Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini

Care ragazze e cari ragazzi, sapete che cosa significa UNESCO?

Sono le iniziali di una serie di parole inglesi: United Nations (cioè l’ONU) Educational, Scientific and Cultural Organization. Quindi è l’organizzazione che si occupa, su incarico dell’ONU, di educazione (e quindi scuola), di scienza e di cultura.

Come potete immaginare, gli argomenti di cui si interessa sono tantissimi. Ma ce ne è uno che impegna grandi finanze e molto lavoro da tanto tempo e in tutto il mondo: la maggior parte delle persone, addirittura, se si nomina l’Unesco pensa subito a questo.

Si tratta della tutela, cioè la protezione, del Patrimonio dell’Umanità, in inglese World Heritage. Viene infatti definito in questo modo l’insieme dei luoghi del mondo che sono importanti per la storia e la cultura di tutti gli uomini e tutte le donne del nostro pianeta, non soltanto per i cittadini che vi abitano vicino. Si può anche dire che hanno un valore universale.

Le enormi statue dell’antica civiltà dell’Isola di Pasqua (Cile), nell’Oceano Pacifico.

Una splendida idea

L’idea di proteggere questi siti preziosi era nata già nei primi anni del secolo scorso, ma c’è voluto molto tempo perché diventasse realtà.

Un primo passo ci fu quando nel 1960 l’Unesco iniziò una campagna internazionale per salvare la Valle dei Templi in Egitto: la costruzione di una grande diga sul Nilo, importante per la produzione di energia e per l’agricoltura del Paese, avrebbe infatti provocato la sommersione di incredibili tesori archeologici dell’antica civiltà egizia.

Le statue monumentali di Abu Simbel, in Egitto

Più di cento Paesi di tutto il mondo risposero all’appello e si impegnarono a donare il denaro e la tecnologia necessaria per smontare, spostare e ricostruire in un luogo più rialzato i due grandi templi di Abu Simbel.

L’iniziativa ebbe un grande successo soprattutto perché questi Paesi continuarono nel loro impegno: insieme a molte associazioni, definirono un progetto per proteggere sia i principali siti, cioè luoghi, storico-artistici del mondo, sia zone con importanti ambienti naturali.

La lista dei siti

Così, nel 1972 l’Unesco compilò una prima lista dei siti del Patrimonio dell’Umanità. Si impegnò quindi a farli conoscere in tutto il mondo, a finanziare i lavori di restauro, a controllare che continuassero a essere rispettati e ben protetti.

I primi luoghi a essere inseriti furono quelli che correvano il rischio di essere distrutti: alcuni erano stati abbandonati e quasi dimenticati, altri erano in zone dove c’erano stati terremoti o simili disastri naturali, altri ancora erano in aree molto inquinate oppure quasi sepolti da nuove costruzioni. Si volevano poi aiutare i Paesi più poveri, che non sarebbero stati in grado di sostenere le spese altissime del restauro e della conservazione.

Il tipo di luoghi è molto vario: ci sono antichi centri storici e archeologici, monumenti, architetture geniali, paesaggi agricoli tradizionali, testimonianze delle prime attività industriali, paesaggi naturali unici, riserve di biodiversità (cioè ambienti dove è rappresentata una preziosa varietà di specie vegetali e animali), ecc. ecc.

Il sito archeologico di Machu Picchu, in Peru, dell’antica civiltà Inca

Questa lista è stata via via ampliata: ogni anno nuovi siti si aggiungono al Patrimonio dell’Umanità. Oggi i siti della lista sono 1121: 869 siti storico-culturali, 213 aree naturali e 39 misti (cioè sia culturali sia naturali), presenti in 167 Paesi del mondo. L’ultimo aggiornamento della lista è stato nel 2019: nel 2020, infatti, a causa della pandemia covid-19, per la prima volta da quasi cinquant’anni l’Unesco non ha nominato nuovi siti tra i tanti che erano in attesa.

Il Patrimonio di saperi e di memoria

Nel 1992 la lista degli elementi da proteggere è stata allargata alla Memoria del mondo, un grande patrimonio di documenti, registrazioni, filmati storici la cui conservazione ha una grande importanza per la storia di tutta l’Umanità. In Italia sono iscritti nell’elenco importanti biblioteche e archivi, come quello dell’Istituto Luce, dedicato al cinema.

Nel 2001 si è invece voluto dare valore al Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità. Si tratta di manifestazioni culturali (spettacoli, riti e feste, saperi, cucina, artigianato) che sono parte importante della tradizione dei vari popoli e rischiano di non essere trasmessi alle future generazioni. Esempi di Patrimonio immateriale (anche questi ogni anno più numerosi) sono il Teatro Kabuki in Giappone o danze come il tango, la rumba e il flamenco.

Spettacolo di flamenco a Siviglia

Il Patrimonio dell’Italia

L’Italia è, insieme alla Cina, il Paese che ha il maggior numero di siti protetti. Questo grazie soprattutto all’enorme ricchezza del suo patrimonio storico e artistico e anche alla presenza di particolari ambienti mediterranei. Ci sono poi molti siti misti (culturali e ambientali) perché il territorio italiano, da secoli intensamente abitato, presenta capolavori dell’opera dell’uomo situati all’interno di meravigliosi ambienti naturali.

