Il Mar Mediterraneo, ieri e oggi

Il percorso che proponiamo ha come argomento il Mar Mediterraneo. L’ importanza di questo mare da un punto di vista storico viene affrontata in classe quarta, ma poiché offre uno spunto per aprire l’analisi dell’argomento anche al presente, può essere proposta in classe quinta come ripasso della storia passata come punto di partenza per la sua conoscenza in epoca contemporanea.

Il percorso è diviso in tre parti:

  1. L’introduzione per i docenti, con riferimenti agli Indicatori Nazionali;
  2. La programmazione in cui si mettono in evidenza competenze, traguardi, abilità sia da un punto di vista storico, sia da un punto di vista geografico;
  3. Il lavoro da svolgere in classe.

Introduzione per i docenti

Terminato lo studio delle civiltà dei fiumi arriva il momento di scoprire le civiltà del Mediterraneo, ossia di concentrarsi sulla nascita e lo sviluppo di fiorenti popolazioni che hanno fatto della navigazione il loro punto di forza.

Sapere come nell’antichità il Mediterraneo ha condizionato il rapporto tra l’uomo e il territorio può essere un ottimo spunto per aprire l’analisi dell’argomento anche al presente, dato che oggi il Mediterraneo è un mare tra i più vivibili del mondo, dal clima piacevole, su cui si affacciano tante culture, ma è anche un mare sovraffollato, inquinato e con un’infinità di problemi.

Si dà così la possibilità agli alunni di effettuare collegamenti geo-storici poiché “Le conoscenze del passato offrono metodi e saperi utili per comprendere e interpretare il presente” e la geografia È disciplina di cerniera per eccellenza poiché consente di mettere in relazione temi economici, giuridici, antropologici, scientifici e ambientali di rilevante importanza per ciascuno di noi”. (Indicazioni Nazionali)

La programmazione

STORIA

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GEOGRAFIA

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Il lavoro in classe

Il Mar Mediterraneo tanto tempo fa

Leggi il brano con attenzione.

Le più antiche civiltà del mare si svilupparono lungo le coste del Mediterraneo, un mare ampio e racchiuso tra terre (il nome stesso significa “in mezzo alle terre”): le sue acque bagnano l’Africa a sud, l’Asia a est e l’Europa a nord.

I popoli che si smed02tabilirono sulle coste del Mar Mediterraneo si dedicarono al commercio: costruivano imbarcazioni grandi e resistenti e navigavano in cerca delle migliori materie prime.
Dai porti partivano e arrivavano le grandi navi dei mercanti che barattavano i prodotti artigianali con le materie prime. Non venivano scambiate solo le merci, ma anche racconti, conoscenze e idee. Il Mediterraneo era un’importante via di comunicazione.

Il clima mite delle terre affacciate sul Mar Mediterraneo favoriva l’agricoltura e lo sviluppo delle foreste. Il legno era una materia prima preziosa, con cui costruire abitazioni, oggetti d’arredo, strumenti e mezzi di trasporto per med01viaggiare su strada e acqua. Alcuni popoli navigavano verso ovest in cerca di metalli: rame, stagno, oro, argento. Nei punti di sbarco e di scambio con le popolazioni locali, fondarono dei veri e propri centri commerciali, gli empori, per raccogliere e distribuire le merci. Le coste ricche di promontori, golfi e insenature offrivano dei punti di sbarco naturali e protetti dalla corrente marina. Qui i popoli costruirono i porti per il commercio marittimo, chiamati perciò anche scali commerciali. Con il trascorrere del tempo diventarono colonie, cioè nuove città.

  1. Segna con una X le parole che riguardano il mare.

esercizio

     2. Prova a scrivere con le tue parole il significato dei seguenti termini

Commercio: …………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………
Materie prime:…………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………
Via di comunicazione: …………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………
Punti di sbarco: …………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………

     3. Scegli i motivi per cui il Mar Mediterraneo fu importante per lo sviluppo delle civiltà.

  • Il Mediterraneo era una comoda via di comunicazione, mentre i territori costieri erano aridi e montuosi.
  • Con l’acqua del mare riuscivano a bagnare i campi
  • Le sue coste, ricche di insenature, offrivano porti naturali per le navi.
  • I popoli antichi amavano vivere sulle spiagge e fare il bagno nell’acqua fresca.
  • Il mare rendeva bello il paesaggio.
  • Nei punti di sbarco si trovavano molti empori
  • Il fiume era la principale fonte di cibo per la popolazione.

     4. Sfoglia le pagine del tuo Sussidiario e osserva le carte geo-storiche delle civiltà che si svilupparono sul Mediterraneo, poi prova a colorare il loro territorio sulla carta.

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Il Mar Mediterraneo oggi

     5. Osserva la carta

Oltre all’Italia, conosci altri Stati bagnati dal Mediterraneo?……

Quali? ……………………………………………………………………………………………

Confronta le due carte del Mediterraneo, sai riconoscere a quali territori odierni corrispondono quelli in cui vivevano le antiche civiltà?

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Carta d’identità del Mar Mediterraneo:

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        6. Leggi questo testo e poi rispondi alle domande.

Un mare in pericolo

Il Mar Mediterraneo è un mare quasi chiuso e poco profondo quindi le sue acque hanno poco ricambio. Per questa ragione ogni tipo di inquinamento fa fatica a disperdersi.

I danni maggiori provengono dai fiumi, che portano con sé gli scarichi delle fabbriche, i concimi e i rifiuti organici sia delle città sia degli allevamenti. Ci sono poi tonnellate di petrolio che ogni anno vengono persi dalle navi-cisterna durante i lavori di trasbordo e di lavaggio. Un altro grosso problema è costituito anche dai rifiuti galleggianti (soprattutto oggetti di plastica) portati dai fiumi, lasciati sulle spiagge o abbandonati direttamente in mare dalle navi.

Per tutti questi motivi è importante che i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, accordandosi tra loro, propongano leggi severe contro i vari tipi di inquinamento.

Un altro grosso pericolo è il riscaldamento del clima della Terra. L’inquinamento dell’atmosfera, infatti trattiene il calore del Sole vicino alla superficie del pianeta, facendo salire la temperatura terrestre e quella del mare.
Negli ultimi anni, nel Mediterraneo ci sono stati cambiamenti nella flora e nella fauna marine. Molte specie che un tempo abitavano lungo le calde coste africane, si sono spostate nelle zone settentrionali. Dall’Atlantico e dal Mar Rosso sono anche arrivati molti pesci tropicali, che in alcune zone del Mediterraneo hanno completamente sostituito la fauna originaria. Queste specie, abituate a mari più caldi, sopravvivono bene, perchè negli ultimi anni la temperatura del Mediterraneo è aumentata.

  • Quali sono i principali problemi che ha l’ambiente del Mediterraneo? ………………………………………………………………………………………………………..
  • Pensi che il riscaldamento delle acque sia un fenomeno che esisteva già in tempi lontani?………………………………………………………………………………………….
  • Quali differenze noti tra il Mediterraneo di oggi e quello di tanto tempo fa? ………………………………………………………………………………………………………..
    ……………………………………………………………………………………………
  • Che cosa possiamo fare noi, popoli e governi dei Paesi bagnati dal Mediterraneo?……………………………………………………………………………….
    ……………………………………………………………………………………………………….

Qui è possibile scaricare la scheda da stampare.
Qui è possibile scaricare la versione modificabile della scheda per poter adattare i contenuti al lavoro svolto  e agli argomenti presentati dal libro di testo utilizzato in classe.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 11 – città belle e vivibili per tutti

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oggi un po’ più della metà dell’umanità, cioè circa 4 miliardi di persone, vive in una città. Ma nel 2050, sul pianeta, ben 7 persone ogni 10 vivranno in città.

Questi numeri, da soli, fanno capire quanto sia importante che le città possano crescere in modo ordinato e facile da vivere per tutti.

Dove e perché ci saranno più cittadini

Gli esperti pensano che cresceranno soprattutto le grandi metropoli dei Paesi più poveri, dove è maggiore anche l’aumento della popolazione.

Guardate questo grafico che spiega perché in futuro ci saranno sempre più abitanti nelle città.

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I problemi della crescita urbana

Nella storia, e ancora oggi, le città sono sempre state luoghi di progresso e di cultura. Sono però anche i luoghi dove sono più evidenti i contrasti della società: ricchezza e povertà, servizi efficienti e abbandono sono rappresentati dalla divisione tra i quartieri ricchi del centro e le periferie più disastrate. Queste zone della città sono vicine tra loro nello spazio, ma lontanissime come modo di vivere.

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  • la crescita delle città, se non è regolata, può portare all’allargamento delle baraccopoli, le enormi periferie senza quei servizi (acqua potabile, elettricità, fognature, ecc.) che sono indispensabili per tutti. In queste zone ai margini delle città già oggi, nel mondo, vivono circa 850 milioni di persone; e il numero è in continuo aumento;
  • le città occupano soltanto il 3% della superficie terrestre, ma consumano l’80% dell’energia e producono il 75% dell’anidride carbonica;
  • in una città, l’aumento della popolazione richiede la fornitura di più acqua potabile ed energia elettrica, una maggior raccolta di rifiuti, più scuole e ospedali. Inoltre crea più traffico e inquinamento.

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L’Agenda 2030 si occupa della crescita delle città

L’Obiettivo 11 riguarda proprio questo argomento e indica quali sono i traguardi da raggiungere entro il 2030 perché la crescita avvenga in modo sostenibile: questo significa che, anche se si ingrandiscono, le città devono continuare a ospitare la popolazione senza peggiorare l’ambiente e i servizi che offrono; anzi, magari migliorarli.

L’attenzione di tutti (lo Stato, l’amministrazione comunale, le associazioni, tutti i cittadini) deve essere puntata su:

  • case sicure, comode e ben attrezzate per tutti,
  • un sistema 
di trasporti conveniente e ben diffuso,
  • grandi spazi verdi,
  • spazi sociali, cioè luoghi per far stare insieme le persone (piazze, giardini, luoghi pubblici al coperto),
  • le reti: acqua, elettricità, gas, raccolta dei rifiuti, telefoni, anche wi-fi per tutti,
  • servizi per chi ha più esigenze o problemi: per esempio,  anziani, disabili. bambini.

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E ora una domanda

  • Che tipo di città immaginate per rispondere all’Agenda 2030?

che può anche voler dire

  • Che città volete per il vostro futuro?

Provate a fare un elenco di cose (spazi, servizi, reti, miglioramenti, ecc.) che vi piacerebbe avere nella vostra città.

In questi post gli altri Obiettivi

Da dove proviene il vento?

Che cos’è il vento? Il vento è aria in movimento.
Quando ti accorgi del vento, riesci a capire da quale direzione proviene? Un metodo semplice e sicuro è quello di bagnare il dito (magari mettendolo in bocca, se è pulito però…). Il tuo dito inumidito sentirà subito da dove arriva il fresco del vento.

In tutte le parti del mondo i venti sono tanti, infatti, e sono stati chiamati con un nome diverso a seconda della loro provenienza. I primi a dare i nomi ai venti sono stati i marinai, perché a seconda del tipo di vento che incontravano potevano sapere se avrebbero avuto un viaggio lento, veloce o anche troppo pericoloso.

Anche i venti che soffiano sul territorio italiano sono numerosi e ognuno ha il suo nome particolare che dipende dal punto cardinale da cui arriva.

Leggi il testo e scrivi sulla carta i punti cardinali e i punti intermedi rispetto alla penisola italiana. Segui l’esempio.

carta

  • Il maestrale è un vento freddo che arriva da nord-ovest, cioè dalla Francia.
  • La tramontana proviene dal nord Europa. Di solito porta tempo asciutto, cielo sereno e una buona visibilità.
  • Anche la bora è un vento freddo; soffia da nord-est, cioè dalla Slovenia, sull’alto Adriatico e la sua velocità può raggiungere anche i 140 chilometri all’ora. Spesso si associa al grecale, che soffia sulle regioni meridionali.
  • Il levante è un vento che, come dice il suo nome, soffia da est.
  • Dall’Africa arrivano due venti: il libeccio (da sud-ovest) e lo scirocco (da sud-est); il primo è caldo umido e con le sue raffiche violente può provocare burrasche e piogge intense, mentre il secondo è caldo secco.
  • Da sud soffia un vento molto debole, il mezzogiorno, mentre da ovest arriva il ponente, tipicamente estivo.

La rosa dei venti è una rappresentazione schematica che raffigura i nomi dei venti associandoli alla direzione di provenienza.

Sulla base del testo che hai appena letto, sistema al posto giusto i  nomi dei venti.

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Qui è possibile scaricare la scheda da stampare.
Qui è possibile scaricare la versione modificabile della scheda per poter adattare i contenuti al lavoro svolto  e agli argomenti presentati dal libro di testo utilizzato in classe.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 15 – proteggere la vita sulla Terra e la biodiversità

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sapete che cos’è la biodiversità?

Forse avete già capito il significato della parola: bio significa vita e diversità è l’insieme delle differenze.

La biodiversità di un territorio è infatti la varietà di specie vegetali e animali che ci vivono. Più queste specie sono numerose, più la biodiversità è ricca. Invece, la diminuzione del numero di specie è chiamata perdita di biodiversità.

Finora, la scienza ha studiato e registrato sulla superficie terrestre e negli oceani  circa due milioni di specie di piante e animali, ma si pensa che quelle esistenti sul pianeta possano essere molte di più: il numero esatto naturalmente non possiamo saperlo, ma si pensa siano diversi milioni, forse più di una decina di milioni. La maggior parte di queste specie, quindi, è ancora sconosciuta.

Fotografia di David Liittschwager, National Geographic
Fotografia di David Liittschwager, National Geographic

La storia del dodo

Il dodo era un uccello che abitava in un’isola africana (Mauritius). Era incapace di volare perché aveva un corpo pesante e ali molto piccole. Poco tempo dopo l’arrivo dei coloni europei, nel XVII secolo, il dodo si estinse, ovvero scomparve come specie. Sembra che la sua carne non fosse buona da mangiare, ma le sue uova sì, e i coloni ne erano golosi. Inoltre l’intenso diboscamento aveva cambiato il suo habitat, cioè l’ambiente in cui viveva, e lui non fu più in grado di riprodursi.

Così, del dodo ora abbiamo solo una ricostruzione sulla base degli scheletri che sono stati ritrovati.

Il dodo, ricostruito al Museo di Storia Naturale di Parigi
Il dodo, ricostruito al Museo di Storia Naturale di Parigi

Un altro esempio è quello del silfio, una pianta medicinale efficace contro molte malattie.  Era coltivata in NordAfrica e veniva molto usata al tempo dei Romani. Nel I secolo d.C. però scomparve, probabilmente perché il clima era diventato più secco. Ecco il disegno della ferula, una pianta che si ritiene sia molto simile all’antico silfio.

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Ma molte piante e molti animali sono scomparsi prima ancora che siano stati catalogati o anche che gli storici ne abbiano parlato. E questo è avvenuto soprattutto negli ultimi anni.

Uno scienziato americano, Boris Worm, ha detto:

Le informazioni che otteniamo quando scopriamo delle specie nuove fanno parte della biblioteca della natura, ed è come se noi avessimo decifrato appena i primi 10 libri. Stiamo buttando via il resto, senza nemmeno aver avuto la possibilità di dargli un’occhiata.

Che cosa attacca la biodiversità?

Purtroppo sono tantissime le azioni dell’uomo che diminuiscono la biodiversità.

Abbattere gli alberi è una di queste.  In molte parti del mondo, infatti, la maggior parte  delle antiche foreste non esiste più.  Nel corso dei millenni, gli esseri umani hanno diboscato grandi parti di territorio, sia per far posto a città, villaggi, strade e campi coltivabili,  sia per ricavare legname da costruzione o da ardere.

Il problema si è aggravato soprattutto nell’ultimo secolo. Oggi vengono abbattuti soprattutto gli alberi delle foreste equatoriali: si è calcolato che ogni anno si perde una superficie verde grande più di un terzo dell’Italia. Difficilmente poi altri alberi ricrescono in queste zone:  il terreno, non più protetto dalle fronde, viene colpito continuamente dalla pioggia e dai raggi del sole, perdendo così la sua fertilità.

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I traguardi dell’Obiettivo 15

L’Agenda 2030 ha perciò stabilito diversi traguardi da raggiungere:

  • arrestare la deforestazione e aumentare il rimboschimento
  • arrestare la distruzione della biodiversità e proteggere le specie a rischio di estinzione
  • mettere fine al bracconaggio, cioè alla caccia illegale, e al commercio del legname protetto, cioè quello che è vietato abbattere
  • fare in modo che i governi mettano la protezione della biodiversità nei loro progetti nazionali e locali
  • aiutare i Paesi più poveri a conservare le proprie foreste.

Se volete saperne di più sull’Agenda 2030 potete visitare questo post

oppure leggere i post che riguardano:

Qui invece trovate il link a un video in cui Eniscuolachannel racconta la biodiversità insieme ai bambini di una primaria di San Donato Milanese.

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: Castel del Monte

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Castel del Monte è uno dei tanti, bellissimi castelli che furono costruiti in Puglia durante il Medioevo. Ma certamente, per la sua architettura e per l’imponente presenza nel paesaggio, questo castello del XIII secolo è davvero particolare e spesso viene definito ‘il più bel castello d’Europa’.

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Fu Federico II di Svevia, che governò per lungo tempo tutta l’Italia meridionale, a volere la sua costruzione, su una collina delle Murge vicino all’attuale città di Andria. Ben visibile anche da lontano, la forma di Castel del Monte sembra quella di una corona, che ricorda quella che utilizzò Federico per la sua incoronazione.

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Come la corona, infatti, il castello è a forma di ottagono perfetto. Negli otto spigoli sono state costruite otto torri, alte 24 metri, a loro volta ottagonali. L’edificio si sviluppa intorno al cortile centrale e ciascuno dei due piani ha otto stanze a forma di trapezio che hanno le stesse dimensioni. Nel cortile c’era un tempo una grande vasca, anch’essa ottagonale, che nei secoli è andata distrutta.

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Sembra che Federico abbia scelto l’ottagono per il suo valore simbolico: si tratta infatti di una figura geometrica a metà strada tra il quadrato, allora considerato simbolo della Terra, e il cerchio, simbolo dell’infinità del cielo. Il castello doveva quindi rappresentare l’unione tra la Terra e il cielo.

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L’Unesco ha inserito Castel del Monte nel Patrimonio dell’Umanità. E’ infatti un’importantissima opera d’arte, sia per la bellezza delle sue architetture, perfettamente inserite nel paesaggio,  sia perché unisce la cultura del Nord Europa, da cui proveniva Federico II di Svevia, con quella del mondo classico (greco e romano) e del mondo islamico, tutti e due parte della storia della Puglia.

Queste le foto di alcuni particolari tratte dal sito Unesco:

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Questo il link per visitarlo con Google maps.

Qui potete leggere altre schede su siti Patrimonio dell’Umanità:

 

 

 

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: il villaggio operaio di Crespi d’Adda

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la Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Uno di questi è il villaggio operaio di Crespi d’Adda.

Crespi è il nome della famiglia di industriali tessili che, a fine Ottocento, decise di far sorgere vicino alla propria fabbrica un intero villaggio, dove gli operai potevano vivere con le loro famiglie.

villaggio operaio crespi d'adda
Casette per le famiglie degli operai

Dal nulla, in pochi anni, sorse una cittadina formata da villette per gli impiegati e i dirigenti e piccole case con orto e giardino per gli operai. Solo chi lavorava nella fabbrica poteva vivere a Crespi e la vita di tutta la comunità seguiva i ritmi del lavoro.

Casette con giardino Crespi d'Adda
Casette con giardino
Casette bifamiliari Crespi d'Adda
Casa per due famiglie
Villa per dirigenti Crespi d'Adda
Villa per dirigenti

Ai lavoratori e alle loro famiglie venivano forniti tutti i servizi necessari, compresi uno spaccio dove fare acquisti, una scuola che arrivava al termine della primaria e un ospedale.

Lo spaccio, foto d'epoca, Crespi d'Adda
Lo spaccio, foto d’epoca
scuola crespi d'adda
La scuola
L'ospedale, foto d'epoca, Crespi d'Adda
L’ospedale, foto d’epoca

La famiglia Crespi era molto attenta alle innovazioni tecnologiche: Crespi d’Adda è stato infatti il primo centro italiano ad avere un’illuminazione elettrica pubblica.

Venne inoltre creata una linea telefonica privata tra lo stabilimento e la casa milanese dei Crespi, in modo da tenere i padroni sempre aggiornati sull’andamento e gli eventi della fabbrica. La cosa curiosa è che ancora oggi il prefisso telefonico per i residenti a Crespi d’Adda è 02, come a Milano, nonostante si trovi in provincia di Bergamo.

Veniva data molta importanza anche all’attività fisica: c’era una piscina coperta, con spogliatoi e acqua calda per le docce e un grande campo sportivo, formato da un anello per le gare ciclistiche e al centro un campo da calcio.

Bambini che fanno ginnastica, foto d'epoca, Crespi d'Adda
Bambini che fanno ginnastica, foto d’epoca
piscina crespi d'adda
La piscina, foto d’epoca
Gara ciclistica a Crespi d'Adda, foto d'epoca
Gara ciclistica, foto d’epoca

La residenza dei padroni era un grande edificio costruito, in una posizione rialzata, in stile medievale in una posizione, tanto che da tutti è sempre stato definito come il Castello.

Il castello, Crespi d'Adda
Il Castello

In questo piccolo mondo perfetto, il padrone controllava non solo il lavoro, ma anche la vita dei propri dipendenti. Questo tipo di rapporto viene definito ‘paternalismo industriale’, perché il proprietario della fabbrica si comportava come il padre di una grande famiglia di un tempo, rispondendo ai bisogni di ognuno, ma anche esigendo un rigido rispetto delle regole stabilite.

L'esterno della fabbrica, Crespi d'Adda
L’esterno della fabbrica

Da diversi anni la fabbrica è chiusa, ma Crespi d’Adda è rimasto lo stesso, anche grazie a una continua opera di restauro. E’ considerato perciò il villaggio operaio meglio conservato dell’Europa meridionale.

La pianta di Crespi d'Adda
La pianta di Crespi d’Adda

Le immagini sono tratte dai siti crespidadda.it e villaggiocrespi.it

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 3: l’industria e il commercio

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oggi parliamo dell’industria e del commercio.

L’industria

Seconda attività è la trasformazione. Si trasforma il grano in pane, il legno in  case, il minerale di ferro in macchine, navi, aerei e purtroppo anche armi.

Si comincia con i coltelli per andare a caccia e poi si fabbricano oggetti sempre più complessi: i veicoli con le ruote, le macchine come la macina del mulino per macinare il grano, l’argano per sollevare i pesi, la pompa per cavare acqua dal sottosuolo.

Per far funzionare i veicoli e le macchine si usa dapprima l’energia degli animali, poi si scopre l’energia tratta dalla forza dell’acqua che scorre nei fiumi, poi si inventano i motori che ricavano energia bruciando il carbone o il petrolio. Poi si organizza il lavoro di molte persone in un unico luogo: la fabbrica. Questa è l’industria.

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Anche l’industria, come l’agricoltura,  dà risultati meravigliosi: l’uomo ha cominciato a contare allineando i sassolini e ora ha i computer che sanno calcolare in un attimo la rotta di un razzo interplaneario. Ma anche l’industria risolve un problema e ne crea un altro: per esempio le fabbriche e le automobili emettono gas inquinanti e guastano l’atmosfera. Anche qui dobbiamo applicare l’intelligenza per risolvere i problemi che noi stessi creiamo.

Il commercio

La terza attività nasce dallo scambio che, come sappiamo, ha dato un aiuto fomidabile allo sviluppo. Si comincia con lo scambio entro il villaggio, tra contadini e artigiani, e poi si formano carovane per attraversare i continenti e si naviga sui mari per portare merci da una parte all’altra del pianeta. Molte persone lavorano solo per trasportare e scambiare: questo è il commercio.

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Anche il commercio  aiuta l’umanità a progredire, e anche il commercio crea problemi. Per esempio, nel commercio si può imbrogliare, fornendo merci di cattiva qualità o chiedendo un pagamento esagerato.  Per evitare gli imbrogli e difendere gli onesti da disonesti occorre un elemento chiamato Stato.


Per l’insegnante.

ecco gli altri capitoli sull’argomento, tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore: