Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: l’Orto Botanico di Padova

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l’Orto Botanico di Padova è il più antico giardino botanico del mondo.

Venne infatti creato nel 1545 e da allora, anche se con modifiche e ampliamenti, è sempre rimasto attivo nello stesso luogo. Dal 1997 fa parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, perché ha rappresentato un modello per tutti i giardini botanici d’Italia e del mondo.

In origine era chiamato ‘Giardino dei Semplici’, perché era nato come luogo dove coltivare le erbe curative, un tempo definite semplici, alla base dell’antica medicina.

Allora l’Orto Botanico racchiudeva un vero tesoro perché le piante e i medicinali che se ne ricavavano erano beni davvero preziosi, di alto valore. Perciò i furti erano molto frequenti, nonostante i ladri fossero soggetti a pene severe, come il carcere per lunghi periodi o addirittura l’esilio.

Per proteggere le piante fu quindi progettato e costruito un alto muro di recinzione, più facile da difendere e controllare, dalla forma circolare che si è mantenuta fino a oggi. Nel corso dei secoli, grazie a questo orto, vennero introdotte piante prima sconosciute in Italia, come il girasole, la magnolia, il gelsomino e anche la patata.

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Oggi ospita 3500 specie differenti di piante suddivise in grandi aiuole intorno a una  vasca di acqua tiepida, proveniente dal sottosuolo, dove crescono le piante acquatiche.

Nell’orto botanico sono presenti anche alcuni alberi storici, molto importanti per età e dimensioni. Tra questi, il più antico (1585) è la Palma di Goethe, protetta da una serra alta a forma di ottagono. E’ chiamata così perché il poeta tedesco Goethe, vissuto nel XVIII secolo, la prese come spunto per le sue riflessioni sull’evoluzione delle piante.

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E’ invece del 1828 il bellissimo Cedro dell’Himalaya, una pianta delicata che ha bisogno di continua attenzione: ha infatti sofferto per i cambiamenti della rete idrica nel sottosuolo a causa delle nuove costruzioni nella zona.

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La parte più recente dell’Orto Botanico di Padova è costituita dal Giardino della Biodiversità. Si tratta di un’enorme serra costruita con le più moderne tecnologie, che ospita 1300 piante dei diversi ambienti della Terra, dai più umidi ai più aridi, ricostruiti in sezioni separate.

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Il Giardino è alimentato a energia solare con pannelli fotovoltaici e tutta la struttura è regolata da un sofisticato sistema computerizzato. L’acqua utilizzata proviene dalle precipitazioni, raccolte in una grande vasca che ha anche funzioni di depurazione e controllo, e da un pozzo artesiano profondo centinaia di metri. Le vetrate, che si aprono e chiudono autonomamente per regolare il calore e l’umidità all’interno della serra, sono ricoperte da una pellicola in grado anche di assorbire l’inquinamento atmosferico.

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Per l’insegnante:

qui un post su fare l’orto a scuola.

qui altre schede sul Patrimonio dell’Umanità:

Fare l’orto a scuola

Questo compito di realtà, diretto alla classe quarta, si propone di valutare competenze scientifico-tecnologiche attraverso un lavoro sul campo finalizzato alla costruzione di un orto scolastico. Le fasi di lavoro richiedono agli alunni di applicare conoscenze acquisite sull’ambiente naturale, di mettere in campo capacità di progettazione e di ricerca e di attingere alle loro attitudini all’iniziativa e all’imprenditorialità.

Indicazioni metodologiche

Il compito di realtà prevede un momento iniziale per la presentazione del contesto e per un primo confronto tra gli alunni. È la fase in cui si riflette sulla composizione del terreno e sulla sua esposizione al sole. Inoltre si scelgono gli attrezzi necessari per la preparazione dell’orto.

Dal punto di vista pratico, si devono effettuare misurazioni del terreno per individuare l’area e calcolare le quantità di compost necessarie alla concimazione. Gli alunni si misurano con il lavoro manuale e mettono in pratica capacità organizzative per sistemare in modo opportuno gli “scarti” che vanno raccolti.

La lavorazione del terreno permette di riflettere sulla necessità della presenza di aria e di acqua per la crescita delle piante.

L’osservazione degli attrezzi utilizzati chiarisce le relazioni tra forma e funzione degli stessi e il loro utilizzo permette riflessioni sulle modalità d’uso più appropriate, che consentono il miglior rapporto tra forza impiegata e risultato raggiunto.

Dato che l’orto ha un andamento naturale stagionale, il compito di realtà ha come scopo finale quello della semina e dell’eventuale abbellimento dell’orto con piante da fiore in base al progetto iniziale. È anche un’occasione di riflessione sulle aspettative degli alunni e di bilancio sull’andamento del lavoro.

L’attività è da svolgere come attività di gruppo. Nella fase di formazione dei gruppi,  l’insegnante deve preoccuparsi di realizzare una composizione equilibrata degli stessi, tenendo conto delle esigenze degli alunni BES, per i quali si devono attuare le strategie più adatte a favorire il loro coinvolgimento nelle attività.

L’insegnante deve illustrare ogni fase del compito prima che i gruppi si accingano ad affrontarle in modo autonomo.

La rubrica di autovalutazione finale è un esempio di autobiografia cognitiva che può essere utilizzata per cogliere e valutare altri importanti aspetti: il senso attribuito dall’alunno al proprio lavoro; le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività, le emozioni o gli stati affettivi provati.


Scarica la scheda da stampare (dal sussidiario Pista! A ruota libera tra le discipline,  edizioni Cetem).

Puoi trovare altri compiti di realtà qui, qui, qui e qui.

Dato che si tratta di una prova autentica, ecco in questo post alcuni consigli su fare l’orto con i bambini di un’esperta orticultrice.