L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 6 – garantire a tutti acqua per bere e per lavarsi

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vi sembra certamente una cosa naturale aprire un rubinetto da cui scende l’acqua potabile per bere e cucinare, avere a disposizione tutta l’acqua che si vuole per lavarsi e utilizzare i servizi igienici,  magari andare a lezione di nuoto in una bella piscina comunale…

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Ma forse non sapete che questi diritti per moltissime persone nel mondo sono un obiettivo ancora lontano da raggiungere.

I dati

Proviamo a leggere alcuni dati:

• oltre il 40% della popolazione mondiale ha problemi di scarsità d’acqua;

• oltre 1,7 miliardi di persone vivono vicino a fiumi dove si preleva più acqua di quanta se ne riformi naturalmente;

• almeno 2,4 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienici;

• ogni anno milioni di persone, in gran parte bambini, muoiono per malattie causate dalla mancanza di acqua potabile o di igiene e pulizia.

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Quali sono le cause?

La Terra possiede sufficiente acqua potabile per dissetare tutti i suoi abitanti, ma la disponibilità media continua a diminuire in modo preoccupante. Questo è legato a cause diverse:

• il continuo aumento della popolazione mondiale: ci sono circa 80 milioni di persone in più ogni anno;

• il sempre maggiore prelievo di acqua per la crescita di molte attività economiche: per esempio agricoltura, allevamento,  produzione di energia; può sembrare strano, ma il 70% dell’acqua dolce consumata nel mondo viene utilizzata per irrigare i campi coltivati;

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• in molti Paesi gli acquedotti e gli impianti di depurazione sono antiquati e poco efficienti;

• la temperatura del pianeta diventa sempre più alta e questo sta peggiorando la situazione delle zone che hanno un clima arido (che sono anche le zone più povere del mondo). Se vuoi saperne di più sul riscaldamento globale causato dall’effetto serra, qui è spiegato bene.

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Soluzioni che non funzionano

Per assicurarsi acqua a sufficienza, molti Paesi hanno deviato fiumi, costruito canali e dighe immense. Queste azioni sono magari riuscite a portare acqua alle piantagioni e a produrre elettricità, ma spesso con gravi danni per l’ambiente e togliendo acqua alle popolazioni locali. Senza contare che a volte sono nate delle vere e proprie guerre per l’acqua tra Paesi confinanti.

Photo by Alex Bracken from Pexels

Un’altra soluzione è la desalinizzazione dell’acqua del mare: sono però necessari impianti che costano molto e richiedono un grande consumo di energia. Se lo possono perciò permettere solo Paesi molto ricchi, come i Paesi produttori di petrolio.

Che cosa propone l’Obiettivo 6?

Sulla questione dell’acqua l’Obiettivo 6 propone diversi  traguardi da raggiungere entro il 2030:

  • garantire a tutti acqua potabile;
  • è necessario migliorare la qualità dell’acqua diminuendo l’inquinamento (discariche di rifiuti non controllate, sostanze chimiche pericolose nelle acque dei fiumi, gli scarichi urbani non depurati, ecc.);
  • è importante proteggere tutti gli ecosistemi legati all’acqua, come le montagne, le foreste, le paludi, i fiumi, i laghi, le acque sotterranee;
  • per aumentare la quantità d’acqua disponibile bisogna evitare gli sprechi, riciclarla quando è possibile, rendere più efficiente la distribuzione negli acquedotti;
  • è fondamentale insegnare alle comunità a gestire bene la propria acqua e ad adottare sane abitudini igieniche.

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Ecco le altre schede relative agli Obiettivi dell’Agenda 2030:

Questo invece il post che presenta ai ragazzi e alle ragazze il progetto dell’Agenda 2030.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 15 – proteggere la vita sulla Terra e la biodiversità

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sapete che cos’è la biodiversità?

Forse avete già capito il significato della parola: bio significa vita e diversità è l’insieme delle differenze.

La biodiversità di un territorio è infatti la varietà di specie vegetali e animali che ci vivono. Più queste specie sono numerose, più la biodiversità è ricca. Invece, la diminuzione del numero di specie è chiamata perdita di biodiversità.

Finora, la scienza ha studiato e registrato sulla superficie terrestre e negli oceani  circa due milioni di specie di piante e animali, ma si pensa che quelle esistenti sul pianeta possano essere molte di più: il numero esatto naturalmente non possiamo saperlo, ma si pensa siano diversi milioni, forse più di una decina di milioni. La maggior parte di queste specie, quindi, è ancora sconosciuta.

Fotografia di David Liittschwager, National Geographic
Fotografia di David Liittschwager, National Geographic

La storia del dodo

Il dodo era un uccello che abitava in un’isola africana (Mauritius). Era incapace di volare perché aveva un corpo pesante e ali molto piccole. Poco tempo dopo l’arrivo dei coloni europei, nel XVII secolo, il dodo si estinse, ovvero scomparve come specie. Sembra che la sua carne non fosse buona da mangiare, ma le sue uova sì, e i coloni ne erano golosi. Inoltre l’intenso diboscamento aveva cambiato il suo habitat, cioè l’ambiente in cui viveva, e lui non fu più in grado di riprodursi.

Così, del dodo ora abbiamo solo una ricostruzione sulla base degli scheletri che sono stati ritrovati.

Il dodo, ricostruito al Museo di Storia Naturale di Parigi
Il dodo, ricostruito al Museo di Storia Naturale di Parigi

Un altro esempio è quello del silfio, una pianta medicinale efficace contro molte malattie.  Era coltivata in NordAfrica e veniva molto usata al tempo dei Romani. Nel I secolo d.C. però scomparve, probabilmente perché il clima era diventato più secco. Ecco il disegno della ferula, una pianta che si ritiene sia molto simile all’antico silfio.

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Ma molte piante e molti animali sono scomparsi prima ancora che siano stati catalogati o anche che gli storici ne abbiano parlato. E questo è avvenuto soprattutto negli ultimi anni.

Uno scienziato americano, Boris Worm, ha detto:

Le informazioni che otteniamo quando scopriamo delle specie nuove fanno parte della biblioteca della natura, ed è come se noi avessimo decifrato appena i primi 10 libri. Stiamo buttando via il resto, senza nemmeno aver avuto la possibilità di dargli un’occhiata.

Che cosa attacca la biodiversità?

Purtroppo sono tantissime le azioni dell’uomo che diminuiscono la biodiversità.

Abbattere gli alberi è una di queste.  In molte parti del mondo, infatti, la maggior parte  delle antiche foreste non esiste più.  Nel corso dei millenni, gli esseri umani hanno diboscato grandi parti di territorio, sia per far posto a città, villaggi, strade e campi coltivabili,  sia per ricavare legname da costruzione o da ardere.

Il problema si è aggravato soprattutto nell’ultimo secolo. Oggi vengono abbattuti soprattutto gli alberi delle foreste equatoriali: si è calcolato che ogni anno si perde una superficie verde grande più di un terzo dell’Italia. Difficilmente poi altri alberi ricrescono in queste zone:  il terreno, non più protetto dalle fronde, viene colpito continuamente dalla pioggia e dai raggi del sole, perdendo così la sua fertilità.

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I traguardi dell’Obiettivo 15

L’Agenda 2030 ha perciò stabilito diversi traguardi da raggiungere:

  • arrestare la deforestazione e aumentare il rimboschimento
  • arrestare la distruzione della biodiversità e proteggere le specie a rischio di estinzione
  • mettere fine al bracconaggio, cioè alla caccia illegale, e al commercio del legname protetto, cioè quello che è vietato abbattere
  • fare in modo che i governi mettano la protezione della biodiversità nei loro progetti nazionali e locali
  • aiutare i Paesi più poveri a conservare le proprie foreste.

Se volete saperne di più sull’Agenda 2030 potete visitare questo post

oppure leggere i post che riguardano:

Questo il post di Progetto Ipazia sulla Giornata Mondiale della Terra.

Qui invece trovate il link a un video in cui Eniscuolachannel racconta la biodiversità insieme ai bambini di una primaria di San Donato Milanese.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 4 – garantire a tutti e a tutte una buona istruzione

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come potete immaginare, un buon livello di istruzione è un elemento molto importante per migliorare la qualità della vita di una persona e favorire lo sviluppo di una comunità.

