Il Primo Maggio spiegato ai bambini

La giornata del Primo Maggio è festeggiata in moltissimi Paesi del pianeta come la Festa del Lavoro. E’ nata infatti come momento di lotta dei lavoratori di tutto il mondo per affermare i propri diritti e per migliorare la propria situazione economica e sociale.

Nel XIX secolo le condizioni di vita della maggior parte dei lavoratori erano infatti molto difficili.

  • Si lavorava dall’alba al tramonto, per sfruttare tutte le ore di luce.
  • Non c’erano ferie, né periodi di sosta, se non le domeniche e le feste religiose.
  • Non c’erano protezioni per i lavori pericolosi.
  • Nessuno aveva diritto a un salario in caso di malattia, ma quasi sempre, se malati,  si veniva licenziati.
  • Non esisteva la pensione e si continuava a lavorare anche da anziani, finché si poteva.
  • Lavoravano anche i bambini.

Nel 1855, in Australia, si cominciò a proclamare:

Otto ore per lavorare, otto ore per vivere, otto ore per dormire.

Questa parola d’ordine girò tra tutti  lavoratori australiani, ma arrivò presto anche negli altri continenti. Voleva dire che, nella giornata di 24 ore, ogni persona aveva sì il dovere di lavorare, ma anche il diritto al riposo e al tempo per stare con la sua famiglia, per leggere, per studiare e anche per divertirsi.

Nel 1866, a Ginevra (Svizzera), nel congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori, chiamato Prima Internazionale, nacque una proposta:  tutti i governi avrebbero dovuto stabilire le otto ore come massimo per la giornata lavorativa.

Il primo che accolse questa proposta fu l’Illinois, uno dei 50 Stati degli  Stati Uniti d’America. La sua capitale, Chicago, era allora una delle più importanti città industriali del mondo. Lo Stato dell’Illinois creò così una legge su questo argomento. Il Primo Maggio del 1867 migliaia e migliaia di lavoratori scesero in strada a Chicago per imporre ai padroni delle fabbriche di applicare questa legge. Ma ci furono degli scontri, e nei giorni successivi alcune persone furono uccise.

Così, un po’ di anni dopo, nel 1889 a Parigi (Francia), quando i lavoratori si riunirono nella Seconda Internazionale decisero che proprio il Primo Maggio di ogni anno, in tutto il mondo, nessuno avrebbe lavorato. Ogni operaio, contadino e impiegato, donna o uomo, vecchio o giovane, tutti insomma, avrebbero invece manifestato per i propri diritti e la propria autonomia e indipendenza.

Da allora, il Primo Maggio è stato sempre considerata la Festa del Lavoro in tutti i Paesi, senza confini geografici e senza differenze tra vari tipi di occupazione. Si manifesta ancora per i propri diritti, insieme ai sindacati, ma si passa anche una bella giornata di primavera con la famiglia e con gli amici.

Rifletti

1. Secondo te perchè è importante la Festa del lavoro? Scegli la risposta corretta.

  • Perchè è un giorno di vacanza
  • Perchè ricorda che è importante che tutti abbiano un lavoro alle giuste condizioni

2. Tra qualche anno anche tu entrerai nel mondo del lavoro. Qual è il lavoro dei tuoi sogni? ……………………………………………………………………………………………..

3. Secondo te, potrà anche essere un lavoro che oggi non esiste? ………………. Perchè? …………………………………………………………………………………………………………

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L’immagine di copertina è il Quarto Stato, un famoso quadro del pittore italiano Giuseppe Pellizza da Volpedo, dipinto nel 1901. E’ un’opera di grandissime dimensioni  (misura quasi tre mesi in altezza per quasi sei in larghezza) ed è conservato al Museo del Novecento, a Milano.  Il quarto stato è una definizione storica che rappresenta l’insieme dei lavoratori.

In questo post potete leggere un post sul 2 giugno, Festa della Repubblica.

La Giornata Mondiale della Terra spiegata ai bambini e alle bambine

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ogni anno il 22 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Terra (in inglese Earth Day).

Nel 2020 è stato davvero un anniversario importante, perché si è trattato del 50° compleanno di questa giornata.

I movimenti ambientalisti del secolo scorso

Infatti, questa giornata venne istituita proprio nel 1970. In quegli anni stavano nascendo molti movimenti ambientalisti: mai prima di allora c’erano state tante persone (soprattutto giovani) che si preoccupavano del futuro del nostro pianeta, sempre più popolato, sempre più sfruttato e sempre più inquinato.

Molti di essi, già 50 anni fa dicevano le cose di cui parlano i movimenti ambientalisti di oggi, come quello creato dalla ragazzina svedese Greta Thunberg. Si parlava già di cambiamenti climatici, di crisi idrica (cioè dell’acqua), di deforestazione, di troppa plastica, ecc.

Per esempio, già negli anni Sessanta del secolo scorso erano nati negli Stati Uniti d’America molti gruppi di giovani che si definivano Figli dei Fiori e che valutavano molto importante occuparsi dell’ambiente e tornare a uno stile di vita più vicino alla natura.

Anche molti scienziati cominciavano a far conoscere alla gente i pericoli dell’inquinamento, dovuto soprattutto a uno sviluppo industriale che sfruttava le risorse del pianeta (acqua, aria, minerali, foreste, suolo, ec.) senza preoccuparsi degli effetti negativi che ne sarebbero seguiti.

Oggi ben conosciamo questi pericoli, anche se ancora moltissimi problemi non sono stati risolti. Ma negli anni che seguirono la seconda guerra mondiale la maggior parte delle persone non credeva che il mondo potesse peggiorare: erano certi che le risorse non si sarebbero mai esaurite, che il futuro sarebbe stato sempre più industrializzato e luminoso, che la scienza avrebbe risolto ogni possibile problema.

Nel 1969, le coste della California, lo Stato americano affacciato sull’Oceano Pacifico, furono invase dal petrolio uscito per un incidente dai pozzi petroliferi in alto mare (chiamati in inglese pozzi off shore). Questo aveva mobilitato l’opinione pubblica, cioè il pensiero di molta gente, che prima non si era mai occupata di questi problemi.

Così, nel 1970 milioni di persone si riunirono attorno a un senatore del Parlamento americano chiedendo più attenzione al nostro pianeta. Il movimento si allargò poi anche ad altri Paesi e l’ONU (l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che raggruppa praticamente tutti gli Stati del mondo) decise perciò di creare la Giornata Mondiale della Terra.

Come possiamo oggi aiutare la Terra?

Oggi siamo tutti più consapevoli del fatto che il futuro è anche nelle nostre mani e sappiamo che dobbiamo agire per aver cura del nostro pianeta e dei suoi abitanti, animali e piante compresi.

Anche voi potete fare la differenza. Per esempio dovete:

  • riciclare, facendo la raccolta differenziata,
  • non sprecare l’acqua,
  • usare meno oggetti di plastica (come i giocattoli), preferendo quelli di legno o di altri materiali naturali,
  • mangiare il più possibile alimenti a km 0, cioè prodotti vicino a te, evitando così di inquinare con i trasporti,
  • utilizzare la bici e i mezzi pubblici invece dell’automobile,
  • usare prodotti ecologici per la pulizia della casa e della vostra persona,
  • parlare di questi argomenti in famiglia e con gli amici.

L’importanza delle api

Quest’anno Google, il più grande motore di ricerca per Internet, ha scelto di festeggiare la Giornata della Terra con un’ape come simbolo. Vuole infatti dare importanza a questi piccoli insetti che contribuiscono a mantenere in vita due terzi delle colture del pianeta e, grazie al loro lavoro di impollinazione, garantiscono un terzo della produzione mondiale di cibo.

Screenshot 2020-04-22 14.52.03Questo è il link per giocare con la piccola apina di Google.

In questo articolo puoi leggere l’impegno dell’ONU per il pianeta attraverso gli Obiettivi dell’Agenda 2030.

In questo post, in particolare, si parla dell’Obiettivo 15 dell’Agenda 2030: proteggere la vita dellaTerra e la biodiversità.

Qui invece un calendario per le Giornate Mondiali.

Il diario e il significato di condivisione

Cerchiamo sul dizionario la definizione del verbo condividere. 

CONDIVIDERE:

  1. spartire con altri
  2. avere qualcosa in comune con qualcun altro
  3. essere d’accordo con altri su un punto di vista
  4. (filosofia) (economia) mettere spazi e risorse in comune con altri
  5. (informatica) ricevere o mettere un’informazione in comune con altri utenti

Notiamo perciò che nel definire il suo significato si prevede anche un aspetto molto legato all’evoluzione della società,  legato in particolare al linguaggio dell’informatica, o, per meglio dire, del web.

L’ultima grande rivoluzione nel tempo libero dei ragazzi è stata infatti l’arrivo di Internet:  oggi trascorrono molto tempo online davanti al pc, allo smartphone o al tablet. L’imperativo è partecipare, condividere le proprie esperienze, in due parole “essere social”. Con tutti i rischi del caso.

Il numero di ragazzi da 13 ai 16 anni che gestisce un profilo su un social network è in forte aumento. Per i minori di 13 anni è in genere vietata l’iscrizione, ma è facilmente aggirabile e molti di loro sono riusciti ad aprire un account.

Certo, la rete e i social network offrono senza dubbio grandi opportunità. Ma portano con sé anche pericoli reali. Quali? Partiamo dai più importanti:

  • la condivisione e la diffusione di informazioni personali e foto, senza rendersi conto del pericolo di furto d’identità e adescamenti;
  • l’utilizzo da parte dei social network dei dati personali per scopi commerciali, con un conseguente bombardamento pubblicitario;
  • la “dipendenza”: i ragazzi, dopo avere iniziato a utilizzarli, non riescono più a fare a meno dei social;

Che cosa possono fare dunque le famiglie e la scuola per contrastare questi rischi? Sicuramente è importante spingere i ragazzi verso un uso consapevole degli strumenti.

Il progetto che presentiamo si pone infatti come finalità prioritaria, l’avvicinare i bambini a un futuro uso consapevole del web e dei social. Viene proposto per la classe quarta e prevede un lavoro tradizionale affiancato a un lavoro di riflessione sul diverso significato che parole e azioni legate ai social network stanno assumendo nella società contemporanea. I social network non verranno menzionati dai docenti, poiché si ritiene che questo sia un percorso preparatorio alla costruzione di alcune competenze base per il loro futuro utilizzo consapevole e critico.

L’attività proposta nasce dall’esigenza di sensibilizzare i bambini al rispetto dell’individualità propria e altrui. Si tratta quindi di un lavoro sul grande gruppo, basato sul rispetto di sé e degli altri, sull’importanza della riservatezza delle informazioni personali, finalizzato al miglioramento dei rapporti tra compagni di classe, poiché spesso gli alunni tendono a non dare il giusto peso a confidenze, idee, sensazioni, emozioni, intimità degli altri.

Il protagonista del percorso è il diario personale, analizzato non solo da un punto di vista testuale, ma come strumento di comunicazione con se stessi. Il lavoro include perciò l’approccio al concetto di privacy, vista come rispetto del diritto alla riservatezza per sé e per gli altri.

tabella diario

Le competenze digitali in questo progetto non vengono prese in considerazione, perché, come anticipato nella fase descrittiva, il focus non è utilizzare i social network, bensì essere consapevoli del valore delle azioni che in essi si possono compiere.

Metodologia

Fase 1: il diario

Il percorso si apre con la presentazione della tipologia testuale del diario personale.

  • Che cos’è?
  • A cosa serve?
  • Come e perchè si scrive su un diario personale?
  • Differenze e somiglianze tra i vari tipi di diario (diario di bordo, diario scolastico, diario di viaggio…)

Si propone l’acquisto di un quadernino-diario su cui prendere nota periodicamente, di momenti di particolare rilievo individuali o di gruppo legati alla vita personale o alla vita scolastica.

Fase 2: un patto tra di noi

Si invitano gli alunni attraverso il confronto, a sottoscrivere un “patto di corresponsabilità” attraverso cui tutti i bambini si impegnano a rispettare la privacy di ogni compagno.

Si suggerisce, in un primo momento, di conservare tutti insieme i diari all’interno di uno spazio comune come “l’armadio della fiducia”, a cui tutti gli alunni hanno accesso, nel rispetto delle regole stabilite dal patto.

Fase 3: scrivere

Inizialmente saranno i docenti a suggerire a tutta la classe di fissare sul diario riflessioni su eventi vissuti tutti insieme (lezione particolare, laboratori, progetti…) e si chiederà se si vogliono condividere i propri pensieri con gli altri e con chi (solo con una persona, solo con un docente, con pochi bambini o con molti, con l’intero gruppo classe, con la famiglia), oppure se vogliono mantenere la riservatezza.
Si inviteranno poi i bambini a riflettere sul perché della loro scelta, e si guideranno verso un confronto che li porti a comprendere il significato di riservatezza e a raggiungere una consapevolezza dei pericoli che possono nascere dalla mancanza di rispetto della privacy e, di conseguenza, di una persona.

In un secondo momento si stimoleranno gli alunni a utilizzare il diario in autonomia.

Verifica

Al termine del percorso si proporrà un questionario sul modello autobiografia cognitiva. (vedi allegato 1).

Si procederà poi alla tabulazione dei dati raccolti, alla condivisione delle risposte e alla costruzione di una place map, riassuntiva di tutto il lavoro.

Non dovrà mancare, infine, una verifica condivisa dell’attività da parte dei docenti su che cosa ha funzionato e cosa no.

OK perchè

KO perchè

Allegato 1

Autobiografia cognitiva di………………………………………………………….

Che cosa ne pensi del lavoro che hai fatto?

(non ci saranno voti sulle tue risposte)

Titolo del progetto…………………………………………………………………….

Gli argomenti

Li hai trovati facili o difficili?

ARGOMENTO FACILE DIFFICILE
1.     Che cos’è il diario
2.     Come si scrive un diario
3.     Condividere o no?

Sapevi già qualcosa su questi argomenti?

  • NO

Che cosa?………………………………………………………………………………………

Scrivi 3 cose che hai imparato e che ti sono rimaste più impresse

  1. ……………………………………………………………………………………
  2. ……………………………………………………………………………………
  3. ……………………………………………………………………………………

Che cosa ti è piaciuto di questa attività?…………………………………

Perché?…………………………………………………………………………………………..

Che cosa invece non ti è piaciuto?……………………………………………..

Perché?
………………………………………………………………………………………………………..

Dopo questa esperienza preferisci:

  • Condividere con tutti le tue esperienze
  • Non condividere le tue esperienze
  • Condividere le tue esperienze solo con alcuni compagni

Motiva la tua scelta………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………………………

Dai un voto al lavoro proposto…………………………………………………………

 

La Via della Seta spiegata ai bambini

L’antica Via della Seta

Già in epoca romana questo lunghissimo itinerario attraversava tutta l’Asia, dalla sua estremità più orientale, fino ai confini con il continente europeo.

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I mercanti cinesi

Per centinaia e centinaia di anni, i mercanti cinesi che commerciavano con l’Occidente, cioè con l’Europa, dovevano percorrere l’antica Via della Seta.

Erano 8 000 chilometri di pianure senza fine, alte montagne, passi pericolosi da attraversare, su cammelli e con carri trainati da cavalli, dall’Oceano Pacifico al Mar Mediterraneo. Le difficoltà erano molte: mesi o anche anni lontano da casa, fatica, cattivo tempo e banditi sempre in agguato. Ma i mercanti che si affrontavano questi rischi riuscivano poi a ottenere grandi guadagni.

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Tappe importanti erano Samarcanda (oggi in Uzbekistan) e Bisanzio (poi Costantinopoli, l’attuale Istanbul, in Turchia).

Giunti al Mediterraneo i mercanti percorrevano, a volte via mare a volte via terra, gli ultimi chilometri per arrivare a Roma e in altre città importanti dell’impero romano. Potevano così finalmente vendere i propri preziosi prodotti, primo fra tutti la seta. Infatti, mentre la produzione di seta dai bozzoli dei bachi era già conosciuta in Cina dal 3000 a.C., in Europa l’origine di questo bellissimo tessuto era ancora sconosciuta. Ma i patrizi romani erano innamorati di questa stoffa tanto morbida e luminosa…

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I mercanti europei

Durante il Medioevo alcuni mercanti europei percorsero la Via della Seta al contrario, ma solo una spedizione veneziana, che comprendeva il giovanissimo Marco Polo (quando partì aveva 17 anni, ma quando tornò ne aveva più di 40), riuscì ad arrivare fino in Cina. Il racconto della sua lunga visita in questo Paese, descritta nel libro Il Milione, restò a lungo per gli europei la base della conoscenza della civiltà cinese.

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Commercio e scambio di idee

L’importanza della Via della Seta non era infatti solo commerciale, perché permise soprattutto l’incontro di uomini e di culture. Popoli diversissimi tra loro entrarono in contatto e cominciarono a conoscersi. Si scambiarono così anche usi, costumi, scoperte e invenzioni. Si comunicarono idee legate alla matematica, all’astronomia, alla tecnica, alla religione.

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Le nuove Vie della Seta

Oggi il governo cinese sta dando una nuova vita a questa antica via di comunicazione.

Vie della Seta

La Cina è diventata la seconda potenza economica del pianeta, dopo gli Stati Uniti, e commercia ormai con tutti i Paesi del mondo. Così, ha lanciato la “Nuova Via della Seta” che ha l’obiettivo di creare collegamenti tra Cina ed Europa, ma anche con l’Africa e il resto dell’Asia. Questo grande progetto di investimenti e cooperazione economica coinvolge decine di Paesi, due oceani e diversi mari, oltre 3 miliardi di persone e un terzo della ricchezza mondiale.

Per far viaggiare le merci e la tecnologia attraverso questa moderna Via della Seta si costruiscono nuovi porti, nuove strade, nuove ferrovie, utilizzando le più avanzate conoscenze della tecnica.

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Via terra e via mare

Dovremmo in realtà parlare di Vie della Seta al plurale, perché c’è un itinerario terrestre e uno marittimo. Quest’ultimo parte dall’Oceano Pacifico per raggiungere la città di Venezia, attraversando l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e il Mar Mediterraneo. Da Venezia, una via terrestre porta poi fino ai porti del Mare del Nord.

Come in passato, questa nuove vie dei commerci hanno all’inizio una motivazione economica, ma permettono poi anche di unire maggiormente i popoli, mettendo in contatto diverse conoscenze, modi di vivere e di pensare. Se sono fatti nel rispetto reciproco, i traffici mercantili sono un importante elemento di pace per i territori che attraversano.

Anche il commercio internazionale è uno strumento importante per raggiungere i traguardi di collaborazione tra i diversi Paesi che si è posto l’Obiettivo 17 dell’Agenda 2030.

E ora, al lavoro!

  1. Secondo te, è vero che i rapporti commerciali possono aiutare i popoli a incontrarsi e rispettarsi? Perché?
  2. Quale altro tipo di viaggio pensi possa aiutare la conoscenza reciproca?
  3. Sai che c’è anche chi ha percorso la via della seta in bicicletta, dall’Italia alla Cina? Immagina di programmare questo viaggio e, guardando sull’atlante o su Google Maps, indica quali Paesi dovresti attraversare.

Obiettivo 17: favorire la collaborazione tra i Paesi – l’Agenda 2030 spiegata ai bambini

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l’Obiettivo 17 è quello conclusivo, perché invita a sviluppare tutti i mezzi necessari per realizzare gli altri Obiettivi dell’Agenda 2030 e a rafforzare la collaborazione fra Paesi e con le organizzazioni internazionali.

Nessun Paese, infatti, può raggiungere lo sviluppo sostenibile da solo. Ogni Paese è collegato ad altri: per il commercio di prodotti agricoli e industriali, per le scoperte della scienza e della tecnologia, per il turismo, per gli spostamenti di persone in cerca di lavoro.

In particolare, per ridurre le disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo è indispensabile aiutare i Paesi meno avanzati a raggiungere tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030, in modo da unire lo sviluppo economico alla salvaguardia dell’ambiente.

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Come si può migliorare la collaborazione tra i Paesi del mondo?

Il commercio internazionale è uno degli strumenti più importanti per equilibrare i rapporti tra le varie parti del mondo. Ci sono infatti Paesi che hanno risorse naturali che non sono disponibili in altre zone del pianeta e vengono quindi esportate in altri Paesi.  Ma perché tutti possano trarre vantaggi da questo commercio è indispensabile che siano fissate delle regole giuste, che non favoriscano soltanto i Paesi più ricchi (e quindi più forti nelle contrattazioni). Per aiutare i Paesi poveri, per esempio, è importante che si faciliti il commercio dei loro prodotti non facendo pagare delle tasse aggiuntive (chiamate dazi doganali).

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Un’altra strada per ridurre le disuguaglianze tra Paesi è la condivisione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche più avanzate e sostenibili, cioè compatibili con l’ambiente. In questo modo saranno possibili grandi miglioramenti nella vita e nel lavoro delle persone, per esempio nel campo del consumo di energia o in quello della comunicazione.

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Che cosa devono fare i Paesi ricchi?

Per raggiungere gli obiettivi e così migliorare le condizioni di vita soprattutto degli abitanti dei Paesi più poveri sono necessari investimenti di denaro. Molti Paesi ricchi già da tempo contribuiscono con una parte del proprio reddito nazionale (PIL, cioè Prodotto Interno Lordo). Questi finanziamenti sono chiamati aiuti allo sviluppo.

Grazie all’Agenda, questi Paesi si sono impegnati ad aumentare progressivamente queste somme, per arrivare, nel 2030, a donare lo 0,7% del proprio PIL. Oggi solo pochi Paesi hanno già raggiunto questa percentuale: la Svezia, prima di tutti, che dona l’1,4% del suo PIL, seguita da Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo. Sono però molto importanti anche i contributi delle organizzazioni internazionali e delle singole persone o aziende.

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I traguardi dell’Obiettivo 17

I Paesi che partecipano all’Agenda 2030 hanno perciò deciso di:

  • stendere propri piani nazionali per raggiungere gli Obiettivi Globali entro il 2030; ogni Paese deve scegliere quali sono i problemi più urgenti da risolvere per la propria società.
  • garantire che ogni Paese impegni le proprie risorse e che i Paesi sviluppati sostengano quelli meno sviluppati.
  • creare leggi coerenti: per esempio, non si possono creare delle regole per la protezione delle risorse naturali e, al tempo stesso, permetterne lo sfruttamento.
  • condividere le scoperte scientifiche e diffondere le innovazioni, a condizioni favorevoli (cioè a basso costo) per i Paesi più poveri.
  • aiutare i Paesi più poveri a raccogliere dati statistici sulla loro economia e la loro società.
  • favorire il commercio.

Qui trovi il post su un’importante via commerciale internazionale, la Via della Seta.

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post:

In questo post invece poi leggere della Giornata Mondiale dei Diritti Umani.

Obiettivo 16: costruire società pacifiche e giuste – L’Agenda 2030 spiegata ai bambini

raggiungere gli scopi dell’Obiettivo 16 non è facile, perché significa non solo lottare contro ogni tipo di guerra, ma anche combattere la violenza in tutte le sue forme: la criminalità organizzata, lo sfruttamento di donne e bambini, la corruzione, il traffico di armi. Nella Storia, l’umanità non ha probabilmente mai conosciuto un periodo di pace contemporaneamente in ogni parte del pianeta. Anche in questo momento nel mondo ci sono oltre settanta situazioni di guerra o di forte tensione che produce conflitti armati. Tutte le organizzazioni internazionali sono però d’accordo nell’affermare che la pace è indispensabile  per costruire non solo delle società giuste, ma anche per raggiungere uno sviluppo economico. Screenshot 2019-10-16 17.51.58

Quali sono le conseguenze delle guerre sulla popolazione?

 La guerra causa direttamente la perdita di molte vite umane, ma anche dopo la sua fine cisono gravi conseguenze. Le attività agricole vengono abbandonate . Poi, nei campi restano per lungo tempo le mine antiuomo, pericolose bombe messe nel terreno, che li rendono inutilizzabili per le coltivazioni, oltre a creare altre morti e mutilazioni. Anche le altre attività produttive non hanno possibilità di progredire e ogni sviluppo economico si ferma. Grandi parti delle città vengono distrutte e, finita la guerra, molti edifici e infrastrutture (come le strade e le ferrovie) devono essere ricostruiti. Ragazzi e ragazze hanno difficoltà o non possono frequentare la scuola, e quindi preparare il proprio futuro. Migliaia, a volte milioni, di profughi sono costretti a lasciare le proprie case e a emigrare, diventando così rifugiati in un altro Paese. Screenshot 2019-10-16 17.58.28

Gli Stati proteggono sempre i diritti umani?

Negli Stati democratici ogni persona può liberamente partecipare alla vita politica e  al governo del suo Paese, soprattutto attraverso le elezioni. I governi, da parte loro, hanno il compito di  grarantire ai cittadini servizi adeguati, come la scuola, la sanità, le pensioni per gli anziani, ecc. Ma ci sono Paesi che hanno forme autoritarie di governo (dittature), e i partiti o le persone che hanno il potere usano varie forme di violenza contro i propri oppositori: si dice che violano i diritti umani. Questi diritti sono stati proclamati nel 1948 dall’Assemblea Generale dell’ONU, all’interno della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Quasi dappertutto, poi, sono presenti fenomeni come la corruzione e l’evasione fiscale: queste azioni non sono solo illegali, ma tolgono risorse per migliorare la condizione delle classi più povere e diminuire le disuguaglianze. Screenshot 2019-10-16 18.01.36

I traguardi dell’Obiettivo 16

L’Agenda 2030 ha stabilito che, per raggiungere una situazione di pace e rispetto dei diritti umani, tutti i Paesi devono:
  • ridurre ogni forma di violenza.
  • mettere fine allo sfruttamento dei più deboli, in particolare bambini, donne e minoranze etniche.
  • garantire a tutti la possibilità di accedere alla giustizia e ai tribunali.
  • ridurre moltissimo il traffico di armi e combattere tutte le forme di criminalità organizzata (come, per esempio, i vari tipi di mafia).
  • ridurre la corruzione, soprattutto di chi è in posti di potere.
  • nominare a tutti i livelli (locale, nazionale, internazionale) dei governi capaci, responsabili e onesti.
  • far partecipare anche i Paesi meno avanzati a tutte le decisioni che riguardano il pianeta.
  • proteggere le libertà fondamentali, come il diritto all’informazione.
  • promuovere leggi contro il razzismo e le discriminazioni.
Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri Obiettivi leggi questi post: In questo post puoi leggere che cosa sono i Diritti Umani, un argomento molto legato all’Obiettivo 16. Questo è invece un post sulla storia dei Curdi, un popolo diviso tra diversi Stati, che ha subito sempre repressioni e discriminazioni.

La storia dei Curdi spiegata ai bambini

Il popolo curdo

I Curdi sono un popolo senza Stato, perché il loro territorio è suddiviso tra diversi Paesi: in Turchia è la parte più grande, dove vivono 13 milioni di Curdi; poi Iran, Iraq e Siria, il Paese che in questi anni è vittima di una guerra terribile, da cui fuggono milioni di profughi.

Il territorio dei Curdi è chiamato Kurdistan, cioè Terra dei Curdi. E’ una regione vastissima, bagnata dai fiumi Tigri ed Eufrate. Nella carta è il territorio indicato con il colore giallo; le linee sottili sono i confini tra i quattro Paesi che  si spartiscono questo territorio.

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I Curdi sono una popolazione antichissima; hanno una loro lingua e le loro tradizioni. Sono anche un popolo molto unito, che soffre da sempre di essere separato e di non avere un proprio governo. Inoltre, sono stati spesso perseguitati e moltissimi di loro, milioni di persone, vivono all’estero, per esempio in diversi Paesi europei.

Una lunga storia

Nel 7° secolo d.C.  vennero conquistati dagli Arabi e si convertirono alla religione islamica. Nel 16° secolo la maggior parte del Kurdistan fu annessa all’Impero Ottomano, cioè turco, mentre una parte veniva conquistata dalla Persia (l’attuale Iran).

Nel 19° secolo, i Curdi cominciarono a lottare per la propria indipendenza, ma tutte le loro rivolte furono soffocate dagli Ottomani.

Quando, all’inizio del secolo scorso, finì la prima guerra mondiale, i Curdi sperarono di riuscire a ottenere un loro Stato. Uno dei principi delle potenze vincitrici (Gran Bretagna, Francia, Russia) era infatti l’autodeterminazione dei popoli: questo vuole dire che ogni popolo aveva il diritto di decidere per se stesso, per il proprio territorio, il proprio governo e il proprio futuro.

Ma la Turchia si oppose in ogni modo: non voleva certo perdere una così grossa fetta del suo territorio a favore dei Curdi. Così, le potenze vincitrici  tornarono indietro sulle loro decisioni e fecero un’eccezione per i Curdi, purtroppo: avrebbero diviso il loro territorio tra diversi Stati.

La speranza dei Curdi era così annullata: si trovavano ancora una volta dominati da qualcun altro. Ma il popolo curdo non accettò questa risoluzione e continuò a ribellarsi per tutto il secolo scorso.

Il Kurdistan oggi

La situazione è rimasta la stessa fino a oggi: i Curdi sono ancora discriminati e perseguitati in tutti i Paesi, anche se sono ovunque una minoranza molto numerosa. Non hanno diritto di usare ufficialmente la loro lingua nazionale; in Turchia, se partecipano a riunioni pubbliche nella loro lingua, rischiano di essere arrestati e la lingua curda non viene insegnata nelle scuole statali; non c’è nemmeno un giornale in lingua curda. Alcune minoranze curde in Siria non hanno diritto di voto e non possono uscire liberamente dal Paese, né possedere un’automobile o dei terreni.

Alcune zone del Kurdistan, poi, sono ricche di petrolio, per esempio nell’Iraq,  e questo è un altro ostacolo per la conquista dell’indipendenza: è una risorsa troppo preziosa a cui nessuno vuole rinunciare.

Ma nonostante questa lunga storia di oppressione, i Curdi sono ancora oggi un popolo fiero e coraggioso. Per esempio è stato tra i primi a combattere l’Isis, lo Stato terrorista islamico, ed è riuscito a fermarlo e a cacciarlo da molte zone.

Sono particolarmente coraggiose le donne curde. Mentre in molti Paesi islamici le donne sono costrette in una posizione di secondo piano, in Kurdistan combattono in prima fila per i propri diritti e anche in battaglia, quando devono difendersi dagli eserciti nemici.

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In questo post puoi leggere la spiegazione dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030, che indica ai paesi la strada per costruire società pacifiche e giuste.

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 6: il ruolo dello Stato

l’economia è solo un aspetto della società umana. Gli uomini e le donne non vivono da soli, ma in società (si può anche dire “in comunità”).

Ci sono molti tipi di società: ad esempio la famiglia è un tipo di società, il villaggio è un altro tipo di società, ogni gruppo di persone che hanno rapporti tra di loro costituisce una società umana. Si dice “la società italiana” per indicare che gli italiani hanno molti rapporti tra loro, anche perché vivono nello stesso Paese e parlano la stessa lingua.

Quando si parla di una società si parla anche del reddito e della produzione, cioè di aspetti che riguardano l’economia: l’economia è un aspetto della società.

La società del nostro Paese è basata sulla libertà: ognuno può scegliere dove vivere, che lavoro fare, come spendere il suo reddito, quali prodotti comperare, ecc. Ciascuno è libero, ma non di fare male agli altri o di togliere agli altri la loro libertà. Quindi una autorità ci vuole, per assicurare che la società possa vivere in modo ordinato e armonioso.

Questa autorità si chiama Stato. Lo Stato in cui viviamo è la Repubblica Italiana.

Lo Stato fissa le regole per la vita comune e anche per l’economia. Provvede a far costruire gli acquedotti e le ferrovie, le scuole e gli ospedali, e li fa funzionare in modo che tutti i cittadini possano avere l’acqua, muoversi, studiare, curarsi, anche se sono poveri. Fa in modo che ci siano le cose necessarie alla vita di tutti, anche quelle che vengono usate liberamente e gratuitamente, come le strade con la loro illuminazione.

Lo Stato si cura di chi non ha i mezzi necessari per vivere, e lo fa organizzando la previdenza sociale (per esempio per chi perde il lavoro) e l’assistenza sociale (per esempio per chi è ammalato e solo).

Per fare tutto questo e per pagare chi lavora per la comunità, come gli insegnanti, i giudici, i vigili, ecc. lo Stato impone ai cittadini di pagare le tasse.

Lo Stato cerca di imporre le tasse soprattutto ai cittadini che guadagnano molto e fanno meno fatica a pagarle; cerca di tassare di più i beni di lusso e di meno i beni necessari, come il cibo.

Per non mettere troppe tasse, lo Stato non fornisce tutti servizi gratuitamente, ma impone ai cittadini di pagare un prezzo: ad esempio, la bolletta dell’acqua, il ticket delle medicine, le tasse scolastiche, il biglietto dell’autobus, la tassa per la raccolta dei rifiuti.

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Tiene però bassi questi prezzi in modo che non sia pesante per chi ha poco reddito; a chi ha un reddito molto basso può anche dare i servizi gratis o quasi. Far pagare qualcosa per i servizi serve anche a evitare che i cittadini sprechino: se l’elettricità non costasse niente, molti sbadati lascerebbero accese le luci di casa giorno e notte.

Chi paga le tasse quasi sempre pensa di pagarne troppe, ma se un governo riducesse le tasse per guadagnarsi l’approvazione dei cittadini, poi non riuscirebbe a trovare il denaro per pagare i servizi che sono necessari alla società.

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Per l’insegnante.

ecco gli altri capitoli sull’argomento, liberamente tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore:

L’economia spiegata ai bambini – Capitolo 4: la moneta

Screenshot 2018-03-22 19.06.38oggi parliamo della nascita della moneta.

Il baratto

Negli antichi villaggi si scambiava un  bene con un altro, ad esempio un secchio di grano con una forma di formaggio. Lo scambio di beni con altri beni si chiama baratto. E’ semplice da pensare, ma in pratica complicatissimo.

Per avere un po’ di latte l’artigiano tessitore deve convincere il contadino ad accettare in cambio un pezzetto di stoffa; per avere una zappa il contadino deve convincere l’artigiano a prendere in cambio un secchio di grano. E quando maturano i mirtilli l’agricoltore deve venderli in fretta perché non durano e deve quindi accettare in cambio un sacco di cose che forse non gli servono; e invece quel che gli serve non lo può comperare perché il venditore non ha voglia di mirtilli.

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Il baratto è molto difficile da mettere in pratica e crea molti sprechi e fatiche inutili.

La moneta

La soluzione del problema è stata trovata in tempi molto antichi. Gli abitanti dell’antica Mesopotamia cominciarono cinquemila anni fa a fabbricare tavolette di terracotta molto speciali. Per un secchio di grano, una tavoletta; per la lana di una pecora, cinque tavolette; e così via.

L’esempio l’abbiamo inventato, ma sappiamo che usavano le tavolette per facilitare gli scambi. Così uno poteva vendere il frutto del suo lavoro senza bisogno di comperare qualcosa nello stesso momento; prendeva le tavolette e poteva comperare più tardi quello di cui avrebbe avuto bisogno. Le tavolette sono un esempio antico di moneta.

Tutti i popoli hanno cominciato presto a usare la moneta. E’ così comoda e pratica! Ciascun popolo si è inventato un tipo di moneta: tavolette, tondini d’oro o di altro metallo, persino conchiglie.

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L’importante è che la moneta sia accettata da tutti e che non si possa riprodurre facilmente, altrimenti qualcuno si mette a fabbricare moneta e porta via tutti i beni agli altri senza produrre nulla di utile alla gente. Si capisce che questo sarebbe un grosso guaio: ci sono stati molti delinquenti che hanno fatto proprio questo (si chiamano falsari) e qualcuno c’è anche riuscito per un po’, prima di essere arrestato.

Quindi ci vuole qualcuno che decida che cosa si usa per moneta e che fabbrichi questa moneta, cioè ad esempio fabbrichi i tondini di metallo. Il mestiere di fabbricare le monete si chiama coniare le monete. E’ difficile e delicato perché bisogna coniarle così bene che nessuno poi riesca ad imitarle e farne tante per proprio vantaggio.

Chi può decidere per tutti? Ecco un’altra questione che vedremo più avanti, quando parleremo di Stato.

Ciascun popolo si è scelto una moneta. Ad esempio noi che viviamo in Europa usiamo come moneta l’euro. Abbiamo tondi di metallo (monete) e pezzi di carta stampata che valgono un certo numero di euro. Sono stampati in modo molto complicato così da rendere difficile l’imitazione: si chiamano banconote.

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Ogni popolo ha una sua moneta, ma non si è trovata una moneta che vada bene per scambiare beni tra un popolo e un altro. Negli Stati Uniti si usa una moneta che si chiama dollaro. Se un americano viene in Italia e va al ristorante a mangiarsi un piatto di spaghetti troverà difficile far accettare i suoi dollari, e anche noi se andiamo a New York, ordiniamo una bistecca e diciamo che pagheremo in euro, forse resteremo a digiuno. Ma ormai sappiamo che cosa succede quando c’è un problema da risolvere: qualcuno trova la soluzione e si fa pagare in cambio del servizio che fornisce.

Così l’americano in Italia e l’italiano negli Stati Uniti vanno a cambiare la loro moneta in un negozio speciale che si chiama banca. La banca cambia la moneta, prendendosi un compenso  per il servizio reso: questa è una delle sue numerose funzioni.


Per l’insegnante.

ecco gli altri capitoli sull’argomento, liberamente tratti da Pippo Franci, L’economia e i ragazzi, Francesco Brioschi editore:

Obiettivo 12: consumare in modo responsabile – L’Agenda 2030 spiegata ai bambini

sulla Terra ci stiamo avvicinando agli 8 miliardi di persone e si calcola che entro il 2050 saremo 10 miliardi.

Consumi per tutto il pianeta

Oggi ci sono molte diversità negli stili di vita nelle varie parti del pianeta. Alcuni popoli, come il nostro, possono concedersi comodità, servizi avanzati, ogni tipo di generi di consumo (cibo, vestiario, automobili, elettrodomestici, prodotti elettronici, ecc.). Altri sono legati alla pura sopravvivenza.

Per poter mantenere il nostro stile di vita ed estenderlo a tutta l’umanità, sarebbero necessari tre pianeti delle dimensioni della Terra.
In realtà, il problema non è la mancanza di risorse, ma il loro spreco.

Cibo sprecato

Si spreca acqua, si spreca energia e si spreca anche cibo. Ogni anno si spreca quasi un miliardo e mezzo di tonnellate di cibo (circa un terzo del cibo prodotto). Tutto questo cibo finisce nella spazzatura dei consumatori, dei ristoranti e dei commercianti, oppure va a male durante il trasporto e nei magazzini.

arcimboldo frutta e verdura

Ma anche per produrre gli alimenti che non si consumano è stato necessario utilizzare acqua, energia, fertilizzanti. Quindi si spreca cibo, ma si sprecano anche queste altre importanti risorse.

Come si può immaginare, sono soprattutto i Paesi più ricchi a sprecare: si è calcolato che gettano nella spazzatura il 28% del loro cibo, mentre i Paesi meno ricchi ne sprecano solo il 7%.

L’importanza di riciclare

Ma non c’è solo il cibo. Molti oggetti (vestiti, scarpe, libri, mobili, oggetti elettronici, ecc.) che noi utilizziamo vengono spesso buttati nella spazzatura prima della loro fine naturale. E’ importante perciò allungare la loro vita il più possibile.

Bisogna perciò fare la strategia delle 3R:

RIDURRE: per diminuire la quantità di materiali consumati è necessario scegliere, al momento dell’acquisto, i prodotti più durevoli e facilmente
riparabili; anche gli imballaggi, cioè le scatole e le plastiche che li contengono, devono essere ridotti al minimo;
RACCOGLIERE: gli oggetti che non servono più possono essere rivenduti, scambiati, regalati o trasformati; in ogni caso, devono essere suddivisi per materiali e consegnati alla raccolta differenziata del proprio Comune;
RICICLARE: grazie alle tecniche più avanzate, si può arrivare a riciclare oltre il 75% dei materiali di scarto. L’industria farà poi nuovi oggetti utilizzando questi materiali, non consumando così nuove materie prime.

L’Obiettivo 12 dell’Agenda 2030

L’Obiettivo 12 si occupa di tutto questo. Il consumo sostenibile e responsabile vuole ridurre gli sprechi e si occupa di utilizzare al meglio ogni tipo di risorsa.

L’Obiettivo 12 si propone infatti, entro l’anno 2030, di:

  • diminuire lo spreco alimentare del pianeta della metà;
  • ridurre la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclo e il riutilizzo;
  • incoraggiare le aziende a utilizzare metodi sostenibili di produrre;
  • aiutare tutti i Paesi a migliorarsi dal punto di vista scientifico e tecnologico, per rendere più sostenibili i consumi e le produzioni.

E tu, che cosa puoi fare?

Prova a raccontare che cosa potresti fare tu, insieme alla tua famiglia, per rispondere all’Obiettivo 12.

Qui puoi trovare la proposta di una classe capovolta sull’Obiettivo 12.

 

Se vuoi saperne di più sull’Agenda 2030 vai a questo post. Se vuoi saperne di più sugli altri obiettivi leggi questi post:

 

foto di copertina di Paolo Sacchi.