L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 14 – proteggere le acque marine

Screenshot 2018-04-02 12.31.54

come sapete, le acque del mare coprono la maggior parte (circa il 70%) della superficie terrestre.

Sono come un grande sistema respiratorio per tutto il pianeta: producono ossigeno per l’atmosfera, assorbono anidride carbonica e riciclano i rifiuti organici (piante, animali) nella catena alimentare. Inoltre, mari e oceani regolano il clima, assorbendo calore d’estate e restituendolo d’inverno: in questo modo fanno sì che il pianeta sia luogo ideale per la vita della specie umana e degli altri esseri viventi. La salute delle acque marine è perciò indispensabile per un futuro sostenibile della Terra.

Le enormi masse d’acqua degli oceani sono state considerate fino a pochi anni fa una risorsa infinita e inesauribile. Alle varie profondità vivono circa 250 000 specie animali che gli scienziati conoscono, ma ce ne sono ancora alcuni milioni completamente sconosciute.

Ma le attività degli uomini stanno creando sempre più problemi. Vediamone alcuni.

Riscaldamento

Molti studi scientifici hanno scoperto che il riscaldamento dell’atmosfera, provocato dall’inquinamento, è stato assorbito soprattutto dagli oceani. Questo ha provocato un forte aumento della temperatura delle acque marine con gravi conseguenze per gli ecosistemi e la fauna acquatica: per esempio, nel nostro emisfero alcune specie si sono estinte e altre hanno dovuto migrare verso nord, dove ci sono acque più fresche.

Ma non solo: l’aumento della temperatura dell’acqua provoca più uragani. Un uragano si alimenta infatti con il calore che incontra sulla superficie del mare, raccogliendo maggiore umidità e rinforzando così i propri effetti distruttivi.

All’interno dei cambiamenti climatici, atmosfera e acque oceaniche fanno perciò parte di un unico indivisibile sistema.

Pesca eccessiva

Un altro grosso pericolo è dato dalla pesca eccessiva (conosciuta con il termine inglese di overfishing). Quando si pesca troppo in acque poco profonde si rischia di esaurire la fauna marina, soprattutto perché si pescano anche i pesci piccoli e non si lascia il tempo necessario per la riproduzione.

Plastica

Un problema ancora maggiore è dato dai miliardi di oggetti di plastica dispersi nel mare. Particolarmente pericolose sono le microplastiche: sono i frammenti di plastica più piccoli di 2 millimetri che vengono ingerite dalle diverse specie marine, entrando direttamente nella catena alimentare fino a noi.

Immensi accumuli di plastica sono poi concentrati nelle diverse ‘isole’ di spazzatura presenti in tutti gli oceani: la più grande isola di spazzatura, estesa per chilometri e chilometri quadrati, si trova nell’Oceano Pacifico, a nord dell’arcipelago delle Hawaii.

I traguardi dell’Obiettivo 14

L’Agenda 2030 ha perciò stabilito diversi traguardi da raggiungere:

  • ridurre l’inquinamento marino, anche proveniente dalla terraferma;
  • regolare la pesca, dicendo STOP a quella eccessiva e anche a quella illegale, in modo da ricostituire le riserve di pesce;
  • aiutare invece i piccoli pescatori locali;
  • aumentare la ricerca scientifica sui problemi del mare;
  • creare aree marine protette su almeno il 10% delle zone costiere.

Per gli insegnanti

Potete avere altre informazioni sull’Agenda 2030 qui.

Qui invece potete trovare la proposta di una classe capovolta sull’Obiettivo 14.

Potete invece leggere gli altri Obiettivi ai link seguenti

Marie Curie

Screenshot 2018-03-16 11.38.43

questa è la storia di una grande scienziata.

Maria era una ragazza che amava molto studiare. Era nata nel 1867 a Varsavia, in Polonia, ma in quel periodo nel suo Paese le donne non potevano continuare gli studi fino all’università.

Perciò, dopo aver fatto l’istitutrice per alcuni anni, si trasferì a Parigi, in Francia, dove viveva sua sorella e dove poté iscriversi alla Sorbona, la più importante università della città.

A Parigi il suo nome diventò Marie e conobbe suo marito. Insieme cominciarono a lavorare in laboratorio, facendo ricerca sui alcuni materiali che avevano delle caratteristiche particolari. Scoprirono così il radio e anche il polonio, un altro materiale radioattivo a cui diedero il nome del Paese d’origine di Marie, la Polonia. Per queste ricerche ottennero il Premio Nobel per la fisica, nel 1903.

Quando suo marito morì per un incidente (pensate: fu investito da una carrozza a cavalli, un incidente che in quell’epoca era molto frequente nelle strade di città) Marie lo sostituì come insegnante all’università.

Fondò poi l’Istituto Curie, uno dei più importanti centri diricerca e di cura francesi. Nel 1911 Marie ottenne il secondo Premio Nobel, questa volta per la chimica: ormai era diventata famosa in tutto il mondo.

Durante la prima guerra mondiale Marie attrezzò un furgone con macchinari per fare radiografie e aiutare così a curare i soldati feriti in battaglia.

Marie morì nel 1934, per una malattia contratta a causa delle lunghe esposizioni a materiali radioattivi. Ancora oggi, i suoi oggetti, come i suoi appunti di lavoro e anche i ricettari di cucina, sono considerati molto pericolosi e possono essere maneggiati solo mettendo delle protezioni in piombo.

 

In copertina la foto di Marie Curie con le sue due figlie.

Fare l’orto a scuola

Questo compito di realtà, diretto alla classe quarta, si propone di valutare competenze scientifico-tecnologiche attraverso un lavoro sul campo finalizzato alla costruzione di un orto scolastico. Le fasi di lavoro richiedono agli alunni di applicare conoscenze acquisite sull’ambiente naturale, di mettere in campo capacità di progettazione e di ricerca e di attingere alle loro attitudini all’iniziativa e all’imprenditorialità.

Indicazioni metodologiche

Il compito di realtà prevede un momento iniziale per la presentazione del contesto e per un primo confronto tra gli alunni. È la fase in cui si riflette sulla composizione del terreno e sulla sua esposizione al sole. Inoltre si scelgono gli attrezzi necessari per la preparazione dell’orto.

Dal punto di vista pratico, si devono effettuare misurazioni del terreno per individuare l’area e calcolare le quantità di compost necessarie alla concimazione. Gli alunni si misurano con il lavoro manuale e mettono in pratica capacità organizzative per sistemare in modo opportuno gli “scarti” che vanno raccolti.

La lavorazione del terreno permette di riflettere sulla necessità della presenza di aria e di acqua per la crescita delle piante.

L’osservazione degli attrezzi utilizzati chiarisce le relazioni tra forma e funzione degli stessi e il loro utilizzo permette riflessioni sulle modalità d’uso più appropriate, che consentono il miglior rapporto tra forza impiegata e risultato raggiunto.

Dato che l’orto ha un andamento naturale stagionale, il compito di realtà ha come scopo finale quello della semina e dell’eventuale abbellimento dell’orto con piante da fiore in base al progetto iniziale. È anche un’occasione di riflessione sulle aspettative degli alunni e di bilancio sull’andamento del lavoro.

L’attività è da svolgere come attività di gruppo. Nella fase di formazione dei gruppi,  l’insegnante deve preoccuparsi di realizzare una composizione equilibrata degli stessi, tenendo conto delle esigenze degli alunni BES, per i quali si devono attuare le strategie più adatte a favorire il loro coinvolgimento nelle attività.

L’insegnante deve illustrare ogni fase del compito prima che i gruppi si accingano ad affrontarle in modo autonomo.

La rubrica di autovalutazione finale è un esempio di autobiografia cognitiva che può essere utilizzata per cogliere e valutare altri importanti aspetti: il senso attribuito dall’alunno al proprio lavoro; le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività, le emozioni o gli stati affettivi provati.


Scarica la scheda da stampare (dal sussidiario Pista! A ruota libera tra le discipline,  edizioni Cetem).

Puoi trovare altri compiti di realtà qui, qui, qui e qui.

Dato che si tratta di una prova autentica, ecco in questo post alcuni consigli su fare l’orto con i bambini di un’esperta orticultrice.

 

 

 

 

Trotula de Ruggiero

Screenshot 2018-03-15 14.41.21

la storia di oggi parla di una giovane donna che visse molti e molti anni fa.

Circa un millennio fa, viveva a Salerno una ragazza di nome Trotula che amava molto studiare. Nella sua città c’era una delle prime università del mondo che era anche la più importante scuola di medicina d’Italia: la Scuola Medica Salernitana.

Era una scuola molto all’avanguardia per quei tempi: si studiava tutto quello che riguardava il corpo umano e ciò che serviva per guarirlo, come, per esempio, la chirurgia e l’erboristeria. Si traducevano anche i trattati degli  scienziati dell’antica Grecia, che erano stati dimenticati per secoli.  Al contrario di altre scuole di quel tempo la Scuola Medica Salernitana accoglieva volentieri anche le ragazze.

Trotula decise allora di diventare una dottoressa. Studiò medicina e anche legge e filosofia. Diventò presto una dei migliori del suo corso. Quando iniziò a lavorare decise di specializzarsi nella cura delle donne: voleva aiutarle ad avere buone gravidanze e a crescere bene i loro bambini.

Trotula scrisse anche dei libri sulle sue esperienze, dove raccolse molti suggerimenti medici e di cure con le erbe.

Non si occupò solo di malattie, ma diede anche consigli per vivere con maggior benessere. Scrisse ricette per fare creme per la pelle e oli per i capelli, parlò dell’importanza della pulizia e suggerì di fare bagni turchi e massaggi.

Tutto questo non era considerato un argomento frivolo: Trotula pensava infatti che la bellezza del corpo fosse il risultato dell’armonia con la natura.

Per molti anni si credette che i libri di Trotula fossero scritti da un uomo: allora non sembrava possibile che una donna potesse scrivere così bene e approfonditamente di medicina. Oggi, grazie alle ricerche di studiosi spagnoli e italiani, sappiamo invece che è stata proprio Trotula a scrivere quei libri fondamentali per la salute delle donne.

Ipazia di Alessandria

Screenshot 2018-03-14 18.52.56

c’è un libro che racconta le storie di grandi donne.

Sono donne del passato e del presente, attive in tutti i campi del sapere, dello sport, del lavoro sociale. Questo libro è intitolato Storie della buonanotte per bambine ribelli e racconta così la storia di Ipazia, la grande matematica che visse nell’antica Alessandria d’Egitto.

C’era una volta, nell’antica città di Alessandria d’Egitto, un’immensa biblioteca. Era la più grande del mondo, ma non c’erano né libri né carta. All’epoca, infatti la gente scriveva sui papiri, grandi fogli che  si ottenevano da una pianta e che venivano poi ripiegati in rotoli. Al posto dei libri che conosciamo oggi, quindi, l’antica biblioteca custodiva migliaia di rotoli di papiro, tutti vergati a mano dagli scribi e riposti con cura sugli scaffali.

Nella biblioteca di Alessandria, seduti fianco a fianco, un padre e una figlia studiavano insieme i papiri. Filosofia, matematica e scienze erano le loro materie preferite.

Si chiamavano Taone e Ipazia.

Ipazia risolveva equazioni e formulava nuove teorie di geometria e aritmetica. Studiare le piaceva così tanto che ben presto cominciò a scrivere dei libri – cioè papiri – tutti suoi. Costruì perfino uno strumento, chiamato astrolabio, per calcolare la posizione del Sole, della Luna e delle stelle in qualsiasi momento.

Ipazia insegnava astronomia, e durante le sue lezioni, che erano molto popolari, si rifiutava di indossare l’abito femminile tradizionale e si vestiva da studiosa, come gli altri insegnanti. Purtroppo, tutte le sue opere andarono perdute quando la biblioteca fu distrutta da un incendio. Ma, per fortuna, i suoi studenti scrissero di lei e delle sue idee brillanti, e grazie a loro anche noi abbiamo avuto modo di conoscere questo genio.

 

Se vi va di leggere altre storie come questa, cercate il libro “Storie della buonanotte per bambine ribelli – 1 e 2” di Elena Favilli e Francesca Cavallo, che potete trovare nelle librerie e nei negozi online.

L’illustrazione di Ipazia è Riikka Sormunen.