L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 13 – fermare il riscaldamento globale

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come ci accorgiamo del cambiamento climatico?

 L’atmosfera che circonda la Terra sta aumentando la sua temperatura. Questo provoca nelle varie parti del pianeta fenomeni meteorologici che, pur essendo opposti, fanno parte di un unico grande cambiamento climatico.

Per esempio, in molte zone stanno aumentando la desertificazione, cioè l’avanzata del deserto, e i lunghi periodi di siccità; allo stesso tempo, in altre zone stanno verificandosi sempre più spesso piogge violentissime, alluvioni, uragani.

E’ proprio l’eccessivo riscaldamento dell’acqua superficiale degli oceani a dare forza agli uragani, chiamati anche cicloni tropicali perché fino ad ora si sono formati quasi soltanto nella zona tra i due Tropici. Ma oggi, per il riscaldamento del clima, stanno avvenendo anche in mari della zona temperata, come il Mar Mediterraneo.

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Quali sono i pericoli dell’aumento di temperatura?

L’aumento della temperatura, aggravato dal diboscamento e dallo sfruttamento eccessivo dei terreni e delle riserve d’acqua, rappresenta una grave minaccia per l’agricoltura.

Oggi circa mezzo miliardo di persone vive in zone che si stanno desertificando; in altre zone sono le inondazioni a rendere i terreni non più coltivabili.  Tutto ciò ha gravi conseguenze sulla quantità di risorse alimentari del pianeta, soprattutto nei Paesi che sono tra i più poveri del mondo; anche i prezzi dei cibi aumenteranno.

Un’altra conseguenza della diminuzione di prodotti agricoli è l’aumento del numero di migranti, che si spostano verso zone più ricche: dal centro e sud America verso il nord America e dall’Africa verso l’Europa.

Un grave pericolo è anche l’innalzamento del livello dei mari a causa dello scioglimento dei ghiacciai al Polo Nord e al Polo Sud.

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Cosa fare per fermare l’aumento della temperatura?

Non c’è una sola soluzione: ci sono molte cose che si possono fare, ma vanno fatte presto e tutte insieme.

Piantare nuove foreste è una di queste, ma è importante anche agire sui nostri comportamenti alimentari.

Nei paesi ricchi il consumo di carne è altissimo e in continua crescita. Sappiamo però che i grandi allevamenti producono emissioni di metano, uno dei principali gas che va a creare l’effetto serra* sul nostro pianeta. Inoltre, l’abbattimento delle foreste per lasciare spazio a terreni dove coltivare il cibo per i bovini produce un aumento della quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.  Se quei terreni venissero coltivati a cereali e verdure si potrebbero nutrire più persone sul pianeta. Quindi, una strategia consigliata è quella di mangiare meno carne e diventare un po’ più vegetariani.

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I traguardi dell’Obiettivo 13

Per combattere il cambiamento climatico e limitarne le conseguenze l’Obiettivo 13 propone ai governi e alla comunità internazionale di

  • mettere in atto tutte le misure possibili per fermare l’aumento delle temperature, nel campo dell’alimentazione, dei trasporti, del consumo di energia, della conservazione degli spazi verdi.
  • rafforzare la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali.
  • migliorare l’istruzione, le conoscenze e la capacità di persone e istituzioni sull’argomento del cambiamento climatico.
  • aiutare finanziariamente i Paesi più poveri a trovare soluzioni e affrontare le conseguenze del cambiamento climatico.

 

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post:

 

 

 

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 15 – proteggere la vita sulla Terra e la biodiversità

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sapete che cos’è la biodiversità?

Forse avete già capito il significato della parola: bio significa vita e diversità è l’insieme delle differenze.

La biodiversità di un territorio è infatti la varietà di specie vegetali e animali che ci vivono. Più queste specie sono numerose, più la biodiversità è ricca. Invece, la diminuzione del numero di specie è chiamata perdita di biodiversità.

Finora, la scienza ha studiato e registrato sulla superficie terrestre e negli oceani  circa due milioni di specie di piante e animali, ma si pensa che quelle esistenti sul pianeta possano essere molte di più: il numero esatto naturalmente non possiamo saperlo, ma si pensa siano diversi milioni, forse più di una decina di milioni. La maggior parte di queste specie, quindi, è ancora sconosciuta.

Fotografia di David Liittschwager, National Geographic
Fotografia di David Liittschwager, National Geographic

La storia del dodo

Il dodo era un uccello che abitava in un’isola africana (Mauritius). Era incapace di volare perché aveva un corpo pesante e ali molto piccole. Poco tempo dopo l’arrivo dei coloni europei, nel XVII secolo, il dodo si estinse, ovvero scomparve come specie. Sembra che la sua carne non fosse buona da mangiare, ma le sue uova sì, e i coloni ne erano golosi. Inoltre l’intenso diboscamento aveva cambiato il suo habitat, cioè l’ambiente in cui viveva, e lui non fu più in grado di riprodursi.

Così, del dodo ora abbiamo solo una ricostruzione sulla base degli scheletri che sono stati ritrovati.

Il dodo, ricostruito al Museo di Storia Naturale di Parigi
Il dodo, ricostruito al Museo di Storia Naturale di Parigi

Un altro esempio è quello del silfio, una pianta medicinale efficace contro molte malattie.  Era coltivata in NordAfrica e veniva molto usata al tempo dei Romani. Nel I secolo d.C. però scomparve, probabilmente perché il clima era diventato più secco. Ecco il disegno della ferula, una pianta che si ritiene sia molto simile all’antico silfio.

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Ma molte piante e molti animali sono scomparsi prima ancora che siano stati catalogati o anche che gli storici ne abbiano parlato. E questo è avvenuto soprattutto negli ultimi anni.

Uno scienziato americano, Boris Worm, ha detto:

Le informazioni che otteniamo quando scopriamo delle specie nuove fanno parte della biblioteca della natura, ed è come se noi avessimo decifrato appena i primi 10 libri. Stiamo buttando via il resto, senza nemmeno aver avuto la possibilità di dargli un’occhiata.

Che cosa attacca la biodiversità?

Purtroppo sono tantissime le azioni dell’uomo che diminuiscono la biodiversità.

Abbattere gli alberi è una di queste.  In molte parti del mondo, infatti, la maggior parte  delle antiche foreste non esiste più.  Nel corso dei millenni, gli esseri umani hanno diboscato grandi parti di territorio, sia per far posto a città, villaggi, strade e campi coltivabili,  sia per ricavare legname da costruzione o da ardere.

Il problema si è aggravato soprattutto nell’ultimo secolo. Oggi vengono abbattuti soprattutto gli alberi delle foreste equatoriali: si è calcolato che ogni anno si perde una superficie verde grande più di un terzo dell’Italia. Difficilmente poi altri alberi ricrescono in queste zone:  il terreno, non più protetto dalle fronde, viene colpito continuamente dalla pioggia e dai raggi del sole, perdendo così la sua fertilità.

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I traguardi dell’Obiettivo 15

L’Agenda 2030 ha perciò stabilito diversi traguardi da raggiungere:

  • arrestare la deforestazione e aumentare il rimboschimento
  • arrestare la distruzione della biodiversità e proteggere le specie a rischio di estinzione
  • mettere fine al bracconaggio, cioè alla caccia illegale, e al commercio del legname protetto, cioè quello che è vietato abbattere
  • fare in modo che i governi mettano la protezione della biodiversità nei loro progetti nazionali e locali
  • aiutare i Paesi più poveri a conservare le proprie foreste.

Se volete saperne di più sull’Agenda 2030 potete visitare questo post

oppure leggere i post che riguardano:

Qui invece trovate il link a un video in cui Eniscuolachannel racconta la biodiversità insieme ai bambini di una primaria di San Donato Milanese.

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: l’Orto Botanico di Padova

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l’Orto Botanico di Padova è il più antico giardino botanico del mondo.

Venne infatti creato nel 1545 e da allora, anche se con modifiche e ampliamenti, è sempre rimasto attivo nello stesso luogo. Dal 1997 fa parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, perché ha rappresentato un modello per tutti i giardini botanici d’Italia e del mondo.

In origine era chiamato ‘Giardino dei Semplici’, perché era nato come luogo dove coltivare le erbe curative, un tempo definite semplici, alla base dell’antica medicina.

Allora l’Orto Botanico racchiudeva un vero tesoro perché le piante e i medicinali che se ne ricavavano erano beni davvero preziosi, di alto valore. Perciò i furti erano molto frequenti, nonostante i ladri fossero soggetti a pene severe, come il carcere per lunghi periodi o addirittura l’esilio.

Per proteggere le piante fu quindi progettato e costruito un alto muro di recinzione, più facile da difendere e controllare, dalla forma circolare che si è mantenuta fino a oggi. Nel corso dei secoli, grazie a questo orto, vennero introdotte piante prima sconosciute in Italia, come il girasole, la magnolia, il gelsomino e anche la patata.

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Oggi ospita 3500 specie differenti di piante suddivise in grandi aiuole intorno a una  vasca di acqua tiepida, proveniente dal sottosuolo, dove crescono le piante acquatiche.

Nell’orto botanico sono presenti anche alcuni alberi storici, molto importanti per età e dimensioni. Tra questi, il più antico (1585) è la Palma di Goethe, protetta da una serra alta a forma di ottagono. E’ chiamata così perché il poeta tedesco Goethe, vissuto nel XVIII secolo, la prese come spunto per le sue riflessioni sull’evoluzione delle piante.

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E’ invece del 1828 il bellissimo Cedro dell’Himalaya, una pianta delicata che ha bisogno di continua attenzione: ha infatti sofferto per i cambiamenti della rete idrica nel sottosuolo a causa delle nuove costruzioni nella zona.

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La parte più recente dell’Orto Botanico di Padova è costituita dal Giardino della Biodiversità. Si tratta di un’enorme serra costruita con le più moderne tecnologie, che ospita 1300 piante dei diversi ambienti della Terra, dai più umidi ai più aridi, ricostruiti in sezioni separate.

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Il Giardino è alimentato a energia solare con pannelli fotovoltaici e tutta la struttura è regolata da un sofisticato sistema computerizzato. L’acqua utilizzata proviene dalle precipitazioni, raccolte in una grande vasca che ha anche funzioni di depurazione e controllo, e da un pozzo artesiano profondo centinaia di metri. Le vetrate, che si aprono e chiudono autonomamente per regolare il calore e l’umidità all’interno della serra, sono ricoperte da una pellicola in grado anche di assorbire l’inquinamento atmosferico.

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Per l’insegnante:

qui un post su fare l’orto a scuola.

Ada Lovelace

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volete conoscere la storia di Ada Lovelace?

Ada nacque in Inghilterra nel 1815, circa due secoli fa, quindi. Suo padre era un famoso poeta, Lord Byron, ma la piccola Ada crebbe solo con sua madre, Annabella, che invece era una bravissima matematica.

Ada era una bambina molto precoce e sua madre la spinse a studiare le scienze. Dato che il marito poeta l’aveva abbandonata pochi mesi dopo la nascita della figlia, Annabella non voleva che Ada seguisse le orme paterne e si dedicasse alla letteratura.

Comunque la matematica e le scienze ad Ada piacevano moltissimo e, fin da piccola, studiò geometria e algebra e fece molti esperimenti scientifici. Per esempio, studiò il volo degli uccelli e progettò anche delle macchine volanti.

Quando diventò una giovane donna conobbe uno scienziato, che si chiamava Charles Babbage. I suoi studi interessavano moltissimo Ada: stava infatti progettando una macchina che poteva fare calcoli da sola, senza l’intervento della mente umana.  Ada cominciò così a collaborare con Charles e l’aiutò a inventare quello che è stato considerato (l’avrete già immaginato…) l’antenato del computer!

Ma l’immaginazione di Ada andò oltre una ‘semplice’ macchina da calcolo, perché arrivò a concepire funzioni ancora più vicine a quelle di un moderno computer, come la possibilità di scrivere o di fare musica.

Purtroppo Ada fu colpita da una grave malattia e morì ancora molto giovane: aveva 37 anni.

Per ricordarla, negli Stati Uniti è stato dato il suo nome a un linguaggio dei sistemi informatici, mentre  in Inghilterra, in suo onore, è stato istituito un premio per studentesse di informatica.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 14 – proteggere le acque marine

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come sapete, le acque del mare coprono la maggior parte (circa il 70%) della superficie terrestre.

Sono come un grande sistema respiratorio per tutto il pianeta: producono ossigeno per l’atmosfera, assorbono anidride carbonica e riciclano i rifiuti organici (piante, animali) nella catena alimentare. Inoltre, mari e oceani regolano il clima, assorbendo calore d’estate e restituendolo d’inverno: in questo modo fanno sì che il pianeta sia luogo ideale per la vita della specie umana e degli altri esseri viventi. La salute delle acque marine è perciò indispensabile per un futuro sostenibile della Terra.

Le enormi masse d’acqua degli oceani sono state considerate fino a pochi anni fa una risorsa infinita e inesauribile. Alle varie profondità vivono circa 250 000 specie animali che gli scienziati conoscono, ma ce ne sono ancora alcuni milioni completamente sconosciute.

Ma le attività degli uomini stanno creando sempre più problemi. Vediamone alcuni.

Riscaldamento

Molti studi scientifici hanno scoperto che il riscaldamento dell’atmosfera, provocato dall’inquinamento, è stato assorbito soprattutto dagli oceani. Questo ha provocato un forte aumento della temperatura delle acque marine con gravi conseguenze per gli ecosistemi e la fauna acquatica: per esempio, nel nostro emisfero alcune specie si sono estinte e altre hanno dovuto migrare verso nord, dove ci sono acque più fresche.

Ma non solo: l’aumento della temperatura dell’acqua provoca più uragani. Un uragano si alimenta infatti con il calore che incontra sulla superficie del mare, raccogliendo maggiore umidità e rinforzando così i propri effetti distruttivi.

All’interno dei cambiamenti climatici, atmosfera e acque oceaniche fanno perciò parte di un unico indivisibile sistema.

Pesca eccessiva

Un altro grosso pericolo è dato dalla pesca eccessiva (conosciuta con il termine inglese di overfishing). Quando si pesca troppo in acque poco profonde si rischia di esaurire la fauna marina, soprattutto perché si pescano anche i pesci piccoli e non si lascia il tempo necessario per la riproduzione.

Plastica

Un problema ancora maggiore è dato dai miliardi di oggetti di plastica dispersi nel mare. Particolarmente pericolose sono le microplastiche: sono i frammenti di plastica più piccoli di 2 millimetri che vengono ingerite dalle diverse specie marine, entrando direttamente nella catena alimentare fino a noi.

Immensi accumuli di plastica sono poi concentrati nelle diverse ‘isole’ di spazzatura presenti in tutti gli oceani: la più grande isola di spazzatura, estesa per chilometri e chilometri quadrati, si trova nell’Oceano Pacifico, a nord dell’arcipelago delle Hawaii.

I traguardi dell’Obiettivo 14

L’Agenda 2030 ha perciò stabilito diversi traguardi da raggiungere:

  • ridurre l’inquinamento marino, anche proveniente dalla terraferma;
  • regolare la pesca, dicendo STOP a quella eccessiva e anche a quella illegale, in modo da ricostituire le riserve di pesce;
  • aiutare invece i piccoli pescatori locali;
  • aumentare la ricerca scientifica sui problemi del mare;
  • creare aree marine protette su almeno il 10% delle zone costiere.

Per gli insegnanti

Potete avere altre informazioni sull’Agenda 2030 qui.

Qui invece potete trovare la proposta di una classe capovolta sull’Obiettivo 14.

Potete invece leggere gli altri Obiettivi ai link seguenti

Marie Curie

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questa è la storia di una grande scienziata.

Maria era una ragazza che amava molto studiare. Era nata nel 1867 a Varsavia, in Polonia, ma in quel periodo nel suo Paese le donne non potevano continuare gli studi fino all’università.

Perciò, dopo aver fatto l’istitutrice per alcuni anni, si trasferì a Parigi, in Francia, dove viveva sua sorella e dove poté iscriversi alla Sorbona, la più importante università della città.

A Parigi il suo nome diventò Marie e conobbe suo marito. Insieme cominciarono a lavorare in laboratorio, facendo ricerca sui alcuni materiali che avevano delle caratteristiche particolari. Scoprirono così il radio e anche il polonio, un altro materiale radioattivo a cui diedero il nome del Paese d’origine di Marie, la Polonia. Per queste ricerche ottennero il Premio Nobel per la fisica, nel 1903.

Quando suo marito morì per un incidente (pensate: fu investito da una carrozza a cavalli, un incidente che in quell’epoca era molto frequente nelle strade di città) Marie lo sostituì come insegnante all’università.

Fondò poi l’Istituto Curie, uno dei più importanti centri diricerca e di cura francesi. Nel 1911 Marie ottenne il secondo Premio Nobel, questa volta per la chimica: ormai era diventata famosa in tutto il mondo.

Durante la prima guerra mondiale Marie attrezzò un furgone con macchinari per fare radiografie e aiutare così a curare i soldati feriti in battaglia.

Marie morì nel 1934, per una malattia contratta a causa delle lunghe esposizioni a materiali radioattivi. Ancora oggi, i suoi oggetti, come i suoi appunti di lavoro e anche i ricettari di cucina, sono considerati molto pericolosi e possono essere maneggiati solo mettendo delle protezioni in piombo.

 

In copertina la foto di Marie Curie con le sue due figlie.

Trotula de Ruggiero

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la storia di oggi parla di una giovane donna che visse molti e molti anni fa.

Circa un millennio fa, viveva a Salerno una ragazza di nome Trotula che amava molto studiare. Nella sua città c’era una delle prime università del mondo che era anche la più importante scuola di medicina d’Italia: la Scuola Medica Salernitana.

Era una scuola molto all’avanguardia per quei tempi: si studiava tutto quello che riguardava il corpo umano e ciò che serviva per guarirlo, come, per esempio, la chirurgia e l’erboristeria. Si traducevano anche i trattati degli  scienziati dell’antica Grecia, che erano stati dimenticati per secoli.  Al contrario di altre scuole di quel tempo la Scuola Medica Salernitana accoglieva volentieri anche le ragazze.

Trotula decise allora di diventare una dottoressa. Studiò medicina e anche legge e filosofia. Diventò presto una dei migliori del suo corso. Quando iniziò a lavorare decise di specializzarsi nella cura delle donne: voleva aiutarle ad avere buone gravidanze e a crescere bene i loro bambini.

Trotula scrisse anche dei libri sulle sue esperienze, dove raccolse molti suggerimenti medici e di cure con le erbe.

Non si occupò solo di malattie, ma diede anche consigli per vivere con maggior benessere. Scrisse ricette per fare creme per la pelle e oli per i capelli, parlò dell’importanza della pulizia e suggerì di fare bagni turchi e massaggi.

Tutto questo non era considerato un argomento frivolo: Trotula pensava infatti che la bellezza del corpo fosse il risultato dell’armonia con la natura.

Per molti anni si credette che i libri di Trotula fossero scritti da un uomo: allora non sembrava possibile che una donna potesse scrivere così bene e approfonditamente di medicina. Oggi, grazie alle ricerche di studiosi spagnoli e italiani, sappiamo invece che è stata proprio Trotula a scrivere quei libri fondamentali per la salute delle donne.