La Giornata delle Ragazze nella Scienza spiegata ai bambini e alle bambine

Cari ragazzi e care ragazze, sapete che cosa vuole dire STEM?

E’ una strana parola che in realtà è formata da iniziali di altre parole: Scienza, Tecnologia, Ingegneria (c’è la E invece della I perché si riferisce a queste parole in inglese) e Matematica.

Che cos’hanno in comune? Sono tutte materie scientifiche: quando si parla di STEM si vuole parlare di queste materie nell’educazione di voi ragazzi e voi ragazze, cioè durante gli anni di tutta la vostra formazione scolastica, dalla scuola dell’infanzia all’università.

La scienza piace a tutti i bambini, maschi e femmine. E’ una vera emozione imparare il perché delle cose, l’origine degli oggetti che usiamo tutti i giorni, la vita degli animali, le possibilità che ci offre un computer, come funziona un’eruzione vulcanica, il movimento dei pianeti del cielo (tanto per fare qualche esempio).

Però, però… Alcune indagini fatte in diversi Paesi europei ci dicono che se nella scuola primaria l’interesse per la scienza è suddiviso in modo uguale tra bambini e bambine, quando crescono sono soprattutto i maschi a dire di voler diventare scienziati da grandi.

E le ragazze? Anche se di solito vanno meglio a scuola dei loro compagni (non offendetevi, ragazzi!), a un certo punto pensano di non essere capaci di approfondire uno studio scientifico.

Attenzione!: qui stiamo parlando di un’ inchiesta, naturalmente, quindi non vuol dire che sia così per ogni persona. Significa invece che la maggior parte delle ragazze intervistate ha risposto in questo modo. Una nota: anche le inchieste fanno parte di una scienza, che è chiamata statistica: questa scienza rappresenta in numeri e percentuali i fatti che avvengono e anche le opinioni delle persone.

Questa rinuncia delle ragazze a seguire degli studi scientifici ha come conseguenza che anche nel lavoro nei laboratori, nelle università scientifiche, nelle aziende tecnologiche eccetera ci sono molte meno donne che uomini. E’ un vero peccato, perché in questo modo vanno sprecate molte intelligenze…

L’ONU ha dichiarato perciò che l’11 febbraio di ogni anno deve essere la Giornata delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, per incoraggiare le studentesse a non abbandonare il sogno che magari avevano quando erano bambine.

E tu, che cosa vuoi fare da grande?

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Per l’insegnante

Il ruolo della scuola, insieme a quello della famiglia, è certamente molto importante per le scelte delle ragazze. Quindi è anche responsabilità degli adulti la situazione di disparità ed è nostro dovere spingere, invogliare, rassicurare le ragazze nell’intraprendere studi scientifici e legati all’innovazione tecnologica.

Che cosa possiamo fare in classe?

Il punto di partenza può essere proprio quello dell’ultima domanda del post, facendo raccontare a bambini e bambine i loro desideri e i loro progetti per il futuro.

Possiamo poi raccontare storie di scienziate, di oggi o del passato: di solito sono storie appassionanti, perché le loro carriere hanno dovuto superare ostacoli, pregiudizi sociali e in famiglia, e anche difficoltà del quotidiano. Nel blog trovate alcune di queste storie:

E’ utile anche proporre in classe giochi scientifici ed esercizi di abilità e di logica, coinvolgendo le bambine in giochi ed esperimenti che facciano venir voglia di porsi domande, scoprire, approfondire, verificare. 

Portiamo le nostre classi nei musei. Musei della scienza, musei della tecnologia, musei di storia naturale, acquari, planetari, quando possibile, meglio se sono musei che propongono interattività e laboratori dove allievi e allieve possono mettere la mente e le mani, sperimentando direttamente.

In classe, sollecitiamo soprattutto le ragazze a fare domande. Invitiamole, per esempio, a chiedersi come funziona una macchina o qual è il meccanismo che sta alla base di un evento naturale.

Raccontiamo a ragazzi e ragazze che esistono la geologia, la robotica, l’oceanografia, il design industriale, l’ingegneria spaziale e tante altre discipline scientifiche. Ma facciamo soprattutto con le bambine un lavoro di sostegno dell’autostima, dicendo loro: se è questo che vuoi, ce la puoi certamente fare, non ho dubbi.

Qui il link a un articolo dell’ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) su questo argomento, intitolato Meno di un terzo delle ragazze sceglie le materie scientifiche all’università.

In questo post  l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 (raggiungere la parità di genere) viene spiegato in modo semplice ai bambini e alle bambine.

In questo post, invece, potete trovare un elenco delle Giornate Mondiali che possono essere interessanti per il nostro lavoro in classe.

Trotula de Ruggiero

La storia di Trotula de Ruggiero, una grande medica della rinascita dell’Anno Mille. Condividiamo qui il post che racconta la sua vita e il suo tempo, dal blog Fantastic Nonna.

Trotula de Ruggiero nacque a Salerno da una nobile famiglia normanna.  Grazie ai suoi natali ebbe l’opportunità di intraprendere studi di medicina presso la celebre e avanzatissima Scuola Medica Salernitana (XI-XIII sec.), una delle poche scuole d’occidente che allora non precludevano l’accesso alle donne, permettendo anche loro di diventare Magistrae, cioè insegnanti.

La Scuola Medica Salernitana, antesignana delle moderne università, era allora uno dei più importanti centri di cultura scientifica non controllati dalla Chiesa. Grazie a questo, all’interno della scuola era possibile tradurre i testi degli antichi scienziati greci dall’arabo: erano stati gli Arabi, infatti, a conservarne il sapere e le copie durante i secoli bui dell’alto medioevo. Traducendoli dall’arabo al latino, la Scuola di Salerno li rendeva nuovamente accessibili al mondo occidentale.

Nella Scuola si studiava e si praticava medicina, erboristeria, chirurgia, ma anche logica, filosofia e legge. Il corso di studi durava 9 anni.

In questo ambiente si formò il gruppo delle Mulieres Salernitanae, di cui una delle principali esponenti era Trotula.  Trotula diventò uno dei medici migliori e anche una grande divulgatrice, con un’attenzione particolare alla salute delle donne.

Il principale trattato giunto fino a noi è intitolato De passionibus mulierum ante et post partum (Sulle malattie delle donne prima e dopo il parto). Si tratta di una raccolta di suggerimenti medici diretti alle donne e riguardanti il concepimento, le mestruazioni, la gravidanza, il taglio cesareo e quello perineale, il parto.  Trotula descrive diete per i vari momenti della vita dellle donne e metodi anticoncezionali. Parla anche della salute del bambino, delle sue necessità fisiche e di cura, ma anche del suo bisogno di calore e di ninne nanne.

Trotula non si occupò però solo di malattie. Nel suo trattato De ornatu mulierum (Sui cosmetici delle donne), considerato il più antico trattato di cosmesi,  si occupò di bellezza e benessere. All’interno ci sono suggerimenti di igiene e di makeup, consigli sui benefici di bagni turchi e massaggi,  ricette per la preparazione di creme e unguenti per la pelle e per i capelli. La cosmetica non era infatti considerata da Trotula un argomento frivolo, ma rappresentava il concetto di bellezza del corpo in armonia con la natura.

Bagno igienico suggerito da Trotula.png

Per diversi secoli i trattati di Trotula vennero ignorati, messi al bando, oppure attribuiti ad autori maschi, perché durante il lungo periodo di dominio dell’Inquisizione non era ammissibile che certi temi considerati scandalosi venissero trattati in un testo di medicina, tantomeno se compilato da una donna. Ricordo che molte donne scienziate dell’epoca (mediche, ostetriche, erboriste, fitoterapeute, chimiche), la maggior parte autodidatte o eredi di una medicina tradizionale, vennero accusate e condannate per stregoneria.

Solo nel XIX secolo diversi studi, pricipalmente in Italia e in Spagna, arrivarono al nome e alla storia di Trotula, rivalutandone la figura e a volte ammantandola di leggenda. In ogni caso sembra che Trotula fosse anche una donna bella e carismatica, brillante espositrice delle sue teorie, in grado di discutere alla pari con i maggiori medici di Francia (allora i più prestigiosi). Pare inoltre sia lei la figura a cui si è ispirato Chaucer nei Canterbury Tales per disegnare il personaggio della salernitana Dame Trot.