La storia come ricerca

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la parola “storia” proviene dal greco ἱστορία (istoría), che significa “ricerca”.
La storia, infatti, ricerca e studia le tracce che permettono di ricostruire gli avvenimenti del passato.

Si ricostruisce grazie al contributo di più studiosi: come veri esploratori percorrono luoghi e terre a volte sconosciute, alla ricerca delle tracce del passato.

  • Lo storico studia le fonti scritte;
  • il paleontologo ricostruisce la storia della vita sulla Terra ricercando e studiando i fossili, di animali e vegetali;
  • il geologo studia la struttura della terra, la sua età e le sue trasformazioni nei millenni.
    Per ricostruire la storia più remota e per confermare le notizie lette negli antichi documenti è fondamentale il lavoro dell’archeologo, uno scienziato che indaga la scena del passato, ne raccoglie e studia i reperti.

Il suo lavoro avviene in due momenti: nella prima fase recupera gli indizi, nella seconda fase li studia in laboratorio.

La ricerca dei reperti

I reperti sono gli indizi che l’archeologo scopre, documenta, raccoglie e studia: strumenti in pietra, ceramica, vetro o metallo, ornamenti personali, armi, ossa umane, monete, resti di edifici.

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La gran parte dei reperti archeologici vengono recuperati nel corso dello scavo stratigrafico.
La stratigrafia di un terreno è formata da tantissimi strati diversi tra loro, che si sono depositati uno sopra l’altro nel corso dei millenni per cause naturali (vento, pioggia, fiumi, ecc.) o artificiali, cioè per le azioni dell’uomo.

L’archeologo cerca di ricostruire la storia procedendo al contrario rispetto alla sua formazione, sfogliando cioè strato per strato il terreno da quelli più recenti a quelli più antichi.
I reperti vengono raccolti con estrema attenzione, riposti in sacchetti e scatole su cui l’archeologo scrive il luogo, la data e il numero di strato del rinvenimento. A fine giornata, li porta nel suo laboratorio per poterli studiare.

La ricerca delle informazioni

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In laboratorio, l’archeologo pulisce i reperti dalla terra, li sigla, cioè vi scrive con l’inchiostro dei numeri e delle lettere per riconoscerli, e li raggruppa in base a caratteristiche comuni: per esempio, gli strumenti di selce, i vasi di ceramica o le armi in metallo.
Quando i reperti sono molto rovinati o in frammenti, devono essere restaurati. Infine, li disegna per poterli confrontare facilmente con altri reperti già studiati; in questo modo può capire meglio quale popolo li ha utilizzati e quando.
Dopo che l’archeologo li ha studiati, i reperti ci raccontano come e cosa mangiavano le popolazioni antiche, le case in cui abitavano, i modi e i luoghi in cui seppellivano i loro morti e possono darci informazioni sulle loro abitudini e le loro attività artigianali, commerciali e agricole.

Gli strumenti

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L’archeologo usa moltissimi strumenti:
casco, guanti e scarpe antinfortunistiche per proteggersi;
rete arancione, e picchetti per delimitare l’area di scavo,
cazzuola, scopino, pennello, pinzette, bisturi, scatole, sacchetti, cassette, etichette, pennarelli indelebili per raccogliere e conservare i reperti;
picconcino, pala, secchio, carriola per pulire e asportare lo strato appena studiato;
spazzole, spazzolini, colla, nastro adesivo di carta, per pulire, restaurare i reperti;

Qui è possibile scaricare la scheda da stampare.
Qui è possibile scaricare la versione modificabile della scheda per poter adattare i contenuti al lavoro svolto  e agli argomenti presentati dal libro di testo utilizzato in classe.

Qui il link alla scheda di presentazione del progetto.
Qui il link alla scheda di sviluppo del progetto.
Qui il link alla scheda n. 1: le fonti di informazione del passato.
Qui il link alla scheda n. 3: lo stendardo di Ur.

 

 

 

4 pensieri su “La storia come ricerca”

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