Giochiamo con il Palio di Siena

Ragazzi, ragazze, avete letto il post sulla città di Siena?
Avete capito che cos’è il Palio?
Bene! Allora siete pronti per giocare!
Seguite le indicazioni e divertitevi.

Prima di tutto dividetevi in piccoli gruppi (3-4 componenti al massimo).
Se i vostri banchi non sono già disposti a isole, spostateli e formatene una per ogni gruppo.
Procuratevi carta/cartoncino, colori, computer portatile o tablet.

1. Si comincia!

Questa fase vale 3 punti.

Avete letto i nomi delle contrade?

  • Quali corrispondono a un animale immaginario?
  • Quali non corrispondono a nessun animale?

Per rispondere a queste domande avete 3 minuti di tempo.
Si aggiudicano i 3 punti le squadre che avranno finito in tempo e avranno risposto correttamente a tutte le domande.

2. Si ricerca!

Anche questa fase vale 3 punti.

Sapete a quali animali si riferiscono questi nomi?

  • Tartuca
  • Nicchio
  • Valdimontone

Fate delle ipotesi, poi per verificare le vostre risposte fate una ricerca in Internet. In questo caso avete a disposizione 5 minuti di tempo. Per aggiudicarsi i 3 punti è necessario finire in tempo e rispondere correttamente a tutte le domande.

3. Si lavora!

Questa fase vale 1 punto per la velocità + i punti che vi assegneranno gli altri gruppi.

Immaginate che a Siena sia nato un nuovo quartiere: anche i suoi abitanti (che siete voi) vogliono partecipare al Palio.

  • scegliete il nome della nuova contrada
  • scegliete dei colori che vi piacciono
  • disegnate uno stemma-simbolo
  • scrivete il suo motto.

Decidete tutti insieme quanto tempo è necessario per completare questa fase.
Al termine assegnate 1 punto a chi ha finito in tempo, aspettate chi non ha terminato.
Poi ogni gruppo presenta agli altri il proprio progetto. I gruppi che ascoltano assegneranno un punteggio da 1 a 5 per esprimere il gradimento.

Qual è la proposta più bella o più divertente?
Contate i punti e trovate chi ha vinto.

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: Siena, città medievale

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la città di Siena, in mezzo alle colline della Toscana, non è cambiata molto rispetto al grande borgo che era in epoca medievale. E’ come se il tempo si fosse fermato al XIII secolo, quando la città iniziò ad arricchirsi di begli edifici e grandi opere d’arte. Per questo e per la sua importanza nella storia dell’arte, nel 1995 l’Unesco ha iscritto Siena nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità.

La storia di Siena, però, è iniziata già in epoca romana. Fu l’imperatore Augusto a fondarla dove  esisteva un insediamento etrusco e le diede il nome di Saena Julia.

Poiché era al centro di trafficate vie commerciali la sua importanza continuò a crescere, fino a diventare nel XIII secolo una delle città più ricche della Toscana e di tutta l’Italia.

Piazza del Campo

Per visitare Siena partiamo dalla sua piazza principale, Piazza del Campo, con la sua caratteristica forma di un trapezio e leggermente in discesa verso il centro: qui si trova la fonte Gaia, la più importante fontana pubblica della città. Piazza del Campo, circondata da molti caffè e ristoranti, è anche il luogo dove i turisti e i cittadini di Siena vanno a passeggiare.

Piazza del Campo

Intorno alla piazza si innalzano diversi antichi edifici,  come il Palazzo Pubblico, che è la sede del municipio ed è considerato uno dei più bei palazzi d’Italia. Un altro edificio caratteristico è l’altissima Torre del Mangia. Chi sale i sui 500 gradini e arriva in cima (88 metri di altezza) può finalmente riposare e ammirare il meraviglioso panorama di Siena dall’alto.

Torre del Mangia

Ma perché questo strano nome? Perché il suo primo custode, che si chiamava in realtà Giovanni di Duccio, era soprannominato Mangiaguadagni, perché spendeva rapidamente tutto il suo salario nelle osterie della città. Chi avrebbe immaginato che quel nome sarebbe rimasto ancora dopo sette secoli!

Intorno a Piazza del Campo si sviluppa tutto il centro storico, con le sue vie strette e piene di botteghe di ogni tipo, che si incurvano, si incrociano nelle piazze, salgono e scendono, seguendo il terreno collinare su cui sorge la città.

Si incontrano poi altri palazzi, come il Palazzo del Capitano del Popolo, e moltissime chiese. La più bella e imponente è certamente il Duomo, con la sua splendida facciata e le opere d’arte di valore inestimabile che contiene.

Siena è anche il Palio

Tutti i senesi hanno una grande passione che hanno trasmesso anche al resto del mondo: il Palio, la velocissima corsa di cavalli che si svolge due volte l’anno, in estate, il 2 luglio e il 16 agosto.

In questa gara si sfidano i diversi quartieri (contrade) della città. Le contrade sono 17, ma la corsa viene fatta solo da 10 di esse, ogni volta estratte a sorte. lI Palio, che dà il nome alla festa, è lo stendardo ricamato che viene dato in premio alla contrada vincitrice.

Prima della gara c’è la Passeggiata Storica, un corteo a cui partecipano oltre 600 persone in costumi medievali. In occasione della corsa, Piazza del Campo viene completamente cosparsa di sabbia e  tutt’intorno, appoggiate ai palazzi, si montano le tribune per il pubblico. I fantini devono percorrere per tre volte il giro della piazza montando a pelo (senza sella) il cavallo.

cavallo gara Palio di Siena

I nomi, gli stemmi e i motti delle contrade

Ogni contrada ha un nome e quasi tutti ricordano un animale, alcuni immaginari. In ordine alfabetico sono:

  • Aquila
  • Bruco
  • Chiocciola
  • Civetta
  • Drago
  • Giraffa
  • Istrice
  • Leocorno
  • Lupa
  • Nicchio
  • Oca
  • Onda
  • Pantera
  • Selva
  • Tartuca
  • Torre
  • Valdimontone

Ogni contrada ha anche il proprio stemma e i propri colori:

stemmi e colori contrade Siena

Oltre al nome e allo stemma, ogni contrada ha anche un proprio motto, cioè una frase particolare che è il suo simbolo. Per esempio, il motto della Giraffa è

Più alta la testa, maggiore la gloria.

E quello dell’Istrice:

Sol per difesa io pungo.

Paolo Sacchi - sfilata sbandieratori Palio di Siena

Qui trovate altri post su siti Patrimonio dell’Umanità:

In questa scheda, invece, alcuni spunti per giocare con il Palio di Siena.

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: Castel del Monte

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Castel del Monte è uno dei tanti, bellissimi castelli che furono costruiti in Puglia durante il Medioevo. Ma certamente, per la sua architettura e per l’imponente presenza nel paesaggio, questo castello del XIII secolo è davvero particolare e spesso viene definito ‘il più bel castello d’Europa’.

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Fu Federico II di Svevia, che governò per lungo tempo tutta l’Italia meridionale, a volere la sua costruzione, su una collina delle Murge vicino all’attuale città di Andria. Ben visibile anche da lontano, la forma di Castel del Monte sembra quella di una corona, che ricorda quella che utilizzò Federico per la sua incoronazione.

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Come la corona, infatti, il castello è a forma di ottagono perfetto. Negli otto spigoli sono state costruite otto torri, alte 24 metri, a loro volta ottagonali. L’edificio si sviluppa intorno al cortile centrale e ciascuno dei due piani ha otto stanze a forma di trapezio che hanno le stesse dimensioni. Nel cortile c’era un tempo una grande vasca, anch’essa ottagonale, che nei secoli è andata distrutta.

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Sembra che Federico abbia scelto l’ottagono per il suo valore simbolico: si tratta infatti di una figura geometrica a metà strada tra il quadrato, allora considerato simbolo della Terra, e il cerchio, simbolo dell’infinità del cielo. Il castello doveva quindi rappresentare l’unione tra la Terra e il cielo.

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L’Unesco ha inserito Castel del Monte nel Patrimonio dell’Umanità. E’ infatti un’importantissima opera d’arte, sia per la bellezza delle sue architetture, perfettamente inserite nel paesaggio,  sia perché unisce la cultura del Nord Europa, da cui proveniva Federico II di Svevia, con quella del mondo classico (greco e romano) e del mondo islamico, tutti e due parte della storia della Puglia.

Queste le foto di alcuni particolari tratte dal sito Unesco:

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Questo il link per visitarlo con Google maps.

Qui potete leggere altre schede su siti Patrimonio dell’Umanità:

 

 

 

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: la città rinascimentale di Urbino

Screenshot 2018-03-15 14.41.21anche se per molti secoli il territorio delle Marche rimase separato tra diverse famiglie nobili, il Rinascimento fu un periodo di grande sviluppo artistico per tutta la regione.

Urbino ne fu l’esempio più importante. La città e il territorio circostante erano governati dai duchi da Montefeltro.

Doppio ritratto di Battista Sforza e di Federico duca di Montefeltro, opera di Piero della Francesca
Doppio ritratto di Battista Sforza e di Federico duca di Montefeltro, opera di Piero della Francesca, Galleria degli Uffizi a Firenze

Il loro dominio comprendeva il nord delle Marche e arrivava fino in Romagna e in Umbria.  Grazie a loro, la corte di Urbino accolse e finanziò le opere di molti artisti che trasformarono la città in un modello di città rinascimentale.

Città ideale di Urbino, opera di un anonimo fiorentino, Galleria Nazionale delle Marche
Città ideale di Urbino, opera di un anonimo fiorentino, Galleria Nazionale delle Marche

Per questa ragione e per il suo armonioso adattamento al bellissimo paesaggio collinare marchigiano, dal 1998 il centro storico di Urbino fa parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Urbino inserito del paesaggio collinare delle Marche
La città di Urbino, ben inserita del paesaggio collinare delle Marche

Il Palazzo Ducale, vicino alla Cattedrale, è il simbolo della città e anche uno dei più bei monumenti del Rinascimento in Italia. Per la sua costruzione, il duca Federico da Montefeltro chiamò i più prestigiosi architetti, scultori, decoratori e pittori del Quattrocento. Uno dei più importanti fu Piero della Francesca.

Il Palazzo Ducale a Urbino
Il Palazzo Ducale a Urbino

Il Palazzo Ducale è stato definito ‘un palazzo in forma di città’ per la presenza di ambienti diversi, meravigliosamente accostati, e per le sue dimensioni, in grado di accogliere centinaia di persone contemporaneamente. Oggi ospita la Galleria Nazionale delle Marche, una ricchissima raccolta di meravigliose opere d’arte.

La flagellazione di Cristo, opera di Piero della Francesca
La flagellazione di Cristo, opera di Piero della Francesca, Galleria Nazionale delle Marche
Madonna di Senigallia, opera di Piero della Francesca
Madonna di Senigallia, opera di Piero della Francesca, Galleria Nazionale delle Marche

 

La Muta, opera di Raffaello Sanzio
La Muta, opera di Raffaello Sanzio, Galleria Nazionale delle Marche

Se ci si mette in piedi al centro del piazzale esterno al Palazzo Ducale, meglio se durante la sera o la notte quando la città è meno rumorosa, ogni suono (una voce o uno strumento musicale) sembra amplificato da un microfono.  La forma della piazza funziona infatti come una grande cassa acustica, sulle cui pareti i suoni rimbalzano. Questo effetto non è un caso, ma è stato progettato dagli architetti su richiesta del Duca di Montefeltro: egli, infatti,  quando teneva un discorso affacciato a una delle finestre più alte del palazzo voleva essere udito chiaramente da tutto il suo popolo. Questo avveniva nel XV secolo, molti secoli prima che venisse inventato un amplificatore acustico.

La foto è stata scattata nel punto dove è migliore l'acustica della piazza di fronte a Palazzo Ducale (foto Alain Rouiller, Flickr)
La foto è stata scattata nel punto dove è migliore l’acustica della piazza di fronte a Palazzo Ducale (foto Alain Rouiller, Flickr)

In una delle principali strade del centro storico si trova Casa Santi, la casa dove nel XV secolo nacque il pittore Raffaello Sanzio. Si tratta di una casa-museo, arredata con mobili e oggetti dell’epoca. Sono esposti anche disegni e dipinti di Raffaello e di altri pittori, oltre a una preziosa raccolta di ceramiche rinascimentali. Al piano terra c’è la bottega dove l’artista e suo padre dipingevano: oggi in questo spazio si organizzano mostre d’arte moderna. Nel piccolo cortile collegato alla bottega c’è un pozzo e una pietra dove si macinavano i colori che venivano poi usati per la pittura.

Affresco di Madonna con bambino a Casa Santi, non è sicuro se sia opera di Raffaello molto giovane o di suo padre Giovanni
Affresco di Madonna con bambino a Casa Santi, non è sicuro se sia opera di Raffaello molto giovane o di suo padre Giovanni

Per l’insegnante

Altri articoli su siti del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco:

 

 

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: il villaggio operaio di Crespi d’Adda

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la Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Uno di questi è il villaggio operaio di Crespi d’Adda.

Crespi è il nome della famiglia di industriali tessili che, a fine Ottocento, decise di far sorgere vicino alla propria fabbrica un intero villaggio, dove gli operai potevano vivere con le loro famiglie.

villaggio operaio crespi d'adda
Casette per le famiglie degli operai

Dal nulla, in pochi anni, sorse una cittadina formata da villette per gli impiegati e i dirigenti e piccole case con orto e giardino per gli operai. Solo chi lavorava nella fabbrica poteva vivere a Crespi e la vita di tutta la comunità seguiva i ritmi del lavoro.

