Possiamo cambiare il mondo! L’Agenda 2030 spiegata ai bambini e alle bambine

In questo post parliamo del libro “Possiamo cambiare il mondo“, di Rossella Kohler, edito da Mondadori ragazzi.

Vediamo di che cosa si tratta. Partiamo dai due (!) sottotitoli, che già spiegano molto:

L’educazione civica raccontata ai bambini

e

Per scoprire l’Agenda 2030

Anche se non è un libro di testo, infatti, questo libro è senz’altro molto utile per lavorare in classe sull’educazione civica (o, come preferiamo indicare con una precedente definizione, educazione alla cittadinanza globale), inserita di recente dal Ministero come disciplina trasversale e verticale, con nuova enfasi e nuove modalità.

E soprattutto è utile se si vuole conoscere, approfondire, maneggiare con sicurezza l’Agenda 2030 e i suoi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Ogni obiettivo viene spiegato in modo discorsivo, ma in una narrazione che riconduce ai suoi punti essenziali. I titoli dei paragrafi aiutano a schematizzare e ad evidenziare le priorità. Il linguaggio è scorrevole e volutamente semplice, senza però rinunciare a introdurre talvolta termini nuovi che possono incrementare le capacità lessicali di ragazze e ragazzi.

Sono poi proposti i traguardi dell’obiettivo. Tra i numerosi traguardi individuati dall’Agenda sono scelti i fondamentali e anche quelli più facilmente comprensibili, tenendo conto del livello di conoscenze dei ragazzi.

Una pagina (“Cosa puoi fare per questo Obiettivo?”) propone delle buone pratiche, delle azioni che ognuno di noi, in famiglia, a scuola, con gli amici o individualmente, può compiere per aiutare a raggiungere l’Obiettivo in questione.

Una doppia pagina (“Approfondiamo un po’”) presenta l’approfondimento di una tematica relativa all’Obiettivo. E’ una doppia pagina illustrata, molto d’impatto, che invita a leggere le figure e le didascalie per saperne un po’ di più sull’argomento.

C’è quindi la parte forse più divertente, in cui si raccontano storie di bambini e bambine in varie parti del mondo, sempre in relazione ai diversi Obiettivi.

Spesso sono storie vere, che sono state necessariamente romanzate, ma che nascono da un progetto per migliorare il pianeta e/o la vita dei suoi abitanti. Altre volte i personaggi e il racconto sono inventati, ma comunque in relazione al progetto reale presentato al termine della storia.

Alla fine del libro un piccolo dizionario spiega i termini più complessi e difficili, mentre all’inizio i progetti sono localizzati geograficamente in un grande planisfero.

Come sempre, la pubblicazione di un libro non è mai un lavoro individuale e diverse sono le professionalità che hanno contribuito ottimamente a realizzarlo: redazione, grafica, art direction, ecc., ma soprattutto Ilaria Zanellato che lo ha animato con le sue dolci e bellissime illustrazioni.

La Giornata delle Ragazze nella Scienza spiegata ai bambini e alle bambine

Cari ragazzi e care ragazze, sapete che cosa vuole dire STEM?

E’ una strana parola che in realtà è formata da iniziali di altre parole: Scienza, Tecnologia, Ingegneria (c’è la E invece della I perché si riferisce a queste parole in inglese) e Matematica.

Che cos’hanno in comune? Sono tutte materie scientifiche: quando si parla di STEM si vuole parlare di queste materie nell’educazione di voi ragazzi e voi ragazze, cioè durante gli anni di tutta la vostra formazione scolastica, dalla scuola dell’infanzia all’università.

La scienza piace a tutti i bambini, maschi e femmine. E’ una vera emozione imparare il perché delle cose, l’origine degli oggetti che usiamo tutti i giorni, la vita degli animali, le possibilità che ci offre un computer, come funziona un’eruzione vulcanica, il movimento dei pianeti del cielo (tanto per fare qualche esempio).

Però, però… Alcune indagini fatte in diversi Paesi europei ci dicono che se nella scuola primaria l’interesse per la scienza è suddiviso in modo uguale tra bambini e bambine, quando crescono sono soprattutto i maschi a dire di voler diventare scienziati da grandi.

E le ragazze? Anche se di solito vanno meglio a scuola dei loro compagni (non offendetevi, ragazzi!), a un certo punto pensano di non essere capaci di approfondire uno studio scientifico.

Attenzione!: qui stiamo parlando di un’ inchiesta, naturalmente, quindi non vuol dire che sia così per ogni persona. Significa invece che la maggior parte delle ragazze intervistate ha risposto in questo modo. Una nota: anche le inchieste fanno parte di una scienza, che è chiamata statistica: questa scienza rappresenta in numeri e percentuali i fatti che avvengono e anche le opinioni delle persone.

Questa rinuncia delle ragazze a seguire degli studi scientifici ha come conseguenza che anche nel lavoro nei laboratori, nelle università scientifiche, nelle aziende tecnologiche eccetera ci sono molte meno donne che uomini. E’ un vero peccato, perché in questo modo vanno sprecate molte intelligenze…

L’ONU ha dichiarato perciò che l’11 febbraio di ogni anno deve essere la Giornata delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, per incoraggiare le studentesse a non abbandonare il sogno che magari avevano quando erano bambine.

E tu, che cosa vuoi fare da grande?

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Per l’insegnante

Il ruolo della scuola, insieme a quello della famiglia, è certamente molto importante per le scelte delle ragazze. Quindi è anche responsabilità degli adulti la situazione di disparità ed è nostro dovere spingere, invogliare, rassicurare le ragazze nell’intraprendere studi scientifici e legati all’innovazione tecnologica.

