Chocolate Salami (Salame di Cioccolata)

Screenshot 2018-03-22 19.08.32

here is a very easy recipe that you can prepare by yourself when you invite your friends at home for tea time: the Chocolate Salami.

Ingredients

  • 300g Crunchy biscuits, without butter (do you know Oro Saiwa? something so)
  • 150g Butter
  • 200g Dark chocolate
  • 2 Eggs
  • 100g Sugar
  • 2 Tablespoons icing sugar
  1. Cut the butter into pieces and let it warm to room temperature. Then add sugar and eggs, and mix.
  2. Break the chocolate bars into pieces and put them into a small bowl. Ask an adult to melt the chocolate using the “bagno Maria” method (put the bowl on boiling water in a small pot). When the chocolate is completely melted, set the bowl aside and let the chocolate cool.
  3. Break the biscuits using your hands; make them into crumbs.
  4. Add chocolate to the butter and mix.
  5. Then add this mixture to the crumbs and mix again.
  6. Take the dough and make the shape of a salami. Wrap it in a layer of plastic film or greaseproof paper.
  7. Put the chocolate salami in the fridge for 3 hours or more.
  8. Then remove the salami from the paper and dust it with icing sugar.
  9. Cut into slices and serve.

Enjoy it!

 

Dalla parte dei bambini e delle bambine

Questo compito di realtà ha come obiettivo la valutazione delle competenze matematiche nel contesto di temi legati al lavoro minorile nel mondo ed è finalizzato all’adozione di un progetto Unicef.

E’ evidente che il compito coinvolge diverse competenze trasversali, quali, ad esempio, le competenze di Cittadinanza Globale e di Geografia. La strutturazione del compito di realtà prevede un momento iniziale per la presentazione del contesto. A questo proposito è possibile leggere direttamente un brano di un’organizzazione internazionale o un’ONG e anche collegarsi ad altri materiali, come quelli dei post relativi all’Agenda 2030 (ad es. qui,  qui e qui).

Indicazioni metodologiche

La prima fase del compito riguarda il progetto grafico di un calendario da realizzare per una raccolta fondi. In questa fase gli alunni devono rispondere alle domande, risolvendo facili problemi aritmetici e geometrici.

La seconda fase riguarda il calcolo delle spese e dei ricavi derivanti dalla vendita del calendario. Anche in questo caso gli allievi devono risolvere semplici problemi matematici utilizzando le capacità di calcolo, le conoscenze geometriche e delle frazioni.

La terza fase richiede la compilazione di un bollettino postale per versare all’Unicef la somma raccolta.

Il compito di realtà può essere svolto a due livelli. In un primo livello gli alunni leggono il testo del compito ed eseguono quanto richiesto. In un secondo livello si passa all’effettiva realizzazione di quanto proposto.

L’attività può essere svolta individualmente o, meglio, con attività di gruppo. Nella fase di formazione dei gruppi l’insegnante fa in modo che gli stessi risultino il più equilibrati possibile, tenendo conto delle esigenze degli alunni BES, DSA e stranieri, per i quali si devono attuare le strategie più adatte a favorire il loro coinvolgimento.

E’ fondamentale che l’insegnante illustri ogni fase del compito prima che i gruppi si accingano ad affrontarle in modo autonomo.

Al termine del compito è presente una rubrica di autovalutazione finale, per far riflettere lo studente sul lavoro fatto. Si tratta di un esempio di autobiografia cognitiva che può essere utilizzata per cogliere e valutare importanti aspetti della vita scolastica: il senso attribuito dall’alunno al proprio lavoro; le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività; le emozioni o gli stati affettivi provati.


Scarica la scheda da stampare (dal sussidiario Pista! A ruota libera tra le discipline,  edizioni Cetem, autore di matematica Giampaolo Rubado, qui il suo blog).

Qui, qui, qui e qui puoi trovare altri compiti di realtà da realizzare in classe.

 

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 2 – sconfiggere la fame

Screenshot 2018-03-19 09.38.44

quali sono le cause della fame?

Ogni giorno, moltissimi uomini e donne in tutto il mondo non riescono a sfamare i propri figli con un pasto nutriente. Anche se il nostro pianeta produce cibo a sufficienza per sfamare l’intera popolazione mondiale (oltre 7 miliardi e mezzo), più di 800 milioni di persone vanno a dormire affamate ogni notte. In alcuni paesi, un bambino su tre è sottopeso. Mangiare troppo poco crea molti problemi alla salute degli adulti e alla crescita dei più piccoli; toglie anche energie per il lavoro e questo crea delle società più povere.

A che cosa è dovuto tutto ciò? Le cause di questa situazione sono spesso collegate tra loro e quasi tutte c’entrano con la produzione agricola. Vediamo le più importanti.

La produzione agricola può essere insufficiente per

  • i disastri naturali, spesso dovuti ai cambiamenti climatici. Per esempio, per il riscaldamento delle temperature del pianeta, in certe zone il clima è diventato sempre più caldo e meno piovoso; sono perciò frequenti i fenomeni di siccità.  Càpita così che, senza acqua, dei fertili terreni agricoli diventino zone di deserto.
  • le guerre e i conflitti di vario genere. Infatti, in molte regioni del mondo, purtroppo, ci sono situazioni di guerra: oltre ai danni diretti alle persone e agli edifici, questo impedisce di coltivare la terra. Molti terreni che erano coltivati, poi, sono diventati campi minati, e quindi non utilizzabili. Le guerre creano anche milioni di profughi che necessitano di cibo nei campi dove sono accolti.
  • la povertà. Nei Paesi più poveri molti contadini non hanno soldi sufficienti per investire nella loro attività; non possono, per esempio, comprare buoni semi oppure macchinari efficienti per lavorare la terra. La loro produzione quindi è scarsa e questo li rende ancora più poveri e non permette di rifornire i mercati locali.
  • le multinazionali. In molti Stati poveri i governi hanno permesso alle grandi aziende alimentari (chiamate multinazionali perché hanno sede in diversi Paesi) di accaparrarsi grandi estensioni di terreni coltivabili. Ma queste aziende non producono per i mercati locali, ma esportano cibo nei Paesi ricchi. Quindi ci sono Paesi che, pur avendo terreni fertili ed estesi, non riescono a sfamare i propri abitanti.
  • i mercati. Il prezzo dei beni alimentari (per esempio il grano) viene deciso nei mercati finanziari. Se i prezzi in un certo periodo aumentano troppo, il cibo diventa troppo caro per essere comprato dalle famiglie povere.
woman picking plant on field
Photo by DoDo PHANTHAMALY on Pexels.com

Non c’è solo la fame

Ma il problema è ancora più grande: se ci sono 800 milioni di persone che soffrono la fame, ce ne sono molte di più non proprio affamate, ma malnutrite. Si è calcolato infatti che un essere umano su tre soffre di malnutrizione. Che cosa significa malnutrizione? Vuol dire non avere nel proprio cibo le proteine (contenute in carne, pesce, uova, latte, legumi) e le vitamine (contenute in frutta e verdura) sufficienti per una buona crescita e una vita sana.

C’è anche un’altra forma di malnutrizione, diffusa soprattutto nei Paesi più ricchi. Le persone che ne soffrono mangiano a sufficienza, con cibo abbondante, ma di scarsa qualità. Si tratta di quello che è stato chiamato cibo spazzatura. Sono alimenti, soprattutto industriali o delle grandi catene di fast food, che hanno molte calorie portate da zuccheri e grassi, ma pochi elementi nutritivi buoni. Questi cibi contengono spesso anche sostanze chimiche dannose, come coloranti e conservanti.

food dinner lunch unhealthy
Photo by Robin Stickel on Pexels.com

Che cosa si può e si deve fare?

Eliminare la fame e la malnutrizione è una delle grandi sfide del mondo di oggi. Le grandi organizzazioni internazionali che si occupano di agricoltura stanno lavorando insieme ai governi di molti Paesi per

  • aumentare la produzione agricola, grazie a investimenti in macchinari agricoli, irrigazione, scuole professionali per i contadini, ecc.
  • aiutare i piccoli agricoltori che producono per i mercati locali
  • aiutare le coltivazione biologiche che proteggono gli ecosistemi
  • portare aiuti alimentari alle popolazioni colpite da disastri naturali o da emergenze sanitarie
  • nutrire i bambini nelle mense scolastiche, in modo da assicurare almeno un buon pasto al giorno per tutti
  • evitare gli sprechi

Lo spreco alimentare

Un terzo di tutto il cibo prodotto (1,3 miliardi di tonnellate) non viene mai consumato. Produrre alimenti senza poi mangiarli è uno spreco di risorse naturali preziose: per esempio, si è calcolato che per produrre il cibo non consumato si sia utilizzato un volume d’acqua equivalente a quello di uno dei grandi fiumi della Terra. In molti paesi ci sono ormai leggi che obbligano a donare i prodotti alimentari in eccesso a organizzazioni di beneficenza e solidarietà.

Per conoscere qualcosa di più sull’Agenda 2030 vai qui.

Questi invece sono post che parlano di

Flip teaching, la diffusione dell’insegnamento capovolto

Il testo qui riportato è tratto da un articolo del professor Erasmo Modica pubblicato sul sito di OrizzonteScuola.

Flip teaching è una metodologia didattica che sta prendendo campo anche nella scuola italiana negli ultimi anni. Le classi coinvolte in questa metodologia, dette flipped classroom, sono protagoniste di una inversione delle modalità di insegnamento tradizionale in cui il docente è il dispensatore del sapere e l’allievo recepisce, esercitandosi da solo o in gruppo.

Le attività avvengono in modalità blended e, di conseguenza, è fondamentale l’uso delle nuove tecnologie per fornire le adeguate risorse agli allievi anche al di fuori del contesto classe. Infatti, gli allievi hanno a disposizione materiali didattici, che possono condividere, annotare, modificare o addirittura creare in maniera collaborativa.

Si utilizza il termine “flip” in quando viene ribaltata la modalità in cui vengono proposti i contenuti e i tempi utili per l’apprendimento. In una flipped classroom la responsabilità del processo di insegnamento viene in un certo senso “trasferita” agli studenti, i quali possono controllare l’accesso ai contenuti in modo diretto, avere a disposizione i tempi necessari per l’apprendimento e la valutazione. L’insegnante diventa quindi un supporto alla comprensione di quanto appreso a mano a mano dagli allievi e dovrà impiegare il proprio tempo in questo processo di passaggio dall’ampliamento delle conoscenze all’acquisizione di capacità e competenze.

Come per tutte le metodologie didattiche, anche il flip teaching presenta punti di forza e punti di criticità. Di certo tale modalità di insegnamento favorisce l’individualizzazione e la personalizzazione dei percorsi di insegnamento, in quanto gli insegnanti possono dare delle precise indicazioni agli allievi su come muoversi esulle risorse che ciascuno di loro può utilizzare. Inoltre, sarà necessario che gli educatori riflettano  su come strutturare e proporre i contenuti, per non rischiare di focalizzarsi sul contenuto, piuttosto che sull’apprendimento.

Cos’è una flipped classroom e come cambia l’insegnamento all’interno di essa

Una flipped classroom è un modello pedagogico nel quale le classiche lezioni e l’assegnazione del lavoro da svolgere, vengono capovolti. L’insegnante assegna ai propri studenti alcuni video da seguire su un dato argomento, prima di trattarlo insieme. In questo modo, poiché gli studenti hanno già un’infarinatura generale dei contenuti da affrontare, si può dedicare il tempo a disposizione per dare chiarimenti, effettuare delle esercitazioni e qualsiasi altra attività funzionale ad una migliore comprensione.

Il vantaggio del flip teaching sta proprio nella possibilità di utilizzare in maniera diversa le ore di lezione settimanali dedicate all’insegnamento di una data disciplina, permettendo anche agli studenti di costruire il proprio sapere e di testare in qualsiasi momento le proprie competenze. Il ruolo del docente sarà quello di “guida” che incoraggia gli studenti alla ricerca personale e alla collaborazione e condivisione dei saperi appresi.

Non esiste un unico modello di insegnamento capovolto, anche se nel modello standard la classe capovolta è vista come un ambiente di lavoro in cui gli studenti sono indirizzati verso l’uso di selezionati materiali didattici.
Gli studenti possono inoltre collaborare e in classe si possono avviare diverse discussioni tra loro, che permetteranno di chiarire meglio determinati concetti importanti appresi autonomamente. Il docente potrebbe anche suddividere gli studenti in piccoli gruppi e attribuire loro alcune specifiche situazioni problematiche da trattare.

Durante una tradizionale lezione, gli studenti provano spesso a carpire il maggior numero possibile delle informazioni date dal docente, annotando, a volte, freneticamente, il maggior numero di parole possibile sui loro quaderni. Ciò non permette loro di soffermarsi sui concetti, proprio perché sono concentrati su una
scrittura forsennata, che li distoglie dalla comprensione di determinati nodi concettuali importanti. L’uso dei video, invece, permette agli studenti di ascoltare e riascoltare in qualsiasi momento le parole del docente. Le discussioni che verranno avviate in classe permetteranno agli studenti di socializzare e collaborare nella risoluzione di un problema comune.

Le attività in stile flipped possono essere facilmente realizzate, ma è altrettanto semplice fare un uso sbagliato di questa metodologia. Infatti, essa richiede una particolare attenzione nella fase di programmazione delle attività e di selezione dei materiali didattici da sottoporre ai discenti.

Come detto, con il proliferare delle flipped classroom, sarà necessario utilizzare nuovi strumenti di supporto alla didattica e andrebbe anche rivisto il curricolo scolastico. Il ruolo degli educatori sarebbe molto differente da quello attuale, in quanto sarà dispensabile effettuare un lavoro volto alla collaborazione costante durante i vari processi di insegnamento/apprendimento mentre gli studenti diventerebbero ancora più parte attiva delle attività didattiche.

Qui il link a un post del blog con la proposta per una flipped classroom di Storia.
Qui il link a un post del blog con una proposta per una flipped classroom sull’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030.

Trotula de Ruggiero

Screenshot 2018-03-15 14.41.21

la storia di oggi parla di una giovane donna che visse molti e molti anni fa.

Circa un millennio fa, viveva a Salerno una ragazza di nome Trotula che amava molto studiare. Nella sua città c’era una delle prime università del mondo che era anche la più importante scuola di medicina d’Italia: la Scuola Medica Salernitana.

Era una scuola molto all’avanguardia per quei tempi: si studiava tutto quello che riguardava il corpo umano e ciò che serviva per guarirlo, come, per esempio, la chirurgia e l’erboristeria. Si traducevano anche i trattati degli  scienziati dell’antica Grecia, che erano stati dimenticati per secoli.  Al contrario di altre scuole di quel tempo la Scuola Medica Salernitana accoglieva volentieri anche le ragazze.

Trotula decise allora di diventare una dottoressa. Studiò medicina e anche legge e filosofia. Diventò presto una dei migliori del suo corso. Quando iniziò a lavorare decise di specializzarsi nella cura delle donne: voleva aiutarle ad avere buone gravidanze e a crescere bene i loro bambini.

Trotula scrisse anche dei libri sulle sue esperienze, dove raccolse molti suggerimenti medici e di cure con le erbe.

Non si occupò solo di malattie, ma diede anche consigli per vivere con maggior benessere. Scrisse ricette per fare creme per la pelle e oli per i capelli, parlò dell’importanza della pulizia e suggerì di fare bagni turchi e massaggi.

Tutto questo non era considerato un argomento frivolo: Trotula pensava infatti che la bellezza del corpo fosse il risultato dell’armonia con la natura.

Per molti anni si credette che i libri di Trotula fossero scritti da un uomo: allora non sembrava possibile che una donna potesse scrivere così bene e approfonditamente di medicina. Oggi, grazie alle ricerche di studiosi spagnoli e italiani, sappiamo invece che è stata proprio Trotula a scrivere quei libri fondamentali per la salute delle donne.

Storia, geografia, scienze nelle Indicazioni Nazionali

Le Indicazioni Nazionali costituiscono il quadro di riferimento per la progettazione del curricolo. Sono da considerare come un testo aperto, che ogni scuola è chiamata  a contestualizzare, elaborando le proprie scelte didattiche relative a contenuti, metodi, organizzazione e valutazione, coerenti con i traguardi formativi previsti dal documento nazionale.

Di seguito è riportata una sintesi degli elementi fondamentali, presenti negli Indicatori Nazionali, del processo di insegnamento/apprendimento delle tre discipline, i traguardi per lo sviluppo delle competenze e gli obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta da sviluppare a partire dalla quarta.

Continua a leggere Storia, geografia, scienze nelle Indicazioni Nazionali

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 3 – garantire una buona salute

Screenshot 2018-03-16 11.38.43

che cosa riguarda l’Obiettivo 3?

Sappiamo che avere una buona salute è necessario per vivere bene: per studiare, lavorare, occuparsi della casa e della famiglia, anche per divertirsi, insomma per avere una buona qualità della vita. E’ quindi importante prevenire e curare le malattie, nutrirsi bene, non vivere in un ambiente inquinato. L’Obiettivo 3, perciò, ha come scopo garantire il benessere e una vita sana a più persone possibile, di tutte le età (bambini, giovani, adulti, anziani) e in ogni parte del mondo.

Certo, sono stati ottenuti molti importanti risultati in questi ultimi anni.  Se consideriamo i Paesi più ricchi, i Paesi del Nord del mondo,  i loro sistemi sanitari sono molto buoni ed efficienti. Chi vive in questi Paesi vive in genere in ambienti sufficientemente sani e può essere ben curato se si ammala.

Anche nei Paesi meno ricchi, i Paesi del Sud del mondo, molti progressi sono stati fatti in campo sanitario: la mortalità è diminuita e molte più persone vengono vaccinate contro le malattie contagiose. Ma sono ancora lontani dai livelli dei Paesi ricchi, soprattutto nelle zone di campagna.  Capita infatti che chi abita lontano dalle grandi città debba fare molti chilometri, a piedi o su mezzi di fortuna, per essere curato in un ambulatorio o in un ospedale.

Che cosa bisogna ottenere?

Ecco i traguardi che sono stati individuati e che è necessario raggiungere entro il 2030.

  • fare in modo che tutti possano avere un’assistenza medica di qualità, medicine e vaccini a basso costo.
  • mettere fine alle epidemie di gravi malattie.
  • ridurre il numero delle mamme che muoiono di parto.
  • prevenire la mortalità infantile (prima dei 5 anni).
  • ridurre decisamente il numero di morti e di malattie provocati da sostanze chimiche pericolose, dall’inquinamento e dalla contaminazione dell’aria, dell’acqua e del suolo.
  • dimezzare il numero di morti e di infortuni causati da incidenti stradali.
  • educare le persone per evitare l’abuso di alcol, tabacco e droghe.

Che cosa devono fare i governi e le organizzazioni internazionali?

Tutti i Paesi devono aumentare il denaro da investire nella sanità, per esempio creando ambulatori e assumendo medici e infermieri anche per le zone più disagiate.  Una parte importante delle somme deve essere destinata all’istruzione del personale sanitario.

L’istruzione e l’educazione sono importanti anche in altri campi: i dati ci dicono infatti che  la mortalità dei bambini è più bassa nelle famiglie dove le mamme sono più istruite e informate. L’informazione deve ampliarsi in molti settori: per esempio, raccontando ai bambini e ai ragazzi quali sono i danni per la salute causati dal fumo e dall’alcol.

Per conoscere qualcosa di più sull’Agenda 2030 vai qui.

Questi invece sono post che parlano di

Foto di copertina di Paolo Sacchi.