La Giornata Mondiale della Terra spiegata ai bambini

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ogni anno il 22 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Terra (in inglese Earth Day).

Quest’anno, il 2020, è davvero un anniversario importante, perché si tratta del 50° compleanno di questa giornata.

I movimenti ambientalisti del secolo scorso

Infatti, questa giornata venne istituita proprio nel 1970. In quegli anni stavano nascendo molti movimenti ambientalisti: mai prima di allora c’erano state tante persone (soprattutto giovani) che si preoccupavano del futuro del nostro pianeta, sempre più popolato, sempre più sfruttato e sempre più inquinato.

Molti di essi, già 50 anni fa dicevano le cose di cui parlano i movimenti ambientalisti di oggi, come quello creato dalla ragazzina svedese Greta Thunberg. Si parlava già di cambiamenti climatici, di crisi idrica (cioè dell’acqua), di deforestazione, di troppa plastica, ecc.

Per esempio, già negli anni Sessanta del secolo scorso erano nati negli Stati Uniti d’America molti gruppi di giovani che si definivano Figli dei Fiori e che valutavano molto importante occuparsi dell’ambiente e tornare a uno stile di vita più vicino alla natura.

Anche molti scienziati cominciavano a far conoscere alla gente i pericoli dell’inquinamento, dovuto soprattutto a uno sviluppo industriale che sfruttava le risorse del pianeta (acqua, aria, minerali, foreste, suolo, ec.) senza preoccuparsi degli effetti negativi che ne sarebbero seguiti.

Oggi ben conosciamo questi pericoli, anche se ancora moltissimi problemi non sono stati risolti. Ma negli anni che seguirono la seconda guerra mondiale la maggior parte delle persone non credeva che il mondo potesse peggiorare: erano certi che le risorse non si sarebbero mai esaurite, che il futuro sarebbe stato sempre più industrializzato e luminoso, che la scienza avrebbe risolto ogni possibile problema.

Nel 1969, le coste della California, lo Stato americano affacciato sull’Oceano Pacifico, furono invase dal petrolio uscito per un incidente dai pozzi petroliferi in alto mare (chiamati in inglese pozzi off shore). Questo aveva mobilitato l’opinione pubblica, cioè il pensiero di molta gente, che prima non si era mai occupata di questi problemi.

Così, nel 1970 milioni di persone si riunirono attorno a un senatore del Parlamento americano chiedendo più attenzione al nostro pianeta. Il movimento si allargò poi anche ad altri Paesi e l’ONU (l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che raggruppa praticamente tutti gli Stati del mondo) decise perciò di creare la Giornata Mondiale della Terra.

Come possiamo oggi aiutare la Terra?

Oggi siamo tutti più consapevoli del fatto che il futuro è anche nelle nostre mani e sappiamo che dobbiamo agire per aver cura del nostro pianeta e dei suoi abitanti, animali e piante compresi.

Anche voi potete fare la differenza. Per esempio dovete:

  • riciclare, facendo la raccolta differenziata,
  • non sprecare l’acqua,
  • usare meno oggetti di plastica (come i giocattoli), preferendo quelli di legno o di altri materiali naturali,
  • mangiare il più possibile alimenti a km 0, cioè prodotti vicino a te, evitando così di inquinare con i trasporti,
  • utilizzare la bici e i mezzi pubblici invece dell’automobile,
  • usare prodotti ecologici per la pulizia della casa e della vostra persona,
  • parlare di questi argomenti in famiglia e con gli amici.

L’importanza delle api

Quest’anno Google, il più grande motore di ricerca per Internet, ha scelto di festeggiare la Giornata della Terra con un’ape come simbolo. Vuole infatti dare importanza a questi piccoli insetti che contribuiscono a mantenere in vita due terzi delle colture del pianeta e, grazie al loro lavoro di impollinazione, garantiscono un terzo della produzione mondiale di cibo.

Screenshot 2020-04-22 14.52.03Questo è il link per giocare con la piccola apina di Google.

 

In questo articolo puoi leggere l’impegno dell’ONU per il pianeta attraverso gli Obiettivi dell’Agenda 2030.

 

 

 

 

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 17 – favorire la collaborazione tra i Paesi

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l’Obiettivo 17 è quello conclusivo, perché invita a sviluppare tutti i mezzi necessari per realizzare gli altri Obiettivi dell’Agenda 2030 e a rafforzare la collaborazione fra Paesi e con le organizzazioni internazionali.

Nessun Paese, infatti, può raggiungere lo sviluppo sostenibile da solo. Ogni Paese è collegato ad altri: per il commercio di prodotti agricoli e industriali, per le scoperte della scienza e della tecnologia, per il turismo, per gli spostamenti di persone in cerca di lavoro.

In particolare, per ridurre le disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo è indispensabile aiutare i Paesi meno avanzati a raggiungere tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030, in modo da unire lo sviluppo economico alla salvaguardia dell’ambiente.

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Come si può migliorare la collaborazione tra i Paesi del mondo?

Il commercio internazionale è uno degli strumenti più importanti per equilibrare i rapporti tra le varie parti del mondo. Ci sono infatti Paesi che hanno risorse naturali che non sono disponibili in altre zone del pianeta e vengono quindi esportate in altri Paesi.  Ma perché tutti possano trarre vantaggi da questo commercio è indispensabile che siano fissate delle regole giuste, che non favoriscano soltanto i Paesi più ricchi (e quindi più forti nelle contrattazioni). Per aiutare i Paesi poveri, per esempio, è importante che si faciliti il commercio dei loro prodotti non facendo pagare delle tasse aggiuntive (chiamate dazi doganali).

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Un’altra strada per ridurre le disuguaglianze tra Paesi è la condivisione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche più avanzate e sostenibili, cioè compatibili con l’ambiente. In questo modo saranno possibili grandi miglioramenti nella vita e nel lavoro delle persone, per esempio nel campo del consumo di energia o in quello della comunicazione.

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Che cosa devono fare i Paesi ricchi?

Per raggiungere gli obiettivi e così migliorare le condizioni di vita soprattutto degli abitanti dei Paesi più poveri sono necessari investimenti di denaro. Molti Paesi ricchi già da tempo contribuiscono con una parte del proprio reddito nazionale (PIL, cioè Prodotto Interno Lordo). Questi finanziamenti sono chiamati aiuti allo sviluppo.

Grazie all’Agenda, questi Paesi si sono impegnati ad aumentare progressivamente queste somme, per arrivare, nel 2030, a donare lo 0,7% del proprio PIL. Oggi solo pochi Paesi hanno già raggiunto questa percentuale: la Svezia, prima di tutti, che dona l’1,4% del suo PIL, seguita da Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo. Sono però molto importanti anche i contributi delle organizzazioni internazionali e delle singole persone o aziende.

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I traguardi dell’Obiettivo 17

I Paesi che partecipano all’Agenda 2030 hanno perciò deciso di:

  • stendere propri piani nazionali per raggiungere gli Obiettivi Globali entro il 2030; ogni Paese deve scegliere quali sono i problemi più urgenti da risolvere per la propria società.
  • garantire che ogni Paese impegni le proprie risorse e che i Paesi sviluppati sostengano quelli meno sviluppati.
  • creare leggi coerenti: per esempio, non si possono creare delle regole per la protezione delle risorse naturali e, al tempo stesso, permetterne lo sfruttamento.
  • condividere le scoperte scientifiche e diffondere le innovazioni, a condizioni favorevoli (cioè a basso costo) per i Paesi più poveri.
  • aiutare i Paesi più poveri a raccogliere dati statistici sulla loro economia e la loro società.
  • favorire il commercio.

Qui trovi il post su un’importante via commerciale internazionale, la Via della Seta.

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post:

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 10 – ridurre le disuguaglianze

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in tutti i Paesi del mondo ci sono persone ricche e persone povere.

Ma negli Stati meglio governati le differenze tra i modi di vivere di queste due gruppi di persone non sono molto grandi, grazie al sistema delle tasse e alla presenza di servizi sociali e sanitari disponibili per tutti.

Invece, in alcuni Paesi le differenze sono davvero enormi. Pochi ricchi possiedono immense fortune e moltissime famiglie povere fanno fatica a sopravvivere e non sono garantite nemmeno dai servizi di base.

Si è calcolato che l’1% della popolazione mondiale possiede circa la metà della ricchezza totale del pianeta, mentre 3 miliardi e ottocentomila persone (quasi metà della popolazione attuale) ne possiedono solo lo 0,4%.

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Photo by James Frid on Pexels.com

Quali sono le differenze geografiche?

A volte ci sono grandi disuguaglianze anche tra le diverse zone di uno stesso Paese, dove ci sono regioni più ricche e con una buona rete di servizi sociali, e regioni più povere, quasi abbandonate dal governo centrale.

Differenze ci sono spesso anche tra città e campagna. In alcuni Paesi infatti, le zone rurali, cioè di campagna, hanno difficoltà a comunicare con la città più vicina, perché mancano le strade oppure sono impraticabili per alcuni periodi dell’anno. Quindi sono più rari i commerci, scuole e ospedali sono difficili da raggiungere e anche gli aiuti arrivano con difficoltà.

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Purtroppo, i dati raccolti dalle organizzazioni internazionali mostrano che queste disuguaglianze, invece di diminuire, in molte parti del mondo stanno aumentando.

Uno dei simboli materiali più efficaci sono i muri che vengono costruiti per difendere le aree più ricche dall’immigrazione. Ci sono anche muri che dividono zone di una stessa città. Se un bambino nasce dalla parte ricca del muro avrà la possibilità di crescere con una buona alimentazione, ogni cura medica, giocattoli, libri e tecnologia, seguirà buone scuole, farà vacanze al mare o in montagna. Se invece nascerà dalla parte povera del muro giocherà in strade non asfaltate, seguirà i pochi anni di scuola che gli serviranno per imparare a leggere e scrivere, non potrà avere cure e cibo di qualità, né altre comodità. Pur abitando nello stesso Paese, nella stessa città, in quartieri confinanti, questi due bambini avranno vite molto differenti, come se vivessero in parti del mondo lontanissime tra loro.

Perché è importante diminuire le disuguaglianze?

 Ridurre le disuguaglianze non è importante solo per creare società più giuste. Molti studi dimostrano che è una necessità: troppo grandi differenze sociali tra i cittadini sono un ostacolo per l’economia. Per esempio, i Paesi del nord Europa hanno governi che combattono le disuguaglianze e anche per questo sono diventati tra i Paesi più ricchi del mondo.

Per creare sviluppo, infatti, è necessario che la produzione riguardi ogni tipo di bene, e non solo quelli di lusso che si possono permettere in pochi. Inoltre, in una società ingiusta chi nasce povero non avrà la possibilità di migliorare la sua vita e probabilmente resterà povero per sempre.

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Quali sono i traguardi dell’Obiettivo 10?

  • ottenere che in ogni Paese il reddito dei più poveri cresca più velocemente di quello medio.
  • fare in modo che tutti partecipino alla vita del Paese, senza distinzione di reddito, età, sesso, religione, origine geografica.
  • abolire tutte le leggi che mantengono differenze tra i cittadini.
  • assicurare che tutti abbiano le stesse possibilità di studio e di lavoro.
  • creare norme fiscali che facciano pagare le tasse soprattutto ai più ricchi.

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post:

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 13 – fermare il riscaldamento globale

Screenshot 2018-03-16 11.38.43 come ci accorgiamo del cambiamento climatico?  L’atmosfera che circonda la Terra sta aumentando la sua temperatura. Questo provoca nelle varie parti del pianeta fenomeni meteorologici che, pur essendo opposti, fanno parte di un unico grande cambiamento climatico. Per esempio, in molte zone stanno aumentando la desertificazione, cioè l’avanzata del deserto, e i lunghi periodi di siccità; allo stesso tempo, in altre zone stanno verificandosi sempre più spesso piogge violentissime, alluvioni, uragani. E’ proprio l’eccessivo riscaldamento dell’acqua superficiale degli oceani a dare forza agli uragani, chiamati anche cicloni tropicali perché fino ad ora si sono formati quasi soltanto nella zona tra i due Tropici. Ma oggi, per il riscaldamento del clima, stanno avvenendo anche in mari della zona temperata, come il Mar Mediterraneo. Screenshot 2019-09-17 17.24.20

Quali sono i pericoli dell’aumento di temperatura?

L’aumento della temperatura, aggravato dal diboscamento e dallo sfruttamento eccessivo dei terreni e delle riserve d’acqua, rappresenta una grave minaccia per l’agricoltura. Oggi circa mezzo miliardo di persone vive in zone che si stanno desertificando; in altre zone sono le inondazioni a rendere i terreni non più coltivabili.  Tutto ciò ha gravi conseguenze sulla quantità di risorse alimentari del pianeta, soprattutto nei Paesi che sono tra i più poveri del mondo; anche i prezzi dei cibi aumenteranno. Un’altra conseguenza della diminuzione di prodotti agricoli è l’aumento del numero di migranti, che si spostano verso zone più ricche: dal centro e sud America verso il nord America e dall’Africa verso l’Europa. Un grave pericolo è anche l’innalzamento del livello dei mari a causa dello scioglimento dei ghiacciai al Polo Nord e al Polo Sud. Screenshot 2019-09-17 17.27.29.png

Cosa fare per fermare l’aumento della temperatura?

Non c’è una sola soluzione: ci sono molte cose che si possono fare, ma vanno fatte presto e tutte insieme. Piantare nuove foreste è una di queste, ma è importante anche agire sui nostri comportamenti alimentari. Nei paesi ricchi il consumo di carne è altissimo e in continua crescita. Sappiamo però che i grandi allevamenti producono emissioni di metano, uno dei principali gas che va a creare l’effetto serra* sul nostro pianeta. Inoltre, l’abbattimento delle foreste per lasciare spazio a terreni dove coltivare il cibo per i bovini produce un aumento della quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.  Se quei terreni venissero coltivati a cereali e verdure si potrebbero nutrire più persone sul pianeta. Quindi, una strategia consigliata è quella di mangiare meno carne e diventare un po’ più vegetariani. Screenshot 2019-09-17 17.34.23

I traguardi dell’Obiettivo 13

Per combattere il cambiamento climatico e limitarne le conseguenze l’Obiettivo 13 propone ai governi e alla comunità internazionale di
  • mettere in atto tutte le misure possibili per fermare l’aumento delle temperature, nel campo dell’alimentazione, dei trasporti, del consumo di energia, della conservazione degli spazi verdi.
  • rafforzare la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali.
  • migliorare l’istruzione, le conoscenze e la capacità di persone e istituzioni sull’argomento del cambiamento climatico.
  • aiutare finanziariamente i Paesi più poveri a trovare soluzioni e affrontare le conseguenze del cambiamento climatico.
Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post:

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 6 – garantire a tutti acqua per bere e per lavarsi

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vi sembra certamente una cosa naturale aprire un rubinetto da cui scende l’acqua potabile per bere e cucinare, avere a disposizione tutta l’acqua che si vuole per lavarsi e utilizzare i servizi igienici,  magari andare a lezione di nuoto in una bella piscina comunale…

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Ma forse non sapete che questi diritti per moltissime persone nel mondo sono un obiettivo ancora lontano da raggiungere.

I dati

Proviamo a leggere alcuni dati:

• oltre il 40% della popolazione mondiale ha problemi di scarsità d’acqua;

• oltre 1,7 miliardi di persone vivono vicino a fiumi dove si preleva più acqua di quanta se ne riformi naturalmente;

• almeno 2,4 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienici;

• ogni anno milioni di persone, in gran parte bambini, muoiono per malattie causate dalla mancanza di acqua potabile o di igiene e pulizia.

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Quali sono le cause?

La Terra possiede sufficiente acqua potabile per dissetare tutti i suoi abitanti, ma la disponibilità media continua a diminuire in modo preoccupante. Questo è legato a cause diverse:

• il continuo aumento della popolazione mondiale: ci sono circa 80 milioni di persone in più ogni anno;

• il sempre maggiore prelievo di acqua per la crescita di molte attività economiche: per esempio agricoltura, allevamento,  produzione di energia; può sembrare strano, ma il 70% dell’acqua dolce consumata nel mondo viene utilizzata per irrigare i campi coltivati;

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• in molti Paesi gli acquedotti e gli impianti di depurazione sono antiquati e poco efficienti;

• la temperatura del pianeta diventa sempre più alta e questo sta peggiorando la situazione delle zone che hanno un clima arido (che sono anche le zone più povere del mondo). Se vuoi saperne di più sul riscaldamento globale causato dall’effetto serra, qui è spiegato bene.

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Soluzioni che non funzionano

Per assicurarsi acqua a sufficienza, molti Paesi hanno deviato fiumi, costruito canali e dighe immense. Queste azioni sono magari riuscite a portare acqua alle piantagioni e a produrre elettricità, ma spesso con gravi danni per l’ambiente e togliendo acqua alle popolazioni locali. Senza contare che a volte sono nate delle vere e proprie guerre per l’acqua tra Paesi confinanti.

Photo by Alex Bracken from Pexels

Un’altra soluzione è la desalinizzazione dell’acqua del mare: sono però necessari impianti che costano molto e richiedono un grande consumo di energia. Se lo possono perciò permettere solo Paesi molto ricchi, come i Paesi produttori di petrolio.

Che cosa propone l’Obiettivo 6?

Sulla questione dell’acqua l’Obiettivo 6 propone diversi  traguardi da raggiungere entro il 2030:

  • garantire a tutti acqua potabile;
  • è necessario migliorare la qualità dell’acqua diminuendo l’inquinamento (discariche di rifiuti non controllate, sostanze chimiche pericolose nelle acque dei fiumi, gli scarichi urbani non depurati, ecc.);
  • è importante proteggere tutti gli ecosistemi legati all’acqua, come le montagne, le foreste, le paludi, i fiumi, i laghi, le acque sotterranee;
  • per aumentare la quantità d’acqua disponibile bisogna evitare gli sprechi, riciclarla quando è possibile, rendere più efficiente la distribuzione negli acquedotti;
  • è fondamentale insegnare alle comunità a gestire bene la propria acqua e ad adottare sane abitudini igieniche.

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Ecco le altre schede relative agli Obiettivi dell’Agenda 2030:

Questo invece il post che presenta ai ragazzi e alle ragazze il progetto dell’Agenda 2030.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 15 – proteggere la vita sulla Terra e la biodiversità

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sapete che cos’è la biodiversità?

Forse avete già capito il significato della parola: bio significa vita e diversità è l’insieme delle differenze.

La biodiversità di un territorio è infatti la varietà di specie vegetali e animali che ci vivono. Più queste specie sono numerose, più la biodiversità è ricca. Invece, la diminuzione del numero di specie è chiamata perdita di biodiversità.

Finora, la scienza ha studiato e registrato sulla superficie terrestre e negli oceani  circa due milioni di specie di piante e animali, ma si pensa che quelle esistenti sul pianeta possano essere molte di più: il numero esatto naturalmente non possiamo saperlo, ma si pensa siano diversi milioni, forse più di una decina di milioni. La maggior parte di queste specie, quindi, è ancora sconosciuta.

Fotografia di David Liittschwager, National Geographic
Fotografia di David Liittschwager, National Geographic

La storia del dodo

Il dodo era un uccello che abitava in un’isola africana (Mauritius). Era incapace di volare perché aveva un corpo pesante e ali molto piccole. Poco tempo dopo l’arrivo dei coloni europei, nel XVII secolo, il dodo si estinse, ovvero scomparve come specie. Sembra che la sua carne non fosse buona da mangiare, ma le sue uova sì, e i coloni ne erano golosi. Inoltre l’intenso diboscamento aveva cambiato il suo habitat, cioè l’ambiente in cui viveva, e lui non fu più in grado di riprodursi.

Così, del dodo ora abbiamo solo una ricostruzione sulla base degli scheletri che sono stati ritrovati.

Il dodo, ricostruito al Museo di Storia Naturale di Parigi
Il dodo, ricostruito al Museo di Storia Naturale di Parigi

Un altro esempio è quello del silfio, una pianta medicinale efficace contro molte malattie.  Era coltivata in NordAfrica e veniva molto usata al tempo dei Romani. Nel I secolo d.C. però scomparve, probabilmente perché il clima era diventato più secco. Ecco il disegno della ferula, una pianta che si ritiene sia molto simile all’antico silfio.

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Ma molte piante e molti animali sono scomparsi prima ancora che siano stati catalogati o anche che gli storici ne abbiano parlato. E questo è avvenuto soprattutto negli ultimi anni.

Uno scienziato americano, Boris Worm, ha detto:

Le informazioni che otteniamo quando scopriamo delle specie nuove fanno parte della biblioteca della natura, ed è come se noi avessimo decifrato appena i primi 10 libri. Stiamo buttando via il resto, senza nemmeno aver avuto la possibilità di dargli un’occhiata.

Che cosa attacca la biodiversità?

Purtroppo sono tantissime le azioni dell’uomo che diminuiscono la biodiversità.

Abbattere gli alberi è una di queste.  In molte parti del mondo, infatti, la maggior parte  delle antiche foreste non esiste più.  Nel corso dei millenni, gli esseri umani hanno diboscato grandi parti di territorio, sia per far posto a città, villaggi, strade e campi coltivabili,  sia per ricavare legname da costruzione o da ardere.

Il problema si è aggravato soprattutto nell’ultimo secolo. Oggi vengono abbattuti soprattutto gli alberi delle foreste equatoriali: si è calcolato che ogni anno si perde una superficie verde grande più di un terzo dell’Italia. Difficilmente poi altri alberi ricrescono in queste zone:  il terreno, non più protetto dalle fronde, viene colpito continuamente dalla pioggia e dai raggi del sole, perdendo così la sua fertilità.

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I traguardi dell’Obiettivo 15

L’Agenda 2030 ha perciò stabilito diversi traguardi da raggiungere:

  • arrestare la deforestazione e aumentare il rimboschimento
  • arrestare la distruzione della biodiversità e proteggere le specie a rischio di estinzione
  • mettere fine al bracconaggio, cioè alla caccia illegale, e al commercio del legname protetto, cioè quello che è vietato abbattere
  • fare in modo che i governi mettano la protezione della biodiversità nei loro progetti nazionali e locali
  • aiutare i Paesi più poveri a conservare le proprie foreste.

Se volete saperne di più sull’Agenda 2030 potete visitare questo post

oppure leggere i post che riguardano:

Questo il post di Progetto Ipazia sulla Giornata Mondiale della Terra.

Qui invece trovate il link a un video in cui Eniscuolachannel racconta la biodiversità insieme ai bambini di una primaria di San Donato Milanese.

Un forno a energia solare

Questo compito di realtà è rivolto a una classe quintascuola primaria.

Argomento:
Il progetto è finalizzato alla progettazione e realizzazione di un forno ad energia solare partendo dall’osservazione di un forno casalingo sia in termini di struttura sia di funzionamento.

Competenze coinvolte:
Permette di valutare competenze scientifico-tecnologiche attraverso riflessioni sull’energia, le sue trasformazioni e l’impatto ambientale delle stesse.
Il compito coinvolge competenze trasversali come le competenze comunicative , lo spirito di iniziativa, imparare ad imparare, le competenze sociali.
Qui  puoi scaricare e stampare una tabella delle competenze e delle abilità coinvolte durante questo lavoro.

Modalità:
L’attività può essere svolta individualmente o, preferibilmente, mediante attività di gruppo (massimo 4-5 bambini).

Fasi e tempi:
Il compito è diviso in tre fasi per una durata complessiva di 5-6 ore

Prima fase: cuocere al forno – 2 ore

Prima di entrare in modalità operativa è previsto un momento di confronto con gli alunni per presentare il lavoro, attivare le conoscenze pregresse, evidenziare le realtà in cui il prodotto da realizzare diventa uno strumento fondamentale per migliorare la vita quotidiana.

fornoSi parte da un’osservazione puntuale sulla struttura di un forno elettrico o a gas al fine di mettere in relazione struttura e funzionamento evidenziando i fenomeni sui passaggi di calore. Le osservazioni e le conclusioni vengono discusse e utilizzate per la scelta del modello di forno che verrà costruito.

 

Seconda fase: cosa serve – 1 ora

È il momento di programmare l’attività successiva riflettendo, in base alle istruzioni fornite nella terza fase, sui tipi di materiali che verranno utilizzati e stimando le quantità necessarie. Si possono, ad esempio, porre agli alunni domande simili a queste:

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♦ Quanti forni volete costruire?
………………………………………………….
♦ Quali materiali occorrono?
…………………………………………………..
………………………………………………….
♦ Dove potete procurarveli?
…………………………………………………..
…………………………………………………..

Terza fase: costruire il forno – 2 ore

È quella dedicata alla realizzazione del prodotto seguendo la procedura qui illustrata.

Per cominciare la  sperimentazione, le scatole per la pizza da asporto vanno bene.

♦ Per fare in modo che i raggi del Sole arrivino all’interno della scatola, ritagliare dal coperchio un’apertura larga quasi quanto il coperchio stesso. Non buttare via il ritaglio di cartone,  servirà più avanti.
♦ Prendere dei fogli di alluminio per alimenti da incollare su tutto l’interno della scatola. Con la pellicola trasparente chiudere la finestra sul coperchio; va applicata dall’esterno e fissata bene con il nastro adesivo.
♦ Prendere il pezzo di cartone ritagliato, coprire una faccia con l’alluminio e fissare un lato del cartone al coperchio della scatola tenendo il lato coperto verso l’interno. Questo sarà il riflettore.
♦ Il forno è pronto. Introdurre il cibo che si vuole scaldare, chiudere il coperchio
e rivolgere la scatola verso il sole. Alzare il riflettore e tenendolo sollevato con una cannuccia o un bastoncino.

In questa fase è messa alla prova la manualità degli alunni e la loro attenzione e precisione nella realizzazione dei singoli passaggi.
I forni realizzati possono essere utilizzati dagli alunni per riscaldare le loro merende e anche presentati e fatti utilizzare da altre classi della scuola.

Valutazione

Al termine del compito è presente una rubrica di autovalutazione finale, per far riflettere lo studente sul lavoro fatto. È un esempio di autobiografia cognitiva che potrà essere utilizzata per cogliere e valutare altri importanti aspetti: il senso attribuito dall’alunno al proprio lavoro; le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività, le emozioni o gli stati affettivi provati.
Qui invece, puoi scaricare e stampare una scheda per le osservazioni sistematiche durante lo svolgimento del compito.

Autobiografia cognitiva

◦ Che cosa ne pensi del lavoro che hai fatto?

  • Mi è piaciuto
  • Non mi è piaciuto
  • Non so

◦Pensi che sia stato utile costruire forni solari?

  • No

◦ Scrivi tre cose che hai imparato dall’attività che hai appena svolto e che potranno esserti utili in futuro per progettare, ricercare, organizzare.
1. …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
2. …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
3. ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
◦ Che cosa ti è piaciuto di più di questo lavoro? ………………………………………………………………………………………………………………………………
Perché? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
◦ Che cosa, invece, non ti è piaciuto? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Perché? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
◦ Hai lavorato più da solo o in gruppo? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
◦ Quali vantaggi o svantaggi hai incontrato? …………………………………………………………………………………………………………………………………….
◦ Scegli tre aggettivi che, secondo te, descrivono meglio l’attività che hai svolto:
divertente, impegnativa, noiosa, semplice, complessa, istruttiva, coinvolgente, inutile, utile, improduttiva
◦ Dai un voto all’attività: …………………………………………………………….


Per avere un’idea sui materiali da utilizzare puoi anche scaricare la scheda da stampare (dal sussidiario Pista! A ruota libera tra le discipline, edizioni Cetem).

Puoi trovare altri compiti di realtà di Progetto Ipazia qui, qui, qui, qui e qui.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 5 – conquistare la parità tra uomini e donne

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non so se vi siete mai fermati a pensarci, ma, tra le tante (purtroppo!) disuguaglianze che esistono sul nostro pianeta, una delle più diffuse e presenti in tutti i Paesi del mondo, anche se in modi e gravità differenti, è quella tra uomini e donne.

Esaminando i dati demografici ed economici, infatti, si è visto che nel mondo le donne superano gli uomini soltanto nella durata media della vita.  In tutti gli altri campi della vita sociale la popolazione femminile è svantaggiata.

Anche nei Paesi più avanzati (come quelli del nord Europa), dove molte leggi garantiscono pari diritti a uomini e donne, la popolazione femminile ha un po’ meno opportunità nel lavoro, nelle possibilità di guadagno e nei ruoli direttivi. Inoltre, quando una coppia decide di creare una famiglia, spesso è la donna che si fa carico dei figli, rinunciando anche a possibilità lavorative.

Ci sono poi Paesi dove la donna è proprio sottomessa all’uomo e non può decidere autonomamente della propria vita e del proprio futuro. In molte parti del mondo anche bambini e bambine hanno differenti prospettive di vita: ci sono società dove sembra inutile far studiare una ragazza e anche in campo sanitario a volte ha diritto a meno cure rispetto a un ragazzo. Anche nei tribunali, dove la legge dovrebbe essere uguale per tutti, a volte la testimonianza di una donna ha meno valore di quella di un uomo.

E così, leggendo i dati, vediamo che, per esempio:

  • il 70% dei poveri del mondo sono donne,
  • a parità di lavoro le donne guadagnano meno degli uomini,
  • le donne fanno in genere lavori meno qualificati,
  • moltissime donne forniscono servizi e lavoro non retribuiti, cioè pagati, (in famiglia o nelle attività familiari),
  • le donne in parlamento o a capo di un’azienda sono una minoranza.

I dati ci dicono anche che in molti Paesi:

  • le donne smettono di andare a scuola prima degli uomini,
  • hanno accesso a meno cure mediche,
  • anche se coltivano la terra non possono possederla,
  • non possono decidere del proprio futuro.

L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030, perciò, ha stabilito che nei prossimi anni queste situazioni devono cambiare, non solo per garantire i diritti delle donne, ma perché una reale uguaglianza tra uomini e donne (o ‘di genere’, come si definisce) porta a un miglioramento e a un progresso di tutta la società.

Così, gli Stati che hanno aderito all’Agenda 2030 hanno deciso di:

  • Mettere fine a tutti tipi di violenza contro le donne e le bambine.
  • Dare valore al lavoro delle donne in casa.
  • Incoraggiare le donne e le ragazze a partecipare alla vita politica ed economica.
  • Proteggere la salute delle donne.
  • Promuovere leggi che garantiscano alle donne la parità nelle proprietà, nei servizi finanziari, nelle eredità e nelle risorse naturali.

E voi, ragazze e ragazzi, che cosa pensate di questo argomento?

Se volete saperne di più sull’Agenda 2030 leggete questo post.

Questi invece sono post che parlano di altri obiettivi:

Ecco una scheda sul Paese che ha la più alta percentuale di donne in Parlamento: è un Paese africano, il Ruanda.

Scheda tratta da Mission 2030, Cetem.

Una flipped classroom sull’Obiettivo 14 – Agenda 2030

La scheda sull’obiettivo 14 dell’Agenda 2030, da presentare direttamente alla classe, rappresenta un ottimo punto di partenza per approfondire l’argomento in modalità “flipped”, cioè di classe capovolta.
In questo periodo l’attività di piccolo gruppo può essere sostituita da attività svolte singolarmente. Abbiamo, però, lasciato indicate entrambe le modalità di lavoro, scrivendo tra parentesi quelle di gruppo, per poter dare a ogni classe la possibilità di organizzarsi come riesce.

L’attività che proponiamo è rivolta a una classe quinta. Prevede alcune fasi di lavoro e richiede circa 5 ore di tempo per essere svolta interamente.

1a fase: leggere e analizzare la scheda (1 ora)

Proprio perchè pensata per i ragazzi e le ragazze e scritta con un linguaggio accessibile a tutti, la scheda può essere letta in totale autonomia, a casa o a scuola, in gruppo o da soli, senza il bisogno della mediazione dell’insegnante.

Successivamente, in classe, si propone un confronto tra gli alunni per fissare in uno schema le informazioni più importanti della problematica proposta. Lo schema va  sviluppato insieme alla lavagna, alla LIM o con qualunque altra modalità scelta dal docente in base alle carattistiche della sua classe e delle risorse che ha a disposizione.

2a fase: il lavoro di gruppo (2 ore)

Ogni alunno riporta lo schema costruito in classe su un cartellone, oppure anche più semplivemente sul proprio quaderno. (Dopo aver suddiviso la classe in gruppi, ogni gruppo riporta su un cartellone lo schema costruito collettivamente).

Si propone quindi a tutta la classe la visione di questo breve video. Alla fine, ogni alunno (ogni gruppo) deve sintetizzare le informazioni fornite dal filmato aggiungendole sul cartellone.

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L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 2 – sconfiggere la fame

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quali sono le cause della fame?

Ogni giorno, moltissimi uomini e donne in tutto il mondo non riescono a sfamare i propri figli con un pasto nutriente. Anche se il nostro pianeta produce cibo a sufficienza per sfamare l’intera popolazione mondiale (oltre 7 miliardi e mezzo), più di 800 milioni di persone vanno a dormire affamate ogni notte. In alcuni paesi, un bambino su tre è sottopeso. Mangiare troppo poco crea molti problemi alla salute degli adulti e alla crescita dei più piccoli; toglie anche energie per il lavoro e questo crea delle società più povere.

A che cosa è dovuto tutto ciò? Le cause di questa situazione sono spesso collegate tra loro e quasi tutte c’entrano con la produzione agricola. Vediamo le più importanti.

La produzione agricola può essere insufficiente per

  • i disastri naturali, spesso dovuti ai cambiamenti climatici. Per esempio, per il riscaldamento delle temperature del pianeta, in certe zone il clima è diventato sempre più caldo e meno piovoso; sono perciò frequenti i fenomeni di siccità.  Càpita così che, senza acqua, dei fertili terreni agricoli diventino zone di deserto.
  • le guerre e i conflitti di vario genere. Infatti, in molte regioni del mondo, purtroppo, ci sono situazioni di guerra: oltre ai danni diretti alle persone e agli edifici, questo impedisce di coltivare la terra. Molti terreni che erano coltivati, poi, sono diventati campi minati, e quindi non utilizzabili. Le guerre creano anche milioni di profughi che necessitano di cibo nei campi dove sono accolti.
  • la povertà. Nei Paesi più poveri molti contadini non hanno soldi sufficienti per investire nella loro attività; non possono, per esempio, comprare buoni semi oppure macchinari efficienti per lavorare la terra. La loro produzione quindi è scarsa e questo li rende ancora più poveri e non permette di rifornire i mercati locali.
  • le multinazionali. In molti Stati poveri i governi hanno permesso alle grandi aziende alimentari (chiamate multinazionali perché hanno sede in diversi Paesi) di accaparrarsi grandi estensioni di terreni coltivabili. Ma queste aziende non producono per i mercati locali, ma esportano cibo nei Paesi ricchi. Quindi ci sono Paesi che, pur avendo terreni fertili ed estesi, non riescono a sfamare i propri abitanti.
  • i mercati. Il prezzo dei beni alimentari (per esempio il grano) viene deciso nei mercati finanziari. Se i prezzi in un certo periodo aumentano troppo, il cibo diventa troppo caro per essere comprato dalle famiglie povere.

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Non c’è solo la fame

Ma il problema è ancora più grande: se ci sono 800 milioni di persone che soffrono la fame, ce ne sono molte di più non proprio affamate, ma malnutrite. Si è calcolato infatti che un essere umano su tre soffre di malnutrizione. Che cosa significa malnutrizione? Vuol dire non avere nel proprio cibo le proteine (contenute in carne, pesce, uova, latte, legumi) e le vitamine (contenute in frutta e verdura) sufficienti per una buona crescita e una vita sana.

C’è anche un’altra forma di malnutrizione, diffusa soprattutto nei Paesi più ricchi. Le persone che ne soffrono mangiano a sufficienza, con cibo abbondante, ma di scarsa qualità. Si tratta di quello che è stato chiamato cibo spazzatura. Sono alimenti, soprattutto industriali o delle grandi catene di fast food, che hanno molte calorie portate da zuccheri e grassi, ma pochi elementi nutritivi buoni. Questi cibi contengono spesso anche sostanze chimiche dannose, come coloranti e conservanti.

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Che cosa si può e si deve fare?

Eliminare la fame e la malnutrizione è una delle grandi sfide del mondo di oggi. Le grandi organizzazioni internazionali che si occupano di agricoltura stanno lavorando insieme ai governi di molti Paesi per

  • aumentare la produzione agricola, grazie a investimenti in macchinari agricoli, irrigazione, scuole professionali per i contadini, ecc.
  • aiutare i piccoli agricoltori che producono per i mercati locali
  • aiutare le coltivazione biologiche che proteggono gli ecosistemi
  • portare aiuti alimentari alle popolazioni colpite da disastri naturali o da emergenze sanitarie
  • nutrire i bambini nelle mense scolastiche, in modo da assicurare almeno un buon pasto al giorno per tutti
  • evitare gli sprechi

Lo spreco alimentare

Un terzo di tutto il cibo prodotto (1,3 miliardi di tonnellate) non viene mai consumato. Produrre alimenti senza poi mangiarli è uno spreco di risorse naturali preziose: per esempio, si è calcolato che per produrre il cibo non consumato si sia utilizzato un volume d’acqua equivalente a quello di uno dei grandi fiumi della Terra. In molti paesi ci sono ormai leggi che obbligano a donare i prodotti alimentari in eccesso a organizzazioni di beneficenza e solidarietà.

Per conoscere qualcosa di più sull’Agenda 2030 vai qui.

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