Casette con giardino Crespi d'Adda
Casette con giardino
Casette bifamiliari Crespi d'Adda
Casa per due famiglie
Villa per dirigenti Crespi d'Adda
Villa per dirigenti

Ai lavoratori e alle loro famiglie venivano forniti tutti i servizi necessari, compresi uno spaccio dove fare acquisti, una scuola che arrivava al termine della primaria e un ospedale.

Lo spaccio, foto d'epoca, Crespi d'Adda
Lo spaccio, foto d’epoca
scuola crespi d'adda
La scuola
L'ospedale, foto d'epoca, Crespi d'Adda
L’ospedale, foto d’epoca

La famiglia Crespi era molto attenta alle innovazioni tecnologiche: Crespi d’Adda è stato infatti il primo centro italiano ad avere un’illuminazione elettrica pubblica.

Venne inoltre creata una linea telefonica privata tra lo stabilimento e la casa milanese dei Crespi, in modo da tenere i padroni sempre aggiornati sull’andamento e gli eventi della fabbrica. La cosa curiosa è che ancora oggi il prefisso telefonico per i residenti a Crespi d’Adda è 02, come a Milano, nonostante si trovi in provincia di Bergamo.

Veniva data molta importanza anche all’attività fisica: c’era una piscina coperta, con spogliatoi e acqua calda per le docce e un grande campo sportivo, formato da un anello per le gare ciclistiche e al centro un campo da calcio.

Bambini che fanno ginnastica, foto d'epoca, Crespi d'Adda
Bambini che fanno ginnastica, foto d’epoca
piscina crespi d'adda
La piscina, foto d’epoca
Gara ciclistica a Crespi d'Adda, foto d'epoca
Gara ciclistica, foto d’epoca

La residenza dei padroni era un grande edificio costruito, in una posizione rialzata, in stile medievale in una posizione, tanto che da tutti è sempre stato definito come il Castello.

Il castello, Crespi d'Adda
Il Castello

In questo piccolo mondo perfetto, il padrone controllava non solo il lavoro, ma anche la vita dei propri dipendenti. Questo tipo di rapporto viene definito ‘paternalismo industriale’, perché il proprietario della fabbrica si comportava come il padre di una grande famiglia di un tempo, rispondendo ai bisogni di ognuno, ma anche esigendo un rigido rispetto delle regole stabilite.

L'esterno della fabbrica, Crespi d'Adda
L’esterno della fabbrica

Da diversi anni la fabbrica è chiusa, ma Crespi d’Adda è rimasto lo stesso, anche grazie a una continua opera di restauro. E’ considerato perciò il villaggio operaio meglio conservato dell’Europa meridionale.

La pianta di Crespi d'Adda
La pianta di Crespi d’Adda

Le immagini sono tratte dai siti crespidadda.it e villaggiocrespi.it

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: l’Orto Botanico di Padova

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l’Orto Botanico di Padova è il più antico giardino botanico del mondo.

Venne infatti creato nel 1545 e da allora, anche se con modifiche e ampliamenti, è sempre rimasto attivo nello stesso luogo. Dal 1997 fa parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, perché ha rappresentato un modello per tutti i giardini botanici d’Italia e del mondo.

In origine era chiamato ‘Giardino dei Semplici’, perché era nato come luogo dove coltivare le erbe curative, un tempo definite semplici, alla base dell’antica medicina.

Allora l’Orto Botanico racchiudeva un vero tesoro perché le piante e i medicinali che se ne ricavavano erano beni davvero preziosi, di alto valore. Perciò i furti erano molto frequenti, nonostante i ladri fossero soggetti a pene severe, come il carcere per lunghi periodi o addirittura l’esilio.

Per proteggere le piante fu quindi progettato e costruito un alto muro di recinzione, più facile da difendere e controllare, dalla forma circolare che si è mantenuta fino a oggi. Nel corso dei secoli, grazie a questo orto, vennero introdotte piante prima sconosciute in Italia, come il girasole, la magnolia, il gelsomino e anche la patata.

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Oggi ospita 3500 specie differenti di piante suddivise in grandi aiuole intorno a una  vasca di acqua tiepida, proveniente dal sottosuolo, dove crescono le piante acquatiche.

Nell’orto botanico sono presenti anche alcuni alberi storici, molto importanti per età e dimensioni. Tra questi, il più antico (1585) è la Palma di Goethe, protetta da una serra alta a forma di ottagono. E’ chiamata così perché il poeta tedesco Goethe, vissuto nel XVIII secolo, la prese come spunto per le sue riflessioni sull’evoluzione delle piante.

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E’ invece del 1828 il bellissimo Cedro dell’Himalaya, una pianta delicata che ha bisogno di continua attenzione: ha infatti sofferto per i cambiamenti della rete idrica nel sottosuolo a causa delle nuove costruzioni nella zona.

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La parte più recente dell’Orto Botanico di Padova è costituita dal Giardino della Biodiversità. Si tratta di un’enorme serra costruita con le più moderne tecnologie, che ospita 1300 piante dei diversi ambienti della Terra, dai più umidi ai più aridi, ricostruiti in sezioni separate.

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Il Giardino è alimentato a energia solare con pannelli fotovoltaici e tutta la struttura è regolata da un sofisticato sistema computerizzato. L’acqua utilizzata proviene dalle precipitazioni, raccolte in una grande vasca che ha anche funzioni di depurazione e controllo, e da un pozzo artesiano profondo centinaia di metri. Le vetrate, che si aprono e chiudono autonomamente per regolare il calore e l’umidità all’interno della serra, sono ricoperte da una pellicola in grado anche di assorbire l’inquinamento atmosferico.

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Per l’insegnante:

qui un post su fare l’orto a scuola.

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: Villa del Casale a Piazza Armerina

Screenshot 2018-03-16 11.38.43quasi al centro della Sicilia, a pochi chilometri dalla città di Piazza Armerina, si incontra un luogo magico circondato da basse colline: è una grande villa di epoca romana (IV secolo d.C.) che, nonostante la sua antichità, ha conservato un tesoro di splendidi mosaici.

E’ la Villa Romana del Casale, che prende il nome dalla località in cui sorge. La villa era la residenza di caccia di un patrizio o forse anche di un imperatore, gli archeologi non hanno saputo definirlo con certezza.

In realtà non si tratta di un solo edificio, ma di un grande complesso di oltre 3500 metri quadrati, formato da ben 48 stanze e comprendente anche una Basilica, cioè un luogo di culto.

Screenshot 2018-06-22 19.26.02Nel 1997 la Villa del Casale è entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

L’abitazione si sviluppa da un grande peristilio, cioè un portico con colonne che circonda uno spazio aperto. Il pavimento a mosaico rappresenta immagini di leoni, antilopi, tori, cinghiali, cavalli selvatici, cervi, arieti e altri animali all’interno di grandi cerchi decorati con corone di alloro.

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Uno dei mosaici che incuriosisce di più i visitatori è quello delle Ginnaste, che ci mostra dieci ragazze in top e calzoncini, impegnate in diverse prove sportive in onore di Teti, la dea del mare. Nella parte superiore del mosaico, le atlete sono raffigurate mentre svolgono varie gare, come esercizi coi pesi, lancio del disco e corsa campestre. Nella parte inferiore si vede il gioco della palla a mano, una ragazza con la palma della vittoria che si appoggia in testa una corona e la scena della premiazione di un’altra ragazza.

Screenshot 2018-06-22 19.22.53Altri mosaici rappresentano soprattutto le imprese di cacciatori, come quello della Piccola Caccia, sul pavimento di una sala da pranzo. Ci sono varie scene, come la cattura di tre cervi con una rete, dei cani che inseguono una volpe, un banchetto nel bosco, l’uccisione di un cinghiale che ha ferito un uomo.

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Screenshot 2018-06-25 08.37.01La bellezza di questi mosaici è dovuta alla dimensione delle tessere (cioè i pezzetti di rocce, pietre o vetro colorato) che li compongono: mentre in altri mosaici romani le tessere sono di circa un centimetro di lato, in quelle della Villa del Casale misurano da 1 a 4 millimetri: riescono così a creare dei disegni di grande dettaglio e precisione.  Gli archeologi sono convinti che questi lavori siano stati realizzati da maestri del mosaico nordafricani, perché sono molto simili ad altri ritrovati in Tunisia e in Algeria, in NordAfrica appunto.

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Le immagini ci raccontano molti particolari sulla società dell’epoca. I vestiti e le acconciature femminili permettono di distinguere le donne ricche dalle loro ancelle, la varietà degli animali, dei fiori e delle piante presenta un quadro dell’ambiente naturale, mentre i giochi, le battute di caccia, la pesca, la vendemmia descrivono le abitudini sociali della vita di quel tempo.

 

Ecco un disegno che ricostruisce la Villa com’era:

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Per l’insegnante:

due post sul lavoro dell’archeologo qui e qui.