Flipped classroom – L’imbalsamazione nell’Antico Egitto

Da sempre il culto dei morti presso gli antichi Egizi riesce a catturare l’attenzione e l’interesse dei bambini.

Proprio per questo motivo l’argomento si presta facilmente come proposta di flipped classroom (o classe capovolta), fornendo così ai ragazzi la possibilità di essere protagonisti di una inversione delle modalità di insegnamento tradizionale.

In una flipped classroom la “responsabilità” del processo di insegnamento passa agli studenti, i quali possono accedere ai contenuti in modo diretto e avere a disposizione i tempi necessari per l’apprendimento, mentre l’insegnante diventa  un supporto alla comprensione di quanto appreso a mano a mano dagli allievi.
Le attività avvengono in modalità blended e, di conseguenza, è fondamentale l’uso delle nuove tecnologie per fornire le adeguate risorse agli studenti anche al di fuori del contesto classe. Infatti, gli allievi hanno a disposizione materiali didattici, che possono condividere, annotare, modificare o addirittura creare in maniera collaborativa.

La nostra proposta didattica parte infatti  dalla visione di alcuni siti di approfondimento che suggeriamo di proiettare in classe, in modo da non lasciare i bambini da soli davanti a un video, evitando così la navigazione in siti non verificati. Gli studenti possono così approcciarsi a una metodologia didattica innovativa senza i rischi di una navigazione in rete.
A questa età è infatti importante anche educare alla visione di un filmato, per poter poi essere in grado di comprendere in modo consapevole le immagini che scorrono e i relativi commenti. Durante la proiezione il docente può, ad esempio, scegliere se interrompere la visione e focalizzare l’attenzione sui punti chiave dell’argomento, oppure se proseguire senza interruzioni per poi tornare indietro e rivedere, riascoltare e capire tutti insieme i passaggi fondamentali che il video presenta.

1a fase: proporre un video a tutta la classe

Il primo video proposto è un documentario che spiega ai bambini l’importanza che gli Egizi attribuivano al culto dei morti (durata 8 minuti circa).

2a fase: organizzare il lavoro dei gruppi

Al termine della proiezione l’insegnante può dare il via al lavoro di gruppo e quindi alla messa in pratica del metodo cooperativo. Quest’ultimo, che prevede uno scambio tra pari e una messa in comune di diverse abilità e competenze individuali, dà generalmente buoni risultati anche dal punto di vista dello sviluppo della personalità e del rispetto reciproco.

Ma lo scambio e l’utilizzo di abilità differenti va insegnato e sempre seguito nei suoi passaggi fondamentali. Sarà utile quindi, prima di iniziare il lavoro, presentare agli alunni il contesto e il compito da svolgere, poi aiutarli a discutere e concordare ruoli e consegne precise: chi legge, chi prende appunti, chi coordina, quando ci si confronta, in che modo si arriva a conclusioni comuni.

L’insegnante divide allora la classe in tre gruppi, ponendo attenzione a che la composizione sia abbastanza disomogenea.

Una volta pronti, il docente può chiedere ai gruppi di sintetizzare il contenuto del video, indicando:

• da chi è stato realizzato

• in quali luoghi

• l’argomento trattato

• quali informazioni ricordano

e infine, stimolare la conversazione e il confronto reciproco.

Il tempo necessario per lo sviluppo delle fasi 1 e 2 è di due ore circa, che però potrebbe aumentare a seconda della durata degli interventi degli alunni.

3a fase: approfondire l’argomento di partenza

Successivamente ciascun gruppo deve approfondire alcuni aspetti che riguardano il culto dei defunti, sviluppando tre argomenti, ognuno assegnato a un gruppo:

  1. le fasi del processo di imbalsamazione
  2. la pesatura del cuore
  3. il mito di Osiride

Per questo lavoro di approfondimento si possono utilizzare le fonti seguenti:

  1. Un sito dove le fasi dell’imbalsamazione sono presentate in forma ludica. Le didascalie sono in inglese, ma l’attività è facilmente comprensibile.
  2. Una pagina del sito del Museo Archeologico di Bologna.
  3. Una pagina di unascuola.it, sito gestito dal Maestro Girgenti e indirizzato alla primaria e alla secondaria di I grado.

I gruppi realizzano una breve ricerca sull’argomento assegnato.  I materiali raccolti possono essere elaborati su supporto cartaceo (cartellone, lapbook…) o multimediale, a seconda di ciò che la classe ha a disposizione e delle competenze degli alunni. I ragazzi possono integrare le informazioni raccolte dalla navigazione in rete con quelle di loro conoscenza (ad esempio quelle presenti sul libro di testo).

Anche lo sviluppo di questa fase prevede un tempo di circa due ore.

4a fase: condividere le conoscenze

L’attività termina con la condivisione e la presentazione  da parte di ciascun gruppo del proprio elaborato al resto della classe.

Uno alla volta, i gruppi spiegano ai compagni i propri contenuti favorendo così l’apprendimento fra pari. Anche questa fase di esposizione deve essere organizzata in modo che tutti i membri del gruppo trovino il loro spazio.

Il tempo da dedicare a questa fase può variare da una a due ore a seconda della ricchezza degli elaborati dei ragazzi.

Qui il link a un post del blog con una proposta per una flipped classroom sull’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 1 – eliminare la povertà

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che cosa vuol dire povertà?

Povertà non significa solo avere poco denaro, ma è anche la mancanza totale (o quasi) di servizi che permettono una vita serena agli individui e alle famiglie.

E’ considerata povera una persona che non può soddisfare bene i propri bisogni primari, come l’acqua pulita, il cibo, la casa, gli abiti. Si è stabilito che la soglia minima di povertà è di 1,90 dollari al giorno: cioè, è considerata povera una famiglia dove si vive con meno di 1 dollaro e 90 centesimi (circa 1 euro e mezzo) per persona.

Ma è povero anche chi non può frequentare in modo adeguato la scuola, chi mangia cibo di scarsa qualità, chi vive in una casa senza toilette o elettricità, chi non può curarsi,  chi non viene assistito se ha problemi di salute o disabilità, chi è costretto a mandare a lavorare i propri bambini.

Non si tratta quindi solo di risolvere un problema economico, ma anche di migliorare tutta la società, in modo che i servizi di base vengano garantiti a tutti. In questo modo anche chi dispone di poco denaro può vivere in modo adeguato.

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Circa un miliardo di persone nel mondo vive in povertà.  Il numero di poveri aumenta quando molte persone vengono colpite da situazioni di emergenza: la guerra, prima di tutto, le catastrofi naturali, come i terremoti, i cambiamenti climatici, che possono causare siccità o inondazioni, le gravi crisi economiche.

Chi sono i più poveri?

I bambini e le bambine sono le prime vittime: sono quasi 400 milioni i bambini nel mondo che vivono in povertà estrema. Per esempio, un bambino su sette al di sotto dei cinque anni è meno alto di quello che dovrebbe essere alla sua età: questo spesso significa che non mangia adeguatamente.

Ma se un bambino mangia poco e male, non viene curato se si ammala e non va a scuola,  quasi certamente avrà dei problemi fisici e psicologici anche da adulto. Anche per questo, le associazioni che si occupano di bambini, come l’Unicef, raccomandano  ai governi dei vari Paesi di mettere i bambini e le bambine in primo piano nei programmi per la riduzione della povertà e per il miglioramento delle società del futuro.

Quindi, non è un caso se l’Obiettivo di sconfiggere la povertà sul pianeta è stato indicato come numero 1, quindi il più importante e il primo da raggiungere.

Per conoscere qualcosa di più sull’Agenda 2030 vai qui.

In questi post trovi invece la spiegazione di altri Obiettivi dell’Agenda 2030:

 

Per l’insegnante:

A questo link un compito di realtà per combattere la povertà di bambini e bambine.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini

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che cos’è l’Agenda 2030?

Nel 2015 i Paesi della Terra, riuniti nell’ONU (cioè l’Organizzazione delle Nazioni Unite), hanno dato il via a un piano per realizzare, nell’arco di 15 anni, miglioramenti significativi per la vita del Pianeta Terra e di tutti i suoi abitanti.

Questo piano è stato chiamato Agenda 2030, appunto.

Siamo tanti oggi, sulla Terra, più di 7 miliardi e mezzo di persone. Ma nel 2030 raggiungeremo molto probabilmente i 9 miliardi.

Non tutti gli abitanti del nostro pianeta hanno buone condizioni di vita, anzi sono fortissime le disuguaglianze tra i più ricchi e i più poveri.

Per esempio, più di un miliardo di persone vive in situazione di povertà: poco cibo o di scarsa qualità, abitazioni precarie, servizi insufficienti, una bassa possibilità di prevenire e curare le malattie.

