L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 3 – garantire una buona salute

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che cosa riguarda l’Obiettivo 3?

Sappiamo che avere una buona salute è necessario per vivere bene: per studiare, lavorare, occuparsi della casa e della famiglia, anche per divertirsi, insomma per avere una buona qualità della vita. E’ quindi importante prevenire e curare le malattie, nutrirsi bene, non vivere in un ambiente inquinato. L’Obiettivo 3, perciò, ha come scopo garantire il benessere e una vita sana a più persone possibile, di tutte le età (bambini, giovani, adulti, anziani) e in ogni parte del mondo.

Certo, sono stati ottenuti molti importanti risultati in questi ultimi anni.  Se consideriamo i Paesi più ricchi, i Paesi del Nord del mondo,  i loro sistemi sanitari sono molto buoni ed efficienti. Chi vive in questi Paesi vive in genere in ambienti sufficientemente sani e può essere ben curato se si ammala.

Anche nei Paesi meno ricchi, i Paesi del Sud del mondo, molti progressi sono stati fatti in campo sanitario: la mortalità è diminuita e molte più persone vengono vaccinate contro le malattie contagiose. Ma sono ancora lontani dai livelli dei Paesi ricchi, soprattutto nelle zone di campagna.  Capita infatti che chi abita lontano dalle grandi città debba fare molti chilometri, a piedi o su mezzi di fortuna, per essere curato in un ambulatorio o in un ospedale.

Che cosa bisogna ottenere?

Ecco i traguardi che sono stati individuati e che è necessario raggiungere entro il 2030.

  • fare in modo che tutti possano avere un’assistenza medica di qualità, medicine e vaccini a basso costo.
  • mettere fine alle epidemie di gravi malattie.
  • ridurre il numero delle mamme che muoiono di parto.
  • prevenire la mortalità infantile (prima dei 5 anni).
  • ridurre decisamente il numero di morti e di malattie provocati da sostanze chimiche pericolose, dall’inquinamento e dalla contaminazione dell’aria, dell’acqua e del suolo.
  • dimezzare il numero di morti e di infortuni causati da incidenti stradali.
  • educare le persone per evitare l’abuso di alcol, tabacco e droghe.

Che cosa devono fare i governi e le organizzazioni internazionali?

Tutti i Paesi devono aumentare il denaro da investire nella sanità, per esempio creando ambulatori e assumendo medici e infermieri anche per le zone più disagiate.  Una parte importante delle somme deve essere destinata all’istruzione del personale sanitario.

L’istruzione e l’educazione sono importanti anche in altri campi: i dati ci dicono infatti che  la mortalità dei bambini è più bassa nelle famiglie dove le mamme sono più istruite e informate. L’informazione deve ampliarsi in molti settori: per esempio, raccontando ai bambini e ai ragazzi quali sono i danni per la salute causati dal fumo e dall’alcol.

Per conoscere qualcosa di più sull’Agenda 2030 vai qui.

Questi invece sono post che parlano di

Foto di copertina di Paolo Sacchi.

Trotula de Ruggiero

La storia di Trotula de Ruggiero, una grande medica della rinascita dell’Anno Mille. Condividiamo qui il post che racconta la sua vita e il suo tempo, dal blog Fantastic Nonna.

Trotula de Ruggiero nacque a Salerno da una nobile famiglia normanna.  Grazie ai suoi natali ebbe l’opportunità di intraprendere studi di medicina presso la celebre e avanzatissima Scuola Medica Salernitana (XI-XIII sec.), una delle poche scuole d’occidente che allora non precludevano l’accesso alle donne, permettendo anche loro di diventare Magistrae, cioè insegnanti.

La Scuola Medica Salernitana, antesignana delle moderne università, era allora uno dei più importanti centri di cultura scientifica non controllati dalla Chiesa. Grazie a questo, all’interno della scuola era possibile tradurre i testi degli antichi scienziati greci dall’arabo: erano stati gli Arabi, infatti, a conservarne il sapere e le copie durante i secoli bui dell’alto medioevo. Traducendoli dall’arabo al latino, la Scuola di Salerno li rendeva nuovamente accessibili al mondo occidentale.

Nella Scuola si studiava e si praticava medicina, erboristeria, chirurgia, ma anche logica, filosofia e legge. Il corso di studi durava 9 anni.