Negli ultimi decenni sono decisamente diminuiti i bambini e le bambine che, nel mondo, non vanno a scuola. Ma, nonostante questo, ce ne sono ancora milioni che per varie ragioni non possono andare alla scuola primaria, oppure che dovranno abbandonarla prima della fine del ciclo di studi. Molto probabilmente, questi bambini e queste bambine diventeranno adulti che non sapranno leggere, scrivere e contare.

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Chi sono? La lista è lunga: bambini di famiglie povere che vivono in zone di campagna lontane dai centri abitati oppure in quartieri periferici senza servizi, bambini di minoranze etniche, bambini malati o con qualche problema di mobilità, bambini che vivono in zone di guerra o nei campi profughi.

Questi bambini e queste bambine si aggiungono ai quasi 800 milioni di adulti nel mondo (la maggioranza donne) che non hanno le conoscenze minime di lettura e scrittura.

Eppure, i dati raccolti dall’ONU dimostrano, ad esempio, che quanto più una bambina frequenta la scuola tanto più impara a prendersi cura della sua salute e in seguito di quella dei propri figli. E questo, naturalmente, è molto importante per diminuire la mortalità infantile. Alcune indagini internazionali ci dicono che un solo anno in più di scuola, per una futura mamma, può ridurre la probabilità di morte tra il 5% e il 10% dei suoi bambini entro i 5 anni.

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L’Obiettivo 4, perciò, si propone di  fornire a bambini e bambine un’educazione di qualità, cioè di buon livello e uguale per tutti e tutte.  Invita a organizzare delle scuole efficienti per i più piccoli, anche nelle zone più sperdute, cercando di combattere l’abbandono scolastico.

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Questo Obiettivo si occupa anche dei ragazzi e delle ragazze più grandi. E’ molto importante, infatti, che i giovani imparino tutte quelle conoscenze e sviluppino tutte quelle capacità che permetteranno loro di diventare dei cittadini adulti in grado di fare delle scelte: potranno così più facilmente costruire il proprio futuro, scegliendo il lavoro che desiderano e migliorando le proprie condizioni di vita.

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Ma chi deve occuparsi delle azioni da fare? I governi dei Paesi, prima di tutto, con i loro ministeri dell’istruzione e dell’economia, perché gli interventi hanno bisogno di essere finanziati. Ma anche le organizzazioni internazionali (come, per esempio, l’Unesco, che si occupa anche di istruzione), che possono dare sostegno e contributi in denaro ai progetti sull’educazione,  e le associazioni di vario tipo, che si occupano dei bisogni delle persone e delle comunità.

Se volete saperne di più sull’Agenda 2030 leggete questo post.

Questi invece sono post che parlano di

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 5 – conquistare la parità tra uomini e donne

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non so se vi siete mai fermati a pensarci, ma, tra le tante (purtroppo!) disuguaglianze che esistono sul nostro pianeta, una delle più diffuse e presenti in tutti i Paesi del mondo, anche se in modi e gravità differenti, è quella tra uomini e donne.

Esaminando i dati demografici ed economici, infatti, si è visto che nel mondo le donne superano gli uomini soltanto nella durata media della vita.  In tutti gli altri campi della vita sociale la popolazione femminile è svantaggiata.

Anche nei Paesi più avanzati (come quelli del nord Europa), dove molte leggi garantiscono pari diritti a uomini e donne, la popolazione femminile ha un po’ meno opportunità nel lavoro, nelle possibilità di guadagno e nei ruoli direttivi. Inoltre, quando una coppia decide di creare una famiglia, spesso è la donna che si fa carico dei figli, rinunciando anche a possibilità lavorative.

Ci sono poi Paesi dove la donna è proprio sottomessa all’uomo e non può decidere autonomamente della propria vita e del proprio futuro. In molte parti del mondo anche bambini e bambine hanno differenti prospettive di vita: ci sono società dove sembra inutile far studiare una ragazza e anche in campo sanitario a volte ha diritto a meno cure rispetto a un ragazzo. Anche nei tribunali, dove la legge dovrebbe essere uguale per tutti, a volte la testimonianza di una donna ha meno valore di quella di un uomo.

E così, leggendo i dati, vediamo che, per esempio:

  • il 70% dei poveri del mondo sono donne,
  • a parità di lavoro le donne guadagnano meno degli uomini,
  • le donne fanno in genere lavori meno qualificati,
  • moltissime donne forniscono servizi e lavoro non retribuiti, cioè pagati, (in famiglia o nelle attività familiari),
  • le donne in parlamento o a capo di un’azienda sono una minoranza.

I dati ci dicono anche che in molti Paesi:

  • le donne smettono di andare a scuola prima degli uomini,
  • hanno accesso a meno cure mediche,
  • anche se coltivano la terra non possono possederla,
  • non possono decidere del proprio futuro.

L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030, perciò, ha stabilito che nei prossimi anni queste situazioni devono cambiare, non solo per garantire i diritti delle donne, ma perché una reale uguaglianza tra uomini e donne (o ‘di genere’, come si definisce) porta a un miglioramento e a un progresso di tutta la società.

Così, gli Stati che hanno aderito all’Agenda 2030 hanno deciso di:

  • Mettere fine a tutti tipi di violenza contro le donne e le bambine.
  • Dare valore al lavoro delle donne in casa.
  • Incoraggiare le donne e le ragazze a partecipare alla vita politica ed economica.
  • Proteggere la salute delle donne.
  • Promuovere leggi che garantiscano alle donne la parità nelle proprietà, nei servizi finanziari, nelle eredità e nelle risorse naturali.

E voi, ragazze e ragazzi, che cosa pensate di questo argomento?

Se volete saperne di più sull’Agenda 2030 leggete questo post.

Questi invece sono post che parlano di altri obiettivi:

Ecco una scheda sul Paese che ha la più alta percentuale di donne in Parlamento: è un Paese africano, il Ruanda.

Scheda tratta da Mission 2030, Cetem.

Una flipped classroom sull’Obiettivo 14 – Agenda 2030

La scheda sull’obiettivo 14 dell’Agenda 2030, da presentare direttamente alla classe, rappresenta un ottimo punto di partenza per approfondire l’argomento in modalità “flipped”, cioè di classe capovolta.

L’attività che proponiamo è rivolta a una classe quinta. Prevede alcune fasi di lavoro e richiede circa 5 ore di tempo per essere svolta interamente.

1a fase: leggere e analizzare la scheda (1 ora)

Proprio perchè pensata per i ragazzi e le ragazze e scritta con un linguaggio accessibile a tutti, la scheda può essere letta in totale autonomia, a casa o a scuola, in gruppo o da soli, senza il bisogno della mediazione dell’insegnante.

Successivamente, in classe, si propone un confronto tra gli alunni per fissare in uno schema le informazioni più importanti della problematica proposta. Lo schema va  sviluppato insieme alla lavagna, alla LIM o con qualunque altra modalità scelta dal docente in base alle carattistiche della sua classe e delle risorse che ha a disposizione.

2a fase: il lavoro di gruppo (2 ore)

Dopo aver suddiviso la classe in gruppi, ogni gruppo riporta su un cartellone lo schema costruito collettivamente.

Si propone quindi a tutta la classe la visione di questo breve video. Alla fine, ogni gruppo deve sintetizzare le informazioni fornite dal filmato aggiungendole sul cartellone.

Continua a leggere Una flipped classroom sull’Obiettivo 14 – Agenda 2030

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 14 – proteggere le acque marine

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come sapete, le acque del mare coprono la maggior parte (circa il 70%) della superficie terrestre.

Sono come un grande sistema respiratorio per tutto il pianeta: producono ossigeno per l’atmosfera, assorbono anidride carbonica e riciclano i rifiuti organici (piante, animali) nella catena alimentare. Inoltre, mari e oceani regolano il clima, assorbendo calore d’estate e restituendolo d’inverno: in questo modo fanno sì che il pianeta sia luogo ideale per la vita della specie umana e degli altri esseri viventi. La salute delle acque marine è perciò indispensabile per un futuro sostenibile della Terra.

Le enormi masse d’acqua degli oceani sono state considerate fino a pochi anni fa una risorsa infinita e inesauribile. Alle varie profondità vivono circa 250 000 specie animali che gli scienziati conoscono, ma ce ne sono ancora alcuni milioni completamente sconosciute.

Ma le attività degli uomini stanno creando sempre più problemi. Vediamone alcuni.

Riscaldamento

Molti studi scientifici hanno scoperto che il riscaldamento dell’atmosfera, provocato dall’inquinamento, è stato assorbito soprattutto dagli oceani. Questo ha provocato un forte aumento della temperatura delle acque marine con gravi conseguenze per gli ecosistemi e la fauna acquatica: per esempio, nel nostro emisfero alcune specie si sono estinte e altre hanno dovuto migrare verso nord, dove ci sono acque più fresche.

Ma non solo: l’aumento della temperatura dell’acqua provoca più uragani. Un uragano si alimenta infatti con il calore che incontra sulla superficie del mare, raccogliendo maggiore umidità e rinforzando così i propri effetti distruttivi.

All’interno dei cambiamenti climatici, atmosfera e acque oceaniche fanno perciò parte di un unico indivisibile sistema.

Pesca eccessiva

Un altro grosso pericolo è dato dalla pesca eccessiva (conosciuta con il termine inglese di overfishing). Quando si pesca troppo in acque poco profonde si rischia di esaurire la fauna marina, soprattutto perché si pescano anche i pesci piccoli e non si lascia il tempo necessario per la riproduzione.

Plastica

Un problema ancora maggiore è dato dai miliardi di oggetti di plastica dispersi nel mare. Particolarmente pericolose sono le microplastiche: sono i frammenti di plastica più piccoli di 2 millimetri che vengono ingerite dalle diverse specie marine, entrando direttamente nella catena alimentare fino a noi.

Immensi accumuli di plastica sono poi concentrati nelle diverse ‘isole’ di spazzatura presenti in tutti gli oceani: la più grande isola di spazzatura, estesa per chilometri e chilometri quadrati, si trova nell’Oceano Pacifico, a nord dell’arcipelago delle Hawaii.

I traguardi dell’Obiettivo 14

L’Agenda 2030 ha perciò stabilito diversi traguardi da raggiungere:

  • ridurre l’inquinamento marino, anche proveniente dalla terraferma;
  • regolare la pesca, dicendo STOP a quella eccessiva e anche a quella illegale, in modo da ricostituire le riserve di pesce;
  • aiutare invece i piccoli pescatori locali;
  • aumentare la ricerca scientifica sui problemi del mare;
  • creare aree marine protette su almeno il 10% delle zone costiere.

Ecco un esempio di un piccolo pescatore che vive in Norvegia e che ama moltissimo il suo lavoro. La storia è tratta dal volume Mission 2030 della Cetem.

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Per gli insegnanti

Potete avere altre informazioni sull’Agenda 2030 qui.

Qui invece potete trovare la proposta di una classe capovolta sull’Obiettivo 14.

Potete invece leggere gli altri Obiettivi ai link seguenti

Dalla parte dei bambini e delle bambine

Questo compito di realtà ha come obiettivo la valutazione delle competenze matematiche nel contesto di temi legati al lavoro minorile nel mondo ed è finalizzato all’adozione di un progetto Unicef.

E’ evidente che il compito coinvolge diverse competenze trasversali, quali, ad esempio, le competenze di Cittadinanza Globale e di Geografia. La strutturazione del compito di realtà prevede un momento iniziale per la presentazione del contesto. A questo proposito è possibile leggere direttamente un brano di un’organizzazione internazionale o un’ONG e anche collegarsi ad altri materiali, come quelli dei post relativi all’Agenda 2030 (ad es. qui,  qui e qui).

Indicazioni metodologiche

La prima fase del compito riguarda il progetto grafico di un calendario da realizzare per una raccolta fondi. In questa fase gli alunni devono rispondere alle domande, risolvendo facili problemi aritmetici e geometrici.

La seconda fase riguarda il calcolo delle spese e dei ricavi derivanti dalla vendita del calendario. Anche in questo caso gli allievi devono risolvere semplici problemi matematici utilizzando le capacità di calcolo, le conoscenze geometriche e delle frazioni.

La terza fase richiede la compilazione di un bollettino postale per versare all’Unicef la somma raccolta.

Il compito di realtà può essere svolto a due livelli. In un primo livello gli alunni leggono il testo del compito ed eseguono quanto richiesto. In un secondo livello si passa all’effettiva realizzazione di quanto proposto.

L’attività può essere svolta individualmente o, meglio, con attività di gruppo. Nella fase di formazione dei gruppi l’insegnante fa in modo che gli stessi risultino il più equilibrati possibile, tenendo conto delle esigenze degli alunni BES, DSA e stranieri, per i quali si devono attuare le strategie più adatte a favorire il loro coinvolgimento.

E’ fondamentale che l’insegnante illustri ogni fase del compito prima che i gruppi si accingano ad affrontarle in modo autonomo.

Al termine del compito è presente una rubrica di autovalutazione finale, per far riflettere lo studente sul lavoro fatto. Si tratta di un esempio di autobiografia cognitiva che può essere utilizzata per cogliere e valutare importanti aspetti della vita scolastica: il senso attribuito dall’alunno al proprio lavoro; le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività; le emozioni o gli stati affettivi provati.


Scarica la scheda da stampare (dal sussidiario Pista! A ruota libera tra le discipline,  edizioni Cetem, autore di matematica Giampaolo Rubado, qui il suo blog).

Qui, qui, qui e qui puoi trovare altri compiti di realtà da realizzare in classe.

 

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 2 – sconfiggere la fame

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quali sono le cause della fame?

Ogni giorno, moltissimi uomini e donne in tutto il mondo non riescono a sfamare i propri figli con un pasto nutriente. Anche se il nostro pianeta produce cibo a sufficienza per sfamare l’intera popolazione mondiale (oltre 7 miliardi e mezzo), più di 800 milioni di persone vanno a dormire affamate ogni notte. In alcuni paesi, un bambino su tre è sottopeso. Mangiare troppo poco crea molti problemi alla salute degli adulti e alla crescita dei più piccoli; toglie anche energie per il lavoro e questo crea delle società più povere.

A che cosa è dovuto tutto ciò? Le cause di questa situazione sono spesso collegate tra loro e quasi tutte c’entrano con la produzione agricola. Vediamo le più importanti.

La produzione agricola può essere insufficiente per

  • i disastri naturali, spesso dovuti ai cambiamenti climatici. Per esempio, per il riscaldamento delle temperature del pianeta, in certe zone il clima è diventato sempre più caldo e meno piovoso; sono perciò frequenti i fenomeni di siccità.  Càpita così che, senza acqua, dei fertili terreni agricoli diventino zone di deserto.
  • le guerre e i conflitti di vario genere. Infatti, in molte regioni del mondo, purtroppo, ci sono situazioni di guerra: oltre ai danni diretti alle persone e agli edifici, questo impedisce di coltivare la terra. Molti terreni che erano coltivati, poi, sono diventati campi minati, e quindi non utilizzabili. Le guerre creano anche milioni di profughi che necessitano di cibo nei campi dove sono accolti.
  • la povertà. Nei Paesi più poveri molti contadini non hanno soldi sufficienti per investire nella loro attività; non possono, per esempio, comprare buoni semi oppure macchinari efficienti per lavorare la terra. La loro produzione quindi è scarsa e questo li rende ancora più poveri e non permette di rifornire i mercati locali.
  • le multinazionali. In molti Stati poveri i governi hanno permesso alle grandi aziende alimentari (chiamate multinazionali perché hanno sede in diversi Paesi) di accaparrarsi grandi estensioni di terreni coltivabili. Ma queste aziende non producono per i mercati locali, ma esportano cibo nei Paesi ricchi. Quindi ci sono Paesi che, pur avendo terreni fertili ed estesi, non riescono a sfamare i propri abitanti.
  • i mercati. Il prezzo dei beni alimentari (per esempio il grano) viene deciso nei mercati finanziari. Se i prezzi in un certo periodo aumentano troppo, il cibo diventa troppo caro per essere comprato dalle famiglie povere.

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Photo by DoDo PHANTHAMALY on Pexels.com

Non c’è solo la fame

Ma il problema è ancora più grande: se ci sono 800 milioni di persone che soffrono la fame, ce ne sono molte di più non proprio affamate, ma malnutrite. Si è calcolato infatti che un essere umano su tre soffre di malnutrizione. Che cosa significa malnutrizione? Vuol dire non avere nel proprio cibo le proteine (contenute in carne, pesce, uova, latte, legumi) e le vitamine (contenute in frutta e verdura) sufficienti per una buona crescita e una vita sana.

C’è anche un’altra forma di malnutrizione, diffusa soprattutto nei Paesi più ricchi. Le persone che ne soffrono mangiano a sufficienza, con cibo abbondante, ma di scarsa qualità. Si tratta di quello che è stato chiamato cibo spazzatura. Sono alimenti, soprattutto industriali o delle grandi catene di fast food, che hanno molte calorie portate da zuccheri e grassi, ma pochi elementi nutritivi buoni. Questi cibi contengono spesso anche sostanze chimiche dannose, come coloranti e conservanti.

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Photo by Robin Stickel on Pexels.com

Che cosa si può e si deve fare?

Eliminare la fame e la malnutrizione è una delle grandi sfide del mondo di oggi. Le grandi organizzazioni internazionali che si occupano di agricoltura stanno lavorando insieme ai governi di molti Paesi per

  • aumentare la produzione agricola, grazie a investimenti in macchinari agricoli, irrigazione, scuole professionali per i contadini, ecc.
  • aiutare i piccoli agricoltori che producono per i mercati locali
  • aiutare le coltivazione biologiche che proteggono gli ecosistemi
  • portare aiuti alimentari alle popolazioni colpite da disastri naturali o da emergenze sanitarie
  • nutrire i bambini nelle mense scolastiche, in modo da assicurare almeno un buon pasto al giorno per tutti
  • evitare gli sprechi

Lo spreco alimentare

Un terzo di tutto il cibo prodotto (1,3 miliardi di tonnellate) non viene mai consumato. Produrre alimenti senza poi mangiarli è uno spreco di risorse naturali preziose: per esempio, si è calcolato che per produrre il cibo non consumato si sia utilizzato un volume d’acqua equivalente a quello di uno dei grandi fiumi della Terra. In molti paesi ci sono ormai leggi che obbligano a donare i prodotti alimentari in eccesso a organizzazioni di beneficenza e solidarietà.

Per conoscere qualcosa di più sull’Agenda 2030 vai qui.

Questi invece sono post che parlano di

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 3 – garantire una buona salute

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che cosa riguarda l’Obiettivo 3?

Sappiamo che avere una buona salute è necessario per vivere bene: per studiare, lavorare, occuparsi della casa e della famiglia, anche per divertirsi, insomma per avere una buona qualità della vita. E’ quindi importante prevenire e curare le malattie, nutrirsi bene, non vivere in un ambiente inquinato. L’Obiettivo 3, perciò, ha come scopo garantire il benessere e una vita sana a più persone possibile, di tutte le età (bambini, giovani, adulti, anziani) e in ogni parte del mondo.

Certo, sono stati ottenuti molti importanti risultati in questi ultimi anni.  Se consideriamo i Paesi più ricchi, i Paesi del Nord del mondo,  i loro sistemi sanitari sono molto buoni ed efficienti. Chi vive in questi Paesi vive in genere in ambienti sufficientemente sani e può essere ben curato se si ammala.

Anche nei Paesi meno ricchi, i Paesi del Sud del mondo, molti progressi sono stati fatti in campo sanitario: la mortalità è diminuita e molte più persone vengono vaccinate contro le malattie contagiose. Ma sono ancora lontani dai livelli dei Paesi ricchi, soprattutto nelle zone di campagna.  Capita infatti che chi abita lontano dalle grandi città debba fare molti chilometri, a piedi o su mezzi di fortuna, per essere curato in un ambulatorio o in un ospedale.

Che cosa bisogna ottenere?

Ecco i traguardi che sono stati individuati e che è necessario raggiungere entro il 2030.

  • fare in modo che tutti possano avere un’assistenza medica di qualità, medicine e vaccini a basso costo.
  • mettere fine alle epidemie di gravi malattie.
  • ridurre il numero delle mamme che muoiono di parto.
  • prevenire la mortalità infantile (prima dei 5 anni).
  • ridurre decisamente il numero di morti e di malattie provocati da sostanze chimiche pericolose, dall’inquinamento e dalla contaminazione dell’aria, dell’acqua e del suolo.
  • dimezzare il numero di morti e di infortuni causati da incidenti stradali.
  • educare le persone per evitare l’abuso di alcol, tabacco e droghe.

Che cosa devono fare i governi e le organizzazioni internazionali?

Tutti i Paesi devono aumentare il denaro da investire nella sanità, per esempio creando ambulatori e assumendo medici e infermieri anche per le zone più disagiate.  Una parte importante delle somme deve essere destinata all’istruzione del personale sanitario.

L’istruzione e l’educazione sono importanti anche in altri campi: i dati ci dicono infatti che  la mortalità dei bambini è più bassa nelle famiglie dove le mamme sono più istruite e informate. L’informazione deve ampliarsi in molti settori: per esempio, raccontando ai bambini e ai ragazzi quali sono i danni per la salute causati dal fumo e dall’alcol.

Per conoscere qualcosa di più sull’Agenda 2030 vai qui.

Questi invece sono post che parlano di

Foto di copertina di Paolo Sacchi.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 1 – eliminare la povertà

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che cosa vuol dire povertà?

Povertà non significa solo avere poco denaro, ma è anche la mancanza totale (o quasi) di servizi che permettono una vita serena agli individui e alle famiglie.

E’ considerata povera una persona che non può soddisfare bene i propri bisogni primari, come l’acqua pulita, il cibo, la casa, gli abiti. Si è stabilito che la soglia minima di povertà è di 1,90 dollari al giorno: cioè, è considerata povera una famiglia dove si vive con meno di 1 dollaro e 90 centesimi (circa 1 euro e mezzo) per persona.

Ma è povero anche chi non può frequentare in modo adeguato la scuola, chi mangia cibo di scarsa qualità, chi vive in una casa senza toilette o elettricità, chi non può curarsi,  chi non viene assistito se ha problemi di salute o disabilità, chi è costretto a mandare a lavorare i propri bambini.

Non si tratta quindi solo di risolvere un problema economico, ma anche di migliorare tutta la società, in modo che i servizi di base vengano garantiti a tutti. In questo modo anche chi dispone di poco denaro può vivere in modo adeguato.

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Circa un miliardo di persone nel mondo vive in povertà.  Il numero di poveri aumenta quando molte persone vengono colpite da situazioni di emergenza: la guerra, prima di tutto, le catastrofi naturali, come i terremoti, i cambiamenti climatici, che possono causare siccità o inondazioni, le gravi crisi economiche.

Chi sono i più poveri?

I bambini e le bambine sono le prime vittime: sono quasi 400 milioni i bambini nel mondo che vivono in povertà estrema. Per esempio, un bambino su sette al di sotto dei cinque anni è meno alto di quello che dovrebbe essere alla sua età: questo spesso significa che non mangia adeguatamente.

Ma se un bambino mangia poco e male, non viene curato se si ammala e non va a scuola,  quasi certamente avrà dei problemi fisici e psicologici anche da adulto. Anche per questo, le associazioni che si occupano di bambini, come l’Unicef, raccomandano  ai governi dei vari Paesi di mettere i bambini e le bambine in primo piano nei programmi per la riduzione della povertà e per il miglioramento delle società del futuro.

Quindi, non è un caso se l’Obiettivo di sconfiggere la povertà sul pianeta è stato indicato come numero 1, quindi il più importante e il primo da raggiungere.

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In questi post trovi invece la spiegazione di altri Obiettivi dell’Agenda 2030:

 

Per l’insegnante:

A questo link un compito di realtà sull’argomento della povertà di bambini e bambine.