La gentilezza è “circolare”?

In occasione della Giornata della Gentilezza proponiamo una semplice attività che possa far riflettere i ragazzi e le ragazze sul valore di questa qualità/atteggiamento.
Il percorso inizia con la visione di una filmato e si sviluppa con un lavoro collettivo.
Il percorso non richiede più di un’ora di tempo e può essere inserito nell’ambito dell’Educazione Civica, mantenendo un carattere di interdisciplinarietà. Può essere proposto anche in una modalità “a distanza”

Gentilezza = …

Prima di tutto, chiedete ai ragazzi e alle ragazze di definire il significato della parola gentilezza, riportando le osservazioni su una mappa tipo brainstorming. Provate a vietare l’uso dell’aggettivo “gentile”, stimolando così una ricerca lessicale.

Poi proponete la visione del seguente video
https://video.link/w/zZxyb

Al termine aprite un breve dibattito partendo da due semplici domande:

La gentilezza può essere circolare?

Sulla base del filmato visto è corretto pensare alla gentilezza come un qualcosa di “circolare” e cosa significa. Potrebbe accadere veramente?

Richiesta o gentilezza?

Invitate gli alunni a riflettere su quante richieste vengono fatte loro ogni giorno (non si risparmieranno), stabilite insieme su quale focalizzarsi. (es. riordinare la stanza, aiutare la mamma, giocare tranquilli…).
Sono solo richieste? Stimoliamo i ragazzi e le ragazze a riflettere sul perchè vengono fatte loro e proviamo a chiedere se possono essere viste anche come piccole gentilezze che potrebbero rivolgere ai loro cari o ai loro amici.

Come attività finale, per fissare i contenuti più importanti di tutto il confronto, chiedete di scrivere una loro riflessione.

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini

Care ragazze e cari ragazzi, sapete che cosa significa UNESCO?

Sono le iniziali di una serie di parole inglesi: United Nations (cioè l’ONU) Educational, Scientific and Cultural Organization. Quindi è l’organizzazione che si occupa, su incarico dell’ONU, di educazione (e quindi scuola), di scienza e di cultura.

Come potete immaginare, gli argomenti di cui si interessa sono tantissimi. Ma ce ne è uno che impegna grandi finanze e molto lavoro da tanto tempo e in tutto il mondo: la maggior parte delle persone, addirittura, se si nomina l’Unesco pensa subito a questo.

Si tratta della tutela, cioè la protezione, del Patrimonio dell’Umanità, in inglese World Heritage. Viene infatti definito in questo modo l’insieme dei luoghi del mondo che sono importanti per la storia e la cultura di tutti gli uomini e tutte le donne del nostro pianeta, non soltanto per i cittadini che vi abitano vicino. Si può anche dire che hanno un valore universale.

Le enormi statue dell’antica civiltà dell’Isola di Pasqua (Cile), nell’Oceano Pacifico.

Una splendida idea

L’idea di proteggere questi siti preziosi era nata già nei primi anni del secolo scorso, ma c’è voluto molto tempo perché diventasse realtà.

Un primo passo ci fu quando nel 1960 l’Unesco iniziò una campagna internazionale per salvare la Valle dei Templi in Egitto: la costruzione di una grande diga sul Nilo, importante per la produzione di energia e per l’agricoltura del Paese, avrebbe infatti provocato la sommersione di incredibili tesori archeologici dell’antica civiltà egizia.

Le statue monumentali di Abu Simbel, in Egitto

Più di cento Paesi di tutto il mondo risposero all’appello e si impegnarono a donare il denaro e la tecnologia necessaria per smontare, spostare e ricostruire in un luogo più rialzato i due grandi templi di Abu Simbel.

L’iniziativa ebbe un grande successo soprattutto perché questi Paesi continuarono nel loro impegno: insieme a molte associazioni, definirono un progetto per proteggere sia i principali siti, cioè luoghi, storico-artistici del mondo, sia zone con importanti ambienti naturali.

La lista dei siti

Così, nel 1972 l’Unesco compilò una prima lista dei siti del Patrimonio dell’Umanità. Si impegnò quindi a farli conoscere in tutto il mondo, a finanziare i lavori di restauro, a controllare che continuassero a essere rispettati e ben protetti.

I primi luoghi a essere inseriti furono quelli che correvano il rischio di essere distrutti: alcuni erano stati abbandonati e quasi dimenticati, altri erano in zone dove c’erano stati terremoti o simili disastri naturali, altri ancora erano in aree molto inquinate oppure quasi sepolti da nuove costruzioni. Si volevano poi aiutare i Paesi più poveri, che non sarebbero stati in grado di sostenere le spese altissime del restauro e della conservazione.

Il tipo di luoghi è molto vario: ci sono antichi centri storici e archeologici, monumenti, architetture geniali, paesaggi agricoli tradizionali, testimonianze delle prime attività industriali, paesaggi naturali unici, riserve di biodiversità (cioè ambienti dove è rappresentata una preziosa varietà di specie vegetali e animali), ecc. ecc.

Il sito archeologico di Machu Picchu, in Peru, dell’antica civiltà Inca

Questa lista è stata via via ampliata: ogni anno nuovi siti si aggiungono al Patrimonio dell’Umanità. Oggi i siti della lista sono 1121: 869 siti storico-culturali, 213 aree naturali e 39 misti (cioè sia culturali sia naturali), presenti in 167 Paesi del mondo. L’ultimo aggiornamento della lista è stato nel 2019: nel 2020, infatti, a causa della pandemia covid-19, per la prima volta da quasi cinquant’anni l’Unesco non ha nominato nuovi siti tra i tanti che erano in attesa.

Il Patrimonio di saperi e di memoria

Nel 1992 la lista degli elementi da proteggere è stata allargata alla Memoria del mondo, un grande patrimonio di documenti, registrazioni, filmati storici la cui conservazione ha una grande importanza per la storia di tutta l’Umanità. In Italia sono iscritti nell’elenco importanti biblioteche e archivi, come quello dell’Istituto Luce, dedicato al cinema.

Nel 2001 si è invece voluto dare valore al Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità. Si tratta di manifestazioni culturali (spettacoli, riti e feste, saperi, cucina, artigianato) che sono parte importante della tradizione dei vari popoli e rischiano di non essere trasmessi alle future generazioni. Esempi di Patrimonio immateriale (anche questi ogni anno più numerosi) sono il Teatro Kabuki in Giappone o danze come il tango, la rumba e il flamenco.

Spettacolo di flamenco a Siviglia

Il Patrimonio dell’Italia

L’Italia è, insieme alla Cina, il Paese che ha il maggior numero di siti protetti. Questo grazie soprattutto all’enorme ricchezza del suo patrimonio storico e artistico e anche alla presenza di particolari ambienti mediterranei. Ci sono poi molti siti misti (culturali e ambientali) perché il territorio italiano, da secoli intensamente abitato, presenta capolavori dell’opera dell’uomo situati all’interno di meravigliosi ambienti naturali.

In questi post potete approfondire alcuni dei 55 siti protetti dall’Unesco nel nostro Paese.

Per quanto riguarda il Patrimonio immateriale, anche in Italia sono numerosi gli antichi saperi dell’uomo protetti dall’Unesco.  Sono:

  • il Canto a Tenore in Sardegna
  • l’Opera dei Pupi in Sicilia
  • la dieta mediterranea
  • l’artigianato del violino a Cremona
  • alcune caratteristiche processioni religiose (Nola, Palmi, Sassari, Viterbo)
  • la coltivazione della vite a Pantelleria
  • l’arte della pizza a Napoli
  • la transumanza, cioè lo spostamento delle greggi dai monti al mare e viceversa
  • i muretti a secco dei terrazzamenti

Di tutte queste cose molto interessanti parleremo però un’altra volta.

Il diario e il significato di condivisione

Cerchiamo sul dizionario la definizione del verbo condividere. 

CONDIVIDERE:

  1. spartire con altri
  2. avere qualcosa in comune con qualcun altro
  3. essere d’accordo con altri su un punto di vista
  4. (filosofia) (economia) mettere spazi e risorse in comune con altri
  5. (informatica) ricevere o mettere un’informazione in comune con altri utenti

Notiamo perciò che nel definire il suo significato si prevede anche un aspetto molto legato all’evoluzione della società,  legato in particolare al linguaggio dell’informatica, o, per meglio dire, del web.

L’ultima grande rivoluzione nel tempo libero dei ragazzi è stata infatti l’arrivo di Internet:  oggi trascorrono molto tempo online davanti al pc, allo smartphone o al tablet. L’imperativo è partecipare, condividere le proprie esperienze, in due parole “essere social”. Con tutti i rischi del caso.

Il numero di ragazzi da 13 ai 16 anni che gestisce un profilo su un social network è in forte aumento. Per i minori di 13 anni è in genere vietata l’iscrizione, ma è facilmente aggirabile e molti di loro sono riusciti ad aprire un account.

Certo, la rete e i social network offrono senza dubbio grandi opportunità. Ma portano con sé anche pericoli reali. Quali? Partiamo dai più importanti:

  • la condivisione e la diffusione di informazioni personali e foto, senza rendersi conto del pericolo di furto d’identità e adescamenti;
  • l’utilizzo da parte dei social network dei dati personali per scopi commerciali, con un conseguente bombardamento pubblicitario;
  • la “dipendenza”: i ragazzi, dopo avere iniziato a utilizzarli, non riescono più a fare a meno dei social;

Che cosa possono fare dunque le famiglie e la scuola per contrastare questi rischi? Sicuramente è importante spingere i ragazzi verso un uso consapevole degli strumenti.

Il progetto che presentiamo si pone infatti come finalità prioritaria, l’avvicinare i bambini a un futuro uso consapevole del web e dei social. Viene proposto per la classe quarta e prevede un lavoro tradizionale affiancato a un lavoro di riflessione sul diverso significato che parole e azioni legate ai social network stanno assumendo nella società contemporanea. I social network non verranno menzionati dai docenti, poiché si ritiene che questo sia un percorso preparatorio alla costruzione di alcune competenze base per il loro futuro utilizzo consapevole e critico.

L’attività proposta nasce dall’esigenza di sensibilizzare i bambini al rispetto dell’individualità propria e altrui. Si tratta quindi di un lavoro sul grande gruppo, basato sul rispetto di sé e degli altri, sull’importanza della riservatezza delle informazioni personali, finalizzato al miglioramento dei rapporti tra compagni di classe, poiché spesso gli alunni tendono a non dare il giusto peso a confidenze, idee, sensazioni, emozioni, intimità degli altri.

Il protagonista del percorso è il diario personale, analizzato non solo da un punto di vista testuale, ma come strumento di comunicazione con se stessi. Il lavoro include perciò l’approccio al concetto di privacy, vista come rispetto del diritto alla riservatezza per sé e per gli altri.

tabella diario

Le competenze digitali in questo progetto non vengono prese in considerazione, perché, come anticipato nella fase descrittiva, il focus non è utilizzare i social network, bensì essere consapevoli del valore delle azioni che in essi si possono compiere.

Metodologia

Fase 1: il diario

Il percorso si apre con la presentazione della tipologia testuale del diario personale.

  • Che cos’è?
  • A cosa serve?
  • Come e perchè si scrive su un diario personale?
  • Differenze e somiglianze tra i vari tipi di diario (diario di bordo, diario scolastico, diario di viaggio…)

Si propone l’acquisto di un quadernino-diario su cui prendere nota periodicamente, di momenti di particolare rilievo individuali o di gruppo legati alla vita personale o alla vita scolastica.

Fase 2: un patto tra di noi

Si invitano gli alunni attraverso il confronto, a sottoscrivere un “patto di corresponsabilità” attraverso cui tutti i bambini si impegnano a rispettare la privacy di ogni compagno.

Si suggerisce, in un primo momento, di conservare tutti insieme i diari all’interno di uno spazio comune come “l’armadio della fiducia”, a cui tutti gli alunni hanno accesso, nel rispetto delle regole stabilite dal patto.

Fase 3: scrivere

Inizialmente saranno i docenti a suggerire a tutta la classe di fissare sul diario riflessioni su eventi vissuti tutti insieme (lezione particolare, laboratori, progetti…) e si chiederà se si vogliono condividere i propri pensieri con gli altri e con chi (solo con una persona, solo con un docente, con pochi bambini o con molti, con l’intero gruppo classe, con la famiglia), oppure se vogliono mantenere la riservatezza.
Si inviteranno poi i bambini a riflettere sul perché della loro scelta, e si guideranno verso un confronto che li porti a comprendere il significato di riservatezza e a raggiungere una consapevolezza dei pericoli che possono nascere dalla mancanza di rispetto della privacy e, di conseguenza, di una persona.

In un secondo momento si stimoleranno gli alunni a utilizzare il diario in autonomia.

Verifica

Al termine del percorso si proporrà un questionario sul modello autobiografia cognitiva. (vedi allegato 1).

Si procederà poi alla tabulazione dei dati raccolti, alla condivisione delle risposte e alla costruzione di una place map, riassuntiva di tutto il lavoro.

Non dovrà mancare, infine, una verifica condivisa dell’attività da parte dei docenti su che cosa ha funzionato e cosa no.

OK perchè

KO perchè

Allegato 1

Autobiografia cognitiva di………………………………………………………….

Che cosa ne pensi del lavoro che hai fatto?

(non ci saranno voti sulle tue risposte)

Titolo del progetto…………………………………………………………………….

Gli argomenti

Li hai trovati facili o difficili?

ARGOMENTO FACILE DIFFICILE
1.     Che cos’è il diario
2.     Come si scrive un diario
3.     Condividere o no?

Sapevi già qualcosa su questi argomenti?

  • NO

Che cosa?………………………………………………………………………………………

Scrivi 3 cose che hai imparato e che ti sono rimaste più impresse

  1. ……………………………………………………………………………………
  2. ……………………………………………………………………………………
  3. ……………………………………………………………………………………

Che cosa ti è piaciuto di questa attività?…………………………………

Perché?…………………………………………………………………………………………..

Che cosa invece non ti è piaciuto?……………………………………………..

Perché?
………………………………………………………………………………………………………..

Dopo questa esperienza preferisci:

  • Condividere con tutti le tue esperienze
  • Non condividere le tue esperienze
  • Condividere le tue esperienze solo con alcuni compagni

Motiva la tua scelta………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………………………

Dai un voto al lavoro proposto…………………………………………………………

 

Il Mar Mediterraneo, ieri e oggi

Il percorso che proponiamo ha come argomento il Mar Mediterraneo. L’ importanza di questo mare da un punto di vista storico viene affrontata in classe quarta, ma poiché offre uno spunto per aprire l’analisi dell’argomento anche al presente, può essere proposta in classe quinta come ripasso della storia passata come punto di partenza per la sua conoscenza in epoca contemporanea.

Il percorso è diviso in tre parti:

  1. L’introduzione per i docenti, con riferimenti agli Indicatori Nazionali;
  2. La programmazione in cui si mettono in evidenza competenze, traguardi, abilità sia da un punto di vista storico, sia da un punto di vista geografico;
  3. Il lavoro da svolgere in classe.

Introduzione per i docenti

Terminato lo studio delle civiltà dei fiumi arriva il momento di scoprire le civiltà del Mediterraneo, ossia di concentrarsi sulla nascita e lo sviluppo di fiorenti popolazioni che hanno fatto della navigazione il loro punto di forza.

Sapere come nell’antichità il Mediterraneo ha condizionato il rapporto tra l’uomo e il territorio può essere un ottimo spunto per aprire l’analisi dell’argomento anche al presente, dato che oggi il Mediterraneo è un mare tra i più vivibili del mondo, dal clima piacevole, su cui si affacciano tante culture, ma è anche un mare sovraffollato, inquinato e con un’infinità di problemi.

Si dà così la possibilità agli alunni di effettuare collegamenti geo-storici poiché “Le conoscenze del passato offrono metodi e saperi utili per comprendere e interpretare il presente” e la geografia È disciplina di cerniera per eccellenza poiché consente di mettere in relazione temi economici, giuridici, antropologici, scientifici e ambientali di rilevante importanza per ciascuno di noi”. (Indicazioni Nazionali)

La programmazione

STORIA

tabella

GEOGRAFIA

tabella2

Il lavoro in classe

Il Mar Mediterraneo tanto tempo fa

Leggi il brano con attenzione.

Le più antiche civiltà del mare si svilupparono lungo le coste del Mediterraneo, un mare ampio e racchiuso tra terre (il nome stesso significa “in mezzo alle terre”): le sue acque bagnano l’Africa a sud, l’Asia a est e l’Europa a nord.

I popoli che si smed02tabilirono sulle coste del Mar Mediterraneo si dedicarono al commercio: costruivano imbarcazioni grandi e resistenti e navigavano in cerca delle migliori materie prime.
Dai porti partivano e arrivavano le grandi navi dei mercanti che barattavano i prodotti artigianali con le materie prime. Non venivano scambiate solo le merci, ma anche racconti, conoscenze e idee. Il Mediterraneo era un’importante via di comunicazione.

Il clima mite delle terre affacciate sul Mar Mediterraneo favoriva l’agricoltura e lo sviluppo delle foreste. Il legno era una materia prima preziosa, con cui costruire abitazioni, oggetti d’arredo, strumenti e mezzi di trasporto per med01viaggiare su strada e acqua. Alcuni popoli navigavano verso ovest in cerca di metalli: rame, stagno, oro, argento. Nei punti di sbarco e di scambio con le popolazioni locali, fondarono dei veri e propri centri commerciali, gli empori, per raccogliere e distribuire le merci. Le coste ricche di promontori, golfi e insenature offrivano dei punti di sbarco naturali e protetti dalla corrente marina. Qui i popoli costruirono i porti per il commercio marittimo, chiamati perciò anche scali commerciali. Con il trascorrere del tempo diventarono colonie, cioè nuove città.

  1. Segna con una X le parole che riguardano il mare.

esercizio

     2. Prova a scrivere con le tue parole il significato dei seguenti termini

Commercio: …………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………
Materie prime:…………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………
Via di comunicazione: …………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………
Punti di sbarco: …………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………

     3. Scegli i motivi per cui il Mar Mediterraneo fu importante per lo sviluppo delle civiltà.

  • Il Mediterraneo era una comoda via di comunicazione, mentre i territori costieri erano aridi e montuosi.
  • Con l’acqua del mare riuscivano a bagnare i campi
  • Le sue coste, ricche di insenature, offrivano porti naturali per le navi.
  • I popoli antichi amavano vivere sulle spiagge e fare il bagno nell’acqua fresca.
  • Il mare rendeva bello il paesaggio.
  • Nei punti di sbarco si trovavano molti empori
  • Il fiume era la principale fonte di cibo per la popolazione.

     4. Sfoglia le pagine del tuo Sussidiario e osserva le carte geo-storiche delle civiltà che si svilupparono sul Mediterraneo, poi prova a colorare il loro territorio sulla carta.

carta_muta

Il Mar Mediterraneo oggi

     5. Osserva la carta

Oltre all’Italia, conosci altri Stati bagnati dal Mediterraneo?……

Quali? ……………………………………………………………………………………………

Confronta le due carte del Mediterraneo, sai riconoscere a quali territori odierni corrispondono quelli in cui vivevano le antiche civiltà?

carta_politica

Carta d’identità del Mar Mediterraneo:

identita

        6. Leggi questo testo e poi rispondi alle domande.

Un mare in pericolo

Il Mar Mediterraneo è un mare quasi chiuso e poco profondo quindi le sue acque hanno poco ricambio. Per questa ragione ogni tipo di inquinamento fa fatica a disperdersi.

I danni maggiori provengono dai fiumi, che portano con sé gli scarichi delle fabbriche, i concimi e i rifiuti organici sia delle città sia degli allevamenti. Ci sono poi tonnellate di petrolio che ogni anno vengono persi dalle navi-cisterna durante i lavori di trasbordo e di lavaggio. Un altro grosso problema è costituito anche dai rifiuti galleggianti (soprattutto oggetti di plastica) portati dai fiumi, lasciati sulle spiagge o abbandonati direttamente in mare dalle navi.

Per tutti questi motivi è importante che i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, accordandosi tra loro, propongano leggi severe contro i vari tipi di inquinamento.

Un altro grosso pericolo è il riscaldamento del clima della Terra. L’inquinamento dell’atmosfera, infatti trattiene il calore del Sole vicino alla superficie del pianeta, facendo salire la temperatura terrestre e quella del mare.
Negli ultimi anni, nel Mediterraneo ci sono stati cambiamenti nella flora e nella fauna marine. Molte specie che un tempo abitavano lungo le calde coste africane, si sono spostate nelle zone settentrionali. Dall’Atlantico e dal Mar Rosso sono anche arrivati molti pesci tropicali, che in alcune zone del Mediterraneo hanno completamente sostituito la fauna originaria. Queste specie, abituate a mari più caldi, sopravvivono bene, perchè negli ultimi anni la temperatura del Mediterraneo è aumentata.

  • Quali sono i principali problemi che ha l’ambiente del Mediterraneo? ………………………………………………………………………………………………………..
  • Pensi che il riscaldamento delle acque sia un fenomeno che esisteva già in tempi lontani?………………………………………………………………………………………….
  • Quali differenze noti tra il Mediterraneo di oggi e quello di tanto tempo fa? ………………………………………………………………………………………………………..
    ……………………………………………………………………………………………
  • Che cosa possiamo fare noi, popoli e governi dei Paesi bagnati dal Mediterraneo?……………………………………………………………………………….
    ……………………………………………………………………………………………………….

Qui è possibile scaricare la scheda di lavoro per i ragazzi

Qui è possibile scaricare la scheda da stampare.
Qui è possibile scaricare la versione modificabile della scheda per poter adattare i contenuti al lavoro svolto  e agli argomenti presentati dal libro di testo utilizzato in classe.

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 3: l’industria e il commercio

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oggi parliamo dell’industria e del commercio.

L’industria

Seconda attività è la trasformazione. Si trasforma il grano in pane, il legno in  case, il minerale di ferro in macchine, navi, aerei e purtroppo anche armi.

Si comincia con i coltelli per andare a caccia e poi si fabbricano oggetti sempre più complessi: i veicoli con le ruote, le macchine come la macina del mulino per macinare il grano, l’argano per sollevare i pesi, la pompa per cavare acqua dal sottosuolo.

Per far funzionare i veicoli e le macchine si usa dapprima l’energia degli animali, poi si scopre l’energia tratta dalla forza dell’acqua che scorre nei fiumi, poi si inventano i motori che ricavano energia bruciando il carbone o il petrolio. Poi si organizza il lavoro di molte persone in un unico luogo: la fabbrica. Questa è l’industria.

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Anche l’industria, come l’agricoltura,  dà risultati meravigliosi: l’uomo ha cominciato a contare allineando i sassolini e ora ha i computer che sanno calcolare in un attimo la rotta di un razzo interplaneario. Ma anche l’industria risolve un problema e ne crea un altro: per esempio le fabbriche e le automobili emettono gas inquinanti e guastano l’atmosfera. Anche qui dobbiamo applicare l’intelligenza per risolvere i problemi che noi stessi creiamo.

Il commercio

La terza attività nasce dallo scambio che, come sappiamo, ha dato un aiuto fomidabile allo sviluppo. Si comincia con lo scambio entro il villaggio, tra contadini e artigiani, e poi si formano carovane per attraversare i continenti e si naviga sui mari per portare merci da una parte all’altra del pianeta. Molte persone lavorano solo per trasportare e scambiare: questo è il commercio.

white dump truck near pine tress during daytime
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Anche il commercio  aiuta l’umanità a progredire, e anche il commercio crea problemi. Per esempio, nel commercio si può imbrogliare, fornendo merci di cattiva qualità o chiedendo un pagamento esagerato.  Per evitare gli imbrogli e difendere gli onesti da disonesti occorre un elemento chiamato Stato.


Per l’insegnante.

ecco gli altri capitoli sull’argomento, tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore:

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 2: le innovazioni e l’agricoltura

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continuiamo con la nostra scoperta dell’economia.

Invenzioni e innovazioni

Con le due invenzioni dello scambio e del risparmio-capitale si crea nuova ricchezza e aumenta il benessere. Abbiamo trovato il segreto? Solo in parte, non è ancora tutto. La ricetta dello sviluppo comprende un altro ingrediente, il più importante di tutti.

Perché per secoli l’umanità è vissuta senza scambiare e poi ha scoperto lo scambio? Perché per secoli l’umanità è vissuta senza risparmiare e poi ha scoperto il risparmio e la formazione del capitale?

Ecco l’ingrediente principale: la capacità di migliorare. Invece di fare come si è sempre fatto, si può provare a domandarsi se ci sia un modo migliore per produrre beni, per risolvere i problemi, per impiegare il proprio tempo e i beni accumulati. Invece che rassegnarsi alla situazione in cui ci si trova si può pensare come fare meglio; e provarci. La ricetta segreta dello sviluppo ha un ingrediente fondamentale: le capacità di pensare e di innovare.

man wearing black and white stripe shirt looking at white printer papers on the wall
Photo by Startup Stock Photos on Pexels.com

L’umanità ha compiuto un passo da gigante quando ha scoperto il fuoco e ha imparato a combattere il freddo dell’inverno, a cuocere i cibi, a fondere i metalli per farsi gli atterezzi. Ha compiuto un altro passo gigantesco con l’invenzione della ruota: come faremmo a muoverci e a trasportare le merci pesanti senza le ruote? Ha imparato a utilizzare la forza degli animali per arare la terra e per muoversi velocemente.

In tempi più recenti, che enorme cambiamento è stato portato dall’invenzione dei motori che hanno sostituito la forza dei cavalli e dei buoi nel trainare i veicoli e muovere le macchine! Il progresso dell’umanità è scandito dalle invenzioni, che sono nuove conoscenze, e delle innovazioni, che sono nuovi modi di agire. Ma le invenzioni non arrivano dal cielo o attraverso i sogni (qualche volta anche un sogno può dare un’idea, ma non capita spesso). Per arrivare a inventare qualcosa serve essere curiosi, pensare, studiare e sperimentare.

adult biology chemical chemist
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Talvolta le nuove conoscenze non producono solo miglioramenti ma anche danni. Le armi sono frutto dell’invenzione e seminano la morte. I vincitori delle guerre hanno cominciato a ridurre in schiavitù gli uomini delle popolazioni sconfitte, e hanno così introdotto nella storia umana la schiavitù, che è durata secoli; ci sono voluti enormi sforzi per abolirla.

L’agricoltura

Le più antiche tra le attività sono legate alla terra: agricoltura e allevamento. L’uomo imparò a utilizzare le ricchezze della natura a proprio vantaggio. Provando e riprovando scoprì che se si coltiva la terra troppo intensamente, dopo qualche anno essa non produce più. I popoli nomadi abbandonavano la terra troppo sfruttata per cercarne una migliore. I popoli sedentari, invece,  impararono a rispettare la terra alternando diverse coltivazioni, ad arricchirla spargendo il concime, a trasportare l’acqua con i canali per irrigarla.

agriculture asia countryside cropland
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Ma spesso anche i popoli ricchi e istruiti spingono lo sfruttamento della terra fino a rovinare la natura. Questo è un grave problema di oggi. Per espandere le coltivazioni si bruciano le foreste, che poi non crescono più. Con il progresso l’uomo risolve molti problemi, ma nello stesso tempo crea problemi nuovi. La capacità di pensare e di innovare dovrebbe essere usata meglio, anche prevedendo quali conseguenze deriveranno domani dalle nostre azioni di oggi.


Per l’insegnante.

Ecco gli altri capitoli sull’argomento, liberamente tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore:

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 1: lo scambio e il risparmio

Screenshot 2018-03-22 19.06.38per capire il nostro mondo e la nostra società è importante cominciare a conoscere come funziona l’economia, cioè l’insieme di tutte le attività umane, che permettono la nostra sopravvivenza e il nostro benessere.

Ci aiuta in questo un professore che insegna all’università, Pippo Ranci, e che ha scritto un piccolo libro diretto proprio a voi ragazzi e ragazze. Questo libro si chiama infatti L’economia e i ragazzi e cerca di spiegare in modo semplice, e facendo degli esempi, anche questioni molto complicate.

In queste schede riporteremo delle parti di questo libro, come in un racconto a puntate che racconta come avviene lo sviluppo economico. Cominciamo con capire che cos’è lo scambio.

Lo scambio

L’umanità ha migliorato la propria condizione applicando l’intelligenza, sviluppando la propria capacità di agire insieme agli altri e di capire le intenzioni dell’altro. Così ha inventato molte cose di grande importanza.

La prima invenzione è lo scambio. Lo si vede subito appena si studia la storia, anzi la preistoria che è la storia dell’umanità prima ancora che imparasse a scrivere.

Prima ciascuna famiglia faceva tutto da sé. Poi gli uomini hanno imparato che ciascuno sa fare bene alcune cose ma non tutte; allora è meglio se ciascuno fa quello che sa fare bene.

I cacciatori sanno andare a caccia e gli agricoltori sanno coltivare: i cacciatori cederanno qualche preda agli agricoltori, e gli agricoltori cederanno ai cacciatori una parte del raccolto.

La famiglia di contadini coltiva la terra, non solo per quello che le serve ma anche per vendere un po’ di grano, di ortaggi, di latte, di legna. Un’altra famiglia fabbrica gli attrezzi per il lavoro, come le zappe e le accette, o gli attrezzi per la casa come i piatti e le ciotole, o i tessuti per fare i vestiti; è una famiglia di artigiani che offrono i prodotti del loro lavoro in cambio di cibo e di legna.

abstract ancient antique area
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Contadini e artigiani si incontrano nella piazza portando i loro prodotti e lì contrattano: quanta legna per una forma di formaggio? Quanto frumento per una pezza di tessuto? Nella piazza nasce un mercato.

Il mercato facilita lo scambio. Se ciascuno fa quello che sa fare meglio e acquista quello che gli serve, il villaggio produce molto più di prima, anche se è fatto dallo stesso numero di persone. Gli uomini si accorgono che scambiando possono avere più beni e vivere meglio. Lo scambio sta alla base dello sviluppo economico.

Il risparmio

Ma per lo sviluppo economico è fondamentale anche la seconda invenzione: il risparmio. I contadini non consumano subito tutto il raccolto e ne tengono una parte per l’inverno. Gli artigiani si fanno una scorta di attrezzi e di materiali per lavorare. Ciascuna famiglia rinuncia a consumare tutti i beni di cui dispone e accumula delle scorte.

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Le merci risparmiate serviranno più tardi, potranno essere scambiate con altre merci e la famiglia potrà sopravvivere nell’inverno e costruirsi una casa, una bottega, un granaio. Il risparmio diventa il capitale della famiglia.

L’anno dopo la famiglia starà meglio nella sua nuova casa e produrrà di più perché avrà più attrezzi. Se la produzione sarà maggiore sarà anche più facile risparmiarne una parte e aumentare ancora un po’ il capitale. La famiglia che risparmia accresce pian piano il suo capitale. Se viene una siccità che rovina il raccolto la famiglia potrà sopravvivere consumando un po’ del capitale accumulato. Il capitale dà sicurezza alla famiglia.


Per l’insegnante.

Ecco gli altri capitoli sull’argomento, liberamente tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore:

Qui un altro post con una scheda sull’Agenda 2030 per spiegare i meccanismi del mondo ai bambini.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 5 – conquistare la parità tra uomini e donne

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non so se vi siete mai fermati a pensarci, ma, tra le tante (purtroppo!) disuguaglianze che esistono sul nostro pianeta, una delle più diffuse e presenti in tutti i Paesi del mondo, anche se in modi e gravità differenti, è quella tra uomini e donne.

Esaminando i dati demografici ed economici, infatti, si è visto che nel mondo le donne superano gli uomini soltanto nella durata media della vita.  In tutti gli altri campi della vita sociale la popolazione femminile è svantaggiata.

Anche nei Paesi più avanzati (come quelli del nord Europa), dove molte leggi garantiscono pari diritti a uomini e donne, la popolazione femminile ha un po’ meno opportunità nel lavoro, nelle possibilità di guadagno e nei ruoli direttivi. Inoltre, quando una coppia decide di creare una famiglia, spesso è la donna che si fa carico dei figli, rinunciando anche a possibilità lavorative.

Ci sono poi Paesi dove la donna è proprio sottomessa all’uomo e non può decidere autonomamente della propria vita e del proprio futuro. In molte parti del mondo anche bambini e bambine hanno differenti prospettive di vita: ci sono società dove sembra inutile far studiare una ragazza e anche in campo sanitario a volte ha diritto a meno cure rispetto a un ragazzo. Anche nei tribunali, dove la legge dovrebbe essere uguale per tutti, a volte la testimonianza di una donna ha meno valore di quella di un uomo.

E così, leggendo i dati, vediamo che, per esempio:

  • il 70% dei poveri del mondo sono donne,
  • a parità di lavoro le donne guadagnano meno degli uomini,
  • le donne fanno in genere lavori meno qualificati,
  • moltissime donne forniscono servizi e lavoro non retribuiti, cioè pagati, (in famiglia o nelle attività familiari),
  • le donne in parlamento o a capo di un’azienda sono una minoranza.

I dati ci dicono anche che in molti Paesi:

  • le donne smettono di andare a scuola prima degli uomini,
  • hanno accesso a meno cure mediche,
  • anche se coltivano la terra non possono possederla,
  • non possono decidere del proprio futuro.

L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030, perciò, ha stabilito che nei prossimi anni queste situazioni devono cambiare, non solo per garantire i diritti delle donne, ma perché una reale uguaglianza tra uomini e donne (o ‘di genere’, come si definisce) porta a un miglioramento e a un progresso di tutta la società.

Così, gli Stati che hanno aderito all’Agenda 2030 hanno deciso di:

  • Mettere fine a tutti tipi di violenza contro le donne e le bambine.
  • Dare valore al lavoro delle donne in casa.
  • Incoraggiare le donne e le ragazze a partecipare alla vita politica ed economica.
  • Proteggere la salute delle donne.
  • Promuovere leggi che garantiscano alle donne la parità nelle proprietà, nei servizi finanziari, nelle eredità e nelle risorse naturali.

E voi, ragazze e ragazzi, che cosa pensate di questo argomento?

Se volete saperne di più sull’Agenda 2030 leggete questo post.

Questi invece sono post che parlano di altri obiettivi:

Ecco una scheda sul Paese che ha la più alta percentuale di donne in Parlamento: è un Paese africano, il Ruanda.

Scheda tratta da Mission 2030, Cetem.

Dalla parte dei bambini e delle bambine

Questo compito di realtà ha come obiettivo la valutazione delle competenze matematiche nel contesto di temi legati al lavoro minorile nel mondo ed è finalizzato all’adozione di un progetto Unicef.

E’ evidente che il compito coinvolge diverse competenze trasversali, quali, ad esempio, le competenze di Cittadinanza Globale e di Geografia. La strutturazione del compito di realtà prevede un momento iniziale per la presentazione del contesto. A questo proposito è possibile leggere direttamente un brano di un’organizzazione internazionale o un’ONG e anche collegarsi ad altri materiali, come quelli dei post relativi all’Agenda 2030 (ad es. qui,  qui e qui).

Indicazioni metodologiche

La prima fase del compito riguarda il progetto grafico di un calendario da realizzare per una raccolta fondi. In questa fase gli alunni devono rispondere alle domande, risolvendo facili problemi aritmetici e geometrici.

La seconda fase riguarda il calcolo delle spese e dei ricavi derivanti dalla vendita del calendario. Anche in questo caso gli allievi devono risolvere semplici problemi matematici utilizzando le capacità di calcolo, le conoscenze geometriche e delle frazioni.

La terza fase richiede la compilazione di un bollettino postale per versare all’Unicef la somma raccolta.

Il compito di realtà può essere svolto a due livelli. In un primo livello gli alunni leggono il testo del compito ed eseguono quanto richiesto. In un secondo livello si passa all’effettiva realizzazione di quanto proposto.

L’attività può essere svolta individualmente o, meglio, con attività di gruppo. Nella fase di formazione dei gruppi l’insegnante fa in modo che gli stessi risultino il più equilibrati possibile, tenendo conto delle esigenze degli alunni BES, DSA e stranieri, per i quali si devono attuare le strategie più adatte a favorire il loro coinvolgimento.

E’ fondamentale che l’insegnante illustri ogni fase del compito prima che i gruppi si accingano ad affrontarle in modo autonomo.

Al termine del compito è presente una rubrica di autovalutazione finale, per far riflettere lo studente sul lavoro fatto. Si tratta di un esempio di autobiografia cognitiva che può essere utilizzata per cogliere e valutare importanti aspetti della vita scolastica: il senso attribuito dall’alunno al proprio lavoro; le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività; le emozioni o gli stati affettivi provati.


Scarica la scheda da stampare (dal sussidiario Pista! A ruota libera tra le discipline,  edizioni Cetem, autore di matematica Giampaolo Rubado, qui il suo blog).

Qui, qui, qui e qui puoi trovare altri compiti di realtà da realizzare in classe.