In questo ambiente si formò il gruppo delle Mulieres Salernitanae, di cui una delle principali esponenti era Trotula.  Trotula diventò uno dei medici migliori e anche una grande divulgatrice, con un’attenzione particolare alla salute delle donne.

Il principale trattato giunto fino a noi è intitolato De passionibus mulierum ante et post partum (Sulle malattie delle donne prima e dopo il parto). Si tratta di una raccolta di suggerimenti medici diretti alle donne e riguardanti il concepimento, le mestruazioni, la gravidanza, il taglio cesareo e quello perineale, il parto.  Trotula descrive diete per i vari momenti della vita dellle donne e metodi anticoncezionali. Parla anche della salute del bambino, delle sue necessità fisiche e di cura, ma anche del suo bisogno di calore e di ninne nanne.

Trotula non si occupò però solo di malattie. Nel suo trattato De ornatu mulierum (Sui cosmetici delle donne), considerato il più antico trattato di cosmesi,  si occupò di bellezza e benessere. All’interno ci sono suggerimenti di igiene e di makeup, consigli sui benefici di bagni turchi e massaggi,  ricette per la preparazione di creme e unguenti per la pelle e per i capelli. La cosmetica non era infatti considerata da Trotula un argomento frivolo, ma rappresentava il concetto di bellezza del corpo in armonia con la natura.

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Per diversi secoli i trattati di Trotula vennero ignorati, messi al bando, oppure attribuiti ad autori maschi, perché durante il lungo periodo di dominio dell’Inquisizione non era ammissibile che certi temi considerati scandalosi venissero trattati in un testo di medicina, tantomeno se compilato da una donna. Ricordo che molte donne scienziate dell’epoca (mediche, ostetriche, erboriste, fitoterapeute, chimiche), la maggior parte autodidatte o eredi di una medicina tradizionale, vennero accusate e condannate per stregoneria.

Solo nel XIX secolo diversi studi, pricipalmente in Italia e in Spagna, arrivarono al nome e alla storia di Trotula, rivalutandone la figura e a volte ammantandola di leggenda. In ogni caso sembra che Trotula fosse anche una donna bella e carismatica, brillante espositrice delle sue teorie, in grado di discutere alla pari con i maggiori medici di Francia (allora i più prestigiosi). Pare inoltre sia lei la figura a cui si è ispirato Chaucer nei Canterbury Tales per disegnare il personaggio della salernitana Dame Trot.

 

 

Compito di realtà: il compleanno di Vetrino Silhycio

Il compito di realtà presentato è rivolto a una classe quarta.
Il tema trattato coinvolge conoscenze e abilità  sviluppate nel corso dell’anno scolastico, per questo motivo può essere proposto a fine anno, anche come modalità di sintesi del lavoro svolto in classe. La scansione delle fasi aiuta il docente a strutturare l’attività in base alle caratteristiche e alle esigenze della propria classe.

Indicazioni metodologiche

Il compito di realtà proposto intende valutare le competenze storiche attraverso un collegamento tra il passato e il presente. È finalizzato alla progettazione di una festa di compleanno di un mercante fenicio, come strumento per conseguire capacità e consapevolezza organizzativa di un evento della propria vita quotidiana. Il compito coinvolge diverse competenze trasversali, quali, ad esempio, le competenze sociali e civiche, matematiche, scientifiche, geografiche e una buona attitudine all’iniziativa e all’imprenditorialità.

La strutturazione del compito prevede un momento iniziale per la presentazione del contesto, della problematica e per un primo confronto tra gli alunni.

Nella prima fase si chiede di preparare un biglietto di invito alla festa: gli alunni dovranno progettarne uno tenendo conto delle caratteristiche dell’oggetto e riflettendo sulle conoscenze storiche legate al luogo e al tempo.

La seconda fase prevede la scelta dei prodotti da acquistare per realizzare il pranzo della festa. Dal menù già predisposto gli alunni dovranno stabilire quali cibi comprare e prevederne la quantità.

La terza fase pone l’attenzione sulla provenienza dei prodotti attraverso un’attività da svolgere su una carta geo-storica, per arrivare a fare un confronto con il presente osservando i comportamenti del consumatore intelligente.

La quarta fase richiede la predisposizione di un preventivo di spesa. Anche in questo caso l’interdisciplinarità è evidente: gli alunni, attraverso delle semplici domande-guida, dovranno riflettere sulle loro conoscenze storiche per ipotizzare il costo unitario dei prodotti, il costo relativo alla quantità necessaria, la spesa totale, le modalità di pagamento. In base a questo dovranno eseguire facili esercizi di matematica.

La quinta fase mette in atto delle abilità artistiche, richiede infatti la preparazione di un oggetto da lasciare agli ospiti come ricordo della giornata.

L’attività può essere svolta individualmente o, meglio, mediante attività di gruppo. Nella fase di formazione dei gruppi ci si dovrà preoccupare di una composizione equilibrata degli stessi, tenendo conto delle esigenze degli alunni BES, per i quali si dovranno attuare le strategie più adatte a favorire il loro coinvolgimento nelle attività. L’insegnante dovrà illustrare ogni fase del compito, prima che i gruppi si accingano ad affrontarle in modo autonomo.

Al termine del compito è presente una rubrica di autovalutazione finale, per far riflettere lo studente sul lavoro fatto. Si tratta di un esempio di autobiografia cognitiva che potrà essere utilizzata per cogliere e valutare altri importanti aspetti: il senso attribuito dall’alunno al proprio lavoro; le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività; le emozioni o gli stati affettivi provati.

Scarica la scheda da stampare (dal sussidiario Pista! A ruota libera tra le discipline,  edizioni Cetem).

Potete trovare altri compiti di realtà qui, qui, qui e qui.

 

Flipped classroom – L’imbalsamazione nell’Antico Egitto

Da sempre il culto dei morti presso gli antichi Egizi riesce a catturare l’attenzione e l’interesse dei bambini.

Proprio per questo motivo l’argomento si presta facilmente come proposta di flipped classroom (o classe capovolta), fornendo così ai ragazzi la possibilità di essere protagonisti di una inversione delle modalità di insegnamento tradizionale.

In una flipped classroom la “responsabilità” del processo di insegnamento passa agli studenti, i quali possono accedere ai contenuti in modo diretto e avere a disposizione i tempi necessari per l’apprendimento, mentre l’insegnante diventa  un supporto alla comprensione di quanto appreso a mano a mano dagli allievi.
Le attività avvengono in modalità blended e, di conseguenza, è fondamentale l’uso delle nuove tecnologie per fornire le adeguate risorse agli studenti anche al di fuori del contesto classe. Infatti, gli allievi hanno a disposizione materiali didattici, che possono condividere, annotare, modificare o addirittura creare in maniera collaborativa.

La nostra proposta didattica parte infatti  dalla visione di alcuni siti di approfondimento che suggeriamo di proiettare in classe, in modo da non lasciare i bambini da soli davanti a un video, evitando così la navigazione in siti non verificati. Gli studenti possono così approcciarsi a una metodologia didattica innovativa senza i rischi di una navigazione in rete.
A questa età è infatti importante anche educare alla visione di un filmato, per poter poi essere in grado di comprendere in modo consapevole le immagini che scorrono e i relativi commenti. Durante la proiezione il docente può, ad esempio, scegliere se interrompere la visione e focalizzare l’attenzione sui punti chiave dell’argomento, oppure se proseguire senza interruzioni per poi tornare indietro e rivedere, riascoltare e capire tutti insieme i passaggi fondamentali che il video presenta.

1a fase: proporre un video a tutta la classe

Il primo video proposto è un documentario che spiega ai bambini l’importanza che gli Egizi attribuivano al culto dei morti (durata 8 minuti circa).

2a fase: organizzare il lavoro dei gruppi

Al termine della proiezione l’insegnante può dare il via al lavoro di gruppo e quindi alla messa in pratica del metodo cooperativo. Quest’ultimo, che prevede uno scambio tra pari e una messa in comune di diverse abilità e competenze individuali, dà generalmente buoni risultati anche dal punto di vista dello sviluppo della personalità e del rispetto reciproco.

Ma lo scambio e l’utilizzo di abilità differenti va insegnato e sempre seguito nei suoi passaggi fondamentali. Sarà utile quindi, prima di iniziare il lavoro, presentare agli alunni il contesto e il compito da svolgere, poi aiutarli a discutere e concordare ruoli e consegne precise: chi legge, chi prende appunti, chi coordina, quando ci si confronta, in che modo si arriva a conclusioni comuni.

L’insegnante divide allora la classe in tre gruppi, ponendo attenzione a che la composizione sia abbastanza disomogenea.

Una volta pronti, il docente può chiedere ai gruppi di sintetizzare il contenuto del video, indicando:

• da chi è stato realizzato

• in quali luoghi

• l’argomento trattato

• quali informazioni ricordano

e infine, stimolare la conversazione e il confronto reciproco.

Il tempo necessario per lo sviluppo delle fasi 1 e 2 è di due ore circa, che però potrebbe aumentare a seconda della durata degli interventi degli alunni.

3a fase: approfondire l’argomento di partenza

Successivamente ciascun gruppo deve approfondire alcuni aspetti che riguardano il culto dei defunti, sviluppando tre argomenti, ognuno assegnato a un gruppo:

  1. le fasi del processo di imbalsamazione
  2. la pesatura del cuore
  3. il mito di Osiride

Per questo lavoro di approfondimento si possono utilizzare le fonti seguenti:

  1. Un sito dove le fasi dell’imbalsamazione sono presentate in forma ludica. Le didascalie sono in inglese, ma l’attività è facilmente comprensibile.
  2. Una pagina del sito del Museo Archeologico di Bologna.
  3. Una pagina di unascuola.it, sito gestito dal Maestro Girgenti e indirizzato alla primaria e alla secondaria di I grado.

I gruppi realizzano una breve ricerca sull’argomento assegnato.  I materiali raccolti possono essere elaborati su supporto cartaceo (cartellone, lapbook…) o multimediale, a seconda di ciò che la classe ha a disposizione e delle competenze degli alunni. I ragazzi possono integrare le informazioni raccolte dalla navigazione in rete con quelle di loro conoscenza (ad esempio quelle presenti sul libro di testo).

Anche lo sviluppo di questa fase prevede un tempo di circa due ore.

4a fase: condividere le conoscenze

L’attività termina con la condivisione e la presentazione  da parte di ciascun gruppo del proprio elaborato al resto della classe.

Uno alla volta, i gruppi spiegano ai compagni i propri contenuti favorendo così l’apprendimento fra pari. Anche questa fase di esposizione deve essere organizzata in modo che tutti i membri del gruppo trovino il loro spazio.

Il tempo da dedicare a questa fase può variare da una a due ore a seconda della ricchezza degli elaborati dei ragazzi.

Qui il link a un post del blog con una proposta per una flipped classroom sull’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 1 – eliminare la povertà

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che cosa vuol dire povertà?

Povertà non significa solo avere poco denaro, ma è anche la mancanza totale (o quasi) di servizi che permettono una vita serena agli individui e alle famiglie.

E’ considerata povera una persona che non può soddisfare bene i propri bisogni primari, come l’acqua pulita, il cibo, la casa, gli abiti. Si è stabilito che la soglia minima di povertà è di 1,90 dollari al giorno: cioè, è considerata povera una famiglia dove si vive con meno di 1 dollaro e 90 centesimi (circa 1 euro e mezzo) per persona.

Ma è povero anche chi non può frequentare in modo adeguato la scuola, chi mangia cibo di scarsa qualità, chi vive in una casa senza toilette o elettricità, chi non può curarsi,  chi non viene assistito se ha problemi di salute o disabilità, chi è costretto a mandare a lavorare i propri bambini.

Non si tratta quindi solo di risolvere un problema economico, ma anche di migliorare tutta la società, in modo che i servizi di base vengano garantiti a tutti. In questo modo anche chi dispone di poco denaro può vivere in modo adeguato.

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Circa un miliardo di persone nel mondo vive in povertà.  Il numero di poveri aumenta quando molte persone vengono colpite da situazioni di emergenza: la guerra, prima di tutto, le catastrofi naturali, come i terremoti, i cambiamenti climatici, che possono causare siccità o inondazioni, le gravi crisi economiche.

Chi sono i più poveri?

I bambini e le bambine sono le prime vittime: sono quasi 400 milioni i bambini nel mondo che vivono in povertà estrema. Per esempio, un bambino su sette al di sotto dei cinque anni è meno alto di quello che dovrebbe essere alla sua età: questo spesso significa che non mangia adeguatamente.

Ma se un bambino mangia poco e male, non viene curato se si ammala e non va a scuola,  quasi certamente avrà dei problemi fisici e psicologici anche da adulto. Anche per questo, le associazioni che si occupano di bambini, come l’Unicef, raccomandano  ai governi dei vari Paesi di mettere i bambini e le bambine in primo piano nei programmi per la riduzione della povertà e per il miglioramento delle società del futuro.

Quindi, non è un caso se l’Obiettivo di sconfiggere la povertà sul pianeta è stato indicato come numero 1, quindi il più importante e il primo da raggiungere.

Per conoscere qualcosa di più sull’Agenda 2030 vai qui.

In questi post trovi invece la spiegazione di altri Obiettivi dell’Agenda 2030:

 

Per l’insegnante:

A questo link un compito di realtà sull’argomento della povertà di bambini e bambine.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini

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che cos’è l’Agenda 2030?

Nel 2015 i Paesi della Terra, riuniti nell’ONU (cioè l’Organizzazione delle Nazioni Unite), hanno dato il via a un piano per realizzare, nell’arco di 15 anni, miglioramenti significativi per la vita del Pianeta Terra e di tutti i suoi abitanti.

Questo piano è stato chiamato Agenda 2030, appunto.

Siamo tanti oggi, sulla Terra, più di 7 miliardi e mezzo di persone. Ma nel 2030 raggiungeremo molto probabilmente i 9 miliardi.

Non tutti gli abitanti del nostro pianeta hanno buone condizioni di vita, anzi sono fortissime le disuguaglianze tra i più ricchi e i più poveri.

Per esempio, più di un miliardo di persone vive in situazione di povertà: poco cibo o di scarsa qualità, abitazioni precarie, servizi insufficienti, una bassa possibilità di prevenire e curare le malattie.

Moltissimi sono ancora i bambini che non possono andare a scuola e vengono invece fatti lavorare per aiutare la famiglia.

Numerose sono anche le donne che subiscono ingiustizie e limitazioni nella loro capacità di lavorare e di decidere la propria vita.

Nella possibilità di trovare un lavoro conta spesso più il luogo del mondo e la famiglia dove una persona è nata piuttosto che le sue reali capacità.

Anche il pianeta subisce continui attacchi all’ambiente (per esempio con l’inquinamento dei continenti e degli oceani o con il riscaldamento del clima) che possono portare a un peggioramento delle condizioni di vita delle prossime generazioni.

I Paesi dell’ONU hanno perciò discusso quali sono le più importanti cose da fare per risolvere molti di questi problemi. Hanno individuato 17 Obiettivi da raggiungere,  che sono stati chiamati Obiettivi Globali per uno Sviluppo Sostenibile, ciascuno suddiviso in traguardi più piccoli e più mirati.

Perché i 17 Obiettivi sono stati definiti Globali?

Il termine globale significa universale, cioè valido in ogni tempo e ogni luogo.

Questo vuol dire che gli Obiettivi proposti dall’ONU sono da raggiungere in ogni parte della Terra. Essi mirano, infatti, a diminuire le sostanziali differenze tra Paesi ricchi e Paesi poveri e, anche all’interno di ogni Paese, tra regioni più economicamente sviluppate e regioni più ‘sfortunate’.

I diritti che gli Obiettivi vogliono raggiungere dovranno perciò essere validi per tutti i bambini, tutte le donne, tutti gli anziani, tutti i disabili. Per tutte le persone, insomma, che hanno o possono incontrare difficoltà nel pieno sviluppo della propria personalità e della propria vita, in qualsiasi zona del mondo essi abitino.

Uno degli slogan dell’Agenda 2030 è appunto

         NESSUNO ESCLUSO!

cioè, nessuno deve essere lasciato indietro lungo questo cammino, perché i progressi devono essere ottenuti per tutti gli individui e per l’intera umanità.

Che cosa significa Sviluppo Sostenibile?

Lo sviluppo sostenibile è il progresso economico che permette di migliorare le condizioni di vita delle persone senza compromettere le risorse per le generazioni future, cioè senza danneggiare l’ambiente.

L’ambiente è l’insieme degli elementi (i paesaggi, le piante, gli animali, le acque, i suoli, l’aria) che sono alla base della vita sulla Terra. Perché si conservino nel tempo e possano servire anche alla vita delle generazioni future è importante rispettarli e proteggerli.

E’ perciò fondamentale tener presente tutto questo quando si avviano nuove attività economiche: alcune di esse, anche se sembrano migliorare oggi la vita della gente, possono rendere il mondo meno vivibile nel futuro.

Per approfondire gli Obiettivi:

Screenshot 2018-03-10 15.41.03 Obiettivo 1: Eliminare la povertà dal mondo.

Screenshot 2018-03-10 16.09.00 Obiettivo 2: Sconfiggere la fame nel mondo.

Screenshot 2018-03-10 15.44.02 Obiettivo 3: Cure e benessere per tutti.

Screenshot 2018-03-10 15.41.45 Obiettivo 4: Una scuola di qualità per tutti.

Screenshot 2018-03-10 15.43.13 Obiettivo 5: Uguali diritti per donne e uomini.

Screenshot 2018-04-05 23.54.29 Obiettivo 6: A tutti acqua per bere e per lavarsi.

Screenshot 2018-03-31 23.19.56 Obiettivo 7: Energia pulita per tutti.

Screenshot 2018-04-03 10.22.47 Obiettivo 8: Sviluppo economico e lavoro per tutti.

Screenshot 2018-04-03 10.22.09 Obiettivo 9: Nuove tecnologie per l’industria.

Screenshot 2018-04-03 10.20.37 Obiettivo 10: Diminuire le differenze tra poveri e ricchi.

Screenshot 2018-04-03 10.21.45 Obiettivo 11: Città vivibili e sicure.

Screenshot 2018-04-05 23.54.52 Obiettivo 12: Consumare prodotti sostenibili.

Screenshot 2018-04-03 10.19.42 Obiettivo 13: Fermare il riscaldamento globale.

Screenshot 2018-03-31 23.10.43 Obiettivo 14: Conservare il mare e le sue risorse.

Screenshot 2018-03-31 23.14.47 Obiettivo 15: Conservare la biodiversità.

Screenshot 2018-04-03 10.20.09 Obiettivo 16: Creare delle società pacifiche e giuste.

Screenshot 2018-04-05 23.55.13 Obiettivo 17: Far collaborare Paesi e organizzazioni.

Per giocare con gli Obiettivi:

Il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC) ha pensato un gioco per aiutare i bambini e le bambine della vostra età a conoscere e capire i 17 Obiettivi.

Ha chiesto quindi di realizzarlo a un artista,  Yacine Ait Kaci (YAK),  che ha creato un bellissimo gioco da tavolo (scaricabile gratuitamente qui).

Si tratta di una specie di gioco dell’oca, con tabellone, pedine e dadi. Vince chi risponde in modo corretto alle domande che riguardano gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Questo gioco vuole coinvolgervi in prima persona e farvi capire che sono anche le vostre scelte e le vostre azioni a fare la differenza e ad aiutare a migliorare il nostro pianeta.

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Hypatia of Alexandria

Screenshot 2018-03-14 19.09.07here is the story of Hypatia, a great scientist and philosopher who lived in ancient Alexandria. You can find this story on the book Goodnight stories for rebel girls, by Elena Favilli and Francesca Cavallo.

Once upon a time, in the Ancient Egyptian city of Alexandria, there was a huge library. The largest library in the whole world at that point, this was a library with no books, and no paper. People wrote on papyrus (which was made from a plant), which they rolled into scrolls instead of having flat books like we have today. In this ancient library, there were thousands of scrolls, each handwritten by a scribe and carefully kept on a shelf.

In the library at Alexandria, a father and a daughter sat side by side studying scrolls together. Philosophy, math, and science were their favorite subjects.

Their names were Theon and Hypatia.

Hypatia solved equations and put forward new theories about geometry and arithmetic. She liked studying so much that soon she started to write her own books (oops! scrolls!). She even built an instrument, called an astrolabe, for calculating the position of the Sun, the Moon , and the stars at any given time.

Hypatia taught astronomy and her classes were always popular; students and other scholars crowded in to here her to speak. She refused to wear traditional women’s clothes, and gave her lectures dressed in scholars’ robes like the other teachers. Sadly, all her works were destroyed when the library burned down. But luckily, her students wrote to each other about Hypatia and her brilliant ideas, so we could also learn about this genius of Alexandria.