Lo scavo stratigrafico

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come già sapete, lo scavo stratigrafico è il principale metodo di ricerca archeologica. Si chiama così perchè l’archeologo scava il terreno seguendo gli strati di terra che si sono depositati l’uno sull’altro nel corso dei millenni e individua le tracce lasciate dagli antichi abitanti per ricostruire la storia del sito. Ogni strato si data in base ai reperti che racchiude.

I quadrati di Sir Wheeler nella Valle dell’Indo

Negli anni Quaranta del Novecento l’archeologoMortimer_wheeler inglese Sir Mortimer Wheeler scavò in Pakistan e in India i siti dell’antica civiltà dell’Indo, tra cui le città di Harappa e Mohenjo Daro. Diventò molto famoso per le sue scoperte sulla storia dei Vallindi. Le foto dei suoi scavi sono un documento importante per la storia dell’archeologia. Wheeler, infatti, inventò un metodo di scavo nuovo, basato sullo studio attento della stratigrafia.

Wheeler divideva tutto il sito archeologico in aree di forma quadrata, separate da tratti di terreno. Scavava solo all’interno dei quadrati e lasciava interi i tratti di terreno. Le pareti che si formavano erano chiamate “testimoni”, perché mostravano chiaramente tutta la stratigrafia delle diverse aree del sito. All’interno di ogni quadrato Wheeler procedeva col metodo di scavo stratigrafico e i “testimoni” venivano rimossi solo al termine dello scavo, senza essere indagati.
Solo da pochi decenni il cosiddetto “metodo Wheeler” non è più usato perché si è capito che i tratti di terreno non scavati potevano nascondere reperti e informazioni importanti, che in questo modo sono andati persi.

 

Qui il link alla scheda di presentazione del progetto.
Qui è possibile scaricare la scheda da stampare.
Qui è possibile scaricare la versione modificabile della scheda per poter adattare i contenuti al lavoro svolto  e agli argomenti presentati dal libro di testo utilizzato in classe.

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 3: l’industria e il commercio

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oggi parliamo dell’industria e del commercio.

L’industria

Seconda attività è la trasformazione. Si trasforma il grano in pane, il legno in  case, il minerale di ferro in macchine, navi, aerei e purtroppo anche armi.

Si comincia con i coltelli per andare a caccia e poi si fabbricano oggetti sempre più complessi: i veicoli con le ruote, le macchine come la macina del mulino per macinare il grano, l’argano per sollevare i pesi, la pompa per cavare acqua dal sottosuolo.

Per far funzionare i veicoli e le macchine si usa dapprima l’energia degli animali, poi si scopre l’energia tratta dalla forza dell’acqua che scorre nei fiumi, poi si inventano i motori che ricavano energia bruciando il carbone o il petrolio. Poi si organizza il lavoro di molte persone in un unico luogo: la fabbrica. Questa è l’industria.

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Anche l’industria, come l’agricoltura,  dà risultati meravigliosi: l’uomo ha cominciato a contare allineando i sassolini e ora ha i computer che sanno calcolare in un attimo la rotta di un razzo interplaneario. Ma anche l’industria risolve un problema e ne crea un altro: per esempio le fabbriche e le automobili emettono gas inquinanti e guastano l’atmosfera. Anche qui dobbiamo applicare l’intelligenza per risolvere i problemi che noi stessi creiamo.

Il commercio

La terza attività nasce dallo scambio che, come sappiamo, ha dato un aiuto fomidabile allo sviluppo. Si comincia con lo scambio entro il villaggio, tra contadini e artigiani, e poi si formano carovane per attraversare i continenti e si naviga sui mari per portare merci da una parte all’altra del pianeta. Molte persone lavorano solo per trasportare e scambiare: questo è il commercio.

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Anche il commercio  aiuta l’umanità a progredire, e anche il commercio crea problemi. Per esempio, nel commercio si può imbrogliare, fornendo merci di cattiva qualità o chiedendo un pagamento esagerato.  Per evitare gli imbrogli e difendere gli onesti da disonesti occorre un elemento chiamato Stato.


Per l’insegnante.

ecco gli altri capitoli sull’argomento, tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore:

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: Villa del Casale a Piazza Armerina

Screenshot 2018-03-16 11.38.43quasi al centro della Sicilia, a pochi chilometri dalla città di Piazza Armerina, si incontra un luogo magico circondato da basse colline: è una grande villa di epoca romana (IV secolo d.C.) che, nonostante la sua antichità, ha conservato un tesoro di splendidi mosaici.

E’ la Villa Romana del Casale, che prende il nome dalla località in cui sorge. La villa era la residenza di caccia di un patrizio o forse anche di un imperatore, gli archeologi non hanno saputo definirlo con certezza.

In realtà non si tratta di un solo edificio, ma di un grande complesso di oltre 3500 metri quadrati, formato da ben 48 stanze e comprendente anche una Basilica, cioè un luogo di culto.

Screenshot 2018-06-22 19.26.02Nel 1997 la Villa del Casale è entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

L’abitazione si sviluppa da un grande peristilio, cioè un portico con colonne che circonda uno spazio aperto. Il pavimento a mosaico rappresenta immagini di leoni, antilopi, tori, cinghiali, cavalli selvatici, cervi, arieti e altri animali all’interno di grandi cerchi decorati con corone di alloro.

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Uno dei mosaici che incuriosisce di più i visitatori è quello delle Ginnaste, che ci mostra dieci ragazze in top e calzoncini, impegnate in diverse prove sportive in onore di Teti, la dea del mare. Nella parte superiore del mosaico, le atlete sono raffigurate mentre svolgono varie gare, come esercizi coi pesi, lancio del disco e corsa campestre. Nella parte inferiore si vede il gioco della palla a mano, una ragazza con la palma della vittoria che si appoggia in testa una corona e la scena della premiazione di un’altra ragazza.

Screenshot 2018-06-22 19.22.53Altri mosaici rappresentano soprattutto le imprese di cacciatori, come quello della Piccola Caccia, sul pavimento di una sala da pranzo. Ci sono varie scene, come la cattura di tre cervi con una rete, dei cani che inseguono una volpe, un banchetto nel bosco, l’uccisione di un cinghiale che ha ferito un uomo.

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Screenshot 2018-06-25 08.37.01La bellezza di questi mosaici è dovuta alla dimensione delle tessere (cioè i pezzetti di rocce, pietre o vetro colorato) che li compongono: mentre in altri mosaici romani le tessere sono di circa un centimetro di lato, in quelle della Villa del Casale misurano da 1 a 4 millimetri: riescono così a creare dei disegni di grande dettaglio e precisione.  Gli archeologi sono convinti che questi lavori siano stati realizzati da maestri del mosaico nordafricani, perché sono molto simili ad altri ritrovati in Tunisia e in Algeria, in NordAfrica appunto.

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Le immagini ci raccontano molti particolari sulla società dell’epoca. I vestiti e le acconciature femminili permettono di distinguere le donne ricche dalle loro ancelle, la varietà degli animali, dei fiori e delle piante presenta un quadro dell’ambiente naturale, mentre i giochi, le battute di caccia, la pesca, la vendemmia descrivono le abitudini sociali della vita di quel tempo.

 

Ecco un disegno che ricostruisce la Villa com’era:

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Per l’insegnante:

due post sul lavoro dell’archeologo qui e qui.

La storia come ricerca

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la parola “storia” proviene dal greco ἱστορία (istoría), che significa “ricerca”.
La storia, infatti, ricerca e studia le tracce che permettono di ricostruire gli avvenimenti del passato.

Si ricostruisce grazie al contributo di più studiosi: come veri esploratori percorrono luoghi e terre a volte sconosciute, alla ricerca delle tracce del passato.

  • Lo storico studia le fonti scritte;
  • il paleontologo ricostruisce la storia della vita sulla Terra ricercando e studiando i fossili, di animali e vegetali;
  • il geologo studia la struttura della terra, la sua età e le sue trasformazioni nei millenni.
    Per ricostruire la storia più remota e per confermare le notizie lette negli antichi documenti è fondamentale il lavoro dell’archeologo, uno scienziato che indaga la scena del passato, ne raccoglie e studia i reperti.

Il suo lavoro avviene in due momenti: nella prima fase recupera gli indizi, nella seconda fase li studia in laboratorio.

La ricerca dei reperti

I reperti sono gli indizi che l’archeologo scopre, documenta, raccoglie e studia: strumenti in pietra, ceramica, vetro o metallo, ornamenti personali, armi, ossa umane, monete, resti di edifici.

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La gran parte dei reperti archeologici vengono recuperati nel corso dello scavo stratigrafico.
La stratigrafia di un terreno è formata da tantissimi strati diversi tra loro, che si sono depositati uno sopra l’altro nel corso dei millenni per cause naturali (vento, pioggia, fiumi, ecc.) o artificiali, cioè per le azioni dell’uomo.

L’archeologo cerca di ricostruire la storia procedendo al contrario rispetto alla sua formazione, sfogliando cioè strato per strato il terreno da quelli più recenti a quelli più antichi.
I reperti vengono raccolti con estrema attenzione, riposti in sacchetti e scatole su cui l’archeologo scrive il luogo, la data e il numero di strato del rinvenimento. A fine giornata, li porta nel suo laboratorio per poterli studiare.

La ricerca delle informazioni

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In laboratorio, l’archeologo pulisce i reperti dalla terra, li sigla, cioè vi scrive con l’inchiostro dei numeri e delle lettere per riconoscerli, e li raggruppa in base a caratteristiche comuni: per esempio, gli strumenti di selce, i vasi di ceramica o le armi in metallo.
Quando i reperti sono molto rovinati o in frammenti, devono essere restaurati. Infine, li disegna per poterli confrontare facilmente con altri reperti già studiati; in questo modo può capire meglio quale popolo li ha utilizzati e quando.
Dopo che l’archeologo li ha studiati, i reperti ci raccontano come e cosa mangiavano le popolazioni antiche, le case in cui abitavano, i modi e i luoghi in cui seppellivano i loro morti e possono darci informazioni sulle loro abitudini e le loro attività artigianali, commerciali e agricole.

Gli strumenti

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L’archeologo usa moltissimi strumenti:
casco, guanti e scarpe antinfortunistiche per proteggersi;
rete arancione, e picchetti per delimitare l’area di scavo,
cazzuola, scopino, pennello, pinzette, bisturi, scatole, sacchetti, cassette, etichette, pennarelli indelebili per raccogliere e conservare i reperti;
picconcino, pala, secchio, carriola per pulire e asportare lo strato appena studiato;
spazzole, spazzolini, colla, nastro adesivo di carta, per pulire, restaurare i reperti;

Qui è possibile scaricare la scheda da stampare.
Qui è possibile scaricare la versione modificabile della scheda per poter adattare i contenuti al lavoro svolto  e agli argomenti presentati dal libro di testo utilizzato in classe.

Qui il link alla scheda di presentazione del progetto.
Qui il link alla scheda di sviluppo del progetto.
Qui il link alla scheda n. 1: le fonti di informazione del passato.
Qui il link alla scheda n. 3: lo stendardo di Ur.

 

 

 

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 2: le innovazioni e l’agricoltura

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continuiamo con la nostra scoperta dell’economia.

Invenzioni e innovazioni

Con le due invenzioni dello scambio e del risparmio-capitale si crea nuova ricchezza e aumenta il benessere. Abbiamo trovato il segreto? Solo in parte, non è ancora tutto. La ricetta dello sviluppo comprende un altro ingrediente, il più importante di tutti.

Perché per secoli l’umanità è vissuta senza scambiare e poi ha scoperto lo scambio? Perché per secoli l’umanità è vissuta senza risparmiare e poi ha scoperto il risparmio e la formazione del capitale?

Ecco l’ingrediente principale: la capacità di migliorare. Invece di fare come si è sempre fatto, si può provare a domandarsi se ci sia un modo migliore per produrre beni, per risolvere i problemi, per impiegare il proprio tempo e i beni accumulati. Invece che rassegnarsi alla situazione in cui ci si trova si può pensare come fare meglio; e provarci. La ricetta segreta dello sviluppo ha un ingrediente fondamentale: le capacità di pensare e di innovare.

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L’umanità ha compiuto un passo da gigante quando ha scoperto il fuoco e ha imparato a combattere il freddo dell’inverno, a cuocere i cibi, a fondere i metalli per farsi gli atterezzi. Ha compiuto un altro passo gigantesco con l’invenzione della ruota: come faremmo a muoverci e a trasportare le merci pesanti senza le ruote? Ha imparato a utilizzare la forza degli animali per arare la terra e per muoversi velocemente.

In tempi più recenti, che enorme cambiamento è stato portato dall’invenzione dei motori che hanno sostituito la forza dei cavalli e dei buoi nel trainare i veicoli e muovere le macchine! Il progresso dell’umanità è scandito dalle invenzioni, che sono nuove conoscenze, e delle innovazioni, che sono nuovi modi di agire. Ma le invenzioni non arrivano dal cielo o attraverso i sogni (qualche volta anche un sogno può dare un’idea, ma non capita spesso). Per arrivare a inventare qualcosa serve essere curiosi, pensare, studiare e sperimentare.

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Talvolta le nuove conoscenze non producono solo miglioramenti ma anche danni. Le armi sono frutto dell’invenzione e seminano la morte. I vincitori delle guerre hanno cominciato a ridurre in schiavitù gli uomini delle popolazioni sconfitte, e hanno così introdotto nella storia umana la schiavitù, che è durata secoli; ci sono voluti enormi sforzi per abolirla.

L’agricoltura

Le più antiche tra le attività sono legate alla terra: agricoltura e allevamento. L’uomo imparò a utilizzare le ricchezze della natura a proprio vantaggio. Provando e riprovando scoprì che se si coltiva la terra troppo intensamente, dopo qualche anno essa non produce più. I popoli nomadi abbandonavano la terra troppo sfruttata per cercarne una migliore. I popoli sedentari, invece,  impararono a rispettare la terra alternando diverse coltivazioni, ad arricchirla spargendo il concime, a trasportare l’acqua con i canali per irrigarla.

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Ma spesso anche i popoli ricchi e istruiti spingono lo sfruttamento della terra fino a rovinare la natura. Questo è un grave problema di oggi. Per espandere le coltivazioni si bruciano le foreste, che poi non crescono più. Con il progresso l’uomo risolve molti problemi, ma nello stesso tempo crea problemi nuovi. La capacità di pensare e di innovare dovrebbe essere usata meglio, anche prevedendo quali conseguenze deriveranno domani dalle nostre azioni di oggi.


Per l’insegnante.

Ecco gli altri capitoli sull’argomento, liberamente tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore:

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 1: lo scambio e il risparmio

Screenshot 2018-03-22 19.06.38per capire il nostro mondo e la nostra società è importante cominciare a conoscere come funziona l’economia, cioè l’insieme di tutte le attività umane, che permettono la nostra sopravvivenza e il nostro benessere.

Ci aiuta in questo un professore che insegna all’università, Pippo Ranci, e che ha scritto un piccolo libro diretto proprio a voi ragazzi e ragazze. Questo libro si chiama infatti L’economia e i ragazzi e cerca di spiegare in modo semplice, e facendo degli esempi, anche questioni molto complicate.

In queste schede riporteremo delle parti di questo libro, come in un racconto a puntate che racconta come avviene lo sviluppo economico. Cominciamo con capire che cos’è lo scambio.

Lo scambio

L’umanità ha migliorato la propria condizione applicando l’intelligenza, sviluppando la propria capacità di agire insieme agli altri e di capire le intenzioni dell’altro. Così ha inventato molte cose di grande importanza.

La prima invenzione è lo scambio. Lo si vede subito appena si studia la storia, anzi la preistoria che è la storia dell’umanità prima ancora che imparasse a scrivere.

Prima ciascuna famiglia faceva tutto da sé. Poi gli uomini hanno imparato che ciascuno sa fare bene alcune cose ma non tutte; allora è meglio se ciascuno fa quello che sa fare bene.

I cacciatori sanno andare a caccia e gli agricoltori sanno coltivare: i cacciatori cederanno qualche preda agli agricoltori, e gli agricoltori cederanno ai cacciatori una parte del raccolto.

La famiglia di contadini coltiva la terra, non solo per quello che le serve ma anche per vendere un po’ di grano, di ortaggi, di latte, di legna. Un’altra famiglia fabbrica gli attrezzi per il lavoro, come le zappe e le accette, o gli attrezzi per la casa come i piatti e le ciotole, o i tessuti per fare i vestiti; è una famiglia di artigiani che offrono i prodotti del loro lavoro in cambio di cibo e di legna.

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Contadini e artigiani si incontrano nella piazza portando i loro prodotti e lì contrattano: quanta legna per una forma di formaggio? Quanto frumento per una pezza di tessuto? Nella piazza nasce un mercato.

Il mercato facilita lo scambio. Se ciascuno fa quello che sa fare meglio e acquista quello che gli serve, il villaggio produce molto più di prima, anche se è fatto dallo stesso numero di persone. Gli uomini si accorgono che scambiando possono avere più beni e vivere meglio. Lo scambio sta alla base dello sviluppo economico.

Il risparmio

Ma per lo sviluppo economico è fondamentale anche la seconda invenzione: il risparmio. I contadini non consumano subito tutto il raccolto e ne tengono una parte per l’inverno. Gli artigiani si fanno una scorta di attrezzi e di materiali per lavorare. Ciascuna famiglia rinuncia a consumare tutti i beni di cui dispone e accumula delle scorte.

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Le merci risparmiate serviranno più tardi, potranno essere scambiate con altre merci e la famiglia potrà sopravvivere nell’inverno e costruirsi una casa, una bottega, un granaio. Il risparmio diventa il capitale della famiglia.

L’anno dopo la famiglia starà meglio nella sua nuova casa e produrrà di più perché avrà più attrezzi. Se la produzione sarà maggiore sarà anche più facile risparmiarne una parte e aumentare ancora un po’ il capitale. La famiglia che risparmia accresce pian piano il suo capitale. Se viene una siccità che rovina il raccolto la famiglia potrà sopravvivere consumando un po’ del capitale accumulato. Il capitale dà sicurezza alla famiglia.


Per l’insegnante.

Ecco gli altri capitoli sull’argomento, liberamente tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore:

Qui un altro post con una scheda sull’Agenda 2030 per spiegare i meccanismi del mondo ai bambini.