La carta geografica del regno

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sedetevi comodi e ascoltate questa storia.

C’era una volta un re. Abitava in un grande castello ed era innamorato delle carte geografiche.

Altri re volevano che i loro regni venissero ricordati nei libri; egli invece desiderava che tutto il suo paese fosse rappresentato su una carta.

Chiamò allora i suoi più abili cartografi che prepararono una carta bellissima, dove erano disegnati i mari e i confini, le montagne e le vallate, i fiumi e le città. La carta era così grande che occupava tutta una sala del palazzo reale.

Il re non era però soddisfatto: voleva un carta più grande, per farci stare proprio ogni cosa che incontrava quando girava per il regno a cavallo. Chiamò allora i cartografi più famosi dei paesi vicini.

Questi, tutti insieme, disegnarono torrenti e sentieri, casolari sperduti e piccoli stagni costieri, i boschetti e le radure. La carta risultò bella come un dipinto e tanto grande che dovettero stenderla sui prati di un’intera collina.

Ma il re non era ancora soddisfatto. “E i fiori?”, chiedeva, “Gli uccelli che mi svegliano al mattino? Gli scogli dove vado a fare il bagno? Le spighe dei miei campi di grano? Le ciliegie mature che mi piacciono tanto?”

Il re mandò allora a chiamare un vecchio cartografo di cui tutti parlavano: era certamente il più bravo, ma abitava dall’altra parte del mondo, in Cina.

Dopo alcuni mesi di viaggio, il cartografo arrivò e chiese al re di raccontargli quali erano i suoi desideri. Ascoltata la spiegazione, il cartografo, che era anche un vecchio saggio, disse: “Maestà, risparmia il tuo denaro: mi pagheresti per un lavoro inutile. Una carta grande come il regno non servirebbe proprio a niente.”

 

Secondo te, aveva ragione il vecchio cartografo?

Perché?

Il Mar Mediterraneo, ieri e oggi

Il percorso che proponiamo ha come argomento il Mar Mediterraneo. L’ importanza di questo mare da un punto di vista storico viene affrontata in classe quarta, ma poiché offre uno spunto per aprire l’analisi dell’argomento anche al presente, può essere proposta in classe quinta come ripasso della storia passata come punto di partenza per la sua conoscenza in epoca contemporanea.

Il percorso è diviso in tre parti:

  1. L’introduzione per i docenti, con riferimenti agli Indicatori Nazionali;
  2. La programmazione in cui si mettono in evidenza competenze, traguardi, abilità sia da un punto di vista storico, sia da un punto di vista geografico;
  3. Il lavoro da svolgere in classe.

Introduzione per i docenti

Terminato lo studio delle civiltà dei fiumi arriva il momento di scoprire le civiltà del Mediterraneo, ossia di concentrarsi sulla nascita e lo sviluppo di fiorenti popolazioni che hanno fatto della navigazione il loro punto di forza.

Sapere come nell’antichità il Mediterraneo ha condizionato il rapporto tra l’uomo e il territorio può essere un ottimo spunto per aprire l’analisi dell’argomento anche al presente, dato che oggi il Mediterraneo è un mare tra i più vivibili del mondo, dal clima piacevole, su cui si affacciano tante culture, ma è anche un mare sovraffollato, inquinato e con un’infinità di problemi.

Si dà così la possibilità agli alunni di effettuare collegamenti geo-storici poiché “Le conoscenze del passato offrono metodi e saperi utili per comprendere e interpretare il presente” e la geografia È disciplina di cerniera per eccellenza poiché consente di mettere in relazione temi economici, giuridici, antropologici, scientifici e ambientali di rilevante importanza per ciascuno di noi”. (Indicazioni Nazionali)

La programmazione

STORIA

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GEOGRAFIA

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Il lavoro in classe

Il Mar Mediterraneo tanto tempo fa

Leggi il brano con attenzione.

Le più antiche civiltà del mare si svilupparono lungo le coste del Mediterraneo, un mare ampio e racchiuso tra terre (il nome stesso significa “in mezzo alle terre”): le sue acque bagnano l’Africa a sud, l’Asia a est e l’Europa a nord.

I popoli che si smed02tabilirono sulle coste del Mar Mediterraneo si dedicarono al commercio: costruivano imbarcazioni grandi e resistenti e navigavano in cerca delle migliori materie prime.
Dai porti partivano e arrivavano le grandi navi dei mercanti che barattavano i prodotti artigianali con le materie prime. Non venivano scambiate solo le merci, ma anche racconti, conoscenze e idee. Il Mediterraneo era un’importante via di comunicazione.

Il clima mite delle terre affacciate sul Mar Mediterraneo favoriva l’agricoltura e lo sviluppo delle foreste. Il legno era una materia prima preziosa, con cui costruire abitazioni, oggetti d’arredo, strumenti e mezzi di trasporto per med01viaggiare su strada e acqua. Alcuni popoli navigavano verso ovest in cerca di metalli: rame, stagno, oro, argento. Nei punti di sbarco e di scambio con le popolazioni locali, fondarono dei veri e propri centri commerciali, gli empori, per raccogliere e distribuire le merci. Le coste ricche di promontori, golfi e insenature offrivano dei punti di sbarco naturali e protetti dalla corrente marina. Qui i popoli costruirono i porti per il commercio marittimo, chiamati perciò anche scali commerciali. Con il trascorrere del tempo diventarono colonie, cioè nuove città.

  1. Segna con una X le parole che riguardano il mare.

esercizio

     2. Prova a scrivere con le tue parole il significato dei seguenti termini

Commercio: …………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………
Materie prime:…………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………
Via di comunicazione: …………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………
Punti di sbarco: …………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………

     3. Scegli i motivi per cui il Mar Mediterraneo fu importante per lo sviluppo delle civiltà.

  • Il Mediterraneo era una comoda via di comunicazione, mentre i territori costieri erano aridi e montuosi.
  • Con l’acqua del mare riuscivano a bagnare i campi
  • Le sue coste, ricche di insenature, offrivano porti naturali per le navi.
  • I popoli antichi amavano vivere sulle spiagge e fare il bagno nell’acqua fresca.
  • Il mare rendeva bello il paesaggio.
  • Nei punti di sbarco si trovavano molti empori
  • Il fiume era la principale fonte di cibo per la popolazione.

     4. Sfoglia le pagine del tuo Sussidiario e osserva le carte geo-storiche delle civiltà che si svilupparono sul Mediterraneo, poi prova a colorare il loro territorio sulla carta.

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Il Mar Mediterraneo oggi

     5. Osserva la carta

Oltre all’Italia, conosci altri Stati bagnati dal Mediterraneo?……

Quali? ……………………………………………………………………………………………

Confronta le due carte del Mediterraneo, sai riconoscere a quali territori odierni corrispondono quelli in cui vivevano le antiche civiltà?

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Carta d’identità del Mar Mediterraneo:

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        6. Leggi questo testo e poi rispondi alle domande.

Un mare in pericolo

Il Mar Mediterraneo è un mare quasi chiuso e poco profondo quindi le sue acque hanno poco ricambio. Per questa ragione ogni tipo di inquinamento fa fatica a disperdersi.

I danni maggiori provengono dai fiumi, che portano con sé gli scarichi delle fabbriche, i concimi e i rifiuti organici sia delle città sia degli allevamenti. Ci sono poi tonnellate di petrolio che ogni anno vengono persi dalle navi-cisterna durante i lavori di trasbordo e di lavaggio. Un altro grosso problema è costituito anche dai rifiuti galleggianti (soprattutto oggetti di plastica) portati dai fiumi, lasciati sulle spiagge o abbandonati direttamente in mare dalle navi.

Per tutti questi motivi è importante che i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, accordandosi tra loro, propongano leggi severe contro i vari tipi di inquinamento.

Un altro grosso pericolo è il riscaldamento del clima della Terra. L’inquinamento dell’atmosfera, infatti trattiene il calore del Sole vicino alla superficie del pianeta, facendo salire la temperatura terrestre e quella del mare.
Negli ultimi anni, nel Mediterraneo ci sono stati cambiamenti nella flora e nella fauna marine. Molte specie che un tempo abitavano lungo le calde coste africane, si sono spostate nelle zone settentrionali. Dall’Atlantico e dal Mar Rosso sono anche arrivati molti pesci tropicali, che in alcune zone del Mediterraneo hanno completamente sostituito la fauna originaria. Queste specie, abituate a mari più caldi, sopravvivono bene, perchè negli ultimi anni la temperatura del Mediterraneo è aumentata.

  • Quali sono i principali problemi che ha l’ambiente del Mediterraneo? ………………………………………………………………………………………………………..
  • Pensi che il riscaldamento delle acque sia un fenomeno che esisteva già in tempi lontani?………………………………………………………………………………………….
  • Quali differenze noti tra il Mediterraneo di oggi e quello di tanto tempo fa? ………………………………………………………………………………………………………..
    ……………………………………………………………………………………………
  • Che cosa possiamo fare noi, popoli e governi dei Paesi bagnati dal Mediterraneo?……………………………………………………………………………….
    ……………………………………………………………………………………………………….

Qui è possibile scaricare la scheda di lavoro per i ragazzi

Qui è possibile scaricare la scheda da stampare.
Qui è possibile scaricare la versione modificabile della scheda per poter adattare i contenuti al lavoro svolto  e agli argomenti presentati dal libro di testo utilizzato in classe.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 12 – consumare in modo responsabile

sulla Terra ci stiamo avvicinando agli 8 miliardi di persone e si calcola che entro il 2050 saremo 10 miliardi.

Consumi per tutto il pianeta

Oggi ci sono molte diversità negli stili di vita nelle varie parti del pianeta. Alcuni popoli, come il nostro, possono concedersi comodità, servizi avanzati, ogni tipo di generi di consumo (cibo, vestiario, automobili, elettrodomestici, prodotti elettronici, ecc.). Altri sono legati alla pura sopravvivenza.

Per poter mantenere il nostro stile di vita ed estenderlo a tutta l’umanità, sarebbero necessari tre pianeti delle dimensioni della Terra.
In realtà, il problema non è la mancanza di risorse, ma il loro spreco.

Cibo sprecato

Si spreca acqua, si spreca energia e si spreca anche cibo. Ogni anno si spreca quasi un miliardo e mezzo di tonnellate di cibo (circa un terzo del cibo prodotto). Tutto questo cibo finisce nella spazzatura dei consumatori, dei ristoranti e dei commercianti, oppure va a male durante il trasporto e nei magazzini.

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Ma anche per produrre gli alimenti che non si consumano è stato necessario utilizzare acqua, energia, fertilizzanti. Quindi si spreca cibo, ma si sprecano anche queste altre importanti risorse.

Come si può immaginare, sono soprattutto i Paesi più ricchi a sprecare: si è calcolato che gettano nella spazzatura il 28% del loro cibo, mentre i Paesi meno ricchi ne sprecano solo il 7%.

L’importanza di riciclare

Ma non c’è solo il cibo. Molti oggetti (vestiti, scarpe, libri, mobili, oggetti elettronici, ecc.) che noi utilizziamo vengono spesso buttati nella spazzatura prima della loro fine naturale. E’ importante perciò allungare la loro vita il più possibile.

Bisogna perciò fare la strategia delle 3R:

RIDURRE: per diminuire la quantità di materiali consumati è necessario scegliere, al momento dell’acquisto, i prodotti più durevoli e facilmente
riparabili; anche gli imballaggi, cioè le scatole e le plastiche che li contengono, devono essere ridotti al minimo;
RACCOGLIERE: gli oggetti che non servono più possono essere rivenduti, scambiati, regalati o trasformati; in ogni caso, devono essere suddivisi per materiali e consegnati alla raccolta differenziata del proprio Comune;
RICICLARE: grazie alle tecniche più avanzate, si può arrivare a riciclare oltre il 75% dei materiali di scarto. L’industria farà poi nuovi oggetti utilizzando questi materiali, non consumando così nuove materie prime.

L’Obiettivo 12 dell’Agenda 2030

L’Obiettivo 12 si occupa di tutto questo. Il consumo sostenibile e responsabile vuole ridurre gli sprechi e si occupa di utilizzare al meglio ogni tipo di risorsa.

L’Obiettivo 12 si propone infatti, entro l’anno 2030, di:

  • diminuire lo spreco alimentare del pianeta della metà;
  • ridurre la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclo e il riutilizzo;
  • incoraggiare le aziende a utilizzare metodi sostenibili di produrre;
  • aiutare tutti i Paesi a migliorarsi dal punto di vista scientifico e tecnologico, per rendere più sostenibili i consumi e le produzioni.

E tu, che cosa puoi fare?

Prova a raccontare che cosa potresti fare tu, insieme alla tua famiglia, per rispondere all’Obiettivo 12.

 

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri obiettivi leggi questi post:

 

foto di copertina di Paolo Sacchi.

 

Giochiamo con il Palio di Siena

Ragazzi, ragazze, avete letto il post sulla città di Siena?
Avete capito che cos’è il Palio?
Bene! Allora siete pronti per giocare!
Seguite le indicazioni e divertitevi.

Prima di tutto dividetevi in piccoli gruppi (3-4 componenti al massimo).
Se i vostri banchi non sono già disposti a isole, spostateli e formatene una per ogni gruppo.
Procuratevi carta/cartoncino, colori, computer portatile o tablet.

1. Si comincia!

Questa fase vale 3 punti.

Avete letto i nomi delle contrade?

  • Quali corrispondono a un animale immaginario?
  • Quali non corrispondono a nessun animale?

Per rispondere a queste domande avete 3 minuti di tempo.
Si aggiudicano i 3 punti le squadre che avranno finito in tempo e avranno risposto correttamente a tutte le domande.

2. Si ricerca!

Anche questa fase vale 3 punti.

Sapete a quali animali si riferiscono questi nomi?

  • Tartuca
  • Nicchio
  • Valdimontone

Fate delle ipotesi, poi per verificare le vostre risposte fate una ricerca in Internet. In questo caso avete a disposizione 5 minuti di tempo. Per aggiudicarsi i 3 punti è necessario finire in tempo e rispondere correttamente a tutte le domande.

3. Si lavora!

Questa fase vale 1 punto per la velocità + i punti che vi assegneranno gli altri gruppi.

Immaginate che a Siena sia nato un nuovo quartiere: anche i suoi abitanti (che siete voi) vogliono partecipare al Palio.

  • scegliete il nome della nuova contrada
  • scegliete dei colori che vi piacciono
  • disegnate uno stemma-simbolo
  • scrivete il suo motto.

Decidete tutti insieme quanto tempo è necessario per completare questa fase.
Al termine assegnate 1 punto a chi ha finito in tempo, aspettate chi non ha terminato.
Poi ogni gruppo presenta agli altri il proprio progetto. I gruppi che ascoltano assegneranno un punteggio da 1 a 5 per esprimere il gradimento.

Qual è la proposta più bella o più divertente?
Contate i punti e trovate chi ha vinto.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 11 – città belle e vivibili per tutti

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oggi un po’ più della metà dell’umanità, cioè circa 4 miliardi di persone, vive in una città. Ma nel 2050, sul pianeta, ben 7 persone ogni 10 vivranno in città.

Questi numeri, da soli, fanno capire quanto sia importante che le città possano crescere in modo ordinato e facile da vivere per tutti.

Dove e perché ci saranno più cittadini

Gli esperti pensano che cresceranno soprattutto le grandi metropoli dei Paesi più poveri, dove è maggiore anche l’aumento della popolazione.

Guardate questo grafico che spiega perché in futuro ci saranno sempre più abitanti nelle città.

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I problemi della crescita urbana

Nella storia, e ancora oggi, le città sono sempre state luoghi di progresso e di cultura. Sono però anche i luoghi dove sono più evidenti i contrasti della società: ricchezza e povertà, servizi efficienti e abbandono sono rappresentati dalla divisione tra i quartieri ricchi del centro e le periferie più disastrate. Queste zone della città sono vicine tra loro nello spazio, ma lontanissime come modo di vivere.

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  • la crescita delle città, se non è regolata, può portare all’allargamento delle baraccopoli, le enormi periferie senza quei servizi (acqua potabile, elettricità, fognature, ecc.) che sono indispensabili per tutti. In queste zone ai margini delle città già oggi, nel mondo, vivono circa 850 milioni di persone; e il numero è in continuo aumento;
  • le città occupano soltanto il 3% della superficie terrestre, ma consumano l’80% dell’energia e producono il 75% dell’anidride carbonica;
  • in una città, l’aumento della popolazione richiede la fornitura di più acqua potabile ed energia elettrica, una maggior raccolta di rifiuti, più scuole e ospedali. Inoltre crea più traffico e inquinamento.

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L’Agenda 2030 si occupa della crescita delle città

L’Obiettivo 11 riguarda proprio questo argomento e indica quali sono i traguardi da raggiungere entro il 2030 perché la crescita avvenga in modo sostenibile: questo significa che, anche se si ingrandiscono, le città devono continuare a ospitare la popolazione senza peggiorare l’ambiente e i servizi che offrono; anzi, magari migliorarli.