Moltissimi sono ancora i bambini che non possono andare a scuola e vengono invece fatti lavorare per aiutare la famiglia.

Numerose sono anche le donne che subiscono ingiustizie e limitazioni nella loro capacità di lavorare e di decidere la propria vita.

Nella possibilità di trovare un lavoro conta spesso più il luogo del mondo e la famiglia dove una persona è nata piuttosto che le sue reali capacità.

Anche il pianeta subisce continui attacchi all’ambiente (per esempio con l’inquinamento dei continenti e degli oceani o con il riscaldamento del clima) che possono portare a un peggioramento delle condizioni di vita delle prossime generazioni.

I Paesi dell’ONU hanno perciò discusso quali sono le più importanti cose da fare per risolvere molti di questi problemi. Hanno individuato 17 Obiettivi da raggiungere,  che sono stati chiamati Obiettivi Globali per uno Sviluppo Sostenibile, ciascuno suddiviso in traguardi più piccoli e più mirati.

Perché i 17 Obiettivi sono stati definiti Globali?

Il termine globale significa universale, cioè valido in ogni tempo e ogni luogo.

Questo vuol dire che gli Obiettivi proposti dall’ONU sono da raggiungere in ogni parte della Terra. Essi mirano, infatti, a diminuire le sostanziali differenze tra Paesi ricchi e Paesi poveri e, anche all’interno di ogni Paese, tra regioni più economicamente sviluppate e regioni più ‘sfortunate’.

I diritti che gli Obiettivi vogliono raggiungere dovranno perciò essere validi per tutti i bambini, tutte le donne, tutti gli anziani, tutti i disabili. Per tutte le persone, insomma, che hanno o possono incontrare difficoltà nel pieno sviluppo della propria personalità e della propria vita, in qualsiasi zona del mondo essi abitino.

Uno degli slogan dell’Agenda 2030 è appunto

         NESSUNO ESCLUSO!

cioè, nessuno deve essere lasciato indietro lungo questo cammino, perché i progressi devono essere ottenuti per tutti gli individui e per l’intera umanità.

Che cosa significa Sviluppo Sostenibile?

Lo sviluppo sostenibile è il progresso economico che permette di migliorare le condizioni di vita delle persone senza compromettere le risorse per le generazioni future, cioè senza danneggiare l’ambiente.

L’ambiente è l’insieme degli elementi (i paesaggi, le piante, gli animali, le acque, i suoli, l’aria) che sono alla base della vita sulla Terra. Perché si conservino nel tempo e possano servire anche alla vita delle generazioni future è importante rispettarli e proteggerli.

E’ perciò fondamentale tener presente tutto questo quando si avviano nuove attività economiche: alcune di esse, anche se sembrano migliorare oggi la vita della gente, possono rendere il mondo meno vivibile nel futuro.

Per approfondire gli Obiettivi:

Screenshot 2018-03-10 15.41.03 Obiettivo 1: Eliminare la povertà dal mondo.

Screenshot 2018-03-10 16.09.00 Obiettivo 2: Sconfiggere la fame nel mondo.

Screenshot 2018-03-10 15.44.02 Obiettivo 3: Cure e benessere per tutti.

Screenshot 2018-03-10 15.41.45 Obiettivo 4: Una scuola di qualità per tutti.

Screenshot 2018-03-10 15.43.13 Obiettivo 5: Uguali diritti per donne e uomini.

Screenshot 2018-04-05 23.54.29 Obiettivo 6: A tutti acqua per bere e per lavarsi.

Screenshot 2018-03-31 23.19.56 Obiettivo 7: Energia pulita per tutti.

Screenshot 2018-04-03 10.22.47 Obiettivo 8: Sviluppo economico e lavoro per tutti.

Screenshot 2018-04-03 10.22.09 Obiettivo 9: Nuove tecnologie per l’industria.

Screenshot 2018-04-03 10.20.37 Obiettivo 10: Diminuire le differenze tra poveri e ricchi.

Screenshot 2018-04-03 10.21.45 Obiettivo 11: Città vivibili e sicure.

Screenshot 2018-04-05 23.54.52 Obiettivo 12: Consumare prodotti sostenibili.

Screenshot 2018-04-03 10.19.42 Obiettivo 13: Fermare il riscaldamento globale.

Screenshot 2018-03-31 23.10.43 Obiettivo 14: Conservare il mare e le sue risorse.

Screenshot 2018-03-31 23.14.47 Obiettivo 15: Conservare la biodiversità.

Screenshot 2018-04-03 10.20.09 Obiettivo 16: Creare delle società pacifiche e giuste.

Screenshot 2018-04-05 23.55.13 Obiettivo 17: Far collaborare Paesi e organizzazioni.

Per giocare con gli Obiettivi:

Il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC) ha pensato un gioco per aiutare i bambini e le bambine della vostra età a conoscere e capire i 17 Obiettivi.

Ha chiesto quindi di realizzarlo a un artista,  Yacine Ait Kaci (YAK),  che ha creato un bellissimo gioco da tavolo (scaricabile gratuitamente qui).

Si tratta di una specie di gioco dell’oca, con tabellone, pedine e dadi. Vince chi risponde in modo corretto alle domande che riguardano gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Questo gioco vuole coinvolgervi in prima persona e farvi capire che sono anche le vostre scelte e le vostre azioni a fare la differenza e ad aiutare a migliorare il nostro pianeta.

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Hypatia of Alexandria

Screenshot 2018-03-14 19.09.07here is the story of Hypatia, a great scientist and philosopher who lived in ancient Alexandria. You can find this story on the book Goodnight stories for rebel girls, by Elena Favilli and Francesca Cavallo.

Once upon a time, in the Ancient Egyptian city of Alexandria, there was a huge library. The largest library in the whole world at that point, this was a library with no books, and no paper. People wrote on papyrus (which was made from a plant), which they rolled into scrolls instead of having flat books like we have today. In this ancient library, there were thousands of scrolls, each handwritten by a scribe and carefully kept on a shelf.

In the library at Alexandria, a father and a daughter sat side by side studying scrolls together. Philosophy, math, and science were their favorite subjects.

Their names were Theon and Hypatia.

Hypatia solved equations and put forward new theories about geometry and arithmetic. She liked studying so much that soon she started to write her own books (oops! scrolls!). She even built an instrument, called an astrolabe, for calculating the position of the Sun, the Moon , and the stars at any given time.

Hypatia taught astronomy and her classes were always popular; students and other scholars crowded in to here her to speak. She refused to wear traditional women’s clothes, and gave her lectures dressed in scholars’ robes like the other teachers. Sadly, all her works were destroyed when the library burned down. But luckily, her students wrote to each other about Hypatia and her brilliant ideas, so we could also learn about this genius of Alexandria.

Ipazia di Alessandria

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c’è un libro che racconta le storie di grandi donne.

Sono donne del passato e del presente, attive in tutti i campi del sapere, dello sport, del lavoro sociale. Questo libro è intitolato Storie della buonanotte per bambine ribelli e racconta così la storia di Ipazia, la grande matematica che visse nell’antica Alessandria d’Egitto.

C’era una volta, nell’antica città di Alessandria d’Egitto, un’immensa biblioteca. Era la più grande del mondo, ma non c’erano né libri né carta. All’epoca, infatti la gente scriveva sui papiri, grandi fogli che  si ottenevano da una pianta e che venivano poi ripiegati in rotoli. Al posto dei libri che conosciamo oggi, quindi, l’antica biblioteca custodiva migliaia di rotoli di papiro, tutti vergati a mano dagli scribi e riposti con cura sugli scaffali.

Nella biblioteca di Alessandria, seduti fianco a fianco, un padre e una figlia studiavano insieme i papiri. Filosofia, matematica e scienze erano le loro materie preferite.

Si chiamavano Taone e Ipazia.

Ipazia risolveva equazioni e formulava nuove teorie di geometria e aritmetica. Studiare le piaceva così tanto che ben presto cominciò a scrivere dei libri – cioè papiri – tutti suoi. Costruì perfino uno strumento, chiamato astrolabio, per calcolare la posizione del Sole, della Luna e delle stelle in qualsiasi momento.

Ipazia insegnava astronomia, e durante le sue lezioni, che erano molto popolari, si rifiutava di indossare l’abito femminile tradizionale e si vestiva da studiosa, come gli altri insegnanti. Purtroppo, tutte le sue opere andarono perdute quando la biblioteca fu distrutta da un incendio. Ma, per fortuna, i suoi studenti scrissero di lei e delle sue idee brillanti, e grazie a loro anche noi abbiamo avuto modo di conoscere questo genio.

 

Se vi va di leggere altre storie come questa, cercate il libro “Storie della buonanotte per bambine ribelli – 1 e 2” di Elena Favilli e Francesca Cavallo, che potete trovare nelle librerie e nei negozi online.

L’illustrazione di Ipazia è Riikka Sormunen.

Fare geografia, dalla terza alla quinta

Uffa, maestra, ma ancora l’Italia?

Sarà che gli orizzonti si sono allargati, sarà che il mondo globale è entrato nelle nostre aule, sarà che i nostri alunni provengono dai quattro angoli del pianeta, sarà, sarà… ma tre anni sull’Italia sono forse un po’ troppi anche nella primaria.

In terza, è vero, si pongono le basi della geografia. Mari, monti, fiumi, laghi e pianure. Si spiegano in generale, terminologia geografica, disegni, foto, l’orientamento le prime carte. Ma per fare gli esempi su quello di cui si parla si prendono i paesaggi italiani, che in questo modo vengono introdotti e spiegati per la prima volta.

In quarta, ecco a voi: l’Italia! Fisica, certo: mari, monti, fiumi, laghi e pianure, con i relativi ambienti. Di nuovo gli strumenti, l’orientamento, le carte. Poi si parla anche delle città e, finalmente, degli italiani, la loro vita e le loro caratteristiche.

In quinta si fa un giro nelle regioni italiane. Ancora mari, monti, fiumi, laghi e pianure, ma circoscritti regione per regione, così come le città, la popolazione, l’economia. Certo in quinta il discorso si può allargare anche all’Europa e al mondo, ma sul sussidiario, con tutte le pagine prese dalle venti regioni italiane, a questo punto di spazio (e anche di tempo in classe) ne resta ben poco.

Quando si trattano tutte le regioni, una dietro l’altra, presentando territorio ed economia, in genere la maggior parte dei ragazzi ha difficoltà a cogliere le caratteristiche che le differenziano; quello che resta è una conoscenza vaga e poco radicata.

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Ipazia

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Nel 2009 esce nelle sale spagnole (in Italia nel 2010) il film Agorà, del regista di origine cilena Alejandro Amenabar, interpretato da Rachel Weisz. La pellicola ha il merito di far conoscere al grande pubblico la personalità di Ipazia, una studiosa greca vissuta ad Alessandria d’Egitto nel IV secolo.

Ipazia è stata una straordinaria scienziata, filosofa e divulgatrice. Dei suoi scritti non è rimasto quasi nulla, ma la sua attività di ricerca e insegnamento è stata tramandata da diversi suoi contemporanei che, pur dovendo a volte ammetterlo a malincuore, hanno riconosciuto l’eccellenza e il carisma di questa grande donna.

Ipazia sacra, bellezza delle parole,
astro incontaminato della sapiente cultura.                                                                (Pallada d’Alessandria)

Adorata dai suoi studenti (come il suo allievo Sinesio), superò presto il padre Taone in vari campi della conoscenza: geometria, algebra, astronomia fisica e anche filosofia. Ipazia insegnava infatti le teorie degli antichi filosofi greci, ma proponeva anche una sua personale visione del mondo.

Considerava la filosofia uno stile di vita, una costante, religiosa e disciplinata ricerca della verità.                                                                                                                                      (Sinesio)

Nonostante la profondità e l’intelligenza di Ipazia nello studio delle discipline, la sua più autentica vocazione era l’insegnamento. I contemporanei narrano della sua disponibilità a gettarsi addosso un mantello in qualsiasi momento per scendere in strada a insegnare a chiunque fosse desideroso di apprendere.

La sapienza di Ipazia era sempre accompagnata da una completa apertura nei confronti di tutte le culture e tutte le religioni. La sua attività didattica, così globale ed ecumenica, era probabilmente vista come un gesto di sfida dalle autorità costituite che in quegli anni stavano demolendo le strutture ideali e fisiche (ad esempio molti templi) delle antiche religioni.

Ipazia non rifiutava il nascente Cristianesimo, ma era determinata a difendere e diffondere quanto di positivo esisteva nella cultura precedente.   Per questo la sua uccisione, avvenuta nel 415, è stata considerata testimonianza universale della libertà di pensiero.

Se volete conoscere meglio la storia di Ipazia potete leggere la pagina dell’Enciclopedia delle Donne, redatta dalla divulgatrice scientifica Sylvie Coyaud.

Ma di Ipazia e di altre donne di scienza e di cultura, state tranquilli, parleremo ancora.

Per esempio, ecco due post tratti da un libro dove la storia di Ipazia viene raccontata ai bambini, in italiano e in inglese.