La Via della Seta spiegata ai bambini

L’antica Via della Seta

Già in epoca romana questo lunghissimo itinerario attraversava tutta l’Asia, dalla sua estremità più orientale, fino ai confini con il continente europeo.

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I mercanti cinesi

Per centinaia e centinaia di anni, i mercanti cinesi che commerciavano con l’Occidente, cioè con l’Europa, dovevano percorrere l’antica Via della Seta.

Erano 8 000 chilometri di pianure senza fine, alte montagne, passi pericolosi da attraversare, su cammelli e con carri trainati da cavalli, dall’Oceano Pacifico al Mar Mediterraneo. Le difficoltà erano molte: mesi o anche anni lontano da casa, fatica, cattivo tempo e banditi sempre in agguato. Ma i mercanti che si affrontavano questi rischi riuscivano poi a ottenere grandi guadagni.

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Tappe importanti erano Samarcanda (oggi in Uzbekistan) e Bisanzio (poi Costantinopoli, l’attuale Istanbul, in Turchia).

Giunti al Mediterraneo i mercanti percorrevano, a volte via mare a volte via terra, gli ultimi chilometri per arrivare a Roma e in altre città importanti dell’impero romano. Potevano così finalmente vendere i propri preziosi prodotti, primo fra tutti la seta. Infatti, mentre la produzione di seta dai bozzoli dei bachi era già conosciuta in Cina dal 3000 a.C., in Europa l’origine di questo bellissimo tessuto era ancora sconosciuta. Ma i patrizi romani erano innamorati di questa stoffa tanto lucida e luminosa…

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I mercanti europei

Durante il Medioevo alcuni mercanti europei percorsero la Via della Seta al contrario, ma solo una spedizione veneziana, che comprendeva il giovanissimo Marco Polo (quando partì aveva 17 anni, ma quando tornò ne aveva più di 40), riuscì ad arrivare fino in Cina. Il racconto della sua lunga visita in questo Paese, descritta nel libro Il Milione, restò a lungo per gli europei la base della conoscenza della civiltà cinese.

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Commercio e scambio di idee

L’importanza della Via della Seta non era infatti solo commerciale, perché permise soprattutto l’incontro di uomini e di culture. Popoli diversissimi tra loro entrarono in contatto e cominciarono a conoscersi. Si scambiarono così anche usi, costumi, scoperte e invenzioni. Si comunicarono idee legate alla matematica, all’astronomia, alla tecnica, alla religione.

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Le nuove Vie della Seta

Oggi il governo cinese sta dando una nuova vita a questa antica via di comunicazione.

Vie della Seta

La Cina è diventata la seconda potenza economica del pianeta, dopo gli Stati Uniti, e commercia ormai con tutti i Paesi del mondo. Così, ha lanciato la “Nuova Via della Seta” che ha l’obiettivo di creare collegamenti tra Cina ed Europa, ma anche con l’Africa e il resto dell’Asia. Questo grande progetto di investimenti e cooperazione economica coinvolge decine di Paesi, due oceani e diversi mari, oltre 3 miliardi di persone e un terzo della ricchezza mondiale.

Per far viaggiare le merci e la tecnologia attraverso questa moderna Via della Seta si costruiscono nuovi porti, nuove strade, nuove ferrovie, utilizzando le più avanzate conoscenze della tecnica.

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Via terra e via mare

Dovremmo in realtà parlare di Vie della Seta al plurale, perché c’è un itinerario terrestre e uno marittimo. Quest’ultimo parte dall’Oceano Pacifico per raggiungere la città di Venezia, attraversando l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e il Mar Mediterraneo. Da Venezia, una via terrestre porta poi fino ai porti del Mare del Nord.

Come in passato, questa nuove vie dei commerci hanno all’inizio una motivazione economica, ma permettono poi anche di unire maggiormente i popoli, mettendo in contatto diverse conoscenze, modi di vivere e di pensare. Se sono fatti nel rispetto reciproco, i traffici mercantili sono un importante elemento di pace per i territori che attraversano.

Anche il commercio internazionale è uno strumento importante per raggiungere i traguardi di collaborazione tra i diversi Paesi che si è posto l’Obiettivo 17 dell’Agenda 2030.

