Fare geografia, dalla terza alla quinta

Uffa, maestra, ma ancora l’Italia?

Sarà che gli orizzonti si sono allargati, sarà che il mondo globale è entrato nelle nostre aule, sarà che i nostri alunni provengono dai quattro angoli del pianeta, sarà, sarà… ma tre anni sull’Italia sono forse un po’ troppi anche nella primaria.

In terza, è vero, si pongono le basi della geografia. Mari, monti, fiumi, laghi e pianure. Si spiegano in generale, terminologia geografica, disegni, foto, l’orientamento le prime carte. Ma per fare gli esempi su quello di cui si parla si prendono i paesaggi italiani, che in questo modo vengono introdotti e spiegati per la prima volta.

In quarta, ecco a voi: l’Italia! Fisica, certo: mari, monti, fiumi, laghi e pianure, con i relativi ambienti. Di nuovo gli strumenti, l’orientamento, le carte. Poi si parla anche delle città e, finalmente, degli italiani, la loro vita e le loro caratteristiche.

In quinta si fa un giro nelle regioni italiane. Ancora mari, monti, fiumi, laghi e pianure, ma circoscritti regione per regione, così come le città, la popolazione, l’economia. Certo in quinta il discorso si può allargare anche all’Europa e al mondo, ma sul sussidiario, con tutte le pagine prese dalle venti regioni italiane, a questo punto di spazio (e anche di tempo in classe) ne resta ben poco.

Quando si trattano tutte le regioni, una dietro l’altra, presentando territorio ed economia, in genere la maggior parte dei ragazzi ha difficoltà a cogliere le caratteristiche che le differenziano; quello che resta è una conoscenza vaga e poco radicata.

Quasi sempre perciò gli insegnanti fanno delle scelte: di solito trattano diffusamente la regione dove si trova la scuola e poi qualcun altra, magari una al nord, una al centro e una al sud. Oppure una di montagna, una con una lunga linea costiera e una prevalentemente collinare.

Però quelle pagine del sussidiario sono un po’ sprecate… E nella prima classe della secondaria le regioni si riprendono, per studiarle più approfonditamente, prima di passare all’Europa.

Si può pensare quindi di proporre un’altra scansione dei contenuti, alleggerendo la quota destinata all’Italia e allargando al mondo, con un respiro geografico più ampio e, forse, anche più interessante per i ragazzi.

Questo non significa che l’Italia e le sue regioni non debbano essere sufficientemente trattate, approfondite e quindi conosciute. Anzi. La conoscenza delle regioni italiane (localizzazione, territorio, maggiori città, caratteristiche principali) è una di quelle nozioni di base irrinunciabili che costituiscono un background importante per proseguire efficacemente nel corso degli studi.

Ma si può suddividere l’analisi regionale sui due anni del biennio. Per esempio, si può introdurre le regioni in quarta, collegandole ai vari aspetti del territorio e della popolazione italiana. In questo modo possono venire evidenziate caratteristiche particolari, che differenziano decisamente una regione dall’altra, evitando quell’effetto ripetizione che a volte si crea quando si analizzano regioni vicine e con economie simili.

All’inizio della quinta si possono riprendere le regioni, ricollegandosi al lavoro dell’anno precedente, per esempio agli argomenti dell’economia, la cui maggiore complessità è più adatta nel secondo anno del biennio.

Sia in quarta sia in quinta bisogna puntare sempre sul lavoro sulle carte e sulle particolarità regionali, per esempio utilizzando il grande patrimonio ambientale, storico-artistico o di eccellenze produttive di ciascuna di esse.  Dopo aver trattato una regione di modello (per es. la propria regione) si può proseguire con un lavoro per gruppi, magari in modalità di flipped classroom.

Impostare il lavoro sulle regioni in questo modo permette di valorizzare l’acquisizione di competenze di ricerca, selezione, analisi, elaborazione dei materiali che si sostituiscono al semplice apprendimento mnemonico.

Gran parte delle ore di geografia della quinta può essere quindi dedicata al lavoro sull’Europa e gli altri continenti. L’elenco degli argomenti è naturalmente vastissimo: ambienti e loro conservazione, sostenibilità, movimenti demografici, organizzazioni internazionali, tematiche della globalizzazione, ecc.

3 pensieri su “Fare geografia, dalla terza alla quinta”

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