Che cosa possiamo fare in classe?

Il punto di partenza può essere proprio quello dell’ultima domanda del post, facendo raccontare a bambini e bambine i loro desideri e i loro progetti per il futuro.

Possiamo poi raccontare storie di scienziate, di oggi o del passato: di solito sono storie appassionanti, perché le loro carriere hanno dovuto superare ostacoli, pregiudizi sociali e in famiglia, e anche difficoltà del quotidiano. Nel blog trovate alcune di queste storie:

E’ utile anche proporre in classe giochi scientifici ed esercizi di abilità e di logica, coinvolgendo le bambine in giochi ed esperimenti che facciano venir voglia di porsi domande, scoprire, approfondire, verificare. 

Portiamo le nostre classi nei musei. Musei della scienza, musei della tecnologia, musei di storia naturale, acquari, planetari, quando possibile, meglio se sono musei che propongono interattività e laboratori dove allievi e allieve possono mettere la mente e le mani, sperimentando direttamente.

In classe, sollecitiamo soprattutto le ragazze a fare domande. Invitiamole, per esempio, a chiedersi come funziona una macchina o qual è il meccanismo che sta alla base di un evento naturale.

Raccontiamo a ragazzi e ragazze che esistono la geologia, la robotica, l’oceanografia, il design industriale, l’ingegneria spaziale e tante altre discipline scientifiche. Ma facciamo soprattutto con le bambine un lavoro di sostegno dell’autostima, dicendo loro: se è questo che vuoi, ce la puoi certamente fare, non ho dubbi.

Qui il link a un articolo dell’ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) su questo argomento, intitolato Meno di un terzo delle ragazze sceglie le materie scientifiche all’università.

In questo post  l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 (raggiungere la parità di genere) viene spiegato in modo semplice ai bambini e alle bambine.

In questo post, invece, potete trovare un elenco delle Giornate Mondiali che possono essere interessanti per il nostro lavoro in classe.

27 gennaio: il Giorno della Memoria spiegato ai bambini e alle bambine

Cari ragazzi e care ragazze,

come sapete, ogni tanto nel calendario dell’anno ci sono delle giornate speciali, decise dal nostro Stato o dalle organizzazioni internazionali. Sono giornate che ci invitano a festeggiare qualcosa di bello che è successo in passato oppure qualche importante tappa della storia dell’umanità. Altre ancora ci fanno riflettere sull’importanza dei nostri affetti e delle relazioni con le altre persone.

Ci sono però anche giornate che ci invitano a ricordare degli eventi che invece piacerebbe a tutti dimenticare o, meglio, si vorrebbe che, nella Storia, non fossero mai successi.

E’ questo il caso del Giorno della Memoria, che da alcuni anni viene celebrato in tutto il mondo ogni 27 gennaio.

Questa data è stata scelta perché proprio il 27 gennaio del 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, venne liberato il campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Da quel giorno tutto il mondo seppe davvero quali terribili azioni aveva fatto in molti Paesi d’Europa il governo nazista, guidato da Adolf Hitler.

Olocausto e Shoah

Oggi, questa ricorrenza aiuta tutti a ricordare i molti milioni di persone che vennero rinchiuse e uccise nei campi di concentramento nazisti. Questo sterminio è in tutto il mondo definito Olocausto (una parola che vuol dire ‘estremo sacrificio’).  

Sei milioni di queste vittime innocenti erano ebrei: il loro sterminio viene chiamato Shoah (cioè ‘distruzione’ in ebraico). Gli ebrei vivevano come normali cittadini in tutti i Paesi che furono conquistati dall’esercito nazista: oltre che in Germania, in Austria, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Polonia, Italia e altri Stati europei. Via via, nel corso della seconda guerra mondiale (1939-1945) vennero catturati (uomini, donne e anche bambini), derubati della loro casa e di ogni loro avere e portati nei campi di concentramento. Moltissimi morirono per le terribili condizioni di vita nei campi, ma la maggior parte venne uccisa; alcuni riuscirono a sopravvivere e tornarono a casa dopo la fine della guerra.

Le leggi razziali

In Italia moltissimi ebrei vennero catturati a Roma, in una sola giornata dell’ottobre del 1943. Ma la persecuzione degli ebrei nel nostro Paese cominciò già nel 1938, quando il governo fascista emanò le leggi razziali. Secondo queste leggi gli ebrei vennero discriminati e separati dal resto della popolazione: per esempio, i bambini ebrei non poterono più frequentare la scuola pubblica e molti adulti furono costretti a lasciare il loro lavoro.

Le altre vittime

Oltre agli ebrei, vennero rinchiusi nei campi di concentramento molti gruppi sociali che venivano considerati inferiori: i rom (il loro Olocausto è chiamato Porrajmos, cioè ‘devastazione’), gli omosessuali, gli oppositori politici (che non accettavano e combattevano il nazismo), le persone con disabilità, i Testimoni di Geova, molte popolazioni dell’Europa dell’est.

Perché è importante ricordare?

Vi verrà da pensare: ma se cose tanto brutte sono successe in un passato ormai lontano, se tanto tempo fa alcune persone hanno fatto cattiverie così terribili ad altre persone, perché dobbiamo continuare a ricordare?

La risposta è: ricordare è importante perché aiuta a non ripetere gli errori del passato.

Voi dite giustamente: ma noi non siamo così cattivi… Questo è certamente vero, ma il Giorno della Memoria ci ricorda anche un’altra cosa. Ci ricorda che la responsabilità di quanto è avvenuto durante il nazismo non è soltanto di chi ha ucciso o fatto azioni violente contro altre persone.

E’ da considerare responsabile dell’Olocausto anche

  • chi ha visto delle ingiustizie, ma ha preferito guardare da un’altra parte.
  • chi ha fatto la spia, magari indicando dove abitava una famiglia ebrea.
  • chi è stato contento di guadagnare dalle disgrazie degli altri.

Quindi, in certe situazioni, anche persone che si considerano ‘normalmente buone’ possono agire in modo sbagliato, o razzista, o non solidale o anche soltanto molto egoista.

Il Giorno della Memoria ci invita a riflettere su tutto questo.

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Per l’insegnante:

Per affrontare questo delicato argomento molti siti suggeriscono bibliografie e filmografie, che sono quindi facili da trovare. E’ però importante che ogni insegnante, che conosce bene la propria classe, valuti attentamente quali materiali possono essere adeguatamente presentati. Parlando sia di libri sia di film, a volte può essere consigliabile proporne solo alcuni brani, meno ‘forti’ di altri. In ogni caso i bambini e le bambine non devono essere lasciati da soli nella lettura o nella visione, che consigliamo vengano proposte esclusivamente in classe.

Per fare qualche esempio, in questo sito alcuni suggerimenti di libri per bambini sull’argomento. Anche qui la recensione del libro di Liliana Segre diretto ai ragazzi (forse un po’ più grandi).

L’immagine di copertina è tratta dal film di Steven Spielberg ‘Schindler’s List’.

Un calendario per le Giornate Mondiali e le ricorrenze nazionali

Molte sono le occasioni per fare Educazione Civica in classe e da lì partire per affrontare argomenti diversissimi che coinvolgono le varie discipline e anche la vita quotidiana dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.

Alcune di queste occasioni ci vengono fornite dalle Giornate che, a livello nazionale o internazionale, sono state decise per ricordare importanti eventi storici o per puntare l’attenzione su fondamentali elementi sociali o ambientali.

Nell’arco dell’anno, infatti, quasi ogni giorno vi è una giornata dedicata: come le Giornate Mondiali istituite dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, dall’Unesco o da altre organizzazioni che operano a livello planetario, come la Croce Rossa, ecc. Poi ci sono le ricorrenze dello Stato italiano, dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa, oltre a quelle legate alla famiglia e ad altri ambiti sociali. In alcuni giorni può perciò verificarsi anche più di una giornata ‘speciale’.

Qui di seguito abbiamo compilato un elenco selezionato delle Giornate che possono essere di maggior interesse all’interno della nostra programmazione scolastica, offrendo validi spunti per una discussione in classe e per un lavoro di approfondimento.

In alcuni casi viene proposto il link a schede elaborate all’interno del blog: alcune sono dedicate in modo specifico alla Giornata, altre sono in relazione con gli argomenti trattati. Via via ne saranno aggiunte altre.

Gennaio

Febbraio

Marzo

  • 1° Giornata contro la Discriminazione
  • 3 Giornata internazionale della Natura
  • 8 Giornata internazionale della Donna
  • 21 Giornata internazionale della Felicità
  • 21 Giornata internazionale delle Foreste
  • 21 Giornata internazionale della Poesia
  • 22 Giornata internazionale dell’Acqua
  • 23 Giornata mondiale della Meteorologia
  • 25 Giornata internazionale di commemorazione delle Vittime della Schiavitù
  • 27 Giornata mondiale del Teatro

Aprile

Maggio

  • Festa dei Lavoratori
  • 3 Giornata mondiale della Libertà di Stampa
  • 8 Giornata mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa
  • 9 Giornata dell’Unione Europea
  • 15 Giornata internazionale della Famiglia
  • 16 Giornata mondiale del Vivere insieme in Pace
  • 16 Giornata internazionale della Luce
  • 17 Giornata internazionale contro l’Omofobia
  • 20 Giornata mondiale delle Api
  • 21 Giornata internazionale della Diversità culturale
  • 22 Giornata internazionale della Biodiversità
  • 23 Giornata nazionale della Legalità
  • 25 Giornata mondiale dell’Africa
  • 31 Giornata mondiale contro il Fumo

Giugno

Luglio

  • 11 Giornata mondiale della Popolazione
  • 30 Giornata mondiale dell’Amicizia

Agosto

  • 9 Giornata internazionale dei Popoli Indigeni
  • 12 Giornata internazionale della Gioventù

Settembre

Ottobre

Novembre

  • 10 Giornata mondiale della Scienza per la Pace e lo Sviluppo
  • 13 Giornata mondiale della Gentilezza
  • 17 Giornata internazionale degli Studenti
  • 20 Giornata mondiale dell’Infanzia
  • 21 Giornata mondiale della Televisione
  • 25 Giornata internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne

Dicembre

  • 3 Giornata internazionale per le Persone con Disabilità 
  • 5 Giornata mondiale del Volontariato
  • 5 Giornata mondiale del Suolo
  • 10 Giornata internazionale dei Diritti Umani
  • 10 Giornata mondiale dei Diritti degli Animali
  • 11 Giornata internazionale della Montagna
  • 18 Giornata internazionale dei Migranti
  • 20 Giornata internazionale della Solidarietà Umana

10 dicembre: la Giornata Mondiale dei Diritti Umani spiegata ai bambini e alle bambine

Che cosa sono i Diritti Umani?

Sono i diritti fondamentali che ciascuna persona (donna, uomo, bambina o bambino) possiede già dalla nascita, soltanto perché è un essere umano. Sono definiti diritti inalienabili: questo significa che nessuno al mondo può togliere questi diritti a un’altra persona. Sono molti: per fare qualche esempio, il diritto alla vita, il diritto all’istruzione, oppure quello di poter esprimere il proprio pensiero.

Perché sono stati decisi questi Diritti?

Anche se l’idea dei diritti umani è stata presente in diverse epoche storiche, soltanto nel secolo scorso, dopo la Seconda Guerra Mondiale,  si è arrivati a definire i Diritti Umani come li conosciamo oggi.

La guerra infatti, aveva portato distruzione in molti Paesi e la morte di oltre 50 milioni di persone in tutto il mondo. Ma soprattutto aveva visto il regime nazista discriminare gli esseri umani: da un lato quelli considerati superiori, che avevano tutti i diritti, dall’altro le persone considerate inferiori, che non avevano nessun diritto di decidere della propria vita. Partendo da questo terribile concetto erano stati progettati i campi di concentramento, dove erano state recluse e uccise milioni di persone (ebrei, rom, disabili, ecc.).

Si pensò quindi che fosse necessario creare uno strumento per proteggere i diritti fondamentali di ciascun individuo, in ogni parte del mondo e senza distinzione di nessun tipo (etnia, sesso, lingua, religione, opinioni politiche, ecc.).

La Dichiarazione Universale

Così, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (cioè dell’ONU) approvò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: avete perciò capito perché la Giornata Internazionale dei Diritti Umani si festeggia proprio il 10 dicembre di ogni anno.

Nella Dichiarazione i vari punti (definiti ‘articoli’) sono suddivisi secondo alcuni grandi argomenti:

  • la libertà e l’uguaglianza tra tutte le persone
  • i diritti degli individui rispetto alla comunità (come quello di essere trattati in modo uguale davanti alla legge)
  • le libertà fondamentali (di pensiero, di religione, di parola, di associazione)
  • i diritti economici (per es. il diritto al lavoro), sociali (per es. il diritto all’assistenza) e culturali (per es. il diritto all’educazione)

I Diritti di solidarietà

Successivamente l’ONU ha aggiunto altri diritti all’elenco: sono i diritti necessari per uno sviluppo positivo delle comunità, definiti Diritti di solidarietà sociale. Questi importanti diritti riguardano soprattutto quelle parti della società che hanno bisogno di essere più difese e protette: ad esempio le donne, i bambini, i disabili, le persone omosessuali, le popolazioni indigene, i rifugiati.

Inoltre, parlano di diritto alla pace, allo sviluppo economico, all’aiuto umanitario in caso di emergenze come guerre o calamità naturali. Importantissima è anche la dichiarazione del diritto alla protezione dell’ambiente, che riguarda tutti gli esseri umani e tutto il pianeta.

Per sostenere questi diritti aggiuntivi, l’ONU ha creato negli anni varie Convenzioni che riguardano i singoli argomenti. Una di queste è la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che è stata approvata nel 1989. E’ formata da 54 articoli, che riguardano tutte le possibili situazioni in cui un bambino o un ragazzo minore di diciotto anni deve essere protetto, come nel suo diritto a frequentare la scuola, a crescere sano e sicuro o anche nel suo diritto a essere ascoltato in famiglia, a scuola e anche in tribunale.

In copertina Eleanor Roosevelt, attivista per i diritti civili e moglie di Franklin Delano Roosevelt, che era allora presidente degli Stati Uniti, mostra la Dichiarazione in una famosa fotografia.

Qui potete trovare altri argomenti di Educazione Civica raccontati nel blog, come l’Agenda 2030 oppure la Giornata Mondiale della Terra.

Qui invece un calendario sulle Giornate Mondiali e ricorrenze nazionali che potete utilizzare per un lavoro in classe.

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini e alle bambine

Sapete che cosa significa UNESCO?

Sono le iniziali di una serie di parole inglesi: United Nations (cioè l’ONU) Educational, Scientific and Cultural Organization. Quindi è l’organizzazione che si occupa, su incarico dell’ONU, di educazione (e quindi scuola), di scienza e di cultura.

Come potete immaginare, gli argomenti di cui si interessa sono tantissimi. Ma ce ne è uno che impegna grandi finanze e molto lavoro da tanto tempo e in tutto il mondo: la maggior parte delle persone, addirittura, se si nomina l’Unesco pensa subito a questo.

Si tratta della tutela, cioè la protezione, del Patrimonio dell’Umanità, in inglese World Heritage. Viene infatti definito in questo modo l’insieme dei luoghi del mondo che sono importanti per la storia e la cultura di tutti gli uomini e tutte le donne del nostro pianeta, non soltanto per i cittadini che vi abitano vicino. Si può anche dire che hanno un valore universale.

Le enormi statue dell’antica civiltà dell’Isola di Pasqua (Cile), nell’Oceano Pacifico.

Una splendida idea

L’idea di proteggere questi siti preziosi era nata già nei primi anni del secolo scorso, ma c’è voluto molto tempo perché diventasse realtà.

Un primo passo ci fu quando nel 1960 l’Unesco iniziò una campagna internazionale per salvare la Valle dei Templi in Egitto: la costruzione di una grande diga sul Nilo, importante per la produzione di energia e per l’agricoltura del Paese, avrebbe infatti provocato la sommersione di incredibili tesori archeologici dell’antica civiltà egizia.

Le statue monumentali di Abu Simbel, in Egitto

Più di cento Paesi di tutto il mondo risposero all’appello e si impegnarono a donare il denaro e la tecnologia necessaria per smontare, spostare e ricostruire in un luogo più rialzato i due grandi templi di Abu Simbel.

L’iniziativa ebbe un grande successo soprattutto perché questi Paesi continuarono nel loro impegno: insieme a molte associazioni, definirono un progetto per proteggere sia i principali siti, cioè luoghi, storico-artistici del mondo, sia zone con importanti ambienti naturali.

La lista dei siti

Così, nel 1972 l’Unesco compilò una prima lista dei siti del Patrimonio dell’Umanità. Si impegnò quindi a farli conoscere in tutto il mondo, a finanziare i lavori di restauro, a controllare che continuassero a essere rispettati e ben protetti.

I primi luoghi a essere inseriti furono quelli che correvano il rischio di essere distrutti: alcuni erano stati abbandonati e quasi dimenticati, altri erano in zone dove c’erano stati terremoti o simili disastri naturali, altri ancora erano in aree molto inquinate oppure quasi sepolti da nuove costruzioni. Si volevano poi aiutare i Paesi più poveri, che non sarebbero stati in grado di sostenere le spese altissime del restauro e della conservazione.

Il tipo di luoghi è molto vario: ci sono antichi centri storici e archeologici, monumenti, architetture geniali, paesaggi agricoli tradizionali, testimonianze delle prime attività industriali, paesaggi naturali unici, riserve di biodiversità (cioè ambienti dove è rappresentata una preziosa varietà di specie vegetali e animali), ecc. ecc.

Il sito archeologico di Machu Picchu, in Peru, dell’antica civiltà Inca

Questa lista è stata via via ampliata: ogni anno nuovi siti si aggiungono al Patrimonio dell’Umanità. Oggi i siti della lista sono 1121: 869 siti storico-culturali, 213 aree naturali e 39 misti (cioè sia culturali sia naturali), presenti in 167 Paesi del mondo. L’ultimo aggiornamento della lista è stato nel 2019: nel 2020, infatti, a causa della pandemia covid-19, per la prima volta da quasi cinquant’anni l’Unesco non ha nominato nuovi siti tra i tanti che erano in attesa.

Il Patrimonio di saperi e di memoria

Nel 1992 la lista degli elementi da proteggere è stata allargata alla Memoria del mondo, un grande patrimonio di documenti, registrazioni, filmati storici la cui conservazione ha una grande importanza per la storia di tutta l’Umanità. In Italia sono iscritti nell’elenco importanti biblioteche e archivi, come quello dell’Istituto Luce, dedicato al cinema.

Nel 2001 si è invece voluto dare valore al Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità. Si tratta di manifestazioni culturali (spettacoli, riti e feste, saperi, cucina, artigianato) che sono parte importante della tradizione dei vari popoli e rischiano di non essere trasmessi alle future generazioni. Esempi di Patrimonio immateriale (anche questi ogni anno più numerosi) sono il Teatro Kabuki in Giappone o danze come il tango, la rumba e il flamenco.

Spettacolo di flamenco a Siviglia

Il Patrimonio dell’Italia

L’Italia è, insieme alla Cina, il Paese che ha il maggior numero di siti protetti. Questo grazie soprattutto all’enorme ricchezza del suo patrimonio storico e artistico e anche alla presenza di particolari ambienti mediterranei. Ci sono poi molti siti misti (culturali e ambientali) perché il territorio italiano, da secoli intensamente abitato, presenta capolavori dell’opera dell’uomo situati all’interno di meravigliosi ambienti naturali.

In questi post potete approfondire alcuni dei 55 siti protetti dall’Unesco nel nostro Paese.

Per quanto riguarda il Patrimonio immateriale, anche in Italia sono numerosi gli antichi saperi dell’uomo protetti dall’Unesco. Sono:

  • il Canto a Tenore in Sardegna
  • l’Opera dei Pupi in Sicilia
  • la dieta mediterranea
  • l’artigianato del violino a Cremona
  • alcune caratteristiche processioni religiose (Nola, Palmi, Sassari, Viterbo)
  • la coltivazione della vite a Pantelleria
  • l’arte della pizza a Napoli
  • la transumanza, cioè lo spostamento delle greggi dai monti al mare e viceversa
  • i muretti a secco dei terrazzamenti

Di tutte queste cose molto interessanti parleremo però un’altra volta.

Il 2 giugno, Festa della Repubblica, spiegato ai bambini e alle bambine

In Italia, il 2 giugno di ogni anno è la Festa della Repubblica. Questa data ricorda un avvenimento molto importante della nostra Storia.

Il 2 giugno 1946, infatti, si svolse un referendum nel quale si chiese agli italiani:

Volete che la forma di governo del nostro Paese sia la monarchia o la repubblica? Se voterete Monarchia, il Capo dello Stato continuerà a essere un re e sarà lui a dare l’incarico al capo del governo; la carica del re sarà ereditaria di padre in figlio, o comunque sempre di un membro della famiglia regnante. Se invece voterete Repubblica, sarà il Parlamento italiano a eleggere di volta in volta un Presidente che diventerà il Capo dello Stato e che sarà, in patria e all’estero, il legittimo rappresentante del nostro Paese.

In quel referendum gli italiani scelsero la Repubblica.

Questo risultato rappresentò anche un giudizio sul comportamento del re Vittorio Emanuele III di Savoia, che nel 1922 aveva favorito il fascismo e nel 1943 aveva abbandonato la capitale Roma nel momento del pericolo quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia firmò un armistizio, cioè un primo accordo di pace con le potenze nemiche.

Il 2 giugno del 1946 nei seggi si consegnò anche un’altra scheda elettorale: quella per l’elezione dei deputati (appartenenti ai diversi partiti politici) dell’Assemblea Costituente, a cui sarebbe stato affidato il compito di scrivere la nostra Costituzione.

La votazione del 2 giugno fu molto importante anche per una terza ragione. Infatti, per la prima volta nella Storia del nostro Paese, votarono anche le donne. Fu il primo vero suffragio universale, perché finalmente potevano votare tutte le persone maggiorenni (allora si diventava maggiorenni a 21 anni, però) del popolo italiano, uomini e donne insieme.

Ricordiamo che la data del 2 giugno non fu scelta a caso: in quel giorno cadeva l’anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi, uno dei principali protagonisti del Risorgimento, il periodo storico che portò nel 1861 all’Unità d’Italia.

Ti è rimasta la curiosità di sapere chi è la ragazza della foto di copertina? In effetti è una foto molto famosa, che è nata quasi per caso, ma è diventata il simbolo della fondazione della Repubblica e della rinascita dell’Italia. Il fotografo che l’ha scattata era Federico Patellani e la ragazza sorridente era una giovane di Milano, Anna Iberti, che allora aveva 24 anni e voleva fare la giornalista.

Rispondi

  • Chi è oggi il Presidente della Repubblica italiana?
  • A quanti anni oggi si raggiunge la maggiore età?
  • Ricordi altre date/anniversario importanti per la Storia del nostro Paese?
  • Ne ricordi altre che condividiamo con altri Paesi?

Per approfondire

Se vuoi saperne di più sull’uguaglianza tra uomini e donne, anche nella vita politica, puoi leggere questo post sull’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030, sulla parità di genere.

Questi post riguardano invece altre ricorrenze importanti:

Qui invece potete trovare un calendario delle principali Giornate Mondiali e ricorrenze nazionali.

Le epidemie spiegate ai bambini e alle bambine

Le epidemie, cioè le malattie che si diffondono per contagio da una persona all’altra, esistono da millenni, da quando gli uomini hanno iniziato a organizzarsi in comunità.

Possiamo anche dire che fanno parte della Storia perché spesso hanno modificato, per breve o lungo tempo, il modo di vivere delle società.

Nel periodo che stiamo vivendo, il Covid-19, portato dal coronavirus, si è concentrato all’inizio in alcune zone della Terra, ma si è poi via via diffuso in tutti i continenti. Per questo viene definito pandemia, cioè una malattia infettiva che coinvolge tutto il pianeta.

Le epidemie del passato

La prima epidemia di cui si ha una conoscenza storica è la peste bizantina, che ebbe inizio dopo la fine dell’Impero Romano. E’ definita così perché cominciò nell’attuale Turchia, nella città di Istanbul, che allora si chiamava Bisanzio.

Una vera e propria pandemia fu quella della peste nera, che dall’Asia arrivò in Europa nel XIV secolo. Allora le cause erano sconosciute, ma molto dopo si scoprì che la peste veniva diffusa dalle pulci dei topi. Sui mezzi di trasporto (carri e navi) i roditori si spostavano attraverso terre e mari, raggiungendo anche località lontane. Si è calcolato che in sei anni, a causa di questa malattia di cui allora non si conoscevano cure, l’Europa perse quasi metà della popolazione.

Il vaiolo è stato una malattia presente tra la popolazione mondiale per millenni. Era molto contagioso e spesso anche mortale. Ma il vaiolo fu anche la prima malattia per cui si trovò un vaccino, grazie al medico inglese Edward Jenner; dopo averlo sperimentato, dimostrò che le persone vaccinate non potevano più ammalarsi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il vaiolo ufficialmente scomparso.

Un’altra grande pandemia fu quella dell’influenza spagnola, che in realtà ebbe origine negli Stati Uniti un secolo fa. Questa influenza molto pericolosa e contagiosa si diffuse velocemente in tutto il mondo.

Le epidemie dei tempi recenti

Come sappiamo, anche in questi ultimi decenni ci sono state varie epidemie. Questa è una cosa normale, perché noi viviamo tutti in comunità piccole o grandi: abbiamo contatti in famiglia, a scuola o al lavoro e questo favorisce la diffusione di malattie. Molte di queste epidemie sono di tipo influenzale: alcune più difficili da trasmettere, altre più contagiose; alcune con sintomi molto lievi, altre più lunghe e difficili da guarire.

Il lavoro degli scienziati è perciò molto importante, perché cercano di capire le cause e trovare le cure efficaci. Nei loro laboratori ricercano, sperimentano, fanno ipotesi e verificano le loro idee. Alcuni di loro si occupano di trovare i vaccini che permettono di rendere immuni a determinate malattie.

Per fare questo lavoro non è sufficiente l’intelligenza dei ricercatori (anche se è indispensabile), ma ci vogliono tempo e molti investimenti in denaro. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli Stati, le università e anche aziende private in campo farmaceutico devono perciò collaborare per finanziare e favorire la ricerca. 

Anche i cittadini hanno i loro compiti per facilitare l’impegno degli scienziati. Prima di tutto devono informarsi e aiutare come possono il lavoro della ricerca, con contributi o anche solo sostenendo la sua importanza. Inoltre, possono combattere il diffondersi delle epidemie seguendo le regole che vengono via via indicate.

Le cause ambientali delle epidemie

Gli scienziati ci dicono anche che le epidemie sono strettamente collegate agli interventi dell’uomo sull’ambiente.

L’aumento della popolazione, la distruzione di molti habitat e la perdita di biodiversità (cioè della varietà di piante e animali sul pianeta) sono tutti elementi che, modificando l’ambiente, facilitano la diffusione di alcune malattie.

  • Nelle zone più densamente abitate si crea un maggior rischio di contagio per ogni epidemia.
  • I trasporti sempre più frequenti e veloci favoriscono la diffusione delle malattie a livello internazionale.
  • Gli scienziati hanno trovato collegamenti tra la diffusione dei virus e l’inquinamento atmosferico.
  • La diminuzione in molte parti del pianeta delle aree forestali ha portato a una forte perdita di biodiversità, che riguarda sia le specie animali, sia quelle vegetali. La  riduzione di predatori ha fatto aumentare il numero degli ‘animali serbatoio’, cioè di quegli animali che trasportano virus e batteri.
  • L’abbattimento delle foreste avviene anche per creare spazio per gli allevamenti  (suini, bovini, polli), distruggendo invece gli habitat della fauna selvatica. Questo ha favorito la trasmissione dei virus da una specie all’altra, da animali selvatici a quelli domestici e poi, in alcuni casi, anche all’uomo. 
  • Dove non arriva l’elettricità, ed è perciò difficile conservare la carne nei frigoriferi, in molti mercati si vendono animali vivi; questo è considerato molto pericoloso per la trasmissione di malattie. Un rischio viene anche dalla caccia di animali selvatici a scopo alimentare.
  • Il riscaldamento climatico, cioè l’aumento globale di temperatura, favorisce la riproduzione di zanzare anche di tipo pericoloso, per esempio quella che trasmette la malaria.

L’attenzione all’ambiente e all’equilibrio degli ecosistemi è quindi molto importante anche per la questione sanitaria.

 

Ecco alcuni Obiettivi dell’Agenda 2030 collegati alla questione delle epidemie:

Obiettivo 2 – fame e produzione agricola

Obiettivo 3 – sanità e igiene pubblica

Obiettivo 11 – centri urbani

Obiettivo 13 – cambiamenti climatici

Obiettivo 15 – vita sulla Terra e biodiversità

 

Il Primo Maggio spiegato ai bambini e alle bambine

La giornata del Primo Maggio è festeggiata in moltissimi Paesi del pianeta come la Festa del Lavoro. E’ nata infatti come momento di lotta dei lavoratori di tutto il mondo per affermare i propri diritti e per migliorare la propria situazione economica e sociale.

Nel XIX secolo le condizioni di vita della maggior parte dei lavoratori erano infatti molto difficili.

  • Si lavorava dall’alba al tramonto, per sfruttare tutte le ore di luce.
  • Non c’erano ferie, né periodi di sosta, se non le domeniche e le feste religiose.
  • Non c’erano protezioni per i lavori pericolosi.
  • Nessuno aveva diritto a un salario in caso di malattia, ma quasi sempre, se malati,  si veniva licenziati.
  • Non esisteva la pensione e si continuava a lavorare anche da anziani, finché si poteva.
  • Lavoravano anche i bambini.

Nel 1855, in Australia, si cominciò a proclamare:

Otto ore per lavorare, otto ore per vivere, otto ore per dormire.

Questa parola d’ordine girò tra tutti  lavoratori australiani, ma arrivò presto anche negli altri continenti. Voleva dire che, nella giornata di 24 ore, ogni persona aveva sì il dovere di lavorare, ma anche il diritto al riposo e al tempo per stare con la sua famiglia, per leggere, per studiare e anche per divertirsi.

Nel 1866, a Ginevra (Svizzera), nel congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori, chiamato Prima Internazionale, nacque una proposta:  tutti i governi avrebbero dovuto stabilire le otto ore come massimo per la giornata lavorativa.

Il primo che accolse questa proposta fu l’Illinois, uno dei 50 Stati degli  Stati Uniti d’America. La sua capitale, Chicago, era allora una delle più importanti città industriali del mondo. Lo Stato dell’Illinois creò così una legge su questo argomento. Il Primo Maggio del 1867 migliaia e migliaia di lavoratori scesero in strada a Chicago per imporre ai padroni delle fabbriche di applicare questa legge. Ma ci furono degli scontri, e nei giorni successivi alcune persone furono uccise.

Così, un po’ di anni dopo, nel 1889 a Parigi (Francia), quando i lavoratori si riunirono nella Seconda Internazionale decisero che proprio il Primo Maggio di ogni anno, in tutto il mondo, nessuno avrebbe lavorato. Ogni operaio, contadino e impiegato, donna o uomo, vecchio o giovane, tutti insomma, avrebbero invece manifestato per i propri diritti e la propria autonomia e indipendenza.

Da allora, il Primo Maggio è stato sempre considerata la Festa del Lavoro in tutti i Paesi, senza confini geografici e senza differenze tra vari tipi di occupazione. Si manifesta ancora per i propri diritti, insieme ai sindacati, ma si passa anche una bella giornata di primavera con la famiglia e con gli amici.

Rifletti

1. Secondo te perchè è importante la Festa del lavoro? Scegli la risposta corretta.

  • Perchè è un giorno di vacanza
  • Perchè ricorda che è importante che tutti abbiano un lavoro alle giuste condizioni

2. Tra qualche anno anche tu entrerai nel mondo del lavoro. Qual è il lavoro dei tuoi sogni? ……………………………………………………………………………………………..

3. Secondo te, potrà anche essere un lavoro che oggi non esiste? ………………. Perchè? …………………………………………………………………………………………………………

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L’immagine di copertina è il Quarto Stato, un famoso quadro del pittore italiano Giuseppe Pellizza da Volpedo, dipinto nel 1901. E’ un’opera di grandissime dimensioni  (misura quasi tre mesi in altezza per quasi sei in larghezza) ed è conservato al Museo del Novecento, a Milano.  Il quarto stato è una definizione storica che rappresenta l’insieme dei lavoratori.

In questo post potete leggere un post sul 2 giugno, Festa della Repubblica.

Questo post invece vi parla dell’Obiettivo 8 dell’Agenda 2030: garantire un lavoro dignitoso e sostenibile.

Ricordi di scuola: una lezione di storia

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come vi immaginate la scuola di tanti anni fa? Per esempio qualla dei vostri nonni o dei vostri bisnonni… Pensate sia simile alla vostra o molto diversa?

Qui di seguito potete leggere il racconto di una nonna che abitava in un paesino sul Lago Maggiore, dove la maggior parte delle persone viveva ancora di agricoltura.

Dopo aver letto il brano provate a rispondere alle domande.

Ricordi di scuola

La scuola elementare di Lesa 60 anni fa: scale, lunghi corridoi, aule dal soffitto alto, ampi spazi pensati per classi moto numerose. L’edificio ci appariva imponente e incuteva rispetto e severità. Il silenzio e l’ordine davano la sensazione di trovarsi in un posto importante.

Al piano terra, oltre alle aule, c’era un salone che raccoglieva tutti gli alunni. Qui si imparavano i canti che la maestra Giavina ci insegnava. Erano ‘La leggenda del Piave’, ‘Montegrappa’, ‘La Montanara’ e tanti altri, sempre canti di guerra o di montagna.

In fondo al corridoio abitava la bidella Maria con il marito Domenico e la figlia Rita. Era una signora gentile e accogliente e, quando non stavamo bene andavamo da lei a bere una camomilla.

Nei corridoi c’erano file di attaccapanni con tanti cappotti ‘rivoltati’, cioè ricuciti mettendo l’interno all’esterno per farli durare di più, oltre a sciarpe e cappelli fatti dalle mamme. Ai piedi avevamo scarpe risuolate più volte; dentro, calze di lana di pecora che pizzicavano. Sopra ai vestiti portavamo un grembiule nero con una specie di fiocco al colletto bianco.

La giornata iniziava con una preghiera e poi proseguiva con il dettato o il tema o l’aritmetica. In classe c’era silenzio; si alzava una mano per poter parlare e si diceva: ‘Signora Maestra…

Sul banco di legno c’era un buco con un contenitore per l’inchiostro dove intingevamo le nostre penne con pennino per scrivere. Ma, nonostante i nostri nettapenne di stoffa cuciti dalle mamme, nessuno riusciva a evitare le maledette macchie nere, che erano un incubo per tutti. Cercavamo di cancellare gli errori con le gomme, che però facevano un altro grave danno, il buco nella pagina, e questo era un vero dramma. Male minore, ma comunque nota negativa per il quaderno, era fare le orecchie alle pagine.

Nelle cartelle, quasi tutte di cartone, c’erano il Sussidiario (che conteneva tutta il sapere a nostra disposizione) e il Libro di lettura, oltre a un astuccio di legno con la penna, la matita, le gomme dure e i pastelli di legno per i disegni.

I quaderni, uno a righe e uno a quadretti, erano piccoli: avevano la copertina nera e un’etichetta per scrivere il nome; avevamo anche un album da disegno.

In classe c’era la stufa a legna, rossa di terracotta. C’era la ‘radio per le scuole’ che ci facevano ascoltare con l’altoparlante e noi eravamo molto contenti e interessati.

Non portavamo merende. A mezzogiorno andavamo a casa e tornavamo alle due; il giovedì era vacanza. Tutti andavano a casa a piedi, da soli o in gruppetti, anche quelli che non erano vicini alla scuola.

Ricordo che a primavera le mamme coglievano i fiori da portare alla maestra, una sola maestra per ogni classe.

C’era il Patronato Scolastico, un essere misterioso che regalava quaderni ad alcuni bambini.

C’era il Direttore Didattico: si chiamava Grisoni e veniva da Stresa; era grande, grosso e grasso, ma sorridente e ci faceva domande a cui noi, intimoriti, rispondevamo a fatica.

Una volta all’anno si faceva la gita scolastica, di solito a piedi nei dintorni.

C ‘era il medico scolastico che veniva a fare le vaccinazioni contro il vaiolo. Purtroppo non c’era ancora la vaccinazione antipolio e un bambino della scuola si ammalò e morì in quegli anni.

Io ebbi come insegnante la maestra Giovanna Bertolè in prima e poi la maestra Lucia Gallo. La maestra Bertolè era molto severa. Adoperava la bacchetta sulle mani dei più vivaci, i quali dovevano poi rispondere: ‘Grazie, maestra, che mi correggi’. La ricordo con la faccia triste. Ricordo invece la maestra Gallo come gentile e brava.

In fondo all’aula c’erano i ripetenti, quelli che chiamavano gli asini. Allora non si sapeva che in realtà erano dislessici, o avevano altri problemi di apprendimento: oggi sono fortunatamente aiutati dalle nuove tecnologie.

Mi ricordo anche i castighi: per esempio, ci facevano restare dietro la lavagna, oppure scrivere per 100 volte una frase. Invece, non ricordo nessun premio.

 

E ora provate a rispondere.

  • In che cosa è differente il vostro edificio scolastico da quello che è descritto?
  • Quali erano gli strumenti per scrivere? Quali sono invece i vostri?
  • Quali altri strumenti ci sono nella vostra classe che allora non esistevano?
  • Allora c’era una sola maestra per classe. E oggi?
  • Come vi rivolgete alla vostra maestra quando la chiamate?
  • Nella vostra classe si danno castighi? E premi?
  • Nell’ora di musica suonate uno strumento? E quali canzoni cantate?
  • Secondo voi, le famiglie dei bambini di cui si parla nel brano erano povere o ricche?

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Il testo è tratto dal libro “Le valorose ragazze di Lesa. Storie di donne del Novecento”, Interlinea edizioni, Novara.