In questi post potete approfondire alcuni dei 55 siti protetti dall’Unesco nel nostro Paese.

Per quanto riguarda il Patrimonio immateriale, anche in Italia sono numerosi gli antichi saperi dell’uomo protetti dall’Unesco.  Sono:

  • il Canto a Tenore in Sardegna
  • l’Opera dei Pupi in Sicilia
  • la dieta mediterranea
  • l’artigianato del violino a Cremona
  • alcune caratteristiche processioni religiose (Nola, Palmi, Sassari, Viterbo)
  • la coltivazione della vite a Pantelleria
  • l’arte della pizza a Napoli
  • la transumanza, cioè lo spostamento delle greggi dai monti al mare e viceversa
  • i muretti a secco dei terrazzamenti

Di tutte queste cose molto interessanti parleremo però un’altra volta.

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: Castel del Monte

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Castel del Monte è uno dei tanti, bellissimi castelli che furono costruiti in Puglia durante il Medioevo. Ma certamente, per la sua architettura e per l’imponente presenza nel paesaggio, questo castello del XIII secolo è davvero particolare e spesso viene definito ‘il più bel castello d’Europa’.

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Fu Federico II di Svevia, che governò per lungo tempo tutta l’Italia meridionale, a volere la sua costruzione, su una collina delle Murge vicino all’attuale città di Andria. Ben visibile anche da lontano, la forma di Castel del Monte sembra quella di una corona, che ricorda quella che utilizzò Federico per la sua incoronazione.

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Come la corona, infatti, il castello è a forma di ottagono perfetto. Negli otto spigoli sono state costruite otto torri, alte 24 metri, a loro volta ottagonali. L’edificio si sviluppa intorno al cortile centrale e ciascuno dei due piani ha otto stanze a forma di trapezio che hanno le stesse dimensioni. Nel cortile c’era un tempo una grande vasca, anch’essa ottagonale, che nei secoli è andata distrutta.

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Sembra che Federico abbia scelto l’ottagono per il suo valore simbolico: si tratta infatti di una figura geometrica a metà strada tra il quadrato, allora considerato simbolo della Terra, e il cerchio, simbolo dell’infinità del cielo. Il castello doveva quindi rappresentare l’unione tra la Terra e il cielo.

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L’Unesco ha inserito Castel del Monte nel Patrimonio dell’Umanità. E’ infatti un’importantissima opera d’arte, sia per la bellezza delle sue architetture, perfettamente inserite nel paesaggio,  sia perché unisce la cultura del Nord Europa, da cui proveniva Federico II di Svevia, con quella del mondo classico (greco e romano) e del mondo islamico, tutti e due parte della storia della Puglia.

Queste le foto di alcuni particolari tratte dal sito Unesco:

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Questo il link per visitarlo con Google maps.

Qui potete leggere altre schede su siti Patrimonio dell’Umanità:

L’apprendimento collaborativo

Quando si parla di apprendimento collaborativo si pensa subito a una metodologia che si fonda sulla collaborazione all’interno di un gruppo di allievi e che prevede uno scambio di diverse abilità e competenze individuali.

La definizione dell’UNESCO

Per poter giungere a una chiara comprensione di ciò che si intende per “apprendimento collaborativo”, possiamo innanzitutto fare riferimento alla definizione data dall’UNESCO:

L’apprendimento collaborativo è un processo attraverso il quale i discenti (con vari tipi di performance) lavorano insieme in piccoli gruppi con un obiettivo comune. Si tratta di un approccio centrato sullo studente, derivato da teorie dell’apprendimento sociale, nonché mutuato dal punto di vista socio-costruttivista sull’apprendimento.
L’apprendimento collaborativo è una forma di relazione tra gli studenti che favorisce la positiva interdipendenza, la responsabilità individuale e le capacità relazionali. Collaborando, gli studenti imparano a essere efficaci e l’insegnamento deve essere visto come un processo di sviluppo della capacità di imparare degli studenti stessi. Il ruolo dell’insegnante non è quello di trasmettere informazioni, ma di fungere da facilitatore per l’apprendimento.
Questo processo comporta la creazione e la gestione di esperienze di apprendimento significative e l’incoraggiamento del ragionamento negli studenti attraverso i problemi del mondo reale. Il compito deve essere chiaramente definito ed essere inquadrato con obiettivi specifici.
A volte i termini cooperativo e collaborativo sono utilizzati come sinonimi (anche in relazione all’apprendimento), ma il lavoro cooperativo di solito comporta una divisione del lavoro tra i membri del team, mentre il lavoro collaborativo vuole che tutti i membri del team affrontino il compito insieme in uno sforzo coordinato.

Dubbi e vantaggi

Ma, in gruppo, i nostri studenti lavorano veramente insieme? Prendono sul serio decisioni condivise sul contenuto del loro prodotto? Lavorare in questa modalità li aiuta a sviluppare la competenza nella negoziazione, la capacità di ascolto e le abilità nel team-working?

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