L’attenzione di tutti (lo Stato, l’amministrazione comunale, le associazioni, tutti i cittadini) deve essere puntata su:

  • case sicure, comode e ben attrezzate per tutti,
  • un sistema 
di trasporti conveniente e ben diffuso,
  • grandi spazi verdi,
  • spazi sociali, cioè luoghi per far stare insieme le persone (piazze, giardini, luoghi pubblici al coperto),
  • le reti: acqua, elettricità, gas, raccolta dei rifiuti, telefoni, anche wi-fi per tutti,
  • servizi per chi ha più esigenze o problemi: per esempio,  anziani, disabili. bambini.

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E ora una domanda

  • Che tipo di città immaginate per rispondere all’Agenda 2030?

che può anche voler dire

  • Che città volete per il vostro futuro?

Provate a fare un elenco di cose (spazi, servizi, reti, miglioramenti, ecc.) che vi piacerebbe avere nella vostra città.

In questi post gli altri Obiettivi

Questo post presenta invece l’Agenda 2030 in generale.

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: Siena, città medievale

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la città di Siena, in mezzo alle colline della Toscana, non è cambiata molto rispetto al grande borgo che era in epoca medievale. E’ come se il tempo si fosse fermato al XIII secolo, quando la città iniziò ad arricchirsi di begli edifici e grandi opere d’arte. Per questo e per la sua importanza nella storia dell’arte, nel 1995 l’Unesco ha iscritto Siena nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità.

La storia di Siena, però, è iniziata già in epoca romana. Fu l’imperatore Augusto a fondarla dove  esisteva un insediamento etrusco e le diede il nome di Saena Julia.

Poiché era al centro di trafficate vie commerciali la sua importanza continuò a crescere, fino a diventare nel XIII secolo una delle città più ricche della Toscana e di tutta l’Italia.

Piazza del Campo

Per visitare Siena partiamo dalla sua piazza principale, Piazza del Campo, con la sua caratteristica forma di un trapezio e leggermente in discesa verso il centro: qui si trova la fonte Gaia, la più importante fontana pubblica della città. Piazza del Campo, circondata da molti caffè e ristoranti, è anche il luogo dove i turisti e i cittadini di Siena vanno a passeggiare.

Piazza del Campo

Intorno alla piazza si innalzano diversi antichi edifici,  come il Palazzo Pubblico, che è la sede del municipio ed è considerato uno dei più bei palazzi d’Italia. Un altro edificio caratteristico è l’altissima Torre del Mangia. Chi sale i sui 500 gradini e arriva in cima (88 metri di altezza) può finalmente riposare e ammirare il meraviglioso panorama di Siena dall’alto.

Torre del Mangia

Ma perché questo strano nome? Perché il suo primo custode, che si chiamava in realtà Giovanni di Duccio, era soprannominato Mangiaguadagni, perché spendeva rapidamente tutto il suo salario nelle osterie della città. Chi avrebbe immaginato che quel nome sarebbe rimasto ancora dopo sette secoli!

Intorno a Piazza del Campo si sviluppa tutto il centro storico, con le sue vie strette e piene di botteghe di ogni tipo, che si incurvano, si incrociano nelle piazze, salgono e scendono, seguendo il terreno collinare su cui sorge la città.

Si incontrano poi altri palazzi, come il Palazzo del Capitano del Popolo, e moltissime chiese. La più bella e imponente è certamente il Duomo, con la sua splendida facciata e le opere d’arte di valore inestimabile che contiene.

Siena è anche il Palio

Tutti i senesi hanno una grande passione che hanno trasmesso anche al resto del mondo: il Palio, la velocissima corsa di cavalli che si svolge due volte l’anno, in estate, il 2 luglio e il 16 agosto.

In questa gara si sfidano i diversi quartieri (contrade) della città. Le contrade sono 17, ma la corsa viene fatta solo da 10 di esse, ogni volta estratte a sorte. lI Palio, che dà il nome alla festa, è lo stendardo ricamato che viene dato in premio alla contrada vincitrice.

Prima della gara c’è la Passeggiata Storica, un corteo a cui partecipano oltre 600 persone in costumi medievali. In occasione della corsa, Piazza del Campo viene completamente cosparsa di sabbia e  tutt’intorno, appoggiate ai palazzi, si montano le tribune per il pubblico. I fantini devono percorrere per tre volte il giro della piazza montando a pelo (senza sella) il cavallo.

cavallo gara Palio di Siena

I nomi, gli stemmi e i motti delle contrade

Ogni contrada ha un nome e quasi tutti ricordano un animale, alcuni immaginari. In ordine alfabetico sono:

  • Aquila
  • Bruco
  • Chiocciola
  • Civetta
  • Drago
  • Giraffa
  • Istrice
  • Leocorno
  • Lupa
  • Nicchio
  • Oca
  • Onda
  • Pantera
  • Selva
  • Tartuca
  • Torre
  • Valdimontone

Ogni contrada ha anche il proprio stemma e i propri colori:

stemmi e colori contrade Siena

Oltre al nome e allo stemma, ogni contrada ha anche un proprio motto, cioè una frase particolare che è il suo simbolo. Per esempio, il motto della Giraffa è

Più alta la testa, maggiore la gloria.

E quello dell’Istrice:

Sol per difesa io pungo.

Paolo Sacchi - sfilata sbandieratori Palio di Siena

In questa scheda trovate una proposta per giocare in classe con il Palio di Siena.

Qui invece trovate altri post su siti Patrimonio dell’Umanità:

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 6 – garantire a tutti acqua per bere e per lavarsi

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vi sembra certamente una cosa naturale aprire un rubinetto da cui scende l’acqua potabile per bere e cucinare, avere a disposizione tutta l’acqua che si vuole per lavarsi e utilizzare i servizi igienici,  magari andare a lezione di nuoto in una bella piscina comunale…

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Ma forse non sapete che questi diritti per moltissime persone nel mondo sono un obiettivo ancora lontano da raggiungere.

I dati

Proviamo a leggere alcuni dati:

• oltre il 40% della popolazione mondiale ha problemi di scarsità d’acqua;

• oltre 1,7 miliardi di persone vivono vicino a fiumi dove si preleva più acqua di quanta se ne riformi naturalmente;

• almeno 2,4 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienici;

• ogni anno milioni di persone, in gran parte bambini, muoiono per malattie causate dalla mancanza di acqua potabile o di igiene e pulizia.

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Quali sono le cause?

La Terra possiede sufficiente acqua potabile per dissetare tutti i suoi abitanti, ma la disponibilità media continua a diminuire in modo preoccupante. Questo è legato a cause diverse:

• il continuo aumento della popolazione mondiale: ci sono circa 80 milioni di persone in più ogni anno;

• il sempre maggiore prelievo di acqua per la crescita di molte attività economiche: per esempio agricoltura, allevamento,  produzione di energia; può sembrare strano, ma il 70% dell’acqua dolce consumata nel mondo viene utilizzata per irrigare i campi coltivati;

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• in molti Paesi gli acquedotti e gli impianti di depurazione sono antiquati e poco efficienti;

• la temperatura del pianeta diventa sempre più alta e questo sta peggiorando la situazione delle zone che hanno un clima arido (che sono anche le zone più povere del mondo). Se vuoi saperne di più sul riscaldamento globale causato dall’effetto serra, qui è spiegato bene.

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Soluzioni che non funzionano

Per assicurarsi acqua a sufficienza, molti Paesi hanno deviato fiumi, costruito canali e dighe immense. Queste azioni sono magari riuscite a portare acqua alle piantagioni e a produrre elettricità, ma spesso con gravi danni per l’ambiente e togliendo acqua alle popolazioni locali. Senza contare che a volte sono nate delle vere e proprie guerre per l’acqua tra Paesi confinanti.

Photo by Alex Bracken from Pexels

Un’altra soluzione è la desalinizzazione dell’acqua del mare: sono però necessari impianti che costano molto e richiedono un grande consumo di energia. Se lo possono perciò permettere solo Paesi molto ricchi, come i Paesi produttori di petrolio.

Che cosa propone l’Obiettivo 6?

Sulla questione dell’acqua l’Obiettivo 6 propone diversi  traguardi da raggiungere entro il 2030:

  • garantire a tutti acqua potabile;
  • è necessario migliorare la qualità dell’acqua diminuendo l’inquinamento (discariche di rifiuti non controllate, sostanze chimiche pericolose nelle acque dei fiumi, gli scarichi urbani non depurati, ecc.);
  • è importante proteggere tutti gli ecosistemi legati all’acqua, come le montagne, le foreste, le paludi, i fiumi, i laghi, le acque sotterranee;
  • per aumentare la quantità d’acqua disponibile bisogna evitare gli sprechi, riciclarla quando è possibile, rendere più efficiente la distribuzione negli acquedotti;
  • è fondamentale insegnare alle comunità a gestire bene la propria acqua e ad adottare sane abitudini igieniche.

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Ecco le altre schede relative agli Obiettivi dell’Agenda 2030:

Questo invece il post che presenta ai ragazzi e alle ragazze il progetto dell’Agenda 2030.

Da dove proviene il vento?

Che cos’è il vento? Il vento è aria in movimento.
Quando ti accorgi del vento, riesci a capire da quale direzione proviene? Un metodo semplice e sicuro è quello di bagnare il dito (magari mettendolo in bocca, se è pulito però…). Il tuo dito inumidito sentirà subito da dove arriva il fresco del vento.

In tutte le parti del mondo i venti sono tanti, infatti, e sono stati chiamati con un nome diverso a seconda della loro provenienza. I primi a dare i nomi ai venti sono stati i marinai, perché a seconda del tipo di vento che incontravano potevano sapere se avrebbero avuto un viaggio lento, veloce o anche troppo pericoloso.

Anche i venti che soffiano sul territorio italiano sono numerosi e ognuno ha il suo nome particolare che dipende dal punto cardinale da cui arriva.

Leggi il testo e scrivi sulla carta i punti cardinali e i punti intermedi rispetto alla penisola italiana. Segui l’esempio.

carta

  • Il maestrale è un vento freddo che arriva da nord-ovest, cioè dalla Francia.
  • La tramontana proviene dal nord Europa. Di solito porta tempo asciutto, cielo sereno e una buona visibilità.
  • Anche la bora è un vento freddo; soffia da nord-est, cioè dalla Slovenia, sull’alto Adriatico e la sua velocità può raggiungere anche i 140 chilometri all’ora. Spesso si associa al grecale, che soffia sulle regioni meridionali.
  • Il levante è un vento che, come dice il suo nome, soffia da est.
  • Dall’Africa arrivano due venti: il libeccio (da sud-ovest) e lo scirocco (da sud-est); il primo è caldo umido e con le sue raffiche violente può provocare burrasche e piogge intense, mentre il secondo è caldo secco.
  • Da sud soffia un vento molto debole, il mezzogiorno, mentre da ovest arriva il ponente, tipicamente estivo.

La rosa dei venti è una rappresentazione schematica che raffigura i nomi dei venti associandoli alla direzione di provenienza.

Sulla base del testo che hai appena letto, sistema al posto giusto i  nomi dei venti.

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Qui è possibile scaricare la scheda da stampare.
Qui è possibile scaricare la versione modificabile della scheda per poter adattare i contenuti al lavoro svolto  e agli argomenti presentati dal libro di testo utilizzato in classe.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 15 – proteggere la vita sulla Terra e la biodiversità

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sapete che cos’è la biodiversità?

Forse avete già capito il significato della parola: bio significa vita e diversità è l’insieme delle differenze.

La biodiversità di un territorio è infatti la varietà di specie vegetali e animali che ci vivono. Più queste specie sono numerose, più la biodiversità è ricca. Invece, la diminuzione del numero di specie è chiamata perdita di biodiversità.

Finora, la scienza ha studiato e registrato sulla superficie terrestre e negli oceani  circa due milioni di specie di piante e animali, ma si pensa che quelle esistenti sul pianeta possano essere molte di più: il numero esatto naturalmente non possiamo saperlo, ma si pensa siano diversi milioni, forse più di una decina di milioni. La maggior parte di queste specie, quindi, è ancora sconosciuta.

Fotografia di David Liittschwager, National Geographic
Fotografia di David Liittschwager, National Geographic

La storia del dodo

Il dodo era un uccello che abitava in un’isola africana (Mauritius). Era incapace di volare perché aveva un corpo pesante e ali molto piccole. Poco tempo dopo l’arrivo dei coloni europei, nel XVII secolo, il dodo si estinse, ovvero scomparve come specie. Sembra che la sua carne non fosse buona da mangiare, ma le sue uova sì, e i coloni ne erano golosi. Inoltre l’intenso diboscamento aveva cambiato il suo habitat, cioè l’ambiente in cui viveva, e lui non fu più in grado di riprodursi.

Così, del dodo ora abbiamo solo una ricostruzione sulla base degli scheletri che sono stati ritrovati.

Il dodo, ricostruito al Museo di Storia Naturale di Parigi
Il dodo, ricostruito al Museo di Storia Naturale di Parigi

Un altro esempio è quello del silfio, una pianta medicinale efficace contro molte malattie.  Era coltivata in NordAfrica e veniva molto usata al tempo dei Romani. Nel I secolo d.C. però scomparve, probabilmente perché il clima era diventato più secco. Ecco il disegno della ferula, una pianta che si ritiene sia molto simile all’antico silfio.

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Ma molte piante e molti animali sono scomparsi prima ancora che siano stati catalogati o anche che gli storici ne abbiano parlato. E questo è avvenuto soprattutto negli ultimi anni.

Uno scienziato americano, Boris Worm, ha detto:

Le informazioni che otteniamo quando scopriamo delle specie nuove fanno parte della biblioteca della natura, ed è come se noi avessimo decifrato appena i primi 10 libri. Stiamo buttando via il resto, senza nemmeno aver avuto la possibilità di dargli un’occhiata.

Che cosa attacca la biodiversità?

Purtroppo sono tantissime le azioni dell’uomo che diminuiscono la biodiversità.

Abbattere gli alberi è una di queste.  In molte parti del mondo, infatti, la maggior parte  delle antiche foreste non esiste più.  Nel corso dei millenni, gli esseri umani hanno diboscato grandi parti di territorio, sia per far posto a città, villaggi, strade e campi coltivabili,  sia per ricavare legname da costruzione o da ardere.

Il problema si è aggravato soprattutto nell’ultimo secolo. Oggi vengono abbattuti soprattutto gli alberi delle foreste equatoriali: si è calcolato che ogni anno si perde una superficie verde grande più di un terzo dell’Italia. Difficilmente poi altri alberi ricrescono in queste zone:  il terreno, non più protetto dalle fronde, viene colpito continuamente dalla pioggia e dai raggi del sole, perdendo così la sua fertilità.

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I traguardi dell’Obiettivo 15

L’Agenda 2030 ha perciò stabilito diversi traguardi da raggiungere:

  • arrestare la deforestazione e aumentare il rimboschimento
  • arrestare la distruzione della biodiversità e proteggere le specie a rischio di estinzione
  • mettere fine al bracconaggio, cioè alla caccia illegale, e al commercio del legname protetto, cioè quello che è vietato abbattere
  • fare in modo che i governi mettano la protezione della biodiversità nei loro progetti nazionali e locali
  • aiutare i Paesi più poveri a conservare le proprie foreste.

Se volete saperne di più sull’Agenda 2030 potete visitare questo post

oppure leggere i post che riguardano:

Questo il post di Progetto Ipazia sulla Giornata Mondiale della Terra.

Qui invece trovate il link a un video in cui Eniscuolachannel racconta la biodiversità insieme ai bambini di una primaria di San Donato Milanese.

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: Castel del Monte

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Castel del Monte è uno dei tanti, bellissimi castelli che furono costruiti in Puglia durante il Medioevo. Ma certamente, per la sua architettura e per l’imponente presenza nel paesaggio, questo castello del XIII secolo è davvero particolare e spesso viene definito ‘il più bel castello d’Europa’.

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Fu Federico II di Svevia, che governò per lungo tempo tutta l’Italia meridionale, a volere la sua costruzione, su una collina delle Murge vicino all’attuale città di Andria. Ben visibile anche da lontano, la forma di Castel del Monte sembra quella di una corona, che ricorda quella che utilizzò Federico per la sua incoronazione.

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Come la corona, infatti, il castello è a forma di ottagono perfetto. Negli otto spigoli sono state costruite otto torri, alte 24 metri, a loro volta ottagonali. L’edificio si sviluppa intorno al cortile centrale e ciascuno dei due piani ha otto stanze a forma di trapezio che hanno le stesse dimensioni. Nel cortile c’era un tempo una grande vasca, anch’essa ottagonale, che nei secoli è andata distrutta.

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Sembra che Federico abbia scelto l’ottagono per il suo valore simbolico: si tratta infatti di una figura geometrica a metà strada tra il quadrato, allora considerato simbolo della Terra, e il cerchio, simbolo dell’infinità del cielo. Il castello doveva quindi rappresentare l’unione tra la Terra e il cielo.

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L’Unesco ha inserito Castel del Monte nel Patrimonio dell’Umanità. E’ infatti un’importantissima opera d’arte, sia per la bellezza delle sue architetture, perfettamente inserite nel paesaggio,  sia perché unisce la cultura del Nord Europa, da cui proveniva Federico II di Svevia, con quella del mondo classico (greco e romano) e del mondo islamico, tutti e due parte della storia della Puglia.

Queste le foto di alcuni particolari tratte dal sito Unesco:

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Questo il link per visitarlo con Google maps.

Qui potete leggere altre schede su siti Patrimonio dell’Umanità: