Cambiamondo, un sussidiario per cittadin* di domani

Riscaldamento globale, inquinamento, desertificazione, aumento della povertà di milioni di suoi abitanti: sono solo alcuni tra i tanti segnali che il nostro pianeta ci sta dando per manifestare il suo malessere. Le soluzioni ci sono, ma è importante che non si fermino al presente, ma che garantiscano un futuro alle prossime generazioni.

Ecco perchè Cambiamondo.
E’ un sussidiario pensato per formare i futuri cittadini del nostro pianeta.
Nella sua progettazione siamo partite dalla considerazione che per intervenire a cambiare il mondo sia importante conoscere la sua storia e le sue caratteristiche geografiche, scientifiche, anche economiche, per comprendere la vita degli uomini e delle donne nel passato e progettarne il futuro.

Filo conduttore del progetto è quindi l’Educazione civica e ambientale, con approfondimenti sulla Costituzione e sugli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, protagonisti poi del volume MISSION 2030, per formare cittadini consapevoli e responsabili.

Una scelta didattica

Il processo di insegnamento/apprendimento passa attraverso l’integrazione di diverse modalità di comunicazione e di espressione. Riflettendo su questa consapevolezza, ci siamo chieste come fosse possibile inserire questo sempre più diffuso impulso verso la multimodalità in un libro di testo. E’ certo una linea di tendenza che ormai molti sussidiari hanno: le idee circolano, il bisogno di rinnovarsi e di rispondere al meglio alle esigenze dei docenti è ben presente a tutte le case editrici, i libri sono sempre più vari, accoglienti, operativi.

Naturalmente, alla base della nostra riflessione c’è stata la scelta costante di conciliare in modo proficuo gli elementi di innovazione didattica con l’esperienza personale acquisita nel tempo da ogni insegnante. Siamo infatti consapevoli del fatto che è proprio dall’esperienza maturata da ciascun docente nel lavoro quotidiano di classe che nasce la capacità di gestire al meglio le nuove metodologie di insegnamento.

Nel pensare al progetto per un nuovo sussidiario si è posta in primo piano la correlazione docente-alunno, partendo dal presupposto che il bambino (o la bambina) è protagonista attivo del proprio sapere, ma il docente (o la docente) è la sua guida esperta, con un ruolo di regista, di facilitatore, di risorsa aggiunta.

Il nostro punto fermo di riferimento è stato quindi una scuola dell’inclusione, con proposte in grado di rimuovere la maggior parte degli ostacoli che possono frapporsi all’apprendimento e alla promozione della persona e con elementi di facilitazione che aiutino a superare difficoltà e situazioni problematiche.

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Alla scoperta del nostro angolo d’Italia

Lo studio del territorio italiano (argomento di geografia per tutto il secondo biennio) può dare vita a molti collegamenti interdisciplinari: per esempio italiano, scienze, storia, arte.

Molto importante può essere anche il collegamento con Educazione Civica. La conoscenza del territorio rappresenta, infatti, uno step fondamentale per l’acquisizione di valori come il rispetto e la responsabilità individuale e collettiva, verso se stessi e gli altri, nei confronti dell’ambiente e delle istituzioni.

Il tuo territorio

La nostra proposta parte dall’analisi del luogo in cui si vive, utile anche per acquisire gradualmente gli strumenti per lo studio del territorio italiano, sotto tutti gli aspetti: morfologico, demografico, economico, culturale.

Una volta raccolte tutte le informazioni, si può pensare di organizzarle in un lapbook o un altro elaborato di presentazione dell’argomento. E’ possibile prendere spunto da quello proposto all’interno del blog nel post “Ti presento il mio luogo del cuore“. Nel caso non si possa proporre un lavoro di gruppo in classe, ogni bambino può predisporre il proprio materiale.


La realizzazione di questo lavoro mette in atto chiaramente diverse abilità. E’ un ottimo esercizio di sintesi e rielaborazione delle informazioni da un punto di vista linguistico, che richiede una buona padronanza del linguaggio descrittivo e di disciplina. Stimola abilità artistiche, sia nella fase di progettazione, per l’attenta analisi dell’organizzazione dello spazio a disposizione, sia in quella di realizzazione, nel proporre un elemento artistico del proprio territorio, con riferimento al patrimonio storico culturale, in Italia presente anche nel più piccolo borgo.

Il patrimonio culturale

Quest’ultimo argomento può essere uno spunto per avvicinarsi all’Educazione Civica con riferimento al secondo nucleo tematico “SVILUPPO SOSTENIBILE, educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio”.
Qui una scheda sul Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini e alle bambine.

Le osservazioni sistematiche da parte dell’insegnante e la presentazione del proprio lavoro da parte di ogni alunno possono dare ottime indicazioni per la valutazione.

Un gemellaggio

Navigando nei gruppi di insegnanti presenti sui social, si nota spesso la ricerca di classi con cui “gemellarsi”. Il lapbook di presentazione del proprio territorio può diventare, quindi, un materiale di scambio di informazioni tra ragazze e ragazzi che, mettendo in atto capacità comunicative e digitali, si conoscono individualmente, come gruppo classe, mettendo in atto competenze legate all’uso più consapevole di strumenti virtuali (“CITTADINANZA DIGITALE”).

L’attività proposta prosegue ricercando sulla carta dove si trova la scuola con cui si è in contatto, osservando prima le caratteristiche del territorio, per poi passare alle informazioni di tipo demografico, economico culturale.
Quali differenze o similitudini si riscontrano con il nostro territorio? Questa domanda dovrebbe stimolare non solo il confronto, ma anche la ricerca delle relazioni tra ambiente e intervento dell’uomo, che caratterizzano i due luoghi presi in analisi.

Ad esempio:
La scuola dei nostri amici si affaccia sul mare: quale? Quali altri mari ci sono in Italia?
Come sarà il suo clima? In cosa si differenzia dal nostro?
Quali saranno le principali attività della popolazione? Quali sono le informazioni che ci aiutano a capirlo?
Si può continuare seguendo questa traccia, in base alle informazioni scambiate legate anche all’aspetto storico/culturale.

I problemi del territorio e l’Agenda 2030

Per effettuare un ulteriore collegamento e mettere in atto nuove abilità, è utile prendere in analisi gli aspetti relativi alle criticità, messe in evidenza dalle analisi condotte.
Inquinamento? Scaristà di risorse? Strutture poco adeguate alle richieste della popolazione?
Per l’approfondimento di tali argomenti, con riferimento a un altro nucleo tematico di Educazione Civica (“AGENDA 2030”), consigliamo la lettura di alcuni obiettivi dell’Agenda 2030 presenti sul nostro blog. Ne suggeriamo alcuni, ma si può scegliere quello più adeguato al lavoro svolto o quello che interessa maggiormente:
obiettivo 7: energia pulita per tutti;
obiettivo 11: città vivibili e sicure;
obiettivo 13: fermare il surriscaldamento globale;
obiettivo 14: conservare il mare e le sue risorse;
obiettivo 15: conservare la biodiversità.

Possiamo cambiare il mondo! L’Agenda 2030 spiegata ai bambini e alle bambine

In questo post parliamo del libro “Possiamo cambiare il mondo“, di Rossella Kohler, edito da Mondadori ragazzi.

Vediamo di che cosa si tratta. Partiamo dai due (!) sottotitoli, che già spiegano molto:

L’educazione civica raccontata ai bambini

e

Per scoprire l’Agenda 2030

Anche se non è un libro di testo, infatti, questo libro è senz’altro molto utile per lavorare in classe sull’educazione civica (o, come preferiamo indicare con una precedente definizione, educazione alla cittadinanza globale), inserita di recente dal Ministero come disciplina trasversale e verticale, con nuova enfasi e nuove modalità.

E soprattutto è utile se si vuole conoscere, approfondire, maneggiare con sicurezza l’Agenda 2030 e i suoi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Ogni obiettivo viene spiegato in modo discorsivo, ma in una narrazione che riconduce ai suoi punti essenziali. I titoli dei paragrafi aiutano a schematizzare e ad evidenziare le priorità. Il linguaggio è scorrevole e volutamente semplice, senza però rinunciare a introdurre talvolta termini nuovi che possono incrementare le capacità lessicali di ragazze e ragazzi.

Sono poi proposti i traguardi dell’obiettivo. Tra i numerosi traguardi individuati dall’Agenda sono scelti i fondamentali e anche quelli più facilmente comprensibili, tenendo conto del livello di conoscenze dei ragazzi.

Una pagina (“Cosa puoi fare per questo Obiettivo?”) propone delle buone pratiche, delle azioni che ognuno di noi, in famiglia, a scuola, con gli amici o individualmente, può compiere per aiutare a raggiungere l’Obiettivo in questione.

Una doppia pagina (“Approfondiamo un po’”) presenta l’approfondimento di una tematica relativa all’Obiettivo. E’ una doppia pagina illustrata, molto d’impatto, che invita a leggere le figure e le didascalie per saperne un po’ di più sull’argomento.

C’è quindi la parte forse più divertente, in cui si raccontano storie di bambini e bambine in varie parti del mondo, sempre in relazione ai diversi Obiettivi.

Spesso sono storie vere, che sono state necessariamente romanzate, ma che nascono da un progetto per migliorare il pianeta e/o la vita dei suoi abitanti. Altre volte i personaggi e il racconto sono inventati, ma comunque in relazione al progetto reale presentato al termine della storia.

Alla fine del libro un piccolo dizionario spiega i termini più complessi e difficili, mentre all’inizio i progetti sono localizzati geograficamente in un grande planisfero.

Come sempre, la pubblicazione di un libro non è mai un lavoro individuale e diverse sono le professionalità che hanno contribuito ottimamente a realizzarlo: redazione, grafica, art direction, ecc., ma soprattutto Ilaria Zanellato che lo ha animato con le sue dolci e bellissime illustrazioni.

27 gennaio: il Giorno della Memoria spiegato ai bambini e alle bambine

Cari ragazzi e care ragazze,

come sapete, ogni tanto nel calendario dell’anno ci sono delle giornate speciali, decise dal nostro Stato o dalle organizzazioni internazionali. Sono giornate che ci invitano a festeggiare qualcosa di bello che è successo in passato oppure qualche importante tappa della storia dell’umanità. Altre ancora ci fanno riflettere sull’importanza dei nostri affetti e delle relazioni con le altre persone.

Ci sono però anche giornate che ci invitano a ricordare degli eventi che invece piacerebbe a tutti dimenticare o, meglio, si vorrebbe che, nella Storia, non fossero mai successi.

E’ questo il caso del Giorno della Memoria, che da alcuni anni viene celebrato in tutto il mondo ogni 27 gennaio.

Questa data è stata scelta perché proprio il 27 gennaio del 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, venne liberato il campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Da quel giorno tutto il mondo seppe davvero quali terribili azioni aveva fatto in molti Paesi d’Europa il governo nazista, guidato da Adolf Hitler.

Olocausto e Shoah

Oggi, questa ricorrenza aiuta tutti a ricordare i molti milioni di persone che vennero rinchiuse e uccise nei campi di concentramento nazisti. Questo sterminio è in tutto il mondo definito Olocausto (una parola che vuol dire ‘estremo sacrificio’).  

Sei milioni di queste vittime innocenti erano ebrei: il loro sterminio viene chiamato Shoah (cioè ‘distruzione’ in ebraico). Gli ebrei vivevano come normali cittadini in tutti i Paesi che furono conquistati dall’esercito nazista: oltre che in Germania, in Austria, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Polonia, Italia e altri Stati europei. Via via, nel corso della seconda guerra mondiale (1939-1945) vennero catturati (uomini, donne e anche bambini), derubati della loro casa e di ogni loro avere e portati nei campi di concentramento. Moltissimi morirono per le terribili condizioni di vita nei campi, ma la maggior parte venne uccisa; alcuni riuscirono a sopravvivere e tornarono a casa dopo la fine della guerra.

Le leggi razziali

In Italia moltissimi ebrei vennero catturati a Roma, in una sola giornata dell’ottobre del 1943. Ma la persecuzione degli ebrei nel nostro Paese cominciò già nel 1938, quando il governo fascista emanò le leggi razziali. Secondo queste leggi gli ebrei vennero discriminati e separati dal resto della popolazione: per esempio, i bambini ebrei non poterono più frequentare la scuola pubblica e molti adulti furono costretti a lasciare il loro lavoro.

Le altre vittime

Oltre agli ebrei, vennero rinchiusi nei campi di concentramento molti gruppi sociali che venivano considerati inferiori: i rom (il loro Olocausto è chiamato Porrajmos, cioè ‘devastazione’), gli omosessuali, gli oppositori politici (che non accettavano e combattevano il nazismo), le persone con disabilità, i Testimoni di Geova, molte popolazioni dell’Europa dell’est.

Perché è importante ricordare?

Vi verrà da pensare: ma se cose tanto brutte sono successe in un passato ormai lontano, se tanto tempo fa alcune persone hanno fatto cattiverie così terribili ad altre persone, perché dobbiamo continuare a ricordare?

La risposta è: ricordare è importante perché aiuta a non ripetere gli errori del passato.

Voi dite giustamente: ma noi non siamo così cattivi… Questo è certamente vero, ma il Giorno della Memoria ci ricorda anche un’altra cosa. Ci ricorda che la responsabilità di quanto è avvenuto durante il nazismo non è soltanto di chi ha ucciso o fatto azioni violente contro altre persone.

E’ da considerare responsabile dell’Olocausto anche

  • chi ha visto delle ingiustizie, ma ha preferito guardare da un’altra parte.
  • chi ha fatto la spia, magari indicando dove abitava una famiglia ebrea.
  • chi è stato contento di guadagnare dalle disgrazie degli altri.

Quindi, in certe situazioni, anche persone che si considerano ‘normalmente buone’ possono agire in modo sbagliato, o razzista, o non solidale o anche soltanto molto egoista.

Il Giorno della Memoria ci invita a riflettere su tutto questo.

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Per l’insegnante:

Per affrontare questo delicato argomento molti siti suggeriscono bibliografie e filmografie, che sono quindi facili da trovare. E’ però importante che ogni insegnante, che conosce bene la propria classe, valuti attentamente quali materiali possono essere adeguatamente presentati. Parlando sia di libri sia di film, a volte può essere consigliabile proporne solo alcuni brani, meno ‘forti’ di altri. In ogni caso i bambini e le bambine non devono essere lasciati da soli nella lettura o nella visione, che consigliamo vengano proposte esclusivamente in classe.

Per fare qualche esempio, in questo sito alcuni suggerimenti di libri per bambini sull’argomento. Anche qui la recensione del libro di Liliana Segre diretto ai ragazzi (forse un po’ più grandi).

L’immagine di copertina è tratta dal film di Steven Spielberg ‘Schindler’s List’.

Un calendario per le Giornate Mondiali e le ricorrenze nazionali

Molte sono le occasioni per fare Educazione Civica in classe e da lì partire per affrontare argomenti diversissimi che coinvolgono le varie discipline e anche la vita quotidiana dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.

Alcune di queste occasioni ci vengono fornite dalle Giornate che, a livello nazionale o internazionale, sono state decise per ricordare importanti eventi storici o per puntare l’attenzione su fondamentali elementi sociali o ambientali.

Nell’arco dell’anno, infatti, quasi ogni giorno vi è una giornata dedicata: come le Giornate Mondiali istituite dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, dall’Unesco o da altre organizzazioni che operano a livello planetario, come la Croce Rossa, ecc. Poi ci sono le ricorrenze dello Stato italiano, dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa, oltre a quelle legate alla famiglia e ad altri ambiti sociali. In alcuni giorni può perciò verificarsi anche più di una giornata ‘speciale’.

Qui di seguito abbiamo compilato un elenco selezionato delle Giornate che possono essere di maggior interesse all’interno della nostra programmazione scolastica, offrendo validi spunti per una discussione in classe e per un lavoro di approfondimento.

In alcuni casi viene proposto il link a schede elaborate all’interno del blog: alcune sono dedicate in modo specifico alla Giornata, altre sono in relazione con gli argomenti trattati. Via via ne saranno aggiunte altre.

Gennaio

Febbraio

Marzo

  • 1° Giornata contro la Discriminazione
  • 3 Giornata internazionale della Natura
  • 8 Giornata internazionale della Donna
  • 21 Giornata internazionale della Felicità
  • 21 Giornata internazionale delle Foreste
  • 21 Giornata internazionale della Poesia
  • 22 Giornata internazionale dell’Acqua
  • 23 Giornata mondiale della Meteorologia
  • 25 Giornata internazionale di commemorazione delle Vittime della Schiavitù
  • 27 Giornata mondiale del Teatro

Aprile

Maggio

  • Festa dei Lavoratori
  • 3 Giornata mondiale della Libertà di Stampa
  • 8 Giornata mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa
  • 9 Giornata dell’Unione Europea
  • 15 Giornata internazionale della Famiglia
  • 16 Giornata mondiale del Vivere insieme in Pace
  • 16 Giornata internazionale della Luce
  • 17 Giornata internazionale contro l’Omofobia
  • 20 Giornata mondiale delle Api
  • 21 Giornata internazionale della Diversità culturale
  • 22 Giornata internazionale della Biodiversità
  • 23 Giornata nazionale della Legalità
  • 25 Giornata mondiale dell’Africa
  • 31 Giornata mondiale contro il Fumo

Giugno

Luglio

  • 11 Giornata mondiale della Popolazione
  • 30 Giornata mondiale dell’Amicizia

Agosto

  • 9 Giornata internazionale dei Popoli Indigeni
  • 12 Giornata internazionale della Gioventù

Settembre

Ottobre

Novembre

  • 10 Giornata mondiale della Scienza per la Pace e lo Sviluppo
  • 13 Giornata mondiale della Gentilezza
  • 17 Giornata internazionale degli Studenti
  • 20 Giornata mondiale dell’Infanzia
  • 21 Giornata mondiale della Televisione
  • 25 Giornata internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne

Dicembre

  • 3 Giornata internazionale per le Persone con Disabilità 
  • 5 Giornata mondiale del Volontariato
  • 5 Giornata mondiale del Suolo
  • 10 Giornata internazionale dei Diritti Umani
  • 10 Giornata mondiale dei Diritti degli Animali
  • 11 Giornata internazionale della Montagna
  • 18 Giornata internazionale dei Migranti
  • 20 Giornata internazionale della Solidarietà Umana

10 dicembre: la Giornata Mondiale dei Diritti Umani spiegata ai bambini e alle bambine

Che cosa sono i Diritti Umani?

Sono i diritti fondamentali che ciascuna persona (donna, uomo, bambina o bambino) possiede già dalla nascita, soltanto perché è un essere umano. Sono definiti diritti inalienabili: questo significa che nessuno al mondo può togliere questi diritti a un’altra persona. Sono molti: per fare qualche esempio, il diritto alla vita, il diritto all’istruzione, oppure quello di poter esprimere il proprio pensiero.

Perché sono stati decisi questi Diritti?

Anche se l’idea dei diritti umani è stata presente in diverse epoche storiche, soltanto nel secolo scorso, dopo la Seconda Guerra Mondiale,  si è arrivati a definire i Diritti Umani come li conosciamo oggi.

La guerra infatti, aveva portato distruzione in molti Paesi e la morte di oltre 50 milioni di persone in tutto il mondo. Ma soprattutto aveva visto il regime nazista discriminare gli esseri umani: da un lato quelli considerati superiori, che avevano tutti i diritti, dall’altro le persone considerate inferiori, che non avevano nessun diritto di decidere della propria vita. Partendo da questo terribile concetto erano stati progettati i campi di concentramento, dove erano state recluse e uccise milioni di persone (ebrei, rom, disabili, ecc.).

Si pensò quindi che fosse necessario creare uno strumento per proteggere i diritti fondamentali di ciascun individuo, in ogni parte del mondo e senza distinzione di nessun tipo (etnia, sesso, lingua, religione, opinioni politiche, ecc.).

La Dichiarazione Universale

Così, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (cioè dell’ONU) approvò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: avete perciò capito perché la Giornata Internazionale dei Diritti Umani si festeggia proprio il 10 dicembre di ogni anno.

Nella Dichiarazione i vari punti (definiti ‘articoli’) sono suddivisi secondo alcuni grandi argomenti:

  • la libertà e l’uguaglianza tra tutte le persone
  • i diritti degli individui rispetto alla comunità (come quello di essere trattati in modo uguale davanti alla legge)
  • le libertà fondamentali (di pensiero, di religione, di parola, di associazione)
  • i diritti economici (per es. il diritto al lavoro), sociali (per es. il diritto all’assistenza) e culturali (per es. il diritto all’educazione)

I Diritti di solidarietà

Successivamente l’ONU ha aggiunto altri diritti all’elenco: sono i diritti necessari per uno sviluppo positivo delle comunità, definiti Diritti di solidarietà sociale. Questi importanti diritti riguardano soprattutto quelle parti della società che hanno bisogno di essere più difese e protette: ad esempio le donne, i bambini, i disabili, le persone omosessuali, le popolazioni indigene, i rifugiati.

Inoltre, parlano di diritto alla pace, allo sviluppo economico, all’aiuto umanitario in caso di emergenze come guerre o calamità naturali. Importantissima è anche la dichiarazione del diritto alla protezione dell’ambiente, che riguarda tutti gli esseri umani e tutto il pianeta.

Per sostenere questi diritti aggiuntivi, l’ONU ha creato negli anni varie Convenzioni che riguardano i singoli argomenti. Una di queste è la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che è stata approvata nel 1989. E’ formata da 54 articoli, che riguardano tutte le possibili situazioni in cui un bambino o un ragazzo minore di diciotto anni deve essere protetto, come nel suo diritto a frequentare la scuola, a crescere sano e sicuro o anche nel suo diritto a essere ascoltato in famiglia, a scuola e anche in tribunale.

In copertina Eleanor Roosevelt, attivista per i diritti civili e moglie di Franklin Delano Roosevelt, che era allora presidente degli Stati Uniti, mostra la Dichiarazione in una famosa fotografia.

Qui potete trovare altri argomenti di Educazione Civica raccontati nel blog, come l’Agenda 2030 oppure la Giornata Mondiale della Terra.

Qui invece un calendario sulle Giornate Mondiali e ricorrenze nazionali che potete utilizzare per un lavoro in classe.

La gentilezza è “circolare”?

In occasione della Giornata della Gentilezza proponiamo una semplice attività che possa far riflettere i ragazzi e le ragazze sul valore di questa qualità/atteggiamento.
Il percorso inizia con la visione di una filmato e si sviluppa con un lavoro collettivo.
Il percorso non richiede più di un’ora di tempo e può essere inserito nell’ambito dell’Educazione Civica, mantenendo un carattere di interdisciplinarietà. Può essere proposto anche in una modalità “a distanza”

Gentilezza = …

Prima di tutto, chiedete ai ragazzi e alle ragazze di definire il significato della parola gentilezza, riportando le osservazioni su una mappa tipo brainstorming. Provate a vietare l’uso dell’aggettivo “gentile”, stimolando così una ricerca lessicale.

Poi proponete la visione del seguente video
https://video.link/w/zZxyb

Al termine aprite un breve dibattito partendo da due semplici domande:

La gentilezza può essere circolare?

Sulla base del filmato visto è corretto pensare alla gentilezza come un qualcosa di “circolare” e cosa significa. Potrebbe accadere veramente?

Richiesta o gentilezza?

Invitate gli alunni a riflettere su quante richieste vengono fatte loro ogni giorno (non si risparmieranno), stabilite insieme su quale focalizzarsi. (es. riordinare la stanza, aiutare la mamma, giocare tranquilli…).
Sono solo richieste? Stimoliamo i ragazzi e le ragazze a riflettere sul perchè vengono fatte loro e proviamo a chiedere se possono essere viste anche come piccole gentilezze che potrebbero rivolgere ai loro cari o ai loro amici.

Come attività finale, per fissare i contenuti più importanti di tutto il confronto, chiedete di scrivere una loro riflessione.

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini e alle bambine

Sapete che cosa significa UNESCO?

Sono le iniziali di una serie di parole inglesi: United Nations (cioè l’ONU) Educational, Scientific and Cultural Organization. Quindi è l’organizzazione che si occupa, su incarico dell’ONU, di educazione (e quindi scuola), di scienza e di cultura.

Come potete immaginare, gli argomenti di cui si interessa sono tantissimi. Ma ce ne è uno che impegna grandi finanze e molto lavoro da tanto tempo e in tutto il mondo: la maggior parte delle persone, addirittura, se si nomina l’Unesco pensa subito a questo.

Si tratta della tutela, cioè la protezione, del Patrimonio dell’Umanità, in inglese World Heritage. Viene infatti definito in questo modo l’insieme dei luoghi del mondo che sono importanti per la storia e la cultura di tutti gli uomini e tutte le donne del nostro pianeta, non soltanto per i cittadini che vi abitano vicino. Si può anche dire che hanno un valore universale.

Le enormi statue dell’antica civiltà dell’Isola di Pasqua (Cile), nell’Oceano Pacifico.

Una splendida idea

L’idea di proteggere questi siti preziosi era nata già nei primi anni del secolo scorso, ma c’è voluto molto tempo perché diventasse realtà.

Un primo passo ci fu quando nel 1960 l’Unesco iniziò una campagna internazionale per salvare la Valle dei Templi in Egitto: la costruzione di una grande diga sul Nilo, importante per la produzione di energia e per l’agricoltura del Paese, avrebbe infatti provocato la sommersione di incredibili tesori archeologici dell’antica civiltà egizia.

Le statue monumentali di Abu Simbel, in Egitto

Più di cento Paesi di tutto il mondo risposero all’appello e si impegnarono a donare il denaro e la tecnologia necessaria per smontare, spostare e ricostruire in un luogo più rialzato i due grandi templi di Abu Simbel.

L’iniziativa ebbe un grande successo soprattutto perché questi Paesi continuarono nel loro impegno: insieme a molte associazioni, definirono un progetto per proteggere sia i principali siti, cioè luoghi, storico-artistici del mondo, sia zone con importanti ambienti naturali.

La lista dei siti

Così, nel 1972 l’Unesco compilò una prima lista dei siti del Patrimonio dell’Umanità. Si impegnò quindi a farli conoscere in tutto il mondo, a finanziare i lavori di restauro, a controllare che continuassero a essere rispettati e ben protetti.

I primi luoghi a essere inseriti furono quelli che correvano il rischio di essere distrutti: alcuni erano stati abbandonati e quasi dimenticati, altri erano in zone dove c’erano stati terremoti o simili disastri naturali, altri ancora erano in aree molto inquinate oppure quasi sepolti da nuove costruzioni. Si volevano poi aiutare i Paesi più poveri, che non sarebbero stati in grado di sostenere le spese altissime del restauro e della conservazione.

Il tipo di luoghi è molto vario: ci sono antichi centri storici e archeologici, monumenti, architetture geniali, paesaggi agricoli tradizionali, testimonianze delle prime attività industriali, paesaggi naturali unici, riserve di biodiversità (cioè ambienti dove è rappresentata una preziosa varietà di specie vegetali e animali), ecc. ecc.

Il sito archeologico di Machu Picchu, in Peru, dell’antica civiltà Inca

Questa lista è stata via via ampliata: ogni anno nuovi siti si aggiungono al Patrimonio dell’Umanità. Oggi i siti della lista sono 1121: 869 siti storico-culturali, 213 aree naturali e 39 misti (cioè sia culturali sia naturali), presenti in 167 Paesi del mondo. L’ultimo aggiornamento della lista è stato nel 2019: nel 2020, infatti, a causa della pandemia covid-19, per la prima volta da quasi cinquant’anni l’Unesco non ha nominato nuovi siti tra i tanti che erano in attesa.

Il Patrimonio di saperi e di memoria

Nel 1992 la lista degli elementi da proteggere è stata allargata alla Memoria del mondo, un grande patrimonio di documenti, registrazioni, filmati storici la cui conservazione ha una grande importanza per la storia di tutta l’Umanità. In Italia sono iscritti nell’elenco importanti biblioteche e archivi, come quello dell’Istituto Luce, dedicato al cinema.

Nel 2001 si è invece voluto dare valore al Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità. Si tratta di manifestazioni culturali (spettacoli, riti e feste, saperi, cucina, artigianato) che sono parte importante della tradizione dei vari popoli e rischiano di non essere trasmessi alle future generazioni. Esempi di Patrimonio immateriale (anche questi ogni anno più numerosi) sono il Teatro Kabuki in Giappone o danze come il tango, la rumba e il flamenco.

Spettacolo di flamenco a Siviglia

Il Patrimonio dell’Italia

L’Italia è, insieme alla Cina, il Paese che ha il maggior numero di siti protetti. Questo grazie soprattutto all’enorme ricchezza del suo patrimonio storico e artistico e anche alla presenza di particolari ambienti mediterranei. Ci sono poi molti siti misti (culturali e ambientali) perché il territorio italiano, da secoli intensamente abitato, presenta capolavori dell’opera dell’uomo situati all’interno di meravigliosi ambienti naturali.

In questi post potete approfondire alcuni dei 55 siti protetti dall’Unesco nel nostro Paese.

Per quanto riguarda il Patrimonio immateriale, anche in Italia sono numerosi gli antichi saperi dell’uomo protetti dall’Unesco. Sono:

  • il Canto a Tenore in Sardegna
  • l’Opera dei Pupi in Sicilia
  • la dieta mediterranea
  • l’artigianato del violino a Cremona
  • alcune caratteristiche processioni religiose (Nola, Palmi, Sassari, Viterbo)
  • la coltivazione della vite a Pantelleria
  • l’arte della pizza a Napoli
  • la transumanza, cioè lo spostamento delle greggi dai monti al mare e viceversa
  • i muretti a secco dei terrazzamenti

Di tutte queste cose molto interessanti parleremo però un’altra volta.

Il diario e il significato di condivisione

Cerchiamo sul dizionario la definizione del verbo condividere. 

CONDIVIDERE:

  1. spartire con altri
  2. avere qualcosa in comune con qualcun altro
  3. essere d’accordo con altri su un punto di vista
  4. (filosofia) (economia) mettere spazi e risorse in comune con altri
  5. (informatica) ricevere o mettere un’informazione in comune con altri utenti

Notiamo perciò che nel definire il suo significato si prevede anche un aspetto molto legato all’evoluzione della società,  legato in particolare al linguaggio dell’informatica, o, per meglio dire, del web.

L’ultima grande rivoluzione nel tempo libero dei ragazzi è stata infatti l’arrivo di Internet:  oggi trascorrono molto tempo online davanti al pc, allo smartphone o al tablet. L’imperativo è partecipare, condividere le proprie esperienze, in due parole “essere social”. Con tutti i rischi del caso.

Il numero di ragazzi da 13 ai 16 anni che gestisce un profilo su un social network è in forte aumento. Per i minori di 13 anni è in genere vietata l’iscrizione, ma è facilmente aggirabile e molti di loro sono riusciti ad aprire un account.

Certo, la rete e i social network offrono senza dubbio grandi opportunità. Ma portano con sé anche pericoli reali. Quali? Partiamo dai più importanti:

  • la condivisione e la diffusione di informazioni personali e foto, senza rendersi conto del pericolo di furto d’identità e adescamenti;
  • l’utilizzo da parte dei social network dei dati personali per scopi commerciali, con un conseguente bombardamento pubblicitario;
  • la “dipendenza”: i ragazzi, dopo avere iniziato a utilizzarli, non riescono più a fare a meno dei social;

Che cosa possono fare dunque le famiglie e la scuola per contrastare questi rischi? Sicuramente è importante spingere i ragazzi verso un uso consapevole degli strumenti.

Il progetto che presentiamo si pone infatti come finalità prioritaria, l’avvicinare i bambini a un futuro uso consapevole del web e dei social. Viene proposto per la classe quarta e prevede un lavoro tradizionale affiancato a un lavoro di riflessione sul diverso significato che parole e azioni legate ai social network stanno assumendo nella società contemporanea. I social network non verranno menzionati dai docenti, poiché si ritiene che questo sia un percorso preparatorio alla costruzione di alcune competenze base per il loro futuro utilizzo consapevole e critico.

L’attività proposta nasce dall’esigenza di sensibilizzare i bambini al rispetto dell’individualità propria e altrui. Si tratta quindi di un lavoro sul grande gruppo, basato sul rispetto di sé e degli altri, sull’importanza della riservatezza delle informazioni personali, finalizzato al miglioramento dei rapporti tra compagni di classe, poiché spesso gli alunni tendono a non dare il giusto peso a confidenze, idee, sensazioni, emozioni, intimità degli altri.

Il protagonista del percorso è il diario personale, analizzato non solo da un punto di vista testuale, ma come strumento di comunicazione con se stessi. Il lavoro include perciò l’approccio al concetto di privacy, vista come rispetto del diritto alla riservatezza per sé e per gli altri.

tabella diario

Le competenze digitali in questo progetto non vengono prese in considerazione, perché, come anticipato nella fase descrittiva, il focus non è utilizzare i social network, bensì essere consapevoli del valore delle azioni che in essi si possono compiere.

Metodologia

Fase 1: il diario

Il percorso si apre con la presentazione della tipologia testuale del diario personale.

  • Che cos’è?
  • A cosa serve?
  • Come e perchè si scrive su un diario personale?
  • Differenze e somiglianze tra i vari tipi di diario (diario di bordo, diario scolastico, diario di viaggio…)

Si propone l’acquisto di un quadernino-diario su cui prendere nota periodicamente, di momenti di particolare rilievo individuali o di gruppo legati alla vita personale o alla vita scolastica.

Fase 2: un patto tra di noi

Si invitano gli alunni attraverso il confronto, a sottoscrivere un “patto di corresponsabilità” attraverso cui tutti i bambini si impegnano a rispettare la privacy di ogni compagno.

Si suggerisce, in un primo momento, di conservare tutti insieme i diari all’interno di uno spazio comune come “l’armadio della fiducia”, a cui tutti gli alunni hanno accesso, nel rispetto delle regole stabilite dal patto.

Fase 3: scrivere

Inizialmente saranno i docenti a suggerire a tutta la classe di fissare sul diario riflessioni su eventi vissuti tutti insieme (lezione particolare, laboratori, progetti…) e si chiederà se si vogliono condividere i propri pensieri con gli altri e con chi (solo con una persona, solo con un docente, con pochi bambini o con molti, con l’intero gruppo classe, con la famiglia), oppure se vogliono mantenere la riservatezza.
Si inviteranno poi i bambini a riflettere sul perché della loro scelta, e si guideranno verso un confronto che li porti a comprendere il significato di riservatezza e a raggiungere una consapevolezza dei pericoli che possono nascere dalla mancanza di rispetto della privacy e, di conseguenza, di una persona.

In un secondo momento si stimoleranno gli alunni a utilizzare il diario in autonomia.

Verifica

Al termine del percorso si proporrà un questionario sul modello autobiografia cognitiva. (vedi allegato 1).

Si procederà poi alla tabulazione dei dati raccolti, alla condivisione delle risposte e alla costruzione di una place map, riassuntiva di tutto il lavoro.

Non dovrà mancare, infine, una verifica condivisa dell’attività da parte dei docenti su che cosa ha funzionato e cosa no.

OK perchè

KO perchè

Allegato 1

Autobiografia cognitiva di………………………………………………………….

Che cosa ne pensi del lavoro che hai fatto?

(non ci saranno voti sulle tue risposte)

Titolo del progetto…………………………………………………………………….

Gli argomenti

Li hai trovati facili o difficili?

ARGOMENTO FACILE DIFFICILE
1.     Che cos’è il diario
2.     Come si scrive un diario
3.     Condividere o no?

Sapevi già qualcosa su questi argomenti?

  • NO

Che cosa?………………………………………………………………………………………

Scrivi 3 cose che hai imparato e che ti sono rimaste più impresse

  1. ……………………………………………………………………………………
  2. ……………………………………………………………………………………
  3. ……………………………………………………………………………………

Che cosa ti è piaciuto di questa attività?…………………………………

Perché?…………………………………………………………………………………………..

Che cosa invece non ti è piaciuto?……………………………………………..

Perché?
………………………………………………………………………………………………………..

Dopo questa esperienza preferisci:

  • Condividere con tutti le tue esperienze
  • Non condividere le tue esperienze
  • Condividere le tue esperienze solo con alcuni compagni

Motiva la tua scelta………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………………………

Dai un voto al lavoro proposto…………………………………………………………

 

Obiettivo 17: favorire la collaborazione tra i Paesi – l’Agenda 2030 spiegata ai bambini

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l’Obiettivo 17 è quello conclusivo, perché invita a sviluppare tutti i mezzi necessari per realizzare gli altri Obiettivi dell’Agenda 2030 e a rafforzare la collaborazione fra Paesi e con le organizzazioni internazionali.

Nessun Paese, infatti, può raggiungere lo sviluppo sostenibile da solo. Ogni Paese è collegato ad altri: per il commercio di prodotti agricoli e industriali, per le scoperte della scienza e della tecnologia, per il turismo, per gli spostamenti di persone in cerca di lavoro.

In particolare, per ridurre le disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo è indispensabile aiutare i Paesi meno avanzati a raggiungere tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030, in modo da unire lo sviluppo economico alla salvaguardia dell’ambiente.

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Come si può migliorare la collaborazione tra i Paesi del mondo?

Il commercio internazionale è uno degli strumenti più importanti per equilibrare i rapporti tra le varie parti del mondo. Ci sono infatti Paesi che hanno risorse naturali che non sono disponibili in altre zone del pianeta e vengono quindi esportate in altri Paesi.  Ma perché tutti possano trarre vantaggi da questo commercio è indispensabile che siano fissate delle regole giuste, che non favoriscano soltanto i Paesi più ricchi (e quindi più forti nelle contrattazioni). Per aiutare i Paesi poveri, per esempio, è importante che si faciliti il commercio dei loro prodotti non facendo pagare delle tasse aggiuntive (chiamate dazi doganali).

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Un’altra strada per ridurre le disuguaglianze tra Paesi è la condivisione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche più avanzate e sostenibili, cioè compatibili con l’ambiente. In questo modo saranno possibili grandi miglioramenti nella vita e nel lavoro delle persone, per esempio nel campo del consumo di energia o in quello della comunicazione.

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Che cosa devono fare i Paesi ricchi?

Per raggiungere gli obiettivi e così migliorare le condizioni di vita soprattutto degli abitanti dei Paesi più poveri sono necessari investimenti di denaro. Molti Paesi ricchi già da tempo contribuiscono con una parte del proprio reddito nazionale (PIL, cioè Prodotto Interno Lordo). Questi finanziamenti sono chiamati aiuti allo sviluppo.

Grazie all’Agenda, questi Paesi si sono impegnati ad aumentare progressivamente queste somme, per arrivare, nel 2030, a donare lo 0,7% del proprio PIL. Oggi solo pochi Paesi hanno già raggiunto questa percentuale: la Svezia, prima di tutti, che dona l’1,4% del suo PIL, seguita da Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo. Sono però molto importanti anche i contributi delle organizzazioni internazionali e delle singole persone o aziende.

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I traguardi dell’Obiettivo 17

I Paesi che partecipano all’Agenda 2030 hanno perciò deciso di:

  • stendere propri piani nazionali per raggiungere gli Obiettivi Globali entro il 2030; ogni Paese deve scegliere quali sono i problemi più urgenti da risolvere per la propria società.
  • garantire che ogni Paese impegni le proprie risorse e che i Paesi sviluppati sostengano quelli meno sviluppati.
  • creare leggi coerenti: per esempio, non si possono creare delle regole per la protezione delle risorse naturali e, al tempo stesso, permetterne lo sfruttamento.
  • condividere le scoperte scientifiche e diffondere le innovazioni, a condizioni favorevoli (cioè a basso costo) per i Paesi più poveri.
  • aiutare i Paesi più poveri a raccogliere dati statistici sulla loro economia e la loro società.
  • favorire il commercio.

Qui trovi il post su un’importante via commerciale internazionale, la Via della Seta.

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post:

In questo post  puoi leggere della Giornata Mondiale dei Diritti Umani. In questo post si parla invece di Possiamo cambiare il mondo, un libro che racconta i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.