono impraticabili per alcuni periodi dell’anno. Quindi sono più rari i commerci, scuole e ospedali sono difficili da raggiungere e anche gli aiuti arrivano con difficoltà.

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Purtroppo, i dati raccolti dalle organizzazioni internazionali mostrano che queste disuguaglianze, invece di diminuire, in molte parti del mondo stanno aumentando.

Perché è importante diminuire le disuguaglianze?

 Ridurre le disuguaglianze non è importante solo per creare società più giuste. Molti studi dimostrano che è una necessità: troppo grandi differenze sociali tra i cittadini sono un ostacolo per l’economia. Per esempio, i Paesi del nord Europa hanno governi che combattono le disuguaglianze e anche per questo sono diventati tra i Paesi più ricchi del mondo.

Per creare sviluppo, infatti, è necessario che la produzione riguardi ogni tipo di bene, e non solo quelli di lusso che si possono permettere in pochi. Inoltre, in una società ingiusta chi nasce povero non avrà la possibilità di migliorare la sua vita e probabilmente resterà povero per sempre.

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Quali sono i traguardi dell’Obiettivo 10?

  • ottenere che in ogni Paese il reddito dei più poveri cresca più velocemente di quello medio.
  • fare in modo che tutti partecipino alla vita del Paese, senza distinzione di reddito, età, sesso, religione, origine geografica.
  • abolire tutte le leggi che mantengono differenze tra i cittadini.
  • assicurare che tutti abbiano le stesse possibilità di studio e di lavoro.
  • creare norme fiscali che facciano pagare le tasse soprattutto ai più ricchi.

 

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post:

 

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 13 – fermare il riscaldamento globale

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come ci accorgiamo del cambiamento climatico?

 L’atmosfera che circonda la Terra sta aumentando la sua temperatura. Questo provoca nelle varie parti del pianeta fenomeni meteorologici che, pur essendo opposti, fanno parte di un unico grande cambiamento climatico.

Per esempio, in molte zone stanno aumentando la desertificazione, cioè l’avanzata del deserto, e i lunghi periodi di siccità; allo stesso tempo, in altre zone stanno verificandosi sempre più spesso piogge violentissime, alluvioni, uragani.

E’ proprio l’eccessivo riscaldamento dell’acqua superficiale degli oceani a dare forza agli uragani, chiamati anche cicloni tropicali perché fino ad ora si sono formati quasi soltanto nella zona tra i due Tropici. Ma oggi, per il riscaldamento del clima, stanno avvenendo anche in mari della zona temperata, come il Mar Mediterraneo.

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Quali sono i pericoli dell’aumento di temperatura?

L’aumento della temperatura, aggravato dal diboscamento e dallo sfruttamento eccessivo dei terreni e delle riserve d’acqua, rappresenta una grave minaccia per l’agricoltura.

Oggi circa mezzo miliardo di persone vive in zone che si stanno desertificando; in altre zone sono le inondazioni a rendere i terreni non più coltivabili.  Tutto ciò ha gravi conseguenze sulla quantità di risorse alimentari del pianeta, soprattutto nei Paesi che sono tra i più poveri del mondo; anche i prezzi dei cibi aumenteranno.

Un’altra conseguenza della diminuzione di prodotti agricoli è l’aumento del numero di migranti, che si spostano verso zone più ricche: dal centro e sud America verso il nord America e dall’Africa verso l’Europa.

Un grave pericolo è anche l’innalzamento del livello dei mari a causa dello scioglimento dei ghiacciai al Polo Nord e al Polo Sud.

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Cosa fare per fermare l’aumento della temperatura?

Non c’è una sola soluzione: ci sono molte cose che si possono fare, ma vanno fatte presto e tutte insieme.

Piantare nuove foreste è una di queste, ma è importante anche agire sui nostri comportamenti alimentari.

Nei paesi ricchi il consumo di carne è altissimo e in continua crescita. Sappiamo però che i grandi allevamenti producono emissioni di metano, uno dei principali gas che va a creare l’effetto serra* sul nostro pianeta. Inoltre, l’abbattimento delle foreste per lasciare spazio a terreni dove coltivare il cibo per i bovini produce un aumento della quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.  Se quei terreni venissero coltivati a cereali e verdure si potrebbero nutrire più persone sul pianeta. Quindi, una strategia consigliata è quella di mangiare meno carne e diventare un po’ più vegetariani.

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I traguardi dell’Obiettivo 13

Per combattere il cambiamento climatico e limitarne le conseguenze l’Obiettivo 13 propone ai governi e alla comunità internazionale di

  • mettere in atto tutte le misure possibili per fermare l’aumento delle temperature, nel campo dell’alimentazione, dei trasporti, del consumo di energia, della conservazione degli spazi verdi.
  • rafforzare la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali.
  • migliorare l’istruzione, le conoscenze e la capacità di persone e istituzioni sull’argomento del cambiamento climatico.
  • aiutare finanziariamente i Paesi più poveri a trovare soluzioni e affrontare le conseguenze del cambiamento climatico.

 

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