Cambiamondo, un sussidiario per cittadin* di domani

Riscaldamento globale, inquinamento, desertificazione, aumento della povertà di milioni di suoi abitanti: sono solo alcuni tra i tanti segnali che il nostro pianeta ci sta dando per manifestare il suo malessere. Le soluzioni ci sono, ma è importante che non si fermino al presente, ma che garantiscano un futuro alle prossime generazioni.

Ecco perchè Cambiamondo.
E’ un sussidiario pensato per formare i futuri cittadini del nostro pianeta.
Nella sua progettazione siamo partite dalla considerazione che per intervenire a cambiare il mondo sia importante conoscere la sua storia e le sue caratteristiche geografiche, scientifiche, anche economiche, per comprendere la vita degli uomini e delle donne nel passato e progettarne il futuro.

Filo conduttore del progetto è quindi l’Educazione civica e ambientale, con approfondimenti sulla Costituzione e sugli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, protagonisti poi del volume MISSION 2030, per formare cittadini consapevoli e responsabili.

Una scelta didattica

Il processo di insegnamento/apprendimento passa attraverso l’integrazione di diverse modalità di comunicazione e di espressione. Riflettendo su questa consapevolezza, ci siamo chieste come fosse possibile inserire questo sempre più diffuso impulso verso la multimodalità in un libro di testo. E’ certo una linea di tendenza che ormai molti sussidiari hanno: le idee circolano, il bisogno di rinnovarsi e di rispondere al meglio alle esigenze dei docenti è ben presente a tutte le case editrici, i libri sono sempre più vari, accoglienti, operativi.

Naturalmente, alla base della nostra riflessione c’è stata la scelta costante di conciliare in modo proficuo gli elementi di innovazione didattica con l’esperienza personale acquisita nel tempo da ogni insegnante. Siamo infatti consapevoli del fatto che è proprio dall’esperienza maturata da ciascun docente nel lavoro quotidiano di classe che nasce la capacità di gestire al meglio le nuove metodologie di insegnamento.

Nel pensare al progetto per un nuovo sussidiario si è posta in primo piano la correlazione docente-alunno, partendo dal presupposto che il bambino (o la bambina) è protagonista attivo del proprio sapere, ma il docente (o la docente) è la sua guida esperta, con un ruolo di regista, di facilitatore, di risorsa aggiunta.

Il nostro punto fermo di riferimento è stato quindi una scuola dell’inclusione, con proposte in grado di rimuovere la maggior parte degli ostacoli che possono frapporsi all’apprendimento e alla promozione della persona e con elementi di facilitazione che aiutino a superare difficoltà e situazioni problematiche.

Continua a leggere Cambiamondo, un sussidiario per cittadin* di domani

La Giornata delle Ragazze nella Scienza spiegata ai bambini e alle bambine

Cari ragazzi e care ragazze, sapete che cosa vuole dire STEM?

E’ una strana parola che in realtà è formata da iniziali di altre parole: Scienza, Tecnologia, Ingegneria (c’è la E invece della I perché si riferisce a queste parole in inglese) e Matematica.

Che cos’hanno in comune? Sono tutte materie scientifiche: quando si parla di STEM si vuole parlare di queste materie nell’educazione di voi ragazzi e voi ragazze, cioè durante gli anni di tutta la vostra formazione scolastica, dalla scuola dell’infanzia all’università.

La scienza piace a tutti i bambini, maschi e femmine. E’ una vera emozione imparare il perché delle cose, l’origine degli oggetti che usiamo tutti i giorni, la vita degli animali, le possibilità che ci offre un computer, come funziona un’eruzione vulcanica, il movimento dei pianeti del cielo (tanto per fare qualche esempio).

Però, però… Alcune indagini fatte in diversi Paesi europei ci dicono che se nella scuola primaria l’interesse per la scienza è suddiviso in modo uguale tra bambini e bambine, quando crescono sono soprattutto i maschi a dire di voler diventare scienziati da grandi.

E le ragazze? Anche se di solito vanno meglio a scuola dei loro compagni (non offendetevi, ragazzi!), a un certo punto pensano di non essere capaci di approfondire uno studio scientifico.

Attenzione!: qui stiamo parlando di un’ inchiesta, naturalmente, quindi non vuol dire che sia così per ogni persona. Significa invece che la maggior parte delle ragazze intervistate ha risposto in questo modo. Una nota: anche le inchieste fanno parte di una scienza, che è chiamata statistica: questa scienza rappresenta in numeri e percentuali i fatti che avvengono e anche le opinioni delle persone.

Questa rinuncia delle ragazze a seguire degli studi scientifici ha come conseguenza che anche nel lavoro nei laboratori, nelle università scientifiche, nelle aziende tecnologiche eccetera ci sono molte meno donne che uomini. E’ un vero peccato, perché in questo modo vanno sprecate molte intelligenze…

L’ONU ha dichiarato perciò che l’11 febbraio di ogni anno deve essere la Giornata delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, per incoraggiare le studentesse a non abbandonare il sogno che magari avevano quando erano bambine.

E tu, che cosa vuoi fare da grande?

_____________________________________________________

Per l’insegnante

Il ruolo della scuola, insieme a quello della famiglia, è certamente molto importante per le scelte delle ragazze. Quindi è anche responsabilità degli adulti la situazione di disparità ed è nostro dovere spingere, invogliare, rassicurare le ragazze nell’intraprendere studi scientifici e legati all’innovazione tecnologica.

Che cosa possiamo fare in classe?

Il punto di partenza può essere proprio quello dell’ultima domanda del post, facendo raccontare a bambini e bambine i loro desideri e i loro progetti per il futuro.

Possiamo poi raccontare storie di scienziate, di oggi o del passato: di solito sono storie appassionanti, perché le loro carriere hanno dovuto superare ostacoli, pregiudizi sociali e in famiglia, e anche difficoltà del quotidiano. Nel blog trovate alcune di queste storie:

E’ utile anche proporre in classe giochi scientifici ed esercizi di abilità e di logica, coinvolgendo le bambine in giochi ed esperimenti che facciano venir voglia di porsi domande, scoprire, approfondire, verificare. 

Portiamo le nostre classi nei musei. Musei della scienza, musei della tecnologia, musei di storia naturale, acquari, planetari, quando possibile, meglio se sono musei che propongono interattività e laboratori dove allievi e allieve possono mettere la mente e le mani, sperimentando direttamente.

In classe, sollecitiamo soprattutto le ragazze a fare domande. Invitiamole, per esempio, a chiedersi come funziona una macchina o qual è il meccanismo che sta alla base di un evento naturale.

Raccontiamo a ragazzi e ragazze che esistono la geologia, la robotica, l’oceanografia, il design industriale, l’ingegneria spaziale e tante altre discipline scientifiche. Ma facciamo soprattutto con le bambine un lavoro di sostegno dell’autostima, dicendo loro: se è questo che vuoi, ce la puoi certamente fare, non ho dubbi.

Qui il link a un articolo dell’ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) su questo argomento, intitolato Meno di un terzo delle ragazze sceglie le materie scientifiche all’università.

In questo post  l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 (raggiungere la parità di genere) viene spiegato in modo semplice ai bambini e alle bambine.

In questo post, invece, potete trovare un elenco delle Giornate Mondiali che possono essere interessanti per il nostro lavoro in classe.

Le epidemie spiegate ai bambini e alle bambine

Le epidemie, cioè le malattie che si diffondono per contagio da una persona all’altra, esistono da millenni, da quando gli uomini hanno iniziato a organizzarsi in comunità.

Possiamo anche dire che fanno parte della Storia perché spesso hanno modificato, per breve o lungo tempo, il modo di vivere delle società.

Nel periodo che stiamo vivendo, il Covid-19, portato dal coronavirus, si è concentrato all’inizio in alcune zone della Terra, ma si è poi via via diffuso in tutti i continenti. Per questo viene definito pandemia, cioè una malattia infettiva che coinvolge tutto il pianeta.

Le epidemie del passato

La prima epidemia di cui si ha una conoscenza storica è la peste bizantina, che ebbe inizio dopo la fine dell’Impero Romano. E’ definita così perché cominciò nell’attuale Turchia, nella città di Istanbul, che allora si chiamava Bisanzio.

Una vera e propria pandemia fu quella della peste nera, che dall’Asia arrivò in Europa nel XIV secolo. Allora le cause erano sconosciute, ma molto dopo si scoprì che la peste veniva diffusa dalle pulci dei topi. Sui mezzi di trasporto (carri e navi) i roditori si spostavano attraverso terre e mari, raggiungendo anche località lontane. Si è calcolato che in sei anni, a causa di questa malattia di cui allora non si conoscevano cure, l’Europa perse quasi metà della popolazione.

Il vaiolo è stato una malattia presente tra la popolazione mondiale per millenni. Era molto contagioso e spesso anche mortale. Ma il vaiolo fu anche la prima malattia per cui si trovò un vaccino, grazie al medico inglese Edward Jenner; dopo averlo sperimentato, dimostrò che le persone vaccinate non potevano più ammalarsi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il vaiolo ufficialmente scomparso.

Un’altra grande pandemia fu quella dell’influenza spagnola, che in realtà ebbe origine negli Stati Uniti un secolo fa. Questa influenza molto pericolosa e contagiosa si diffuse velocemente in tutto il mondo.

Le epidemie dei tempi recenti

Come sappiamo, anche in questi ultimi decenni ci sono state varie epidemie. Questa è una cosa normale, perché noi viviamo tutti in comunità piccole o grandi: abbiamo contatti in famiglia, a scuola o al lavoro e questo favorisce la diffusione di malattie. Molte di queste epidemie sono di tipo influenzale: alcune più difficili da trasmettere, altre più contagiose; alcune con sintomi molto lievi, altre più lunghe e difficili da guarire.

Il lavoro degli scienziati è perciò molto importante, perché cercano di capire le cause e trovare le cure efficaci. Nei loro laboratori ricercano, sperimentano, fanno ipotesi e verificano le loro idee. Alcuni di loro si occupano di trovare i vaccini che permettono di rendere immuni a determinate malattie.

Per fare questo lavoro non è sufficiente l’intelligenza dei ricercatori (anche se è indispensabile), ma ci vogliono tempo e molti investimenti in denaro. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli Stati, le università e anche aziende private in campo farmaceutico devono perciò collaborare per finanziare e favorire la ricerca. 

Anche i cittadini hanno i loro compiti per facilitare l’impegno degli scienziati. Prima di tutto devono informarsi e aiutare come possono il lavoro della ricerca, con contributi o anche solo sostenendo la sua importanza. Inoltre, possono combattere il diffondersi delle epidemie seguendo le regole che vengono via via indicate.

Le cause ambientali delle epidemie

Gli scienziati ci dicono anche che le epidemie sono strettamente collegate agli interventi dell’uomo sull’ambiente.

L’aumento della popolazione, la distruzione di molti habitat e la perdita di biodiversità (cioè della varietà di piante e animali sul pianeta) sono tutti elementi che, modificando l’ambiente, facilitano la diffusione di alcune malattie.

  • Nelle zone più densamente abitate si crea un maggior rischio di contagio per ogni epidemia.
  • I trasporti sempre più frequenti e veloci favoriscono la diffusione delle malattie a livello internazionale.
  • Gli scienziati hanno trovato collegamenti tra la diffusione dei virus e l’inquinamento atmosferico.
  • La diminuzione in molte parti del pianeta delle aree forestali ha portato a una forte perdita di biodiversità, che riguarda sia le specie animali, sia quelle vegetali. La  riduzione di predatori ha fatto aumentare il numero degli ‘animali serbatoio’, cioè di quegli animali che trasportano virus e batteri.
  • L’abbattimento delle foreste avviene anche per creare spazio per gli allevamenti  (suini, bovini, polli), distruggendo invece gli habitat della fauna selvatica. Questo ha favorito la trasmissione dei virus da una specie all’altra, da animali selvatici a quelli domestici e poi, in alcuni casi, anche all’uomo. 
  • Dove non arriva l’elettricità, ed è perciò difficile conservare la carne nei frigoriferi, in molti mercati si vendono animali vivi; questo è considerato molto pericoloso per la trasmissione di malattie. Un rischio viene anche dalla caccia di animali selvatici a scopo alimentare.
  • Il riscaldamento climatico, cioè l’aumento globale di temperatura, favorisce la riproduzione di zanzare anche di tipo pericoloso, per esempio quella che trasmette la malaria.

L’attenzione all’ambiente e all’equilibrio degli ecosistemi è quindi molto importante anche per la questione sanitaria.

 

Ecco alcuni Obiettivi dell’Agenda 2030 collegati alla questione delle epidemie:

Obiettivo 2 – fame e produzione agricola

Obiettivo 3 – sanità e igiene pubblica

Obiettivo 11 – centri urbani

Obiettivo 13 – cambiamenti climatici

Obiettivo 15 – vita sulla Terra e biodiversità

 

Tipi di solidi

Questa scheda di Scienze aiuta a comprendere e a organizzare le informazioni.
Il linguaggio semplice, gli esempi e le immagini che si riferiscono alla vita di tutti giorni, rendono la scheda adatta a tutta la classe.

Leggi il testo.
Molti solidi sono duri: la loro caratteristica è quella di non essere deformabili con le mani. Sono duri il legno, un sasso, un pezzo di ferro.
I solidi però non sono tutti duri: ci sono anche i solidi deformabili con le mani, come la plastilina o una graffetta di metallo.
Oltre a questi c’è una categoria di solidi che dopo essere stati deformati ritornano alla forma originale: sono i solidi elastici, come la gomma.

Osserva le immagini e sistema in tabella gli oggetti a seconda della caratteristica. Usa una X come nell’esempio.

materiali

solidi

I materiali che compongono gli oggetti che hai osservato sono diversi. Quali riesci a riconoscere?
……………………………………………………………………………………………………………………………

Qui è possibile scaricare la scheda da stampare.
Qui è possibile scaricare la versione modificabile della scheda per poter adattare i contenuti al lavoro svolto  e agli argomenti presentati dal libro di testo utilizzato in classe.

Un forno a energia solare

Questo compito di realtà è rivolto a una classe quintascuola primaria.

Argomento:
Il progetto è finalizzato alla progettazione e realizzazione di un forno ad energia solare partendo dall’osservazione di un forno casalingo sia in termini di struttura sia di funzionamento.

Competenze coinvolte:
Permette di valutare competenze scientifico-tecnologiche attraverso riflessioni sull’energia, le sue trasformazioni e l’impatto ambientale delle stesse.
Il compito coinvolge competenze trasversali come le competenze comunicative , lo spirito di iniziativa, imparare ad imparare, le competenze sociali.
Qui  puoi scaricare e stampare una tabella delle competenze e delle abilità coinvolte durante questo lavoro.

Modalità:
L’attività può essere svolta individualmente o, preferibilmente, mediante attività di gruppo (massimo 4-5 bambini).

Fasi e tempi:
Il compito è diviso in tre fasi per una durata complessiva di 5-6 ore

Prima fase: cuocere al forno – 2 ore

Prima di entrare in modalità operativa è previsto un momento di confronto con gli alunni per presentare il lavoro, attivare le conoscenze pregresse, evidenziare le realtà in cui il prodotto da realizzare diventa uno strumento fondamentale per migliorare la vita quotidiana.

fornoSi parte da un’osservazione puntuale sulla struttura di un forno elettrico o a gas al fine di mettere in relazione struttura e funzionamento evidenziando i fenomeni sui passaggi di calore. Le osservazioni e le conclusioni vengono discusse e utilizzate per la scelta del modello di forno che verrà costruito.

 

Seconda fase: cosa serve – 1 ora

È il momento di programmare l’attività successiva riflettendo, in base alle istruzioni fornite nella terza fase, sui tipi di materiali che verranno utilizzati e stimando le quantità necessarie. Si possono, ad esempio, porre agli alunni domande simili a queste:

forno2
♦ Quanti forni volete costruire?
………………………………………………….
♦ Quali materiali occorrono?
…………………………………………………..
………………………………………………….
♦ Dove potete procurarveli?
…………………………………………………..
…………………………………………………..

Terza fase: costruire il forno – 2 ore

È quella dedicata alla realizzazione del prodotto seguendo la procedura qui illustrata.

Per cominciare la  sperimentazione, le scatole per la pizza da asporto vanno bene.

♦ Per fare in modo che i raggi del Sole arrivino all’interno della scatola, ritagliare dal coperchio un’apertura larga quasi quanto il coperchio stesso. Non buttare via il ritaglio di cartone,  servirà più avanti.
♦ Prendere dei fogli di alluminio per alimenti da incollare su tutto l’interno della scatola. Con la pellicola trasparente chiudere la finestra sul coperchio; va applicata dall’esterno e fissata bene con il nastro adesivo.
♦ Prendere il pezzo di cartone ritagliato, coprire una faccia con l’alluminio e fissare un lato del cartone al coperchio della scatola tenendo il lato coperto verso l’interno. Questo sarà il riflettore.
♦ Il forno è pronto. Introdurre il cibo che si vuole scaldare, chiudere il coperchio
e rivolgere la scatola verso il sole. Alzare il riflettore e tenendolo sollevato con una cannuccia o un bastoncino.

In questa fase è messa alla prova la manualità degli alunni e la loro attenzione e precisione nella realizzazione dei singoli passaggi.
I forni realizzati possono essere utilizzati dagli alunni per riscaldare le loro merende e anche presentati e fatti utilizzare da altre classi della scuola.

Valutazione

Al termine del compito è presente una rubrica di autovalutazione finale, per far riflettere lo studente sul lavoro fatto. È un esempio di autobiografia cognitiva che potrà essere utilizzata per cogliere e valutare altri importanti aspetti: il senso attribuito dall’alunno al proprio lavoro; le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività, le emozioni o gli stati affettivi provati.
Qui invece, puoi scaricare e stampare una scheda per le osservazioni sistematiche durante lo svolgimento del compito.

Autobiografia cognitiva

◦ Che cosa ne pensi del lavoro che hai fatto?

  • Mi è piaciuto
  • Non mi è piaciuto
  • Non so

◦Pensi che sia stato utile costruire forni solari?

  • No

◦ Scrivi tre cose che hai imparato dall’attività che hai appena svolto e che potranno esserti utili in futuro per progettare, ricercare, organizzare.
1. …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
2. …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
3. ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
◦ Che cosa ti è piaciuto di più di questo lavoro? ………………………………………………………………………………………………………………………………
Perché? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
◦ Che cosa, invece, non ti è piaciuto? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Perché? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
◦ Hai lavorato più da solo o in gruppo? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
◦ Quali vantaggi o svantaggi hai incontrato? …………………………………………………………………………………………………………………………………….
◦ Scegli tre aggettivi che, secondo te, descrivono meglio l’attività che hai svolto:
divertente, impegnativa, noiosa, semplice, complessa, istruttiva, coinvolgente, inutile, utile, improduttiva
◦ Dai un voto all’attività: …………………………………………………………….


Per avere un’idea sui materiali da utilizzare puoi anche scaricare la scheda da stampare (dal sussidiario Pista! A ruota libera tra le discipline, edizioni Cetem).

Puoi trovare altri compiti di realtà di Progetto Ipazia qui, qui, qui, qui e qui.

Ada Lovelace

Screenshot 2018-03-14 18.52.56

volete conoscere la storia di Ada Lovelace?

Ada nacque in Inghilterra nel 1815, circa due secoli fa, quindi. Suo padre era un famoso poeta, Lord Byron, ma la piccola Ada crebbe solo con sua madre, Annabella, che invece era una bravissima matematica.

Ada era una bambina molto precoce e sua madre la spinse a studiare le scienze. Dato che il marito poeta l’aveva abbandonata pochi mesi dopo la nascita della figlia, Annabella non voleva che Ada seguisse le orme paterne e si dedicasse alla letteratura.

Comunque la matematica e le scienze ad Ada piacevano moltissimo e, fin da piccola, studiò geometria e algebra e fece molti esperimenti scientifici. Per esempio, studiò il volo degli uccelli e progettò anche delle macchine volanti.

Quando diventò una giovane donna conobbe uno scienziato, che si chiamava Charles Babbage. I suoi studi interessavano moltissimo Ada: stava infatti progettando una macchina che poteva fare calcoli da sola, senza l’intervento della mente umana.  Ada cominciò così a collaborare con Charles e l’aiutò a inventare quello che è stato considerato (l’avrete già immaginato…) l’antenato del computer!

Ma l’immaginazione di Ada andò oltre una ‘semplice’ macchina da calcolo, perché arrivò a concepire funzioni ancora più vicine a quelle di un moderno computer, come la possibilità di scrivere o di fare musica.

Purtroppo Ada fu colpita da una grave malattia e morì ancora molto giovane: aveva 37 anni.

Per ricordarla, negli Stati Uniti è stato dato il suo nome a un linguaggio dei sistemi informatici, mentre  in Inghilterra, in suo onore, è stato istituito un premio per studentesse di informatica.

Una flipped classroom sull’Obiettivo 14 – Agenda 2030

La scheda sull’obiettivo 14 dell’Agenda 2030, da presentare direttamente alla classe, rappresenta un ottimo punto di partenza per approfondire l’argomento in modalità “flipped”, cioè di classe capovolta.
In questo periodo l’attività di piccolo gruppo può essere sostituita da attività svolte singolarmente. Abbiamo, però, lasciato indicate entrambe le modalità di lavoro, scrivendo tra parentesi quelle di gruppo, per poter dare a ogni classe la possibilità di organizzarsi come riesce.

L’attività che proponiamo è rivolta a una classe quinta. Prevede alcune fasi di lavoro e richiede circa 5 ore di tempo per essere svolta interamente.

1a fase: leggere e analizzare la scheda (1 ora)

Proprio perché pensata per i ragazzi e le ragazze e scritta con un linguaggio accessibile a tutti, la scheda può essere letta in totale autonomia, a casa o a scuola, in gruppo o da soli, senza il bisogno della mediazione dell’insegnante.

Successivamente, in classe, si propone un confronto tra gli alunni per fissare in uno schema le informazioni più importanti della problematica proposta. Lo schema va  sviluppato insieme alla lavagna, alla LIM o con qualunque altra modalità scelta dal docente in base alle caratteristiche della sua classe e delle risorse che ha a disposizione.

2a fase: il lavoro di gruppo (2 ore)

Ogni alunno riporta lo schema costruito in classe su un cartellone, oppure anche più semplicemente sul proprio quaderno. (Dopo aver suddiviso la classe in gruppi, ogni gruppo riporta su un cartellone lo schema costruito collettivamente).

Si propone quindi a tutta la classe la visione di questo breve video. Alla fine, ogni alunno (ogni gruppo) deve sintetizzare le informazioni fornite dal filmato aggiungendole sul cartellone.

Continua a leggere Una flipped classroom sull’Obiettivo 14 – Agenda 2030

Fare l’orto a scuola

Questo compito di realtà, diretto alla classe quarta, si propone di valutare competenze scientifico-tecnologiche attraverso un lavoro sul campo finalizzato alla costruzione di un orto scolastico. Le fasi di lavoro richiedono agli alunni di applicare conoscenze acquisite sull’ambiente naturale, di mettere in campo capacità di progettazione e di ricerca e di attingere alle loro attitudini all’iniziativa e all’imprenditorialità.

Indicazioni metodologiche

Il compito di realtà prevede un momento iniziale per la presentazione del contesto e per un primo confronto tra gli alunni. È la fase in cui si riflette sulla composizione del terreno e sulla sua esposizione al sole. Inoltre si scelgono gli attrezzi necessari per la preparazione dell’orto.

Dal punto di vista pratico, si devono effettuare misurazioni del terreno per individuare l’area e calcolare le quantità di compost necessarie alla concimazione. Gli alunni si misurano con il lavoro manuale e mettono in pratica capacità organizzative per sistemare in modo opportuno gli “scarti” che vanno raccolti.

La lavorazione del terreno permette di riflettere sulla necessità della presenza di aria e di acqua per la crescita delle piante.

L’osservazione degli attrezzi utilizzati chiarisce le relazioni tra forma e funzione degli stessi e il loro utilizzo permette riflessioni sulle modalità d’uso più appropriate, che consentono il miglior rapporto tra forza impiegata e risultato raggiunto.

Dato che l’orto ha un andamento naturale stagionale, il compito di realtà ha come scopo finale quello della semina e dell’eventuale abbellimento dell’orto con piante da fiore in base al progetto iniziale. È anche un’occasione di riflessione sulle aspettative degli alunni e di bilancio sull’andamento del lavoro.

L’attività è da svolgere come attività di gruppo. Nella fase di formazione dei gruppi,  l’insegnante deve preoccuparsi di realizzare una composizione equilibrata degli stessi, tenendo conto delle esigenze degli alunni BES, per i quali si devono attuare le strategie più adatte a favorire il loro coinvolgimento nelle attività.

L’insegnante deve illustrare ogni fase del compito prima che i gruppi si accingano ad affrontarle in modo autonomo.

La rubrica di autovalutazione finale è un esempio di autobiografia cognitiva che può essere utilizzata per cogliere e valutare altri importanti aspetti: il senso attribuito dall’alunno al proprio lavoro; le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività, le emozioni o gli stati affettivi provati.


Scarica la scheda da stampare (dal sussidiario Pista! A ruota libera tra le discipline,  edizioni Cetem).

Puoi trovare altri compiti di realtà qui, qui, qui e qui.

Dato che si tratta di una prova autentica, ecco in questo post alcuni consigli su fare l’orto con i bambini di un’esperta orticultrice.

 

 

 

 

Storia, geografia, scienze nelle Indicazioni Nazionali

Le Indicazioni Nazionali costituiscono il quadro di riferimento per la progettazione del curricolo. Sono da considerare come un testo aperto, che ogni scuola è chiamata  a contestualizzare, elaborando le proprie scelte didattiche relative a contenuti, metodi, organizzazione e valutazione, coerenti con i traguardi formativi previsti dal documento nazionale.

Di seguito è riportata una sintesi degli elementi fondamentali, presenti negli Indicatori Nazionali, del processo di insegnamento/apprendimento delle tre discipline, i traguardi per lo sviluppo delle competenze e gli obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta da sviluppare a partire dalla quarta.

Continua a leggere Storia, geografia, scienze nelle Indicazioni Nazionali