E ora, al lavoro!

  1. Secondo te, è vero che i rapporti commerciali possono aiutare i popoli a incontrarsi e rispettarsi? Perché?
  2. Quale altro tipo di viaggio pensi possa aiutare la conoscenza reciproca?
  3. Sapete che c’è anche chi ha percorso la via della seta in bicicletta, dall’Italia alla Cina? Immagina di programmare questo viaggio e, guardando sull’atlante o su Google Maps, indica quali Paesi dovresti attraversare.

Regioni a confronto

Fare geografia non vuol dire solo osservare e descrivere un territorio, ma anche fare un confronto tra territori diversi, per conoscere più approfonditamente alcuni loro aspetti. Oltre a carte e immagini, uno strumento importante per confrontare è costituito dai dati, cioè i numeri che rappresentano le informazioni.

L’attività che presentiamo ha quindi un duplice obiettivo:

  • Il confronto tra regioni come strumento di studio più approfondito
  • L’utilizzo di dati e tabelle per rielaborare e comprendere le informazioni.

La prima parte del lavoro è un esempio su come effettuare un confronto tra due regioni, mentre la seconda parte è una scheda più operativa che dà agli alunni la possibilità di mettere in pratica quanto presentato nella parte precedente.

A. Osserva i dati relativi a due regioni italiane

Leggi questa tabella relativa al Trentino Alto Adige e alla Campania.

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I dati che riguardano la superficie sono simili: le due regioni hanno più o meno le stesse dimensioni. I dati sulla popolazione (numero totale e densità) e la lunghezza della rete stradale sono invece molto diversi. La Campania ha un numero di abitanti superiore e quindi ha anche una densità di popolazione maggiore e una rete stradale più sviluppata.

Un dato può aiutarti a capire le ragioni di queste differenze:
la suddivisione in percentuale del territorio tra pianura, collina e montagna. Osserva la tabella.

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Il Trentino Alto Adige è una regione montuosa; la Campania ha invece un territorio più vario, che comprende pianure, colline e montagne. Questa è una delle ragioni per cui la Campania è più densamente popolata e ha una rete stradale più sviluppata.

B. Lavora sui dati relativi a due regioni italiane

  1. Leggi i dati della tabella relativa a Emilia Romagna e Puglia e indica con una X le frasi vere.

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  • L’ Emilia Romagna è più piccola della Puglia
  • L’Emilia Romagna ha montagne coperte di boschi
  • Il territorio della Puglia è soprattutto pianeggiante
  • L’Emilia Romagna ha più colline della Puglia.

2. Rispondi

Qual è la superficie destinata all’agricoltura dell’Emilia Romagna?
Quale quella della Puglia?
Ora osserva il dato sul numero di aziende agricole, molto diverso nelle due regioni.
Questo significa che:

  • La Puglia ha aziende agricole molto numerose, ma di piccole dimensioni.
  • La Puglia ha più aziende agricole, ma di grandi dimensioni.
  • L’Emilia Romagna ha aziende agricole più grandi di quelle della Puglia.
  • Le aziende agricole dell’Emilia Romagna sono poche e di piccole dimensioni.3. Come potresti rappresentare diversamente i dati sul territorio?
    Secondo te, in quale altro modo risulterebbero più chiari?
  • Utilizzando un areogramma
  • Lasciandoli in tabella
  • Utilizzando un istogramma
  • Altro:…….

 

Qui è possibile scaricare la scheda da stampare.
Qui è possibile scaricare la versione modificabile della scheda per poter adattare i contenuti al lavoro svolto e agli argomenti presentati dal libro di testo utilizzato in classe

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 17 – favorire la collaborazione tra i Paesi

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l’Obiettivo 17 è quello conclusivo, perché invita a sviluppare tutti i mezzi necessari per realizzare gli altri Obiettivi dell’Agenda 2030 e a rafforzare la collaborazione fra Paesi e con le organizzazioni internazionali.

Nessun Paese, infatti, può raggiungere lo sviluppo sostenibile da solo. Ogni Paese è collegato ad altri: per il commercio di prodotti agricoli e industriali, per le scoperte della scienza e della tecnologia, per il turismo, per gli spostamenti di persone in cerca di lavoro.

In particolare, per ridurre le disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo è indispensabile aiutare i Paesi meno avanzati a raggiungere tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030, in modo da unire lo sviluppo economico alla salvaguardia dell’ambiente.

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Come si può migliorare la collaborazione tra i Paesi del mondo?

Il commercio internazionale è uno degli strumenti più importanti per equilibrare i rapporti tra le varie parti del mondo. Ci sono infatti Paesi che hanno risorse naturali che non sono disponibili in altre zone del pianeta e vengono quindi esportate in altri Paesi.  Ma perché tutti possano trarre vantaggi da questo commercio è indispensabile che siano fissate delle regole giuste, che non favoriscano soltanto i Paesi più ricchi (e quindi più forti nelle contrattazioni). Per aiutare i Paesi poveri, per esempio, è importante che si faciliti il commercio dei loro prodotti non facendo pagare delle tasse aggiuntive (chiamate dazi doganali).

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Un’altra strada per ridurre le disuguaglianze tra Paesi è la condivisione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche più avanzate e sostenibili, cioè compatibili con l’ambiente. In questo modo saranno possibili grandi miglioramenti nella vita e nel lavoro delle persone, per esempio nel campo del consumo di energia o in quello della comunicazione.

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Che cosa devono fare i Paesi ricchi?

Per raggiungere gli obiettivi e così migliorare le condizioni di vita soprattutto degli abitanti dei Paesi più poveri sono necessari investimenti di denaro. Molti Paesi ricchi già da tempo contribuiscono con una parte del proprio reddito nazionale (PIL, cioè Prodotto Interno Lordo). Questi finanziamenti sono chiamati aiuti allo sviluppo.

Grazie all’Agenda, questi Paesi si sono impegnati ad aumentare progressivamente queste somme, per arrivare, nel 2030, a donare lo 0,7% del proprio PIL. Oggi solo pochi Paesi hanno già raggiunto questa percentuale: la Svezia, prima di tutti, che dona l’1,4% del suo PIL, seguita da Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo. Sono però molto importanti anche i contributi delle organizzazioni internazionali e delle singole persone o aziende.

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I traguardi dell’Obiettivo 17

I Paesi che partecipano all’Agenda 2030 hanno perciò deciso di:

  • stendere propri piani nazionali per raggiungere gli Obiettivi Globali entro il 2030; ogni Paese deve scegliere quali sono i problemi più urgenti da risolvere per la propria società.
  • garantire che ogni Paese impegni le proprie risorse e che i Paesi sviluppati sostengano quelli meno sviluppati.
  • creare leggi coerenti: per esempio, non si possono creare delle regole per la protezione delle risorse naturali e, al tempo stesso, permetterne lo sfruttamento.
  • condividere le scoperte scientifiche e diffondere le innovazioni, a condizioni favorevoli (cioè a basso costo) per i Paesi più poveri.
  • aiutare i Paesi più poveri a raccogliere dati statistici sulla loro economia e la loro società.
  • favorire il commercio.

Qui trovi il post su un’importante via commerciale internazionale.

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post:

 

 

Un secolo dalla nascita di Gianni Rodari: i 100 anni di uno scrittore vivissimo

In principio la Terra era tutta sbagliata,
renderla più abitabile fu una bella faticata.
Per passare i fiumi con c’erano ponti,
non c’erano sentieri per salire sui monti.
Ti volevi sedere? Neanche l’ombra di un panchetto.
Cascavi da sonno? Non esisteva il letto.
Per non pungersi i piedi, né scarpe, né stivali.
Se ci vedevi poco, non trovavi gli occhiali.
Per fare una partita, non c’erano palloni;
mancavan la pentola e il fuoco per cuocere i maccheroni,
anzi, a guardar bene, mancava anche la pasta.
Non c’era niente di niente: zero più zero e basta.
C’erano solo gli uomini con due braccia per lavorare,
e agli errori più grossi si potè rimediare.
Da correggere, però, ne restano ancora tanti:
rimboccatevi le maniche, c’è lavoro per tutti quanti!

E’ una delle tante filastrocche di quel genio di Gianni Rodari, In principio la Terra. Come tutti i suoi lavori, è divertente e insieme profonda, fa ridere ma anche pensare. Parla di  storia, di geografia, di come sia necessario il contributo di tutti per salvare il nostro pianeta. Fa giocare con parole facili, del quotidiano, ma con quelle compone una musica per un minuscolo affresco interdisciplinare.

Inizia in questi giorni l’anno rodariano, un anno per conoscere meglio questo grande scrittore, poeta, insegnante, educatore. Perché nell’ottobre 2020 saranno 100 anni dalla sua nascita (a Omegna, vicino a dove abito, sul lago d’Orta, dove faccio sempre il bagno).

Per un anno ci saranno eventi in tutta Italia, nelle biblioteche, nei teatri, nei centri culturali. E naturalmente in ognuna delle scuole dove le/gli insegnanti lavorano, da tanti  anni, con i suoi materiali. Saranno eventi organizzati dalla casa editrice che pubblica i suoi libri, edizioni EL, ma anche da associazioni e comuni, circoli didattici, istituti comprensivi e singole classi.

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Per restare al corrente di tutto si può visitare il sito 100giannirodari.com. Questo sito ha anche organizzato un bell’evento ricorrente, una specie di calendario dell’avvento. Da domani, 23 ottobre 2019, fino al 23 ottobre 2020, ogni tre giorni verrà pubblicato un nuovo contenuto, con immagini, giochi, storie, notizie, idee.

Il primo è Nove modi per insegnare ai bambini a odiare la lettura, una tavola illustrata da un altro grande maestro,  Bruno Munari. “Il verbo leggere non sopporta l’imperativo” diceva Rodari. Date uno sguardo ai nove punti e provate a dire che non siete d’accordo.

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A proposito di Rodari e Munari consiglio il bell’articolo di Artribune sulla collaborazione tra i due maestri della fantasia, innovatori del mondo scolastico ed educativo.

Di Munari è la copertina del Libro degli errori.

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La filastrocca dell’inizio è invece tratta da Favole al telefono.

Anche su Facebook potete trovare una piacevole pagina di divulgazione delle opere di Rodari.

 

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 16 – costruire società pacifiche e giuste

raggiungere gli scopi dell’Obiettivo 16 non è facile, perché significa non solo lottare contro ogni tipo di guerra, ma anche combattere la violenza in tutte le sue forme: la criminalità organizzata, lo sfruttamento di donne e bambini, la corruzione, il traffico di armi.

Nella Storia, l’umanità non ha probabilmente mai conosciuto un periodo di pace contemporaneamente in ogni parte del pianeta. Anche in questo momento nel mondo ci sono oltre settanta situazioni di guerra o di forte tensione che produce conflitti armati. Tutte le organizzazioni internazionali sono però d’accordo nell’affermare che la pace è indispensabile  per costruire non solo delle società giuste, ma anche per raggiungere uno sviluppo economico.

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Quali sono le conseguenze delle guerre sulla popolazione?

 La guerra causa direttamente la perdita di molte vite umane, ma anche dopo la sua fine cisono gravi conseguenze.

Le attività agricole vengono abbandonate . Poi, nei campi restano per lungo tempo le mine antiuomo, pericolose bombe messe nel terreno, che li rendono inutilizzabili per le coltivazioni, oltre a creare altre morti e mutilazioni.

Anche le altre attività produttive non hanno possibilità di progredire e ogni sviluppo economico si ferma.

Grandi parti delle città vengono distrutte e, finita la guerra, molti edifici e infrastrutture (come le strade e le ferrovie) devono essere ricostruiti.

Ragazzi e ragazze hanno difficoltà o non possono frequentare la scuola, e quindi preparare il proprio futuro.

Migliaia, a volte milioni, di profughi sono costretti a lasciare le proprie case e a emigrare, diventando così rifugiati in un altro Paese.

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Gli Stati proteggono sempre i diritti umani?

Negli Stati democratici ogni persona può liberamente partecipare alla vita politica e  al governo del suo Paese, soprattutto attraverso le elezioni. I governi, da parte loro, hanno il compito di  grarantire ai cittadini servizi adeguati, come la scuola, la sanità, le pensioni per gli anziani, ecc.

Ma ci sono Paesi che hanno forme autoritarie di governo (dittature), e i partiti o le persone che hanno il potere usano varie forme di violenza contro i propri oppositori: si dice che violano i diritti umani. Questi diritti sono stati proclamati nel 1948 dall’Assemblea Generale dell’ONU, all’interno della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Quasi dappertutto, poi, sono presenti fenomeni come la corruzione e l’evasione fiscale: queste azioni non sono solo illegali, ma tolgono risorse per migliorare la condizione delle classi più povere e diminuire le disuguaglianze.

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I traguardi dell’Obiettivo 16

L’Agenda 2030 ha stabilito che, per raggiungere una situazione di pace e rispetto dei diritti umani, tutti i Paesi devono:

  • ridurre ogni forma di violenza.
  • mettere fine allo sfruttamento dei più deboli, in particolare bambini, donne e minoranze etniche.
  • garantire a tutti la possibilità di accedere alla giustizia e ai tribunali.
  • ridurre moltissimo il traffico di armi e combattere tutte le forme di criminalità organizzata (come, per esempio, i vari tipi di mafia).
  • ridurre la corruzione, soprattutto di chi è in posti di potere.
  • nominare a tutti i livelli (locale, nazionale, internazionale) dei governi capaci, responsabili e onesti.
  • far partecipare anche i Paesi meno avanzati a tutte le decisioni che riguardano il pianeta.
  • proteggere le libertà fondamentali, come il diritto all’informazione.
  • promuovere leggi contro il razzismo e le discriminazioni.

 

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post:

 

Questo è invece un post sulla storia dei Curdi, un popolo diviso tra diversi Stati, che ha subito sempre repressioni e discriminazioni.

La storia dei Curdi spiegata ai bambini

Il popolo curdo

I Curdi sono un popolo senza Stato, perché il loro territorio è suddiviso tra diversi Paesi: in Turchia è la parte più grande, dove vivono 13 milioni di Curdi; poi Iran, Iraq e Siria, il Paese che in questi anni è vittima di una guerra terribile, da cui fuggono milioni di profughi.

Il territorio dei Curdi è chiamato Kurdistan, cioè Terra dei Curdi. E’ una regione vastissima, bagnata dai fiumi Tigri ed Eufrate. Nella carta è il territorio indicato con il colore giallo; le linee sottili sono i confini tra i quattro Paesi che  si spartiscono questo territorio.

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I Curdi sono una popolazione antichissima; hanno una loro lingua e le loro tradizioni. Sono anche un popolo molto unito, che soffre da sempre di essere separato e di non avere un proprio governo. Inoltre, sono stati spesso perseguitati e moltissimi di loro, milioni di persone, vivono all’estero, per esempio in diversi Paesi europei.

Una lunga storia

Nel 7° secolo d.C.  vennero conquistati dagli Arabi e si convertirono alla religione islamica. Nel 16° secolo la maggior parte del Kurdistan fu annessa all’Impero Ottomano, cioè turco, mentre una parte veniva conquistata dalla Persia (l’attuale Iran).

Nel 19° secolo, i Curdi cominciarono a lottare per la propria indipendenza, ma tutte le loro rivolte furono soffocate dagli Ottomani.

Quando, all’inizio del secolo scorso, finì la prima guerra mondiale, i Curdi sperarono di riuscire a ottenere un loro Stato. Uno dei principi delle potenze vincitrici (Gran Bretagna, Francia, Russia) era infatti l’autodeterminazione dei popoli: questo vuole dire che ogni popolo aveva il diritto di decidere per se stesso, per il proprio territorio, il proprio governo e il proprio futuro.

Ma la Turchia si oppose in ogni modo: non voleva certo perdere una così grossa fetta del suo territorio a favore dei Curdi. Così, le potenze vincitrici  tornarono indietro sulle loro decisioni e fecero un’eccezione per i Curdi, purtroppo: avrebbero diviso il loro territorio tra diversi Stati.

La speranza dei Curdi era così annullata: si trovavano ancora una volta dominati da qualcun altro. Ma il popolo curdo non accettò questa risoluzione e continuò a ribellarsi per tutto il secolo scorso.

Il Kurdistan oggi

La situazione è rimasta la stessa fino a oggi: i Curdi sono ancora discriminati e perseguitati in tutti i Paesi, anche se sono ovunque una minoranza molto numerosa. Non hanno diritto di usare ufficialmente la loro lingua nazionale; in Turchia, se partecipano a riunioni pubbliche nella loro lingua, rischiano di essere arrestati e la lingua curda non viene insegnata nelle scuole statali; non c’è nemmeno un giornale in lingua curda. Alcune minoranze curde in Siria non hanno diritto di voto e non possono uscire liberamente dal Paese, né possedere un’automobile o dei terreni.

Alcune zone del Kurdistan, poi, sono ricche di petrolio, per esempio nell’Iraq,  e questo è un altro ostacolo per la conquista dell’indipendenza: è una risorsa troppo preziosa a cui nessuno vuole rinunciare.

Ma nonostante questa lunga storia di oppressione, i Curdi sono ancora oggi un popolo fiero e coraggioso. Per esempio è stato tra i primi a combattere l’Isis, lo Stato terrorista islamico, ed è riuscito a fermarlo e a cacciarlo da molte zone.

Sono particolarmente coraggiose le donne curde. Mentre in molti Paesi islamici le donne sono costrette in una posizione di secondo piano, in Kurdistan combattono in prima fila per i propri diritti e anche in battaglia, quando devono difendersi dagli eserciti nemici.

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In questo post puoi leggere la spiegazione dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030, che indica ai paesi la strada per costruire società pacifiche e giuste.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 10 – ridurre le disuguaglianze

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in tutti i Paesi del mondo ci sono persone ricche e persone povere.

Ma negli Stati meglio governati le differenze tra i modi di vivere di queste due gruppi di persone non sono molto grandi, grazie al sistema delle tasse e alla presenza di servizi sociali e sanitari disponibili per tutti.

Invece, in alcuni Paesi le differenze sono davvero enormi. Pochi ricchi possiedono immense fortune e moltissime famiglie povere fanno fatica a sopravvivere e non sono garantite nemmeno dai servizi di base.

Si è calcolato che l’1% della popolazione mondiale possiede circa la metà della ricchezza totale del pianeta, mentre 3 miliardi e ottocentomila persone (quasi metà della popolazione attuale) ne possiedono solo lo 0,4%.

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Quali sono le differenze geografiche?

A volte ci sono grandi disuguaglianze anche tra le diverse zone di uno stesso Paese, dove ci sono regioni più ricche e con una buona rete di servizi sociali, e regioni più povere, quasi abbandonate dal governo centrale.

Differenze ci sono spesso anche tra città e campagna. In alcuni Paesi infatti, le zone rurali, cioè di campagna, hanno difficoltà a comunicare con la città più vicina, perché mancano le strade oppure sono impraticabili per alcuni periodi dell’anno. Quindi sono più rari i commerci, scuole e ospedali sono difficili da raggiungere e anche gli aiuti arrivano con difficoltà.

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Purtroppo, i dati raccolti dalle organizzazioni internazionali mostrano che queste disuguaglianze, invece di diminuire, in molte parti del mondo stanno aumentando.

Perché è importante diminuire le disuguaglianze?

 Ridurre le disuguaglianze non è importante solo per creare società più giuste. Molti studi dimostrano che è una necessità: troppo grandi differenze sociali tra i cittadini sono un ostacolo per l’economia. Per esempio, i Paesi del nord Europa hanno governi che combattono le disuguaglianze e anche per questo sono diventati tra i Paesi più ricchi del mondo.

Per creare sviluppo, infatti, è necessario che la produzione riguardi ogni tipo di bene, e non solo quelli di lusso che si possono permettere in pochi. Inoltre, in una società ingiusta chi nasce povero non avrà la possibilità di migliorare la sua vita e probabilmente resterà povero per sempre.

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Quali sono i traguardi dell’Obiettivo 10?

  • ottenere che in ogni Paese il reddito dei più poveri cresca più velocemente di quello medio.
  • fare in modo che tutti partecipino alla vita del Paese, senza distinzione di reddito, età, sesso, religione, origine geografica.
  • abolire tutte le leggi che mantengono differenze tra i cittadini.
  • assicurare che tutti abbiano le stesse possibilità di studio e di lavoro.
  • creare norme fiscali che facciano pagare le tasse soprattutto ai più ricchi.

 

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post: