Un forno a energia solare

Questo compito di realtà è rivolto a una classe quintascuola primaria.

Argomento:
Il progetto è finalizzato alla progettazione e realizzazione di un forno ad energia solare partendo dall’osservazione di un forno casalingo sia in termini di struttura sia di funzionamento.

Competenze coinvolte:
Permette di valutare competenze scientifico-tecnologiche attraverso riflessioni sull’energia, le sue trasformazioni e l’impatto ambientale delle stesse.
Il compito coinvolge competenze trasversali come le competenze comunicative , lo spirito di iniziativa, imparare ad imparare, le competenze sociali.
Qui  puoi scaricare e stampare una tabella delle competenze e delle abilità coinvolte durante questo lavoro.

Modalità:
L’attività può essere svolta individualmente o, preferibilmente, mediante attività di gruppo (massimo 4-5 bambini).

Fasi e tempi:
Il compito è diviso in tre fasi per una durata complessiva di 5-6 ore

Prima fase: cuocere al forno – 2 ore

Prima di entrare in modalità operativa è previsto un momento di confronto con gli alunni per presentare il lavoro, attivare le conoscenze pregresse, evidenziare le realtà in cui il prodotto da realizzare diventa uno strumento fondamentale per migliorare la vita quotidiana.

fornoSi parte da un’osservazione puntuale sulla struttura di un forno elettrico o a gas al fine di mettere in relazione struttura e funzionamento evidenziando i fenomeni sui passaggi di calore. Le osservazioni e le conclusioni vengono discusse e utilizzate per la scelta del modello di forno che verrà costruito.

 

Seconda fase: cosa serve – 1 ora

È il momento di programmare l’attività successiva riflettendo, in base alle istruzioni fornite nella terza fase, sui tipi di materiali che verranno utilizzati e stimando le quantità necessarie. Si possono, ad esempio, porre agli alunni domande simili a queste:

forno2
♦ Quanti forni volete costruire?
………………………………………………….
♦ Quali materiali occorrono?
…………………………………………………..
………………………………………………….
♦ Dove potete procurarveli?
…………………………………………………..
…………………………………………………..

Terza fase: costruire il forno – 2 ore

È quella dedicata alla realizzazione del prodotto seguendo la procedura qui illustrata.

Per cominciare la  sperimentazione, le scatole per la pizza da asporto vanno bene.

♦ Per fare in modo che i raggi del Sole arrivino all’interno della scatola, ritagliare dal coperchio un’apertura larga quasi quanto il coperchio stesso. Non buttare via il ritaglio di cartone,  servirà più avanti.
♦ Prendere dei fogli di alluminio per alimenti da incollare su tutto l’interno della scatola. Con la pellicola trasparente chiudere la finestra sul coperchio; va applicata dall’esterno e fissata bene con il nastro adesivo.
♦ Prendere il pezzo di cartone ritagliato, coprire una faccia con l’alluminio e fissare un lato del cartone al coperchio della scatola tenendo il lato coperto verso l’interno. Questo sarà il riflettore.
♦ Il forno è pronto. Introdurre il cibo che si vuole scaldare, chiudere il coperchio
e rivolgere la scatola verso il sole. Alzare il riflettore e tenendolo sollevato con una cannuccia o un bastoncino.

In questa fase è messa alla prova la manualità degli alunni e la loro attenzione e precisione nella realizzazione dei singoli passaggi.
I forni realizzati possono essere utilizzati dagli alunni per riscaldare le loro merende e anche presentati e fatti utilizzare da altre classi della scuola.

Valutazione

Al termine del compito è presente una rubrica di autovalutazione finale, per far riflettere lo studente sul lavoro fatto. È un esempio di autobiografia cognitiva che potrà essere utilizzata per cogliere e valutare altri importanti aspetti: il senso attribuito dall’alunno al proprio lavoro; le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività, le emozioni o gli stati affettivi provati.
Qui invece, puoi scaricare e stampare una scheda per le osservazioni sistematiche durante lo svolgimento del compito.

Autobiografia cognitiva

◦ Che cosa ne pensi del lavoro che hai fatto?

  • Mi è piaciuto
  • Non mi è piaciuto
  • Non so

◦Pensi che sia stato utile costruire forni solari?

  • No

◦ Scrivi tre cose che hai imparato dall’attività che hai appena svolto e che potranno esserti utili in futuro per progettare, ricercare, organizzare.
1. …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
2. …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
3. ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
◦ Che cosa ti è piaciuto di più di questo lavoro? ………………………………………………………………………………………………………………………………
Perché? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
◦ Che cosa, invece, non ti è piaciuto? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Perché? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
◦ Hai lavorato più da solo o in gruppo? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
◦ Quali vantaggi o svantaggi hai incontrato? …………………………………………………………………………………………………………………………………….
◦ Scegli tre aggettivi che, secondo te, descrivono meglio l’attività che hai svolto:
divertente, impegnativa, noiosa, semplice, complessa, istruttiva, coinvolgente, inutile, utile, improduttiva
◦ Dai un voto all’attività: …………………………………………………………….


Per avere un’idea sui materiali da utilizzare puoi anche scaricare la scheda da stampare (dal sussidiario Pista! A ruota libera tra le discipline, edizioni Cetem).

Puoi trovare altri compiti di realtà di Progetto Ipazia qui, qui, qui, qui e qui.

I Mesopotamici, una visione alternativa

Lo studio della storia di quarta in genere si apre con un ripasso del passaggio dalla Preistoria alla Storia, per riprendere i punti salienti del programma già svolto e raccordarlicon i temi caratterizzanti di quello nuovo. Si incomincia a parlare poi di grandi civiltà, prime fra tutte quelle della Mesopotamia. I bambini sono affascinati dalla loro evoluzione: studiano la loro storia, le loro scoperte, le loro conquiste, la loro cultura, un popolo dopo l’altro.

La Mesopotamia, a differenza di tutte le aree geografiche che i bambini studieranno successivamente, è la sola caratterizzata dalla presenza di una pluralità di popoli. Questo tratto peculiare permette da un lato di cogliere alcune caratteristiche generali comuni, dall’altro di concentrarsi sulle loro differenze.

Partire da questa riflessione, potrebbe indirizzare i bambini verso una forma embrionale di studio comparativo che renderebbe più semplice comprendere sovrapposizioni e intrecci che connotano la storia di questo grande territorio.

Le civiltà mesopotamiche sono infatti caratterizzate da:

  • intenso sfruttamento e sviluppo agricolo → economia idraulica;
  • civiltà urbanizzata → subordinazione delle campagne alla città;
  • solida organizzazione sociale → potere centrale forte – società gerarchizzata;
  • grande sviluppo tecnologico;
  • grande sviluppo culturale.

Il vantaggio più evidente di tale proposta è che essa stimolerà i bambini a sviluppare una prospettiva globale verso la regione.

Diventerà quindi più facile per loro costruire un quadro sintetico delle civiltà analizzate per una lettura organica del tema. (Fig.1)

tabella_meso

L’utilizzo di questo modello consentirà anche la possibilità di effettuare confronti con altri popoli vissuti in territori più o meno vicini, in un periodo più o meno contemporaneo avvicinando gli alunni ad uno studio più competente della Storia.

Un esempio di questo nuovo approccio può essere visualizzato qui.

L’apprendimento collaborativo

Quando si parla di apprendimento collaborativo si pensa subito a una metodologia che si fonda sulla collaborazione all’interno di un gruppo di allievi e che prevede uno scambio di diverse abilità e competenze individuali.

La definizione dell’UNESCO

Per poter giungere a una chiara comprensione di ciò che si intende per “apprendimento collaborativo”, possiamo innanzitutto fare riferimento alla definizione data dall’UNESCO:

L’apprendimento collaborativo è un processo attraverso il quale i discenti (con vari tipi di performance) lavorano insieme in piccoli gruppi con un obiettivo comune. Si tratta di un approccio centrato sullo studente, derivato da teorie dell’apprendimento sociale, nonché mutuato dal punto di vista socio-costruttivista sull’apprendimento.
L’apprendimento collaborativo è una forma di relazione tra gli studenti che favorisce la positiva interdipendenza, la responsabilità individuale e le capacità relazionali. Collaborando, gli studenti imparano a essere efficaci e l’insegnamento deve essere visto come un processo di sviluppo della capacità di imparare degli studenti stessi. Il ruolo dell’insegnante non è quello di trasmettere informazioni, ma di fungere da facilitatore per l’apprendimento.
Questo processo comporta la creazione e la gestione di esperienze di apprendimento significative e l’incoraggiamento del ragionamento negli studenti attraverso i problemi del mondo reale. Il compito deve essere chiaramente definito ed essere inquadrato con obiettivi specifici.
A volte i termini cooperativo e collaborativo sono utilizzati come sinonimi (anche in relazione all’apprendimento), ma il lavoro cooperativo di solito comporta una divisione del lavoro tra i membri del team, mentre il lavoro collaborativo vuole che tutti i membri del team affrontino il compito insieme in uno sforzo coordinato.

Dubbi e vantaggi

Ma, in gruppo, i nostri studenti lavorano veramente insieme? Prendono sul serio decisioni condivise sul contenuto del loro prodotto? Lavorare in questa modalità li aiuta a sviluppare la competenza nella negoziazione, la capacità di ascolto e le abilità nel team-working?

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Flip teaching, la diffusione dell’insegnamento capovolto

Il testo qui riportato è tratto da un articolo del professor Erasmo Modica pubblicato sul sito di OrizzonteScuola.

Flip teaching è una metodologia didattica che sta prendendo campo anche nella scuola italiana negli ultimi anni. Le classi coinvolte in questa metodologia, dette flipped classroom, sono protagoniste di una inversione delle modalità di insegnamento tradizionale in cui il docente è il dispensatore del sapere e l’allievo recepisce, esercitandosi da solo o in gruppo.

Le attività avvengono in modalità blended e, di conseguenza, è fondamentale l’uso delle nuove tecnologie per fornire le adeguate risorse agli allievi anche al di fuori del contesto classe. Infatti, gli allievi hanno a disposizione materiali didattici, che possono condividere, annotare, modificare o addirittura creare in maniera collaborativa.

Si utilizza il termine “flip” in quando viene ribaltata la modalità in cui vengono proposti i contenuti e i tempi utili per l’apprendimento. In una flipped classroom la responsabilità del processo di insegnamento viene in un certo senso “trasferita” agli studenti, i quali possono controllare l’accesso ai contenuti in modo diretto, avere a disposizione i tempi necessari per l’apprendimento e la valutazione. L’insegnante diventa quindi un supporto alla comprensione di quanto appreso a mano a mano dagli allievi e dovrà impiegare il proprio tempo in questo processo di passaggio dall’ampliamento delle conoscenze all’acquisizione di capacità e competenze.

Come per tutte le metodologie didattiche, anche il flip teaching presenta punti di forza e punti di criticità. Di certo tale modalità di insegnamento favorisce l’individualizzazione e la personalizzazione dei percorsi di insegnamento, in quanto gli insegnanti possono dare delle precise indicazioni agli allievi su come muoversi esulle risorse che ciascuno di loro può utilizzare. Inoltre, sarà necessario che gli educatori riflettano  su come strutturare e proporre i contenuti, per non rischiare di focalizzarsi sul contenuto, piuttosto che sull’apprendimento.

Cos’è una flipped classroom e come cambia l’insegnamento all’interno di essa

Una flipped classroom è un modello pedagogico nel quale le classiche lezioni e l’assegnazione del lavoro da svolgere, vengono capovolti. L’insegnante assegna ai propri studenti alcuni video da seguire su un dato argomento, prima di trattarlo insieme. In questo modo, poiché gli studenti hanno già un’infarinatura generale dei contenuti da affrontare, si può dedicare il tempo a disposizione per dare chiarimenti, effettuare delle esercitazioni e qualsiasi altra attività funzionale ad una migliore comprensione.

Il vantaggio del flip teaching sta proprio nella possibilità di utilizzare in maniera diversa le ore di lezione settimanali dedicate all’insegnamento di una data disciplina, permettendo anche agli studenti di costruire il proprio sapere e di testare in qualsiasi momento le proprie competenze. Il ruolo del docente sarà quello di “guida” che incoraggia gli studenti alla ricerca personale e alla collaborazione e condivisione dei saperi appresi.

Non esiste un unico modello di insegnamento capovolto, anche se nel modello standard la classe capovolta è vista come un ambiente di lavoro in cui gli studenti sono indirizzati verso l’uso di selezionati materiali didattici.
Gli studenti possono inoltre collaborare e in classe si possono avviare diverse discussioni tra loro, che permetteranno di chiarire meglio determinati concetti importanti appresi autonomamente. Il docente potrebbe anche suddividere gli studenti in piccoli gruppi e attribuire loro alcune specifiche situazioni problematiche da trattare.

Durante una tradizionale lezione, gli studenti provano spesso a carpire il maggior numero possibile delle informazioni date dal docente, annotando, a volte, freneticamente, il maggior numero di parole possibile sui loro quaderni. Ciò non permette loro di soffermarsi sui concetti, proprio perché sono concentrati su una
scrittura forsennata, che li distoglie dalla comprensione di determinati nodi concettuali importanti. L’uso dei video, invece, permette agli studenti di ascoltare e riascoltare in qualsiasi momento le parole del docente. Le discussioni che verranno avviate in classe permetteranno agli studenti di socializzare e collaborare nella risoluzione di un problema comune.

Le attività in stile flipped possono essere facilmente realizzate, ma è altrettanto semplice fare un uso sbagliato di questa metodologia. Infatti, essa richiede una particolare attenzione nella fase di programmazione delle attività e di selezione dei materiali didattici da sottoporre ai discenti.

Come detto, con il proliferare delle flipped classroom, sarà necessario utilizzare nuovi strumenti di supporto alla didattica e andrebbe anche rivisto il curricolo scolastico. Il ruolo degli educatori sarebbe molto differente da quello attuale, in quanto sarà dispensabile effettuare un lavoro volto alla collaborazione costante durante i vari processi di insegnamento/apprendimento mentre gli studenti diventerebbero ancora più parte attiva delle attività didattiche.

Qui il link a un post del blog con la proposta per una flipped classroom di Storia.
Qui il link a un post del blog con una proposta per una flipped classroom sull’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030.

Storia, geografia, scienze nelle Indicazioni Nazionali

Le Indicazioni Nazionali costituiscono il quadro di riferimento per la progettazione del curricolo. Sono da considerare come un testo aperto, che ogni scuola è chiamata  a contestualizzare, elaborando le proprie scelte didattiche relative a contenuti, metodi, organizzazione e valutazione, coerenti con i traguardi formativi previsti dal documento nazionale.

Di seguito è riportata una sintesi degli elementi fondamentali, presenti negli Indicatori Nazionali, del processo di insegnamento/apprendimento delle tre discipline, i traguardi per lo sviluppo delle competenze e gli obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta da sviluppare a partire dalla quarta.

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