Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: Castel del Monte

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Castel del Monte è uno dei tanti, bellissimi castelli che furono costruiti in Puglia durante il Medioevo. Ma certamente, per la sua architettura e per l’imponente presenza nel paesaggio, questo castello del XIII secolo è davvero particolare e spesso viene definito ‘il più bel castello d’Europa’.

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Fu Federico II di Svevia, che governò per lungo tempo tutta l’Italia meridionale, a volere la sua costruzione, su una collina delle Murge vicino all’attuale città di Andria. Ben visibile anche da lontano, la forma di Castel del Monte sembra quella di una corona, che ricorda quella che utilizzò Federico per la sua incoronazione.

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Come la corona, infatti, il castello è a forma di ottagono perfetto. Negli otto spigoli sono state costruite otto torri, alte 24 metri, a loro volta ottagonali. L’edificio si sviluppa intorno al cortile centrale e ciascuno dei due piani ha otto stanze a forma di trapezio che hanno le stesse dimensioni. Nel cortile c’era un tempo una grande vasca, anch’essa ottagonale, che nei secoli è andata distrutta.

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Sembra che Federico abbia scelto l’ottagono per il suo valore simbolico: si tratta infatti di una figura geometrica a metà strada tra il quadrato, allora considerato simbolo della Terra, e il cerchio, simbolo dell’infinità del cielo. Il castello doveva quindi rappresentare l’unione tra la Terra e il cielo.

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L’Unesco ha inserito Castel del Monte nel Patrimonio dell’Umanità. E’ infatti un’importantissima opera d’arte, sia per la bellezza delle sue architetture, perfettamente inserite nel paesaggio,  sia perché unisce la cultura del Nord Europa, da cui proveniva Federico II di Svevia, con quella del mondo classico (greco e romano) e del mondo islamico, tutti e due parte della storia della Puglia.

Queste le foto di alcuni particolari tratte dal sito Unesco:

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Questo il link per visitarlo con Google maps.

Qui potete leggere altre schede su siti Patrimonio dell’Umanità:

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: la città rinascimentale di Urbino

Screenshot 2018-03-15 14.41.21anche se per molti secoli il territorio delle Marche rimase separato tra diverse famiglie nobili, il Rinascimento fu un periodo di grande sviluppo artistico per tutta la regione.

Urbino ne fu l’esempio più importante. La città e il territorio circostante erano governati dai duchi da Montefeltro.

Doppio ritratto di Battista Sforza e di Federico duca di Montefeltro, opera di Piero della Francesca
Doppio ritratto di Battista Sforza e di Federico duca di Montefeltro, opera di Piero della Francesca, Galleria degli Uffizi a Firenze

Il loro dominio comprendeva il nord delle Marche e arrivava fino in Romagna e in Umbria.  Grazie a loro, la corte di Urbino accolse e finanziò le opere di molti artisti che trasformarono la città in un modello di città rinascimentale.

Città ideale di Urbino, opera di un anonimo fiorentino, Galleria Nazionale delle Marche
Città ideale di Urbino, opera di un anonimo fiorentino, Galleria Nazionale delle Marche

Per questa ragione e per il suo armonioso adattamento al bellissimo paesaggio collinare marchigiano, dal 1998 il centro storico di Urbino fa parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Urbino inserito del paesaggio collinare delle Marche
La città di Urbino, ben inserita del paesaggio collinare delle Marche

Il Palazzo Ducale, vicino alla Cattedrale, è il simbolo della città e anche uno dei più bei monumenti del Rinascimento in Italia. Per la sua costruzione, il duca Federico da Montefeltro chiamò i più prestigiosi architetti, scultori, decoratori e pittori del Quattrocento. Uno dei più importanti fu Piero della Francesca.

Il Palazzo Ducale a Urbino
Il Palazzo Ducale a Urbino

Il Palazzo Ducale è stato definito ‘un palazzo in forma di città’ per la presenza di ambienti diversi, meravigliosamente accostati, e per le sue dimensioni, in grado di accogliere centinaia di persone contemporaneamente. Oggi ospita la Galleria Nazionale delle Marche, una ricchissima raccolta di meravigliose opere d’arte.

La flagellazione di Cristo, opera di Piero della Francesca
La flagellazione di Cristo, opera di Piero della Francesca, Galleria Nazionale delle Marche
Madonna di Senigallia, opera di Piero della Francesca
Madonna di Senigallia, opera di Piero della Francesca, Galleria Nazionale delle Marche

 

La Muta, opera di Raffaello Sanzio
La Muta, opera di Raffaello Sanzio, Galleria Nazionale delle Marche

Se ci si mette in piedi al centro del piazzale esterno al Palazzo Ducale, meglio se durante la sera o la notte quando la città è meno rumorosa, ogni suono (una voce o uno strumento musicale) sembra amplificato da un microfono.  La forma della piazza funziona infatti come una grande cassa acustica, sulle cui pareti i suoni rimbalzano. Questo effetto non è un caso, ma è stato progettato dagli architetti su richiesta del Duca di Montefeltro: egli, infatti,  quando teneva un discorso affacciato a una delle finestre più alte del palazzo voleva essere udito chiaramente da tutto il suo popolo. Questo avveniva nel XV secolo, molti secoli prima che venisse inventato un amplificatore acustico.

La foto è stata scattata nel punto dove è migliore l'acustica della piazza di fronte a Palazzo Ducale (foto Alain Rouiller, Flickr)
La foto è stata scattata nel punto dove è migliore l’acustica della piazza di fronte a Palazzo Ducale (foto Alain Rouiller, Flickr)

In una delle principali strade del centro storico si trova Casa Santi, la casa dove nel XV secolo nacque il pittore Raffaello Sanzio. Si tratta di una casa-museo, arredata con mobili e oggetti dell’epoca. Sono esposti anche disegni e dipinti di Raffaello e di altri pittori, oltre a una preziosa raccolta di ceramiche rinascimentali. Al piano terra c’è la bottega dove l’artista e suo padre dipingevano: oggi in questo spazio si organizzano mostre d’arte moderna. Nel piccolo cortile collegato alla bottega c’è un pozzo e una pietra dove si macinavano i colori che venivano poi usati per la pittura.

Affresco di Madonna con bambino a Casa Santi, non è sicuro se sia opera di Raffaello molto giovane o di suo padre Giovanni
Affresco di Madonna con bambino a Casa Santi, non è sicuro se sia opera di Raffaello molto giovane o di suo padre Giovanni

Per l’insegnante

Altri articoli su siti del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco:

 

 

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: il villaggio operaio di Crespi d’Adda

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la Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Uno di questi è il villaggio operaio di Crespi d’Adda.

Crespi è il nome della famiglia di industriali tessili che, a fine Ottocento, decise di far sorgere vicino alla propria fabbrica un intero villaggio, dove gli operai potevano vivere con le loro famiglie.

villaggio operaio crespi d'adda
Casette per le famiglie degli operai

Dal nulla, in pochi anni, sorse una cittadina formata da villette per gli impiegati e i dirigenti e piccole case con orto e giardino per gli operai. Solo chi lavorava nella fabbrica poteva vivere a Crespi e la vita di tutta la comunità seguiva i ritmi del lavoro.

Casette con giardino Crespi d'Adda
Casette con giardino
Casette bifamiliari Crespi d'Adda
Casa per due famiglie
Villa per dirigenti Crespi d'Adda
Villa per dirigenti

Ai lavoratori e alle loro famiglie venivano forniti tutti i servizi necessari, compresi uno spaccio dove fare acquisti, una scuola che arrivava al termine della primaria e un ospedale.

Lo spaccio, foto d'epoca, Crespi d'Adda
Lo spaccio, foto d’epoca
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La scuola
L'ospedale, foto d'epoca, Crespi d'Adda
L’ospedale, foto d’epoca

La famiglia Crespi era molto attenta alle innovazioni tecnologiche: Crespi d’Adda è stato infatti il primo centro italiano ad avere un’illuminazione elettrica pubblica.

Venne inoltre creata una linea telefonica privata tra lo stabilimento e la casa milanese dei Crespi, in modo da tenere i padroni sempre aggiornati sull’andamento e gli eventi della fabbrica. La cosa curiosa è che ancora oggi il prefisso telefonico per i residenti a Crespi d’Adda è 02, come a Milano, nonostante si trovi in provincia di Bergamo.

Veniva data molta importanza anche all’attività fisica: c’era una piscina coperta, con spogliatoi e acqua calda per le docce e un grande campo sportivo, formato da un anello per le gare ciclistiche e al centro un campo da calcio.

Bambini che fanno ginnastica, foto d'epoca, Crespi d'Adda
Bambini che fanno ginnastica, foto d’epoca
piscina crespi d'adda
La piscina, foto d’epoca
Gara ciclistica a Crespi d'Adda, foto d'epoca
Gara ciclistica, foto d’epoca

La residenza dei padroni era un grande edificio costruito, in una posizione rialzata, in stile medievale in una posizione, tanto che da tutti è sempre stato definito come il Castello.

Il castello, Crespi d'Adda
Il Castello

In questo piccolo mondo perfetto, il padrone controllava non solo il lavoro, ma anche la vita dei propri dipendenti. Questo tipo di rapporto viene definito ‘paternalismo industriale’, perché il proprietario della fabbrica si comportava come il padre di una grande famiglia di un tempo, rispondendo ai bisogni di ognuno, ma anche esigendo un rigido rispetto delle regole stabilite.

L'esterno della fabbrica, Crespi d'Adda
L’esterno della fabbrica

Da diversi anni la fabbrica è chiusa, ma Crespi d’Adda è rimasto lo stesso, anche grazie a una continua opera di restauro. E’ considerato perciò il villaggio operaio meglio conservato dell’Europa meridionale.

La pianta di Crespi d'Adda
La pianta di Crespi d’Adda

Le immagini sono tratte dai siti crespidadda.it e villaggiocrespi.it

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: l’Orto Botanico di Padova

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l’Orto Botanico di Padova è il più antico giardino botanico del mondo.

Venne infatti creato nel 1545 e da allora, anche se con modifiche e ampliamenti, è sempre rimasto attivo nello stesso luogo. Dal 1997 fa parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, perché ha rappresentato un modello per tutti i giardini botanici d’Italia e del mondo.

In origine era chiamato ‘Giardino dei Semplici’, perché era nato come luogo dove coltivare le erbe curative, un tempo definite semplici, alla base dell’antica medicina.

Allora l’Orto Botanico racchiudeva un vero tesoro perché le piante e i medicinali che se ne ricavavano erano beni davvero preziosi, di alto valore. Perciò i furti erano molto frequenti, nonostante i ladri fossero soggetti a pene severe, come il carcere per lunghi periodi o addirittura l’esilio.

Per proteggere le piante fu quindi progettato e costruito un alto muro di recinzione, più facile da difendere e controllare, dalla forma circolare che si è mantenuta fino a oggi. Nel corso dei secoli, grazie a questo orto, vennero introdotte piante prima sconosciute in Italia, come il girasole, la magnolia, il gelsomino e anche la patata.

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Oggi ospita 3500 specie differenti di piante suddivise in grandi aiuole intorno a una  vasca di acqua tiepida, proveniente dal sottosuolo, dove crescono le piante acquatiche.

Nell’orto botanico sono presenti anche alcuni alberi storici, molto importanti per età e dimensioni. Tra questi, il più antico (1585) è la Palma di Goethe, protetta da una serra alta a forma di ottagono. E’ chiamata così perché il poeta tedesco Goethe, vissuto nel XVIII secolo, la prese come spunto per le sue riflessioni sull’evoluzione delle piante.

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E’ invece del 1828 il bellissimo Cedro dell’Himalaya, una pianta delicata che ha bisogno di continua attenzione: ha infatti sofferto per i cambiamenti della rete idrica nel sottosuolo a causa delle nuove costruzioni nella zona.

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La parte più recente dell’Orto Botanico di Padova è costituita dal Giardino della Biodiversità. Si tratta di un’enorme serra costruita con le più moderne tecnologie, che ospita 1300 piante dei diversi ambienti della Terra, dai più umidi ai più aridi, ricostruiti in sezioni separate.

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Il Giardino è alimentato a energia solare con pannelli fotovoltaici e tutta la struttura è regolata da un sofisticato sistema computerizzato. L’acqua utilizzata proviene dalle precipitazioni, raccolte in una grande vasca che ha anche funzioni di depurazione e controllo, e da un pozzo artesiano profondo centinaia di metri. Le vetrate, che si aprono e chiudono autonomamente per regolare il calore e l’umidità all’interno della serra, sono ricoperte da una pellicola in grado anche di assorbire l’inquinamento atmosferico.

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Per l’insegnante:

qui un post su fare l’orto a scuola.

qui altre schede sul Patrimonio dell’Umanità:

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 3: l’industria e il commercio

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oggi parliamo dell’industria e del commercio.

L’industria

Seconda attività è la trasformazione. Si trasforma il grano in pane, il legno in  case, il minerale di ferro in macchine, navi, aerei e purtroppo anche armi.

Si comincia con i coltelli per andare a caccia e poi si fabbricano oggetti sempre più complessi: i veicoli con le ruote, le macchine come la macina del mulino per macinare il grano, l’argano per sollevare i pesi, la pompa per cavare acqua dal sottosuolo.

Per far funzionare i veicoli e le macchine si usa dapprima l’energia degli animali, poi si scopre l’energia tratta dalla forza dell’acqua che scorre nei fiumi, poi si inventano i motori che ricavano energia bruciando il carbone o il petrolio. Poi si organizza il lavoro di molte persone in un unico luogo: la fabbrica. Questa è l’industria.

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Anche l’industria, come l’agricoltura,  dà risultati meravigliosi: l’uomo ha cominciato a contare allineando i sassolini e ora ha i computer che sanno calcolare in un attimo la rotta di un razzo interplaneario. Ma anche l’industria risolve un problema e ne crea un altro: per esempio le fabbriche e le automobili emettono gas inquinanti e guastano l’atmosfera. Anche qui dobbiamo applicare l’intelligenza per risolvere i problemi che noi stessi creiamo.

Il commercio

La terza attività nasce dallo scambio che, come sappiamo, ha dato un aiuto fomidabile allo sviluppo. Si comincia con lo scambio entro il villaggio, tra contadini e artigiani, e poi si formano carovane per attraversare i continenti e si naviga sui mari per portare merci da una parte all’altra del pianeta. Molte persone lavorano solo per trasportare e scambiare: questo è il commercio.

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Anche il commercio  aiuta l’umanità a progredire, e anche il commercio crea problemi. Per esempio, nel commercio si può imbrogliare, fornendo merci di cattiva qualità o chiedendo un pagamento esagerato.  Per evitare gli imbrogli e difendere gli onesti da disonesti occorre un elemento chiamato Stato.


Per l’insegnante.

ecco gli altri capitoli sull’argomento, tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore:

Il Patrimonio dell’Umanità spiegato ai bambini: Villa del Casale a Piazza Armerina

Screenshot 2018-03-16 11.38.43quasi al centro della Sicilia, a pochi chilometri dalla città di Piazza Armerina, si incontra un luogo magico circondato da basse colline: è una grande villa di epoca romana (IV secolo d.C.) che, nonostante la sua antichità, ha conservato un tesoro di splendidi mosaici.

E’ la Villa Romana del Casale, che prende il nome dalla località in cui sorge. La villa era la residenza di caccia di un patrizio o forse anche di un imperatore, gli archeologi non hanno saputo definirlo con certezza.

In realtà non si tratta di un solo edificio, ma di un grande complesso di oltre 3500 metri quadrati, formato da ben 48 stanze e comprendente anche una Basilica, cioè un luogo di culto.

Screenshot 2018-06-22 19.26.02Nel 1997 la Villa del Casale è entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

L’abitazione si sviluppa da un grande peristilio, cioè un portico con colonne che circonda uno spazio aperto. Il pavimento a mosaico rappresenta immagini di leoni, antilopi, tori, cinghiali, cavalli selvatici, cervi, arieti e altri animali all’interno di grandi cerchi decorati con corone di alloro.

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Uno dei mosaici che incuriosisce di più i visitatori è quello delle Ginnaste, che ci mostra dieci ragazze in top e calzoncini, impegnate in diverse prove sportive in onore di Teti, la dea del mare. Nella parte superiore del mosaico, le atlete sono raffigurate mentre svolgono varie gare, come esercizi coi pesi, lancio del disco e corsa campestre. Nella parte inferiore si vede il gioco della palla a mano, una ragazza con la palma della vittoria che si appoggia in testa una corona e la scena della premiazione di un’altra ragazza.

Screenshot 2018-06-22 19.22.53Altri mosaici rappresentano soprattutto le imprese di cacciatori, come quello della Piccola Caccia, sul pavimento di una sala da pranzo. Ci sono varie scene, come la cattura di tre cervi con una rete, dei cani che inseguono una volpe, un banchetto nel bosco, l’uccisione di un cinghiale che ha ferito un uomo.

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Screenshot 2018-06-25 08.37.01La bellezza di questi mosaici è dovuta alla dimensione delle tessere (cioè i pezzetti di rocce, pietre o vetro colorato) che li compongono: mentre in altri mosaici romani le tessere sono di circa un centimetro di lato, in quelle della Villa del Casale misurano da 1 a 4 millimetri: riescono così a creare dei disegni di grande dettaglio e precisione.  Gli archeologi sono convinti che questi lavori siano stati realizzati da maestri del mosaico nordafricani, perché sono molto simili ad altri ritrovati in Tunisia e in Algeria, in NordAfrica appunto.

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Le immagini ci raccontano molti particolari sulla società dell’epoca. I vestiti e le acconciature femminili permettono di distinguere le donne ricche dalle loro ancelle, la varietà degli animali, dei fiori e delle piante presenta un quadro dell’ambiente naturale, mentre i giochi, le battute di caccia, la pesca, la vendemmia descrivono le abitudini sociali della vita di quel tempo.

 

Ecco un disegno che ricostruisce la Villa com’era:

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Per l’insegnante:

due post sul lavoro dell’archeologo qui e qui.

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 2: le innovazioni e l’agricoltura

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continuiamo con la nostra scoperta dell’economia.

Invenzioni e innovazioni

Con le due invenzioni dello scambio e del risparmio-capitale si crea nuova ricchezza e aumenta il benessere. Abbiamo trovato il segreto? Solo in parte, non è ancora tutto. La ricetta dello sviluppo comprende un altro ingrediente, il più importante di tutti.

Perché per secoli l’umanità è vissuta senza scambiare e poi ha scoperto lo scambio? Perché per secoli l’umanità è vissuta senza risparmiare e poi ha scoperto il risparmio e la formazione del capitale?

Ecco l’ingrediente principale: la capacità di migliorare. Invece di fare come si è sempre fatto, si può provare a domandarsi se ci sia un modo migliore per produrre beni, per risolvere i problemi, per impiegare il proprio tempo e i beni accumulati. Invece che rassegnarsi alla situazione in cui ci si trova si può pensare come fare meglio; e provarci. La ricetta segreta dello sviluppo ha un ingrediente fondamentale: le capacità di pensare e di innovare.

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L’umanità ha compiuto un passo da gigante quando ha scoperto il fuoco e ha imparato a combattere il freddo dell’inverno, a cuocere i cibi, a fondere i metalli per farsi gli atterezzi. Ha compiuto un altro passo gigantesco con l’invenzione della ruota: come faremmo a muoverci e a trasportare le merci pesanti senza le ruote? Ha imparato a utilizzare la forza degli animali per arare la terra e per muoversi velocemente.

In tempi più recenti, che enorme cambiamento è stato portato dall’invenzione dei motori che hanno sostituito la forza dei cavalli e dei buoi nel trainare i veicoli e muovere le macchine! Il progresso dell’umanità è scandito dalle invenzioni, che sono nuove conoscenze, e delle innovazioni, che sono nuovi modi di agire. Ma le invenzioni non arrivano dal cielo o attraverso i sogni (qualche volta anche un sogno può dare un’idea, ma non capita spesso). Per arrivare a inventare qualcosa serve essere curiosi, pensare, studiare e sperimentare.

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Talvolta le nuove conoscenze non producono solo miglioramenti ma anche danni. Le armi sono frutto dell’invenzione e seminano la morte. I vincitori delle guerre hanno cominciato a ridurre in schiavitù gli uomini delle popolazioni sconfitte, e hanno così introdotto nella storia umana la schiavitù, che è durata secoli; ci sono voluti enormi sforzi per abolirla.

L’agricoltura

Le più antiche tra le attività sono legate alla terra: agricoltura e allevamento. L’uomo imparò a utilizzare le ricchezze della natura a proprio vantaggio. Provando e riprovando scoprì che se si coltiva la terra troppo intensamente, dopo qualche anno essa non produce più. I popoli nomadi abbandonavano la terra troppo sfruttata per cercarne una migliore. I popoli sedentari, invece,  impararono a rispettare la terra alternando diverse coltivazioni, ad arricchirla spargendo il concime, a trasportare l’acqua con i canali per irrigarla.

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Ma spesso anche i popoli ricchi e istruiti spingono lo sfruttamento della terra fino a rovinare la natura. Questo è un grave problema di oggi. Per espandere le coltivazioni si bruciano le foreste, che poi non crescono più. Con il progresso l’uomo risolve molti problemi, ma nello stesso tempo crea problemi nuovi. La capacità di pensare e di innovare dovrebbe essere usata meglio, anche prevedendo quali conseguenze deriveranno domani dalle nostre azioni di oggi.


Per l’insegnante.

Ecco gli altri capitoli sull’argomento, liberamente tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore:

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 1: lo scambio e il risparmio

Screenshot 2018-03-22 19.06.38per capire il nostro mondo e la nostra società è importante cominciare a conoscere come funziona l’economia, cioè l’insieme di tutte le attività umane, che permettono la nostra sopravvivenza e il nostro benessere.

Ci aiuta in questo un professore che insegna all’università, Pippo Ranci, e che ha scritto un piccolo libro diretto proprio a voi ragazzi e ragazze. Questo libro si chiama infatti L’economia e i ragazzi e cerca di spiegare in modo semplice, e facendo degli esempi, anche questioni molto complicate.

In queste schede riporteremo delle parti di questo libro, come in un racconto a puntate che racconta come avviene lo sviluppo economico. Cominciamo con capire che cos’è lo scambio.

Lo scambio

L’umanità ha migliorato la propria condizione applicando l’intelligenza, sviluppando la propria capacità di agire insieme agli altri e di capire le intenzioni dell’altro. Così ha inventato molte cose di grande importanza.

La prima invenzione è lo scambio. Lo si vede subito appena si studia la storia, anzi la preistoria che è la storia dell’umanità prima ancora che imparasse a scrivere.

Prima ciascuna famiglia faceva tutto da sé. Poi gli uomini hanno imparato che ciascuno sa fare bene alcune cose ma non tutte; allora è meglio se ciascuno fa quello che sa fare bene.

I cacciatori sanno andare a caccia e gli agricoltori sanno coltivare: i cacciatori cederanno qualche preda agli agricoltori, e gli agricoltori cederanno ai cacciatori una parte del raccolto.

La famiglia di contadini coltiva la terra, non solo per quello che le serve ma anche per vendere un po’ di grano, di ortaggi, di latte, di legna. Un’altra famiglia fabbrica gli attrezzi per il lavoro, come le zappe e le accette, o gli attrezzi per la casa come i piatti e le ciotole, o i tessuti per fare i vestiti; è una famiglia di artigiani che offrono i prodotti del loro lavoro in cambio di cibo e di legna.

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Contadini e artigiani si incontrano nella piazza portando i loro prodotti e lì contrattano: quanta legna per una forma di formaggio? Quanto frumento per una pezza di tessuto? Nella piazza nasce un mercato.

Il mercato facilita lo scambio. Se ciascuno fa quello che sa fare meglio e acquista quello che gli serve, il villaggio produce molto più di prima, anche se è fatto dallo stesso numero di persone. Gli uomini si accorgono che scambiando possono avere più beni e vivere meglio. Lo scambio sta alla base dello sviluppo economico.

Il risparmio

Ma per lo sviluppo economico è fondamentale anche la seconda invenzione: il risparmio. I contadini non consumano subito tutto il raccolto e ne tengono una parte per l’inverno. Gli artigiani si fanno una scorta di attrezzi e di materiali per lavorare. Ciascuna famiglia rinuncia a consumare tutti i beni di cui dispone e accumula delle scorte.

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Le merci risparmiate serviranno più tardi, potranno essere scambiate con altre merci e la famiglia potrà sopravvivere nell’inverno e costruirsi una casa, una bottega, un granaio. Il risparmio diventa il capitale della famiglia.

L’anno dopo la famiglia starà meglio nella sua nuova casa e produrrà di più perché avrà più attrezzi. Se la produzione sarà maggiore sarà anche più facile risparmiarne una parte e aumentare ancora un po’ il capitale. La famiglia che risparmia accresce pian piano il suo capitale. Se viene una siccità che rovina il raccolto la famiglia potrà sopravvivere consumando un po’ del capitale accumulato. Il capitale dà sicurezza alla famiglia.


Per l’insegnante.

Ecco gli altri capitoli sull’argomento, liberamente tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore:

Qui un altro post con una scheda sull’Agenda 2030 per spiegare i meccanismi del mondo ai bambini.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 5 – conquistare la parità tra uomini e donne

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non so se vi siete mai fermati a pensarci, ma, tra le tante (purtroppo!) disuguaglianze che esistono sul nostro pianeta, una delle più diffuse e presenti in tutti i Paesi del mondo, anche se in modi e gravità differenti, è quella tra uomini e donne.

Esaminando i dati demografici ed economici, infatti, si è visto che nel mondo le donne superano gli uomini soltanto nella durata media della vita.  In tutti gli altri campi della vita sociale la popolazione femminile è svantaggiata.

Anche nei Paesi più avanzati (come quelli del nord Europa), dove molte leggi garantiscono pari diritti a uomini e donne, la popolazione femminile ha un po’ meno opportunità nel lavoro, nelle possibilità di guadagno e nei ruoli direttivi. Inoltre, quando una coppia decide di creare una famiglia, spesso è la donna che si fa carico dei figli, rinunciando anche a possibilità lavorative.

Ci sono poi Paesi dove la donna è proprio sottomessa all’uomo e non può decidere autonomamente della propria vita e del proprio futuro. In molte parti del mondo anche bambini e bambine hanno differenti prospettive di vita: ci sono società dove sembra inutile far studiare una ragazza e anche in campo sanitario a volte ha diritto a meno cure rispetto a un ragazzo. Anche nei tribunali, dove la legge dovrebbe essere uguale per tutti, a volte la testimonianza di una donna ha meno valore di quella di un uomo.

E così, leggendo i dati, vediamo che, per esempio:

  • il 70% dei poveri del mondo sono donne,
  • a parità di lavoro le donne guadagnano meno degli uomini,
  • le donne fanno in genere lavori meno qualificati,
  • moltissime donne forniscono servizi e lavoro non retribuiti, cioè pagati, (in famiglia o nelle attività familiari),
  • le donne in parlamento o a capo di un’azienda sono una minoranza.

I dati ci dicono anche che in molti Paesi:

  • le donne smettono di andare a scuola prima degli uomini,
  • hanno accesso a meno cure mediche,
  • anche se coltivano la terra non possono possederla,
  • non possono decidere del proprio futuro.

L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030, perciò, ha stabilito che nei prossimi anni queste situazioni devono cambiare, non solo per garantire i diritti delle donne, ma perché una reale uguaglianza tra uomini e donne (o ‘di genere’, come si definisce) porta a un miglioramento e a un progresso di tutta la società.

Così, gli Stati che hanno aderito all’Agenda 2030 hanno deciso di:

  • Mettere fine a tutti tipi di violenza contro le donne e le bambine.
  • Dare valore al lavoro delle donne in casa.
  • Incoraggiare le donne e le ragazze a partecipare alla vita politica ed economica.
  • Proteggere la salute delle donne.
  • Promuovere leggi che garantiscano alle donne la parità nelle proprietà, nei servizi finanziari, nelle eredità e nelle risorse naturali.

E voi, ragazze e ragazzi, che cosa pensate di questo argomento?

Se volete saperne di più sull’Agenda 2030 leggete questo post.

Questi invece sono post che parlano di altri obiettivi:

Ecco una scheda sul Paese che ha la più alta percentuale di donne in Parlamento: è un Paese africano, il Ruanda.

Scheda tratta da Mission 2030, Cetem.

L’Agenda 2030 spiegata ai bambini: Obiettivo 14 – proteggere le acque marine

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come sapete, le acque del mare coprono la maggior parte (circa il 70%) della superficie terrestre.

Sono come un grande sistema respiratorio per tutto il pianeta: producono ossigeno per l’atmosfera, assorbono anidride carbonica e riciclano i rifiuti organici (piante, animali) nella catena alimentare. Inoltre, mari e oceani regolano il clima, assorbendo calore d’estate e restituendolo d’inverno: in questo modo fanno sì che il pianeta sia luogo ideale per la vita della specie umana e degli altri esseri viventi. La salute delle acque marine è perciò indispensabile per un futuro sostenibile della Terra.

Le enormi masse d’acqua degli oceani sono state considerate fino a pochi anni fa una risorsa infinita e inesauribile. Alle varie profondità vivono circa 250 000 specie animali che gli scienziati conoscono, ma ce ne sono ancora alcuni milioni completamente sconosciute.

Ma le attività degli uomini stanno creando sempre più problemi. Vediamone alcuni.

Riscaldamento

Molti studi scientifici hanno scoperto che il riscaldamento dell’atmosfera, provocato dall’inquinamento, è stato assorbito soprattutto dagli oceani. Questo ha provocato un forte aumento della temperatura delle acque marine con gravi conseguenze per gli ecosistemi e la fauna acquatica: per esempio, nel nostro emisfero alcune specie si sono estinte e altre hanno dovuto migrare verso nord, dove ci sono acque più fresche.

Ma non solo: l’aumento della temperatura dell’acqua provoca più uragani. Un uragano si alimenta infatti con il calore che incontra sulla superficie del mare, raccogliendo maggiore umidità e rinforzando così i propri effetti distruttivi.

All’interno dei cambiamenti climatici, atmosfera e acque oceaniche fanno perciò parte di un unico indivisibile sistema.

Pesca eccessiva

Un altro grosso pericolo è dato dalla pesca eccessiva (conosciuta con il termine inglese di overfishing). Quando si pesca troppo in acque poco profonde si rischia di esaurire la fauna marina, soprattutto perché si pescano anche i pesci piccoli e non si lascia il tempo necessario per la riproduzione.

Plastica

Un problema ancora maggiore è dato dai miliardi di oggetti di plastica dispersi nel mare. Particolarmente pericolose sono le microplastiche: sono i frammenti di plastica più piccoli di 2 millimetri che vengono ingerite dalle diverse specie marine, entrando direttamente nella catena alimentare fino a noi.

Immensi accumuli di plastica sono poi concentrati nelle diverse ‘isole’ di spazzatura presenti in tutti gli oceani: la più grande isola di spazzatura, estesa per chilometri e chilometri quadrati, si trova nell’Oceano Pacifico, a nord dell’arcipelago delle Hawaii.

I traguardi dell’Obiettivo 14

L’Agenda 2030 ha perciò stabilito diversi traguardi da raggiungere:

  • ridurre l’inquinamento marino, anche proveniente dalla terraferma;
  • regolare la pesca, dicendo STOP a quella eccessiva e anche a quella illegale, in modo da ricostituire le riserve di pesce;
  • aiutare invece i piccoli pescatori locali;
  • aumentare la ricerca scientifica sui problemi del mare;
  • creare aree marine protette su almeno il 10% delle zone costiere.

Ecco un esempio di un piccolo pescatore che vive in Norvegia e che ama moltissimo il suo lavoro. La storia è tratta dal volume Mission 2030 della Cetem.

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Per gli insegnanti

Potete avere altre informazioni sull’Agenda 2030 qui.

Qui invece potete trovare la proposta di una classe capovolta sull’Obiettivo 14.

Potete invece leggere gli altri Obiettivi ai link seguenti